Ingresso del ryokan Ichinomatsu ad Hakodate durante una giornata invernale con neve su tetto e alberi.

Ryokan

Devo confessarvi che la prima volta che sono stato in un ryokan non mi sentivo proprio a mio agio: ci sono un po’ di cose che bisogna conoscere prima di andare in questo albergo tradizionale giapponese. Ci sono andato molti anni fa con Mihoko, mia moglie, e anche se avevo studiato tutto quello che dovevo sapere all’inizio non mi sentivo pronto per quella che poi si è rivelata una favolosa esperienza.
Io ho dormito in un ryokan in Hokkaido e per una notte con cena in stile kaiseki e colazione ho speso circa 13.000 yen a testa: meglio non risparmiare, perché con un ryokan troppo economico rischiate di rimanere delusi. Il consiglio che vi do è di fermarvi una notte sola e passare gli altri giorni in un hotel in stile occidentale.

Quale ryokan scegliere

Dicevo di considerare il fattore economico perché a quanto ho capito in Giappone ci sono sia ottimi ryokan tradizionali in cui si viene serviti ogni minuto e il servizio è impeccabile e tradizionale al 100% sia ryokan scadenti che sono l’equivalente dei bed&breakfast o poco più.

Guardate queste pagine dove trovate vari consigli dei migliori ryokan in varie zone del Giappone:

Dove provare un ryokan

Il ryokan rende molto di più fuori dalle grandi città: in montagna, in campagna o in un paese termale, dove quello che vedete dalla finestra fa parte dell’esperienza tanto quanto la cena. Le zone più rinomate sono Kyoto, che ha ryokan storici in pieno centro, Takayama con le sue case di legno, Hakone se sperate nella vista sul Monte Fuji, e poi i paesi termali come Kinosaki, Kusatsu e Yufuin, dove si gira in yukata anche per strada.

Se avete deciso di dormire in un ryokan per più di una notte, io vi consiglio di cambiarne uno ogni sera: tra un ryokan di città e uno con la vasca all’aperto in mezzo alla neve la differenza è enorme e vi restano due ricordi diversi.

Video della stanza

In questo video potete vedere il ryokan nel quale sono stato.

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La cameriera

Una cosa che per me la prima volta è stata abbastanza fastidiosa è che una cameriera ci ha accompagnati in camera e dopo averci illustrato un po’ di cose ci ha fatto qualche domanda amichevole mentre ci versava del tè verde e ci offriva un dolcetto.
Fin qua tutto bene direte voi, ma sappiate che la cameriera che vi accompagna in camera non vi si scollerà più di dosso. Infatti sarà lei che tornerà in camera con la cena (se la cena è prevista in camera), sarà lei che poi tornerà per portare la tempura a metà cena, tornerà poi per pulire il tavolo e portare via i piatti, tornerà quindi per preparare l’o-futon per dormire, e la mattina di buon ora tornerà per svegliarvi e per riporre l’o-futon all’interno dell’armadio, quindi tornerà per portarvi la colazione e tornerà per pulire dopo la colazione.
Insomma come avete capito non fate tempo a distrarvi un attimo che avete la signora in kimono che bussa alla porta.
Tutto questo è assolutamente stupendo e i suoi gesti vengono fatti con la massima eleganza, ma magari vi potrebbe sembrare un po’ troppo se non siete preparati a tutto questo.
In Giappone non esistono le mance e dare soldi potrebbe essere maleducazione quindi non date soldi alla cameriera. Non preoccupatevi della lingua: con la cameriera ci si capisce a gesti anche senza sapere il giapponese. Le poche cose che vi chiederà appena arrivati sono a che ora volete cenare, a che ora volete fare colazione e se preferite mangiare in camera o nella sala comune: decidete subito, perché la cucina lavora su quegli orari e tutto il ritmo della serata dipende da lì. Se avete allergie o cose che proprio non mangiate, ditelo quando prenotate e non la sera stessa: la cena kaiseki è decisa da giorni.

Il tè verde e un dolcetto di benvenuto.

Lo yukata e le ciabatte

Una delle cose più belle del ryokan è che non dovete vestirvi: in camera trovate lo yukata, il kimono leggero di cotone, e da quel momento è quello il vostro abito per tutto il soggiorno. Lo si mette per andare all’onsen, per la cena, per girare nei corridoi e anche per dormire, e d’inverno sopra ci si infila una giacca imbottita che di solito sta nell’armadio insieme al resto.
L’unica regola da ricordare è sinistra sopra destra: il lembo sinistro va sovrapposto a quello destro, perché il contrario si usa per i morti ed è una gaffe che i giapponesi notano subito. La cintura si annoda in vita, senza stringere troppo.

Le scarpe invece restano all’ingresso: dentro si cammina con le ciabatte che vi danno, che però vanno tolte prima di mettere piede sul tatami della camera, dove si sta a piedi nudi o con i calzini. In bagno ci sono ciabatte apposta e vanno lasciate lì: capita a tutti, almeno una volta, di ritrovarsi in corridoio con quelle sbagliate ai piedi.

L’onsen

L’onsen è il bagno termale; ho scritto un altro articolo sugli onsen in cui vi spiego come funzionano, qual è la procedura ecc. ecc. Qua vi racconto com’è stata la mia prima esperienza nell’onsen del ryokan.
I bagni, separati per uomini e donne, in genere sono aperti 24 ore su 24. Avevo un po’ di timore ad andarci, non tanto per il fatto di dover stare nudo all’interno della vasca insieme ad altri giapponesi, ma più che altro perché non avrei voluto che qualcuno si sentisse in imbarazzo per la mia presenza. Mihoko diceva che se uno ha una fidanzata (ora moglie) giapponese deve assolutamente provare l’onsen, quindi la sera abbastanza tardi (verso mezzanotte) sono andato a fare il bagno termale. Sapevo che a quell’ora ci sarebbero state poche persone, infatti c’era solo un signore che se ne stava andando.
La prima volta è stato facile ricordarsi la procedura. Praticamente non è difficile: ci si fa una doccia per lavarsi e si entra nella vasca puliti per rilassarsi. Tutto qua. Però io solo andando dalla zona degli spogliatoi alla zona delle docce avevo già fatto il primo errore: avevo dimenticato la spugna-asciugamano che è fondamentale per lavarsi bene. Superata questa prima difficoltà mi sono lavato e sono entrato nella vasca che era grande circa 8m x 8m e la temperatura era di 48°C con acqua corrente che continuava ad uscire da una fessura nel muro.
Chi come me soffre un po’ le alte temperature farebbe bene, invece di immergersi completamente, a sedersi sui gradini che ci sono lungo il bordo della vasca e restare immerso solo in parte: io tutto questo non lo sapevo e mi sono immerso fino al collo, il risultato è stato che stavo diventando un “tako” cioè un polipo bollito, ma è stato bello.
Ancora più bello è stato uscire all’aperto dove c’era un’alta vasca, più piccola, dove poter fare il bagno. La temperatura esterna era di circa -10°C ed era caduta anche molta neve durante il giorno, ma stare all’interno dell’onsen era veramente qualcosa di fantastico.
Dopo essere uscito e tornato in stanza intorno all’1 di notte mi sono ricordato che Mihoko (che stava dormendo) mi aveva detto che alle 2 di notte c’è “il cambio” e cioè la zona degli uomini e delle donne si invertono per dare la possibilità a tutti i clienti di provare entrambe le vasche ed entrambi gli spazi esterni. Ero decisamente impaziente, ho aspettato quindi le 2:01 e sono andato a vedere se avevano spostato i cartelli “uomini” e “donne” ma niente da fare. 2:05: niente. 2:10: niente. 2:14: niente. Alle due e un quarto sono quindi tornato a dormire, ovviamente ho messo la sveglia ed alle 2:45 sono andato a farmi un altro bagno termale, non prima di aver svegliato Mihoko per dirle che l’onsen è veramente fantastico.
Ho notato che da dove usciva l’acqua c’erano delle incrostazioni abbastanza marcate, tipo pietre, per via del fatto che l’acqua è termale. Mi sono chiesto quindi che sapore avesse quell’acqua e anche se credo non si dovrebbe fare ne ho assaggiato un goccio: il sapore è di acqua salata, non come quella del mare ma più o meno il sapore è simile.
Qua sotto trovate un video che ho fatto all’interno dell’onsen.

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La cena kaiseki

Alloggiare in un ryokan dà la possibilità di poter assaggiare la vera cucina kaiseki. I cibi in sè non sono particolarmente diversi da quelli che si mangiano nella cucina tradizionale giapponese, ma nella cucina kaiseki tutti i piatti vengono predisposti a meraviglia e le porzioni sono moltissime ma piccole.
Come dicevo il ryokan dove sono stato era ad Hakodate, patria di granchio e seppia, è quindi scontato dirvi che erano proprio questi due alimenti i principali della cena. C’era anche del sashimi, zuppa di miso, riso, tempura e molto altro. Era tutto veramente delizioso.

La cena in stile kaiseki.

Sashimi di seppia.

Un nabe.

Dettaglio del cibo (notate le porzioni piccolissime!)

Il granchio.

Dormire per terra col futon

Ne avevo sentito sempre parlar male, tutti mi dicevano che è abbastanza difficile dormire sul futon se uno è abituato a dormire sul materasso, perché il futon è abbastanza duro e si potrebbe far fatica a dormire. Ho dormito varie notti sul futon in Giappone e non ho mai avuto nessun problema. I futon nel ryokan sono tenuti all’interno dell’armadio e vengono srotolati dalla cameriera la sera prima di andare a dormire e la mattina sempre la cameriera torna per riporre il futon nell’armadio. Semmai la sorpresa non è il materasso ma il cuscino: in molti ryokan è pieno di pula di grano saraceno, quindi è basso, sodo e fruscia a ogni movimento della testa. Se proprio non ci dormite basta chiederne un altro. L’altra cosa che non immaginavo è quanto si stia caldi: il futon è appoggiato sul tatami, che è più morbido del pavimento, e sopra c’è un piumone pesante che tiene caldissimo anche con la neve fuori dalla finestra.

La colazione

Se quello che mi hanno dato a colazione me l’avessero portato per cena, e a colazione mi avessero dato un cappuccino e una brioche sarei stato molto più contento. La colazione nel ryokan è in stile giapponese, il che significa che da mangiare c’era pesce, riso in bianco, zuppa di miso, pesce, alghe, pesce, frittata d’uovo e per finire ancora pesce. Vi dirò, a parte il tarako che non apprezzo molto, il resto era davvero buono. Il problema è che una colazione del genere è ottima una volta nella vita o magari ogni tanto, invece la mattina seguente quando da Hakodate abbiamo preso uno Shinkansen e siamo andati nel paese natale di Mihoko, mi sono trovato in tavola più o meno le stesse cose preparate dalla madre di Mihoko: funghi, pesce, alghe, tofu, verdure lesse. Quando ho visto la colazione quasi stavo per vomitare ma l’ho presa con filosofia ed ho detto che volevo solo un caffé ed in italiano senza che nessuno mi capisse ho detto a sua madre “un bel cappuccino e una buona brioche non li batte nessuno”; quando mi ha chiesto cosa volevo dire ho detto semplicemente che “preferisco la colazione all’italiana“.

La colazione che mi hanno portato.

Conclusioni

Dormire in un ryokan è veramente un’esperienza che dovete fare se andate in Giappone. Sono stato in un ryokan solamente durante il mio quinto viaggio in Giappone, prima non la consideravo come una delle cose assolutamente imperdibili ma mi sbagliavo. Buon viaggio!

Video: Mangio giapponese in un ryokan!

Video: Sono stato benissimo! *indimenticabile

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).