Vista panoramica delle Isole Ogasawara con mare turchese e spiagge bianche.

Isole Ogasawara

Le isole Ogasawara, o Isole Bonin, sono un arcipelago di più di 30 isole che sorgono a sud di Tokyo, cui appartengono dal punto di vista amministrativo.
Si tratta per lo più di isole che non superano i 100 km² e solo due di queste sono permanentemente abitate, ossia Chichi jima e Haha jima. Situato a sud delle isole Izu, l’arcipelago è costituito da tre gruppi di isole. Il primo gruppo è quello di Ogasawara, formato dalle isole Muko-jima, Chichi-jima e Haha-jima; il secondo comprende Iwo Jima e le altre isole vulcaniche vicine, mentre al terzo appartengono Nishi-no-shima, Minami-tori-shima e Oki-no-tori-shima. Tutta la zona fa parte del Parco Nazionale di Ogasawara.

Poiché il clima è di tipo oceanico subtropicale, vi sono poche escursioni di temperatura, con rari abbassamenti di temperatura.
Accanto al giapponese, lingua ufficiale, esiste anche un dialetto locale che contiene forme derivate sia dal giapponese, sia dall’inglese, parlato dai primi coloni, seppure quest’ultimo sia utilizzato solo dagli abitanti più anziani.
Se da un lato la posizione dell’arcipelago ne ha preservato il paesaggio, dall’altro la lontananza dalle isole principali del Giappone si fa comunque sentire: un cavo sottomarino in fibra ottica porta la banda larga a Chichi jima e Haha jima, dove funzionano anche i telefoni cellulari, ma appena ci si allontana dai due centri abitati il segnale sparisce.

Storia

A scoprirle fu l’esploratore spagnolo Bernardo de la Torre, nel 1543, mentre il primo insediamento fu ad opera dell’americano Nathaniel Savory, che vi fondò la prima colonia nel 1830.
Durante la seconda guerra mondiale, la maggior parte degli abitanti di queste isole furono fatti trasferire nelle isole principali del Giappone e al loro posto vennero realizzate alcune basi militari. Nell’inverno del 1945, l’isola di Iwo Jima fu teatro di una dura battaglia, in cui sopravvissero meno del cinque per cento dei combattenti, su un totale di oltre ventimila. Terminata la guerra, le isole furono amministrate dalla marina degli Stati Uniti fino al 1968, quando furono restituite infine al Giappone.

Un incredibile patrimonio naturale

Le isole offrono una varietà di paesaggi e una notevole biodiversità che caratterizza flora e fauna: l’isola di Chichi jima, in particolare, comprende una stazione di ripopolamento di tartarughe marine. Le isole si formarono grazie ad un’intensa attività vulcanica e le rocce che le compongono sono soprattutto a base di boninite, contenente ossido di magnesio, cromo e silice. Iwo Jima è invece un vulcano molto attivo: il suolo si solleva di continuo e le numerose sorgenti calde raccontano un’attività sotterranea intensa.
Alte scogliere erose dall’acqua circondano le isole, rendendo il paesaggio ancora più magnifico, nonché meta ideale per gli amanti delle immersioni: l’acqua del mare intorno Hyotan-jima, Minami-jima e Hira-shima è particolarmente cristallina e ospita una straordinaria barriera corallina.
Il paesaggio è dominato dalla foresta subtropicale e le isole forniscono una preziosa testimonianza dei processi evolutivi relativi a molte specie animali, alcune delle quali a rischio estinzione, ma che qui hanno trovato l’habitat adatto alla loro sopravvivenza. Riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2011, le isole contano oltre 400 specie di piante vascolari native, circa 160 delle quali non esistono altrove, e più di 100 specie di chiocciole terrestri endemiche, accanto ad animali simbolo come la libellula Ogasawara e il pipistrello delle Bonin. Molti ricercatori si recano nell’arcipelago per studiare e comprendere i processi di speciazione e diversificazione biologica.
Al fine di preservare l’immenso patrimonio naturale, sono state messe in atto forme di tutela, come la creazione di aree marine protette e varie azioni di contrasto verso le numerose minacce esterne rappresentate soprattutto dall’invasiva opera dell’uomo.

Balene, delfini e Minami jima

Quello che si viene a fare alle Ogasawara è soprattutto stare in mare. Da febbraio ad aprile le acque intorno a Chichi jima si riempiono di megattere, che si vedono saltare anche da terra e che le barche seguono con percentuali di avvistamento altissime; in estate tocca invece ai capodogli, più al largo. I tursiopi e i delfini dal lungo rostro ci sono tutto l’anno, e con le uscite giuste è possibile nuotarci insieme.
L’altra grande gita è quella a Minami jima, l’isolotto calcareo con la spiaggia a mezzaluna chiusa dentro una conca di roccia: si sbarca solo con una guida abilitata, in pochi alla volta e per un paio d’ore al massimo, perché è terreno di nidificazione di uccelli marini e tartarughe.

Come arrivare

Alle Ogasawara non si arriva in aereo: l'unico collegamento è la nave Ogasawara Maru, che salpa dal terminal passeggeri di Takeshiba, a Tokyo, di solito alle 11 del mattino e impiega 24 ore filate per raggiungere il porto di Futami, a Chichi jima. Fuori dall'alta stagione parte una volta ogni sei giorni e la classe più economica costa intorno ai 30.000 yen a tratta.
Chi vuole spingersi fino a Haha jima prosegue da Chichi jima con la nave Haha jima Maru: altre due ore di mare.

Informazioni utili

Nome: Isole Ogasawara
Durata visita: Cinque o sei giorni in tutto, di cui tre pieni sulle isole: è il minimo imposto dal calendario della nave. Nei periodi di punta, quando le partenze sono più fitte, si può scendere a un paio di giorni sulle isole.
Giorni di chiusura: L'isolotto di Minami jima resta chiuso nei mesi invernali, per far riposare i siti di nidificazione di uccelli marini e tartarughe.
Prenotazione: La nave è l'unico modo per arrivare e i posti si esauriscono: le prenotazioni aprono due mesi prima della partenza, con anticipo maggiore per Golden Week ed estate, e si fanno sul sito ufficiale della compagnia. Bloccate alloggio ed escursioni nello stesso momento: le strutture sono poche e si riempiono con la nave.
Consigli utili: Non perdetevi la partenza da Futami: gli isolani salutano la nave con i tamburi e decine di barche la scortano fuori dal porto, finché gli equipaggi si tuffano in mare uno dopo l'altro. Mettetevi sul ponte esterno di poppa, non in cabina.
Trasporti:
  • Stazione Takeshiba (Yurikamome): pochi minuti a piedi dal terminal passeggeri
  • Stazione Hamamatsucho (JR Yamanote e Keihin-Tohoku): circa 10 minuti a piedi
  • Sull'isola di Chichi jima: autobus di linea dal porto di Futami alle spiagge, noleggio di auto, scooter e biciclette
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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