Toyoko Kids
Quando arrivi a Kabukicho di sera hai l’impressione che Tokyo non dorma mai: luci, insegne, gente ovunque. E poi, all’improvviso, vedi gruppi di ragazzi seduti per terra, valigie, coperte, peluche, zainetti ovunque. Sono i Toyoko Kids, una piccola comunità che si è costruita una vita all’aperto proprio nel cuore di Shinjuku. È una scena che colpisce, soprattutto se ti aspetti una città “perfetta”, e che per molti diventa il momento di vero culture shock del viaggio.
Ve lo dico subito: a prima vista sembra di trovarsi davanti a un’enorme situazione di degrado, ma la realtà è più sfumata. Ci sono storie difficili, ci sono problemi seri, ma c’è anche chi la sera torna a casa o in una stanza in affitto e semplicemente passa lì il tempo per sentirsi parte di un gruppo. Capire questa sfumatura, secondo me, aiuta a leggere Kabukicho in modo più lucido e a godersi comunque la zona senza panico inutile.
Indice
Chi sono i Toyoko Kids
Con “Toyoko Kids” si indica un insieme di giovani emarginati che si ritrovano intorno all’area del grande palazzo del cinema di Shinjuku, nel cuore di Kabukicho. Il nome viene da una abbreviazione giapponese che significa “vicino al palazzo Toho” e nel tempo ha finito per indicare tutta la zona dove questi ragazzi si radunano.
Sono per lo più adolescenti e ventenni, spesso con look molto riconoscibili: capelli colorati, felpe oversize, zaini grandi, peluche appesi alle borse. Dentro questo gruppo ci sono:
- ragazzi e ragazze che sono scappati da casa
- giovani che hanno lasciato la scuola o il lavoro
- persone che hanno alle spalle episodi di bullismo o famiglie complicate
- chi semplicemente non si sente a suo agio nel percorso “standard” scuola–università–azienda
Negli articoli e negli studi che parlano di loro, i Toyoko Kids vengono descritti come una subcultura giovanile legata all’emarginazione, ai social network e a uno stile visivo molto forte. Non è un gruppo chiuso con regole, ma una presenza continua: qualcuno arriva, qualcuno scompare, ma se passi a Kabukicho la sera è quasi garantito che vedrai persone sedute in quella zona.
Non tutti sono “senza tetto”
Una cosa che secondo me è fondamentale capire è questa: non tutti i Toyoko Kids sono senza casa nel senso classico del termine. Alcuni hanno davvero tagliato i ponti con la famiglia e vivono a lungo in strada o in sistemazioni precarie. Altri invece tornano comunque a casa o in stanze prese a breve termine, e passano in piazza gran parte della notte per stare con gli altri.
Capita che molti abbiano con sé trolley o valigie, non solo perché “vivono lì”, ma anche perché si spostano tra:
- casa e Kabukicho
- internet café e capsule hotel
- stanze in affitto giornaliero o settimanale
Da fuori, vedendo ragazzi sdraiati per terra con la valigia come cuscino, è facile pensare che la situazione sia identica per tutti. In realtà esiste un ventaglio di condizioni diverse, dal disagio molto profondo a chi usa Kabukicho come punto d’incontro fisso perché non si sente accolto nei luoghi “normali”.
Io onestamente li percepisco un po’ come alcune comunità di strada in Europa: due o tre iniziano a fermarsi in un angolo, poi si aggiunge qualcuno, poi arriva un amico di un amico, e nel giro di poco quel punto diventa la “piazza” di chi non si riconosce più nella vita tradizionale.
Come è nato il fenomeno
Il fenomeno dei Toyoko Kids è recente. Il grande palazzo del cinema con la testa di Godzilla è stato inaugurato nel 2015 e in pochi anni la zona è diventata una tappa fotografica famosa per chi esce la sera a Shinjuku.
A fine anni 2010 si è iniziato a parlare di questi ragazzi che passavano la notte in quella piazza: all’inizio pochi casi, poi gruppetti più numerosi, fino a diventare una presenza fissa raccontata da fotografi, giornalisti e associazioni.
Negli anni della pandemia la situazione è peggiorata per diversi motivi:
- scuole chiuse o ridotte, più tempo a casa
- famiglie sotto pressione economica e psicologica
- maggiore isolamento per chi già si sentiva fuori posto
Per alcuni giovani, Kabukicho è diventato uno spazio di fuga e di appartenenza: un posto dove trovare chi vive problemi simili, dove nessuno ti chiede se hai fatto i compiti, che voti prendi o perché non sorridi. Alcune ricerche mediche e sociali hanno iniziato a usare proprio il termine “Toyoko Kids” per parlare di adolescenti che scappano di casa e che si espongono a rischi seri.
Non è un “movimento” nato con uno scopo, ma una somma di storie individuali che si sono concentrate nello stesso punto di città.
Social, identità e rischi
I social hanno avuto un ruolo enorme. Video, foto e storie hanno trasformato i Toyoko Kids in una immagine riconoscibile: ragazzi seduti a terra, look alternativi, notti passate a Kabukicho. Questo ha creato un effetto strano: da un lato attenzione mediatica e interventi delle autorità, dall’altro una maggiore attrazione per chi già si sentiva ai margini.
Su internet si trovano racconti e testimonianze che parlano di:
- ragazzi che si sostengono a vicenda, condividendo cibo, coperte, informazioni
- consumo di alcol e farmaci da banco usati in modo improprio
- adulti che ruotano intorno al gruppo offrendo soldi, lavoro o “ospitalità” in contesti poco chiari
- collegamenti con il mondo della notte e con il lavoro nei locali per chi è un po’ più grande
Alcuni reportage e fotografi che hanno seguito i Toyoko Kids sul lungo periodo raccontano un mix di compagnia, disperazione e ricerca d’identità: c’è chi ridacchia con gli amici e chi, a pochi metri di distanza, è collassato per terra dopo aver esagerato con alcol o medicinali.
Vi giuro che, se passi lì per qualche sera di fila, ti accorgi che non è “una scena da film” ma qualcosa di molto reale, con momenti leggeri e situazioni che invece fanno stringere lo stomaco.
Kabukicho e chi visita Tokyo
Qui arriviamo al punto che interessa a chi deve scegliere dove dormire a Tokyo. Io continuo a consigliare Kabukicho e la zona di Shinjuku come base: è centrale, piena di ristoranti, ben collegata, comoda per chi vuole vivere la città anche la sera. Però è giusto sapere che:
- di notte la zona è più caotica rispetto ad altri quartieri
- vedrai ragazzi per terra, gente che beve, persone che ti offrono locali o bar
- l’immagine generale può dare la sensazione di “zona pericolosa”
Dal punto di vista della sicurezza reale, però, la situazione è diversa da come sembra. La presenza della polizia è costante, le aggressioni a caso sono rarissime, e anche i Toyoko Kids di solito ignorano completamente i passanti. Sei tu che li noti, non il contrario.
Secondo me ha senso vedere Kabukicho come un quartiere notturno “forte”: luci, rumore, ragazzi in strada, adulti messi male per l’alcol. Se qualcuno è abituato a viaggiare poco o immagina il Giappone solo come templi e ciliegi in fiore, questo contrasto può fare impressione. Ma per la maggior parte dei viaggiatori la cosa si traduce in uno shock visivo, non in un pericolo concreto.
Culture shock e sensibilità personale
Qui entra in gioco la sensibilità di ciascuno. A qualcuno Kabukicho sembra “troppo”, ad altri sembra solo un quartiere vivace. Io vi direi di fare questo ragionamento:
- se vi dà fastidio vedere giovani visibilmente stanchi, sdraiati per terra, sacchi e coperte, forse è meglio scegliere un hotel in un’altra zona e visitare Kabukicho solo di passaggio
- se siete curiosi ma un po’ impressionabili, potete passare nel tardo pomeriggio: le luci sono già accese, ma la parte più pesante della notte deve ancora iniziare
- se vi piace osservare le città nelle loro sfumature, Kabukicho è una delle zone dove Tokyo mostra un lato molto meno filtrato
Io onestamente non amo romanticizzare la sofferenza. Non è “folklore urbano”: sono persone vere che hanno problemi reali. Però penso anche che non abbia senso demonizzare un quartiere intero perché lì si vedono i punti deboli della società. Dipende da come la vivete voi: c’è chi passa tirando dritto, chi si ferma a guardare e chi preferisce semplicemente scegliere un’altra zona per alloggiare.
Cosa fa la città per loro
Negli ultimi anni le autorità locali hanno iniziato a prendere più seriamente la presenza dei Toyoko Kids. Ci sono stati:
- controlli mirati della polizia per identificare i minorenni scappati di casa
- interventi temporanei per limitare l’uso della piazza come dormitorio
- iniziative di supporto con sportelli di ascolto e consulenza dedicati ai giovani della zona
In alcune occasioni sono stati allestiti veri e propri spazi di supporto con wi-fi, snack e personale formato per parlare con questi ragazzi e proporre soluzioni alternative alla vita di strada. Alcuni progetti di università e associazioni hanno organizzato incontri di studio e sostegno per i giovani che gravitano intorno a Kabukicho, provando a offrire un ponte fra quel mondo e la scuola.
Non è un problema che si risolve con una multa o con un’ordinanza. Le istituzioni si muovono tra il desiderio di proteggere i ragazzi e la volontà di “ripulire” l’immagine della zona. E anche qui, ovviamente, le opinioni sono molto divise: c’è chi chiede interventi durissimi e chi teme che spingere ancora più ai margini questi giovani li faccia stare peggio.
Come guardarli (e non solo guardarli)
Da viaggiatore è facile cadere nella tentazione di fotografare i Toyoko Kids come se fossero parte dello “spettacolo di Kabukicho”. Io vi consiglio di andarci piano. Questi ragazzi non sono un’attrazione turistica: sono persone che, nella maggior parte dei casi, vivono momenti di fragilità.
Alcune piccole cose che secondo me hanno senso:
- evitare di scattare foto ravvicinate ai volti senza consenso
- non avvicinarsi per curiosità morbosa a chi è evidentemente ubriaco o in difficoltà
- non fare video “shock” da postare sui social come trofeo del viaggio
Se vi capita di incrociare lo sguardo di qualcuno, potete semplicemente ricambiare con normalità: non siete obbligati a distogliere subito gli occhi come se non esistessero, ma neanche a trasformarli in un episodio da raccontare con toni sensazionalistici.
A me sembra importante, quando parlo di loro, non ridurre tutto a una fotografia di degrado. Ci sono sofferenza, scelte sbagliate, rischi enormi, ma ci sono anche legami, amicizie, piccoli gesti di cura reciproca che chi passa di fretta neanche nota.
Dormire a Kabukicho sì o no?
Arriviamo alla domanda pratica: ha senso dormire a Kabukicho anche sapendo della presenza dei Toyoko Kids? La mia risposta è: dipende da voi, ma per la maggior parte delle persone la zona resta una buona base.
Kabukicho e i dintorni di Shinjuku offrono:
- una quantità enorme di hotel di ogni livello
- collegamenti comodissimi con il resto di Tokyo
- ristoranti e locali aperti fino a tardi
- la possibilità di vivere la città anche dopo cena, senza dover fare mezz’ora di treno
Il “contro” principale è proprio la componente di culture shock: uscire dall’hotel e trovare ragazzi che dormono per terra o discutono a voce alta può spiazzare chi immaginava un Giappone sempre pulito e ordinato. Ma, ripeto, non siamo in un quartiere fuori controllo: la maggior parte delle persone che alloggiano qui si sposta serenamente tra metro, hotel e ristoranti, facendo solo un po’ di zig-zag tra gruppetti e volantini dei locali.
Se sentite che questa cosa vi turba molto, potete scegliere aree come Shinjuku ovest, Shibuya, Ginza, Ueno. Se invece vi incuriosisce vedere anche il lato più ruvido e reale della città, Kabukicho resta una base interessante, sapendo però che quella scena di ragazzi seduti a terra fa parte del pacchetto.
Un pensiero finale
Per me i Toyoko Kids sono uno di quei pezzi di Tokyo che obbligano a fare i conti con la complessità della città. Non sono eroi romantici, non sono un’attrazione da fotografare e non sono neanche “mostri” da evitare: sono giovani che, per motivi diversi, hanno trovato in pochi metri di asfalto il loro punto di riferimento.
Quando ne parlo, cerco sempre di ridimensionare le paure inutili di chi pensa che Kabukicho sia una zona ingestibile, ma allo stesso tempo non mi va di dire che “è tutto ok”. Ci sono rischi seri per loro, ci sono problemi strutturali dietro a quelle valigie e a quei sacchi della spazzatura usati come cuscini.
Se passerete di lì, il mio invito è semplice: camminate con attenzione ma senza panico, guardate la scena per quello che è, decidete se quella parte di Tokyo vi somiglia o meno. E poi, magari, tornate in hotel con in mano una bibita del conbini, le luci di Shinjuku davanti e qualche domanda in più sul dietro le quinte di questa città che sembra perfetta, ma non lo è per nessuno.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).