Skyline di Tokyo sopra Shibuya con Shinjuku all'orizzonte al tramonto.©Sean Pavone - Dreamstime

Lati negativi del Giappone

Per molti italiani il Giappone è un po’ come il paradiso, ma le idee che si hanno su questo Paese sono spesso basate su stereotipi, sulle falsità raccontate da italiani che vivono qua o su viaggi di pochi giorni. Dopo un’infinità di viaggi durati oltre 10 anni mi sono trasferito qua, e questo è un articolo sui lati che io reputo negativi: per qualcuno potrebbero non esserlo, e se il vostro intento è andare a vivere in Giappone siete voi a dover capire cosa può piacervi e cosa no.
Sono cose molto soggettive: non ritenete mai affidabile chi vi racconta la propria esperienza personale come se valesse per tutti.

Razzismo e stereotipi

Il razzismo è presente in tutti noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Il Giappone però, a differenza dell’Italia per esempio, è un paese che per la sua posizione geografica non ha mai avuto una forte immigrazione. Per questo spesso c’è della diffidenza nei confronti degli stranieri, ed ovviamente gli stereotipi sono all’ordine del giorno, a causa anche della TV che spesso dipinge gli italiani (e gli stranieri in genere) come in realtà non sono. Devo sottolineare però che a differenza di quello che i media fanno con gli stranieri, dipingendoli talvolta come criminali buoni a nulla, in Giappone spesso l’italiano è dipinto come un donnaiolo che si gode la vita a cui piace il buon cibo, quindi tutto sommato non abbiamo una cattiva fama, probabilmente grazie anche a Girolamo Panzetta che con il suo savoir faire ha conquistato tutti i giapponesi che spesso considerano gli italiani simili a lui. Qualcuno erroneamente ritiene che sia un male essere etichettati come Girolamo, ma non sono della stessa opinione.

Si lavora troppo

Ci sono persone che lavorano per anni, ogni giorno, fino a morire, tant’è che nel vocabolario giapponese c’è il termine Karoshi per indicare la morte da troppo lavoro. Non sto parlando semplicemente di lavoratori che arrivano a casa sfiniti, stressati, con un forte mal di testa, ma sto parlando davvero di persone che lavorano 16-17 ore al giorno, per anni. Tra i molti casi documentati, vi cito un uomo di 42 anni morto per troppo lavoro, per aver lavorato come autista di camion per almeno 7 anni con una media di 6000 ore lavorative all’anno, cioè una media di circa 16,5 ore al giorno, senza contare i giorni di riposo (ammesso che abbia fatto giorni di riposo, significherebbe che certe giornate per recuperare avrebbe dovuto lavorare fino a 18 ore)
Non è così per tutti, c’è anche gente contraria a questo tipo di vita, ma tendenzialmente dai lavoratori ci si aspetta che diano tutto per l’azienda per cui lavorano. Potete essere contrari a questo stile di vita, ma in un Paese in cui c’è gente che lavora in questo modo disumano ed ingiusto è difficile fare quel che vi pare a livello lavorativo.

Vivere in città

Per un italiano che va in Giappone è difficile poter andare a vivere in una zona periferica, magari in campagna. Si è quasi sempre costretti a vivere nelle grandi città, o nelle vicinanze. Ci sono splendidi e tranquilli quartieri vicini alle metropoli, ma si vive pur sempre a contatto con la città. Da giovani potrebbe essere bello, ma sarà così affascinante anche tra 10, 20 o 40 anni?

Trasporti

I mezzi di trasporto sono costosi, ma sono anche davvero molto efficienti. Il problema è che nelle ore di punta sono tremendamente pieni. Penso che tutti abbiate visto i video degli “spingitori” che spingono i pendolari nel treno per farne stare il più possibile. Vivere in queste condizioni per chi abita a Tokyo è normale, ma non tutti gli stranieri si adattano facilmente. C’è poi una cosa a cui non si pensa mai: le linee chiudono a mezzanotte o poco dopo. Questo significa che le vostre serate finiscono quando lo decide l’ultimo treno, ed è normalissimo vedere gente correre a perdifiato lungo i marciapiedi delle stazioni per non perderlo.
Se lo perdete restano il taxi, che qua è carissimo, oppure aspettare la riapertura: non a caso moltissimi finiscono per dormire fuori, in un internet cafè o in una sauna.

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Terremoti

Molti pensano che in Giappone i terremoti si riescano a prevedere: purtroppo non è così, e sono le autorità giapponesi stesse ad averlo ammesso quando hanno abbandonato il programma di previsione a breve termine del terremoto del Tokai. Dire in anticipo giorno e ora di una scossa non è possibile per nessuno. Quello che si può fare, e qua lo fanno a livelli altissimi, è stimare le probabilità sui prossimi decenni partendo da dati oggettivi: monitorando il movimento delle placche si sa che prima o poi un forte terremoto arriverà, ma non si sa quando.
Nelle zone più “appetibili” del Giappone, come Tokyo ma non solo, sono previsti terremoti molto forti nel corso dei prossimi anni che potrebbero mettere in crisi anche molti edifici antisismici. Penso non sia saggio andare a vivere in un posto dove ci sono buone probabilità di morire sotto macerie o travolti da uno tsunami.

Clima inclemente

A giugno piove tantissimo, in estate è caldo e molto umido, in alcuni periodi ci sono i tifoni, in inverno è abbastanza freddo. Per andarci in viaggio un paio di settimane va bene praticamente qualsiasi mese, ma per viverci non è sicuramente un Paese con un clima facilmente sopportabile.
Bisogna anche dire però che le stagioni sono favolose in Giappone, nel senso che i fiori di ciliegio in primavera, le estati ricche di festival ed eventi, gli autunni coloratissimi e gli inverni con i templi ricoperti di neve sono davvero favolosi.

Le bugie dei giornali italiani

In Italia le notizie che vengono dal Giappone vengono sempre ingrandite a dismisura. Un piccolo terremoto a 2000km da Tokyo viene descritto come “terremoto a Tokyo”; il problema di Fukushima, che a parte una piccola zona intorno alla centrale non è mai stato un vero problema, in Italia viene ancora strumentalizzato.
Quando ci sono dei piccoli screzi con la Corea del Nord, in Italia arrivano notizie del tipo “Tokyo prepara i missili anti-nucleari” e cose simili, quando invece la situazione è del tutto tranquilla.
Ho detto queste cose per farvi capire che vivere in Giappone è stressante se badate alle persone che vivono in Italia ed ogni settimana vi scrivono perché hanno letto di chissà quale evento catastrofico. Non è facile poi spiegare le cose a persone che vivono a 10000km e spesso si viene presi per bugiardi perché “l’ha detto la televisione, quindi significa che è vero“.

Case piccole

Come ho già detto è quasi obbligatorio andare a vivere in una grande città o lì vicino. Gli appartamenti in genere sono piccoli e in proporzione all’Italia sono abbastanza cari. Per un appartamento di 16 metri quadrati nelle zone centrali di Tokyo si pagano qualcosa come 700Euro d’affitto al mese. Gli stipendi sono più alti, certo, ma vivete comunque in 16 metri quadrati. Fuori città ci sono appartamenti più grandi, con anche casette monofamiliari di 60-70 metri quadrati, ma nella maggior parte dei casi dovete scordarvi gli oltre 100 metri quadrati di molte case italiane. Alla metratura va poi aggiunto quello che serve solo per entrare in una casa: tra cauzione, il “regalo” al proprietario che non vi verrà mai restituito, agenzia e assicurazione, prima di mettere piede nell’appartamento potreste dover tirare fuori anche quattro o cinque mensilità.
Serve quasi sempre anche un garante o una società di garanzia, e una parte dei proprietari non affitta agli stranieri: nessuno ve lo dice apertamente, semplicemente scoprite che quell’appartamento non è più disponibile e ne cercate un altro.

Poco spazio

Ad essere sinceri, di spazio libero in Giappone ne hanno tantissimo. Sicuramente non lo sapete, ma circa il 68% del territorio è coperto da foreste: tra i Paesi sviluppati è secondo solo alla Finlandia. Il problema è che i giapponesi si concentrano tutti nelle città e qua lo spazio pro-capite scarseggia. Oltre che sui già citati trasporti pubblici e nelle case piccole, questo si nota anche nei ristoranti e in moltissime situazioni. Ci si fa l’abitudine, ma il concetto di “spazio personale” è molto diverso da come lo intendiamo noi.

Non si trova lavoro

Se si vuole davvero lavorare in Giappone qualcosa si trova sempre. Non credete agli italiani che vi raccontano le favolette sulle difficoltà nel trovare lavoro, se uno si impegna, ha idee, contatti ecc. il lavoro lo può trovare ma ovviamente c’è chi ha successo e chi no, come in Italia. Però molte porte potrebbero essere chiuse, magari perché non avete una buona padronanza della lingua, perché siete stranieri o più semplicemente perché siete incapaci. Dovete infatti sapere che anche se in Italia vi considerate “bravi” nel vostro lavoro, in Giappone ci sono un sacco di persone più brave di voi. Nella ristorazione per esempio, ci sono cuochi italiani ignoranti che si reputano bravi a cucinare, ma in Giappone cucinano peggio del peggior cuoco giapponese. I giapponesi hanno molta manualità, dedizione, capacità critica e preparazione e anche se non ci credete si mangiano pasta e pizza fatte meglio che in Italia. In moltissimi ristoranti stellati in Italia e in Europa, lavorano chef giapponesi. Se la vostra specialità sono i dolci “all’occidentale”, vi dico già di scordarvi di lavorare in Giappone: qua sono troppo bravi. E’ così anche per quanto riguarda il mondo della fotografia, che mi tocca da vicino.
In definitiva, se in Italia siete degli incapaci è probabile che in Giappone non troverete il lavoro che fa per voi, mentre se vi impegnate, il lavoro si trova.

Difficoltà linguistiche

Parlare il giapponese non è poi così difficile, ma i kanji sono davvero tantissimi. Anche per chi ha studiato giapponese all’università potrebbe non essere poi così facile. Certo ci si fa l’abitudine e non è uno scoglio insormontabile, ma se andate anche semplicemente ad acquistare un contratto telefonico o qualsiasi altra cosa “banale” vi sarà chiesto di firmare un foglio pieno di “geroglifici indecifrabili“. A volte ci si può fidare, ma non è certo facile passare la vita a chiedere aiuto a moglie o amici per riuscire a capire quali sono le condizioni contrattuali o come si imposta un semplice elettrodomestico.

Burocrazia, moduli e timbri

Una cosa che si scopre solo vivendoci è quanto il Giappone sia ancora un Paese di carta e timbri. Per aprire un conto, cambiare casa, iscrivere un figlio a scuola o comunicare qualsiasi cosa al comune vi tocca compilare moduli a mano, spesso in più copie, e in molti casi serve ancora l’hanko, il timbro personale che da queste parti sostituisce la firma.
Gli uffici funzionano bene e il personale è gentilissimo, ma se sbagliate una casella si ricomincia da capo e nessuno si prende la responsabilità di chiudere un occhio.
Aggiungete che gli sportelli sono aperti solo negli orari di ufficio, cioè esattamente quando state lavorando anche voi: ogni pratica si porta via mezza giornata di ferie.

Difficoltà a capirsi

Ogni Paese ha le proprie regole di comunicazione, i propri usi e costumi. In Giappone, almeno all’inizio, non si capisce bene quello che le persone vogliono dire. Non esiste il “no” e semplicemente chiedendo ad una persona dove vuole andare a mangiare, potete ottenere risposte contorte e non decise. Pian piano si capisce come funziona, ma all’inizio non è semplice.

La falsità

Le parole “Honne” e “Tatemae” si riferiscono rispettivamente ai veri sentimenti di una persona e a quello che la persona fa oppure dice in pubblico. Non è un popolo “falso”, ma comunque molte cose non sono espresse apertamente.
A questo proposito c’è da sottolineare anche il fatto che i giapponesi raramente cercano il conflitto e piuttosto che litigare si tengono tutto dentro. Questo diventa un gran problema con il passare del tempo, perché il giorno che “esplodono” sono davvero pericolosi.
E’ un argomento molto complesso che voglio affrontare più approfonditamente in un altro contesto, ma un esempio di comportamento “Tatemae” è quando le aziende offrono dei buoni per delle vacanze pagate ai dipendenti; in questo caso il sentimento in cui si regala la vacanza è solo di facciata, in realtà l’Honne e cioè il sentimento vero dell’azienda è che si aspettano comunque che i dipendenti non utilizzino questi buoni.
Non ne sono sicuro ma forse in un certo senso questo si ha anche nei regali per i matrimoni, in quanto il 50% del regalo fatto viene sempre restituito. Cioè se voi regalate l’equivalente di 1000Euro, 500Euro vi vengono praticamente restituiti con regali o buoni. In questo modo il vostro sentimento è quello di essere stati molto generosi, così come chi ha ricevuto i soldi ha il sentimento di essere stato riconoscente ma così onesto da non volere tutti i soldi da voi perché era un regalo troppo grande.

La coda

I giapponesi sono educatissimi a fare la coda, il problema è che capita diverse volte al giorno di mettersi in coda. Ci si mette in coda per prendere il treno, in coda per comprare uno spuntino, in coda per andare a mangiare in un ristorante ecc.

Inflessibilità

E’ vero che “le regole sono le regole” ma il buon senso dovrebbe venire prima del rispetto delle regole troppo rigide. In Giappone se è prevista una cosa non c’è modo per far sì che sia fatta in modo diverso. Vi faccio un esempio: una mia amica italiana che parla benissimo giapponese aveva prenotato in un hotel per 3 notti, al terzo giorno ha avuto un problema di salute con 39° di febbre. Ha chiesto gentilmente se poteva rimanere per 1 notte in più perché non poteva viaggiare in quelle condizioni e le hanno detto che non c’erano problemi ma purtroppo doveva lasciare quella stanza e prenderne un’altra. Niente di grave, certo, se non fosse che il check-out era alle 9 di mattina e il check-in era a partire dalle ore 16. Ha chiesto se gentilmente potevano iniziare a pulire una stanza e dargliela qualche ora prima ma non c’è stato nulla da fare ed ha atteso dalle 9 di mattina fino alle 16:01 nella hall dell’hotel su un divanetto con una coperta e con 39° di febbre. Solo a quell’ora le hanno dato la stanza. Vi faccio notare che non era un problema di sicurezza (negli hotel non è vietato rimanere in stanza in quegli orari), ma solo una sciocca regola da rispettare.
In Giappone funziona tutto così, certo è facile criticare quando queste situazioni succedono ad altri, ma se ad esempio vostra madre stesse molto male e non ci fosse nessuno con un minimo di buon senso per aiutarla in qualche modo, penso che questo vi renderebbe molto tristi ed amareggiati. Questo è il Giappone.

Legge e regole morali

Oltre alle regole scritte, ci sono anche molte “regole morali” che non sono scritte ma che molti seguono, semplicemente perché sono delle capre.
Potreste seguire alla lettera tutto il regolamento del condominio dove abitate, seguire tutte le leggi giapponesi e comportarvi nel migliore dei modi, ma ci sarà sempre l’idiota che raccoglie le firme contro di voi perché secondo lui avete fatto qualcosa di sbagliato. La cosa ridicola è che l’idiota troverà sempre il modo di convincere gli altri a firmare, sostenendo che una determinata cosa può danneggiare il condominio. Non sto parlando di chissà che cosa, anche un semplice neonato che piange e che vagamente si sente dagli appartamenti vicini potrebbe far scatenare le ire del vicinato (fatto realmente successo).

Tasse

In Italia paghiamo molte tasse è vero, ma anche il Giappone non scherza. Sicuramente i servizi offerti sono migliori che in Italia, ma comunque la tassazione non è bassa e, che io sappia, non ci sono le agevolazioni fiscali che hanno i giovani in Italia. La cosa che spiazza di più chi arriva è che la tassa di residenza si calcola sull’anno precedente: il primo anno non la pagate e vi sembra tutto economico, dal secondo arriva il conto e lo stipendio netto si assottiglia. Se poi cambiate lavoro o tornate in Italia, quel conto arriva comunque.
A questo si aggiungono assicurazione sanitaria e pensione, che non sono facoltative e che pesano parecchio sulla busta paga.

Cibo italiano costoso

In Giappone si mangia benissimo anche per quanto riguarda il cibo italiano, però se volete comprare ingredienti italiani da utilizzare a casa, preparatevi al salasso. In particolare i salumi e i formaggi li vendono a peso d’oro.
Per molti italiani la mancanza di cibo italiano è un problema. Personalmente non mi manca molto la cucina italiana in Giappone ma ho notato che durante GiappoTour dopo già 2-3 giorni i partecipanti iniziano a diventare “pazzi” e non appena tornano in Italia dopo 15 giorni in Giappone postano su Facebook una serie infinita di piatti italiani appena mangiati.

La frutta costa tanto

Questa è un po’ una leggenda metropolitana. La frutta in Giappone si divide in due tipi: frutta da regalo e frutta da consumo. La frutta da regalo ha forme perfette ed è incartata benissimo e costa davvero molto: anche 10Euro per una pera e anche 80Euro per un melone.
C’è poi la frutta da consumo che si trova al supermercato che ha prezzi davvero abbordabili per il costo della vita in Giappone. Qualche italiano che abita in Giappone ma che non sa come funzionano le cose, sostiene che in realtà la frutta costa tutta un sacco di soldi, ma non è vero e si trovano spesso prodotti a buon mercato. Bisogna sapere dove andare, magari invece del supermercato sotto casa si va a comprare la frutta e la verdura in un mercato più grande e lontano ma dove costa molto meno. Inoltre vi faccio notare che nessuno mangia 20 mele al giorno, quindi pagare 30centesimi per una mela oppure 1,2Euro non è un problema enorme, nel senso che sulla spesa annuale non è poi una grande tragedia.
L’unico aspetto negativo è che se ogni tanto vi piace farvi una buona macedonia o consumate davvero molta frutta di vario tipo il costo potrebbe essere abbastanza elevato.

Italiani frustrati

In Giappone vivono molti italiani simpatici e in gamba, che conosco e che stimo e ammiro. Ma purtroppo vivono anche molti frustrati che non fanno altro che criticare alle spalle gli altri italiani che vivono in Giappone. Io sono dell’idea “vivi e lascia vivere” e sinceramente trovo ridicolo che ci siano persone di 30-40-50 anni che nel tempo libero sparlano di altri come delle stressate bambine della scuola elementare. Un mio amico in gamba che vive in Giappone definisce “il club delle pettegole” questi italiani frustrati che vivono qua.
Riconoscerli è facile: chi leggendo queste righe si fa una risata e il tutto finisce lì fa parte della categoria di persone che stimo e ammiro. Chi invece si sente “preso in causa” e va a contestare ogni parola di questo articolo, fa parte della categoria dei frustrati.
Vi faccio un esempio? quando abbiamo aperto le iscrizioni per il primo GiappoTour, al Tour Operator sono arrivati dei messaggi di potenziali viaggiatori in cui si diceva che non avrebbero mai partecipato ad un viaggio in cui c’ero io. In un messaggio si diceva anche che a causa della collaborazione del Tour Operator con me, questa persona aveva cambiato idea sul proprio viaggio di nozze in Giappone. Controllando l’indirizzo IP dei messaggi, abbiamo scoperto che erano tutti messaggi che venivano dal Giappone. Ridicolo vero? Cioè in pratica stavano cercando di depistare quello che il tour operator stava facendo.
Un idiota che conosco di persona criticava quello che faccio, inviandomi e-mail di continuo dicendo di tutto e di più contro di me e quello che faccio. Dopo circa 1 anno che mi scriveva, un giorno mi ha scritto un e-mail del tipo “oggi ho visto per la prima volta i tuoi video…”. Cioè criticava quello che faccio ma nemmeno aveva visto i miei video che insieme al mio sito sono tra le cose principali che produco per parlare di Giappone. Un grande pirla, lasciatemelo dire, la classica persona che critica senza conoscere le cose. Su cosa mi stesse criticando rimane un mistero per me.

Sempre tutti impegnati

Se chiedete ad un giapponese di uscire con voi un giorno potrebbe prendere l’agenda e darvi l’appuntamento anche dopo 1 mese. Non è sempre così ovviamente, ma tendenzialmente i giapponesi sono molto impegnati con il lavoro e nel tempo libero hanno già molte cose organizzate, quindi riuscire ad incastrare gli appuntamenti potrebbe non essere una cosa semplice, a differenza di quanto accade in Italia in cui se una persona davvero vuole uscire con voi vi basta chiamarla anche solo qualche ora prima e non ci sono problemi.

Maschilismo

Quello che c’era in Italia fino a 60 anni fa, c’è in Giappone oggi. La situazione sta migliorando, ma in Giappone è molto diffuso il maschilismo.
Alle donne non sono concesse molte cariche istituzionali e nelle famiglie giapponesi la situazione talvolta ricorda molto un antico passato italiano.

Il “Koen Debut”

Quando una mamma giapponese porta il proprio bambino al parco giochi pubblico vicino a casa per la prima volta deve affrontare le mamme del vicinato che non sono mai amichevoli con le nuove arrivate e non danno mai un gradito benvenuto. Tutto questo ovviamente è fonte di grande stress e come immaginate il “gruppo di mamme” a volte se c’è qualcosa che non va non fa altro che spargere cattive voci sulla nuova mamma a tal punto da “impedirle” di portare il figlio a giocare al parco. Una mamma straniera potrebbe anche fregarsene di tutto questo e magari verrebbe lasciata in pace, ma questo non accade quasi mai. Al contrario invece proprio perché straniera potrebbe venir ancora più presa di mira dalle altre mamme.

Materialismo

Avete presente come si viveva 100 anni fa in Italia? una stanza con il poco necessario, il cibo che si riusciva a trovare e nient’altro. Oggi in Italia abbiamo di tutto e di più. In Giappone hanno ancora più di noi e camminando per le strade delle grandi città ci si rende conto di quanto in un certo senso siano simili agli Stati Uniti. Sembra che tutti siano “obbligati” ad avere un cellulare di ultima generazione (ed effettivamente è così dato che negli abbonamenti vengono sempre proposti i nuovissimi modelli), le persone si vestono bene e se vi capita di andare a Ginza in tuta perché non avete voglia di vestirvi bene vi sentirete come dei senzatetto…anzi come dei barboni, dato che anche i senzatetto in Giappone non si lasciano andare in modo eccessivo: ho visto spesso senzatetto che pulivano intorno alla loro “casa” per strada, raccogliendo cartacce e mozziconi gettati lì da altre persone.
Andare in giro per le strade di Tokyo senza sentirsi in obbligo di spendere dei soldi, è quasi impossibile.

Video: Pro e contro di vivere in Giappone

Video: Giapponesi: popolo triste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).