Viaggio in Giappone e Okinawa

Abbinare le luci di Tokyo e i templi di Kyoto a un mare tropicale è un’idea che sfiora la mente di quasi tutti i viaggiatori. Scendere dai treni ad alta velocità, lasciarsi alle spalle il cemento dei grandi incroci e ritrovarsi su una spiaggia di sabbia bianca cambia completamente il respiro di un viaggio. Okinawa non è semplicemente il sud del Giappone, è un mondo a parte, con un passato profondo, una cucina unica e regole del tutto diverse. Organizzare bene questo incastro richiede un po’ di logica, soprattutto per scegliere il posto giusto e non passare le ferie a rincorrere voli interni.


Itinerario in Giappone

Io di solito consiglio di dedicare una decina di giorni alla parte principale del Paese, prima di volare verso sud. Trovate decine di varianti e spiegazioni pratiche nel mio articolo dedicato agli Itinerari di viaggio, ma la base più solida per una prima volta è questa:

  • 1° giorno: Asakusa, Ueno, Akihabara. Il primo impatto con Tokyo, dall’atmosfera tradizionale dei templi fino all’elettronica.
  • 2° giorno: Harajuku, Shibuya. La città moderna, la moda, i grandi incroci e l’energia pura.
  • 3° giorno: Odaiba, Shiodome, Shinjuku. L’isola artificiale nella baia e la serata nel quartiere che non dorme mai.
  • 4° giorno: Nikko o Kamakura. Una gita fuori porta per staccare dal caos tra vecchi santuari e boschi.
  • 5° giorno: spostamento a Kyoto. Viaggio in Shinkansen e passeggiata serale nei vicoli di Gion.
  • 6° giorno: i templi di Kyoto. Kinkaku-ji, Kiyomizu-dera e i quartieri storici, preparandosi a camminare molto.
  • 7° giorno: Hiroshima e Miyajima. Il Parco della Pace e il grande torii rosso che spunta dall’acqua.
  • 8° giorno: Fushimi Inari e foresta di bambù. I tunnel di portali rossi e i sentieri verdi.
  • 9° giorno: Nara e Osaka. I cervi liberi, il Buddha gigante e la serata a Dotonbori per mangiare le specialità di strada.
  • 10° giorno: a scelta. Un giorno per fare acquisti, recuperare una tappa o prepararvi al volo per Okinawa.
Marco Togni sorpreso su un sentiero che porta alla spiaggia di Ida, Iriomote.
Sulla spiaggia di Ida non c'è nessuno.
tramonto sulla spiaggia Mimikiri con cielo arancione e mare calmo.
Il sole cala sulla spiaggia di Mimikiri accendendo il cielo. Al tramonto la marea si ritira, lasciando scoperte ampie porzioni di fondale compatto su cui camminare.

Voli e trasporti

Passare dalle città al mare significa prendere un aereo. Dimenticate i treni e i traghetti dalle isole principali, perché portano via giorni interi di navigazione. Gli aeroporti più strategici per volare a sud sono Haneda a Tokyo e il Kansai a Osaka. I voli interni funzionano benissimo e, prenotando con anticipo, trovate ottime tariffe agevolate per stranieri con le compagnie principali o voli molto economici con le low cost locali.

Una volta atterrati a Okinawa, il vostro Japan Rail Pass non serve a nulla. Qui non ci sono treni della rete JR. L’unica cosa su rotaia è la monorotaia di Naha, la Yui Rail, che collega l’aeroporto al centro. Potete pagarla appoggiando sui tornelli la vostra solita IC Card, come la Suica o la Pasmo, esattamente come fate a Tokyo.

Fuori dal centro di Naha e sulle altre isole dell’arcipelago, i mezzi pubblici sono scarsi. Per avere vera libertà vi serve un’auto a noleggio. Ricordatevi un dettaglio vitale: in Giappone è obbligatoria la patente internazionale conforme alla convenzione di Ginevra del 1949, altrimenti le agenzie non vi daranno le chiavi. Le strade sono perfette, i limiti di velocità molto bassi e la guida è rilassata. Per spostarsi tra le isolette vicine, come da Ishigaki a Taketomi, si usano invece i traghetti veloci: basta andare al porto al mattino e fare il biglietto, senza prenotazioni anticipate.

vista aerea del monte Fuji con neve sulla cima, circondato da nuvole.
Guardando dal finestrino spunta la cima innevata del monte Fuji. Conviene prenotare il posto sul lato destro nei voli diretti verso sud per riuscire a vederlo.
Marco Togni davanti alla cascata di Pinaisara a Okinawa, circondato dalla natura.
Sotto la cascata di Pinaisara l'umidità è altissima. Portate una sacca impermeabile per proteggere telefono e attrezzatura fotografica durante questa escursione.

Quando andare

Okinawa ha un clima subtropicale, le regole non sono quelle dell’Honshu. L’inverno, da dicembre a febbraio, è mite. Si gira in felpa o con una giacca leggera, ma l’acqua è oggettivamente troppo fredda per fare il bagno senza una muta. La vera stagione balneare si apre a maggio, ma attenzione: tra metà maggio e la fine di giugno c’è lo tsuyu, la stagione delle piogge. Non diluvia per settimane senza sosta, ma i cieli grigi e i temporali improvvisi sono frequenti.

L’estate, da luglio a settembre, regala il mare più spettacolare, con acqua caldissima e colori accecanti. È anche la stagione dei tifoni. Non si possono prevedere con largo anticipo e, se ne arriva uno forte, i voli si bloccano, i traghetti non partono e si resta chiusi in hotel per uno o due giorni. È un rischio da mettere in conto. Io onestamente trovo che ottobre sia un mese fantastico: fa ancora decisamente caldo per fare vita da spiaggia e il rischio di tifoni violenti cala in modo drastico.

Quanti giorni servono

Ve lo dico subito: due notti a Okinawa non hanno alcun senso. Tra il volo, il ritiro bagagli, le pratiche per l’auto a noleggio e l’arrivo in struttura, bruciate una giornata intera. Se avete i tempi molto stretti tra Tokyo e Kyoto, vi consiglio di saltare i voli interni e godervi il mare più vicino, per esempio scendendo nella penisola di Izu.

Se decidete di volare a sud, calcolate un minimo di tre o quattro notti per l’isola principale di Okinawa. Se puntate su atolli più lontani come Miyako o Ishigaki, servono quattro o cinque notti per assorbire l’atmosfera, esplorare le baie senza ansia e dedicare una giornata a un’escursione in traghetto verso un’isola vicina.

Isola principale

L’isola di Naha è il punto di ingresso più comodo e pratico. Tanti voli diretti, un’infinità di hotel, grandi supermercati aperti fino a tardi. Ha un’immagine molto ibrida, un mix di giungla urbana, basi americane, storia antica e mare. La parte sud ospita memoriali della Seconda Guerra Mondiale davvero potenti e toccanti, fondamentali per capire una ferita storica che spesso si ignora guardando solo le spiagge.

Salendo verso nord si entra nelle zone turistiche. Onna è un susseguirsi di grandi resort vista oceano e scogliere a picco, mentre più su, verso Motobu, si trova il famoso acquario Churaumi. Il mare è godibilissimo, ma se cercate il paradiso tropicale assoluto e isolato, l’isola principale non è il vertice dell’arcipelago. Funziona alla perfezione per una prima esperienza comoda, per chi non vuole prendere altri aerei e per chi preferisce avere cliniche, ristoranti e servizi sempre a portata. Per capire le differenze visive, vi consiglio di leggere il mio articolo dedicato a Quale isola scegliere ad Okinawa.

Spiagge di Miyako

Se sognate spiagge di sabbia bianca infinite, acqua talmente trasparente da sembrare finta e giornate che scorrono lente, la risposta è Miyakojima. È un’isola prevalentemente piatta, disegnata da campi verdi di canna da zucchero, senza grandi montagne. La sua magia è tutta sulla costa: i colori dell’oceano cambiano durante il giorno in modo incredibile, e ci sono ponti lunghissimi da percorrere in auto per raggiungere piccole isole collegate, come Irabu e Kurima.

La vita serale a Miyako è ridotta al minimo. Trovate izakaya tradizionali, birra locale e tanto silenzio. È perfetta per chi vuole staccare il cervello in modo radicale. Attenzione solo a un dettaglio: fuori dalla vita di mare, non c’è quasi nulla da fare. Non aspettatevi passeggiate cittadine, musei o vie dello shopping. Se siete persone che si annoiano a stare ferme, dopo quattro giorni potreste iniziare a soffrire il ritmo.

Ishigaki e Yaeyama

Ishigaki è l’isola che unisce un mare stupendo a un sacco di cose da fare. È la base perfetta per esplorare le Yaeyama, l’arcipelago più a sud del Giappone, vicinissimo a Taiwan. La città è piccola ma viva, ha un porto attivissimo, un mercato coperto e ottimi ristoranti dove provare la carne di manzo locale. Ma il vero spettacolo inizia quando si sale sui traghetti.

A quindici minuti c’è Taketomi, un villaggio minuscolo con strade in sabbia corallina, case dal tetto rosso e muretti a secco. Girare qui in bicicletta, osservando la marea che sale e scende lentamente, regala una pace assoluta. Molto diversa è Iriomote, un’enorme isola selvaggia, ricoperta da una giungla aspra e fitta. Si viene qui per risalire i fiumi in kayak tra le mangrovie o camminare verso le cascate interne. L’intera zona di Ishigaki è perfetta per chi cerca spiagge meravigliose ma ama le vacanze attive e l’esplorazione.

Kerama e Kume

Molti viaggiatori vogliono un mare da sogno ma non hanno tempo per i voli interni verso Miyako o Ishigaki. La soluzione sono le isole Kerama. Zamami, Tokashiki e Aka si raggiungono in un’ora di barca veloce da Naha. L’acqua ha una sfumatura così pura e specifica che viene chiamata “Kerama blue”. È un paradiso per lo snorkeling, con altissime probabilità di nuotare a pochi metri dalle tartarughe marine. Potete andarci in giornata o, scelta che vi consiglio, fermarvi a dormire in una pensione locale per godervi le isole vuote di sera.

Un’alternativa splendida e meno battuta è Kumejima. Si raggiunge in volo o con un traghetto da Naha. È un’isola dove si respira a pieni polmoni la dimensione del paese di mare, con ritmi compassati e zero turismo di massa. La sua immagine simbolo è una spettacolare lingua di sabbia bianca che affiora in mezzo all’oceano aperto, raggiungibile solo in barca. Un rifugio sicuro per chi cerca qualità assoluta senza la folla.

Piccola Yoron

Yoron è una chicca che pochissimi inseriscono nei piani. Geograficamente è l’ultimo pezzo della prefettura di Kagoshima prima del mare di Okinawa. È un’isola estremamente rurale, dove le auto si muovono al rallentatore e non ci sono mega hotel. La sua vera magia ha un nome: Yurigahama, una stella di sabbia candida che compare a largo solo in specifiche condizioni di bassa marea.

Non ha senso incastrarla in un primo viaggio serrato in Giappone. Ma se siete già stati da queste parti, conoscete le dinamiche e volete un posto puro, rustico e senza tempo, dove passare i giorni alternando la bicicletta e la maschera subacquea, Yoron è un posto che non vi esce più dalla testa.

Viaggio con i bambini

È una delle domande che ricevo più spesso: il sud del Giappone è adatto a un viaggio in famiglia? Okinawa è probabilmente la zona più facile e rilassante di tutto il Paese se viaggiate con bambini. Gli spazi sono ampi, le strade larghe e la pressione delle metropoli scompare. Noleggiare un’auto vi permette di gestire i vostri orari senza lo stress di affrontare le stazioni affollate di Tokyo con i passeggini al seguito.

Sull’isola principale, la costa ovest è disseminata di resort per famiglie, con spiagge riparate, fondali bassi e zero onde pericolose. In più c’è l’asso nella manica assoluto: l’acquario Churaumi a Motobu. È una tappa che da sola risolve la giornata, circondato da un parco immenso dove i bambini possono correre e stancarsi guardando il mare.

Snorkeling e immersioni

Se per voi il mare significa mettere la testa sott’acqua, l’arcipelago offre fondali che competono con le mete subacquee più famose del mondo. La visibilità qui è impressionante, spesso supera i trenta metri, e non serve per forza avere il brevetto da sub per godersi lo spettacolo. Una maschera e un boccaglio bastano per vedere cose incredibili a pochi metri dalla riva.

Ogni zona ha la sua vocazione. Se il vostro obiettivo è nuotare con le mante, dovete puntare su Ishigaki: l’area di Kabira Bay e il famoso Manta Scramble offrono incontri ravvicinati quasi garantiti. Se invece volete vedere le tartarughe marine, le spiagge delle isole Kerama sono il posto perfetto per trovarle mentre mangiano tranquille vicino ai coralli. Ricordatevi la regola fondamentale: non si tocca niente e si usano solo creme solari che non distruggono la barriera corallina.

Persona che fa snorkeling osserva una tartaruga a Okinawa.
Le tartarughe marine nuotano a pochi metri di profondità sui fondali di Okinawa. Noleggiate maschera e boccaglio direttamente nei chioschi vicino alle spiagge.
Persona in canoa tra le mangrovie dell'Isola di Iriomote.
Pagaio tra i tunnel naturali formati dalle mangrovie di Iriomote. Un abbigliamento leggero e occhiali scuri aiutano a contrastare i forti riflessi sull'acqua.

Cibo locale

La cucina di queste isole non c’entra niente con il sushi di Tokyo. I sapori sono forti, popolari, influenzati dai commerci antichi con la Cina e dal clima tropicale. Il piatto che dovete ordinare è la Okinawa Soba, o Soki Soba. Scordatevi i classici spaghettini: qui i noodles sono spessi, serviti in un brodo di maiale robusto e sormontati da fette di carne stufata morbidissima.

Cercate il Rafute, cubetti di pancetta di maiale brasati lentamente in salsa di soia e zucchero nero locale, talmente teneri che si tagliano con i bastoncini. Provate il Goya Champuru, un salto in padella di tofu, uovo, carne e goya, un melone locale bitorzoluto e amaro. L’impatto con l’amaro al primo morso spiazza, ma vi giuro che al terzo boccone crea dipendenza. La sera, accompagnate tutto con una birra Orion o un bicchierino di Awamori, il forte distillato di riso locale.

Costi e budget

Sfatiamo un mito radicato: Okinawa non è inaccessibile. I voli interni, se presi per tempo, costano spesso meno di un biglietto del treno in Italia. Dormire nei business hotel a Naha o nelle piccole pensioni familiari sulle altre isole ha costi molto onesti, a volte inferiori a quelli delle grandi città del Giappone.

I prezzi si alzano se puntate ai grandi resort sulla spiaggia, e soprattutto se dovete noleggiare un’auto ad agosto, quando la disponibilità scarseggia e le tariffe raddoppiano. Mangiare è economico se scegliete i piccoli ristoranti frequentati dalla gente del posto, mentre il conto sale se cercate carne di manzo pregiata o ristoranti eleganti nei grandi hotel. Il segreto per tenere il budget sotto controllo è prenotare aerei e auto con largo anticipo.

Documenti e telefono

Okinawa è Giappone al cento per cento. Per l’ingresso nel Paese per motivi di turismo non serve alcun visto se restate meno di 90 giorni, basta avere il passaporto in corso di validità. La moneta è sempre lo Yen.

Vi consiglio di avere sempre dei contanti nel portafoglio. Nei resort e nei centri commerciali accettano le carte senza problemi, ma se comprate un gelato artigianale per strada, noleggiate un ombrellone in una baia nascosta o mangiate in un piccolo chiosco sulla spiaggia, vi serviranno i soldi fisici. Per internet, la eSIM o la SIM card che usate per Tokyo funzionerà perfettamente. La copertura di rete è eccellente ovunque, a eccezione di alcuni tratti chiusi nella giungla di Iriomote o nelle baie più remote.

Il mio consiglio

Okinawa non è un parco divertimenti da spuntare su una lista nel minor tempo possibile. Ha bisogno di respiro. L’errore più comune che vedo fare in fase di programmazione è cercare di incastrare quattro isole in cinque giorni, vivendo con l’ansia dei traghetti e guardando l’orologio pure in spiaggia. Non fatelo.

Scegliete l’isola che vi ispira di più, affittate una macchina e rassegnatevi serenamente all’idea che non potrete vedere ogni singolo atollo. Prendetevi il tempo per fermarvi a bordo strada a guardare l’orizzonte, per sedervi in un locale di paese e per mangiare un piatto di soba calda. Il vero valore di queste isole non sta nell’inseguire la foto perfetta, ma nel momento esatto in cui sentite di aver finalmente rallentato.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).