Geisha
Se andate in Giappone potete anche mettere da parte l’idea di poter vedere una geisha al lavoro durante il suo intrattenimento; il numero delle geishe sta diminuendo di molto negli ultimi anni, non tanto per il fatto che propongono arti tradizionali che potrebbero sembrare “superate” ma soprattutto per il fatto che il costo è proibitivo anche per giapponesi decisamente benestanti.
Il costo non è elevato solamente per le abilità artistiche e per i lunghi anni di apprendistato a cui le geishe si sottopongono ma lo è soprattutto per alcune regole come ad esempio il non poter indossare lo stesso kimono per più di due volte con lo stesso cliente.
Come potete immaginare ci sono molte opinioni diverse riguardanti lo scomparire delle geishe: alcuni sostengono che sia dovuto alle differenze della posizione della donna all’interno della società giapponese, altri sostengono che le giovani non sono più interessate a questo lavoro ecc.

Una geisha a Kyoto. Foto: © Mark Huls/Dreamstime
Indice
Maiko e geiko
A Kyoto la parola geisha si usa poco: le professioniste si chiamano geiko, mentre le ragazze dal kimono più vistoso, con l’obi lunghissimo che scende sulla schiena, sono quasi sempre maiko, cioè le apprendiste. La differenza si vede addosso: la maiko porta i capelli veri acconciati e ornati di fiori, il colletto rosso ricamato e gli okobo, i sandali altissimi; la geiko ha una parrucca sobria, il colletto bianco e un kimono molto più discreto.
Per arrivarci servono anni di gavetta: si comincia intorno ai quindici o sedici anni, si passano alcuni mesi a osservare e poi si resta maiko per tre o quattro anni prima del passaggio a geiko. Ecco perché le figure più fotografate per strada sono quasi sempre le più giovani: sono maiko, non geiko.
Sono prostitute?
Purtroppo in molti, in Italia ma anche all’estero, confondono la figura della geisha con quella della prostituta. La geisha è esclusivamente una donna che ha un’elevata padronanza delle arti come la musica, il canto e la danza. Se una geisha decide di fare sesso lo fa esclusivamente per una scelta personale come donna durante la vita privata e non come una prestazione “dovuta” al termine di una serata con i clienti. La geisha dev’essere nubile ma in molte decidono di sposarsi e smettere di esercitare la professione di geisha.
Sono talvolta confuse con le oiran, le cortigiane di lusso in voga un tempo, con vestiti e trucco simili alle geishe: anche loro erano istruite nelle arti, dalla musica alla calligrafia, ma a differenza delle geishe il rapporto sessuale faceva parte a tutti gli effetti della prestazione.
Vedere una geisha
A Tokyo ci sono molte più geishe di quante ce ne siano a Kyoto, ma è in quest’ultima città che è più facile incontrare una geisha in strada. Vi consiglio di andare nella zona di Gion la sera ed attendere un po’, se siete fortunati ne potrete incrociare una. Fate attenzione però: non tutte le geishe che vedete sono reali, a Kyoto infatti è possibile farsi truccare e vestire da geisha per fare alcune fotografie ricordo e in molte poi girano così la sera proprio per suscitare la curiosità dei turisti in attesa di immortalare una geisha con la fotocamera. Inoltre quello che mi viene da chiedermi è: il governo della città di Kyoto, sapendo tutto l’interesse che c’è per le geishe, è davvero sicuro che la sera non paga qualche ragazza per vestirsi così e girare per le vie di Gion e far così aumentare il turismo? Una raccomandazione però: le viuzze private di Gion sono vietate ai turisti, con cartelli in più lingue e una multa da 10.000 yen per chi entra e si mette a fotografare. Sulle strade pubbliche come Hanamikoji e Shirakawa potete fermarvi e scattare, ma senza sbarrare il passo, senza toccare il kimono e senza rincorrere nessuno: le geiko che vedete passare non stanno posando, stanno andando a lavorare.

Due businessman a Gion (Kyoto). Foto: © Radu Razvan Gheorghe/Dreamstime
Geisha o Geishe?
In questo articolo ho utilizzato molte volte il termine “geishe” ma è corretto? In linea di principio no, per ogni parola straniera non bisognerebbe fare il termine al plurale italianizzandolo, ma mi sono concesso questo lusso.

I capelli di una geisha. Foto: © Radu Razvan Gheorghe/Dreamstime

Una geisha a Kyoto. Foto: © Xiye/Dreamstime

Due maiko. Foto: © Piotr Kloczkowski/Dreamstime
Le danze delle geiko
Vedere una geisha al lavoro non è impossibile come sembra: la strada più semplice, senza passare da una casa da tè, sono gli odori, gli spettacoli di danza che i quartieri mettono in scena aprendo le porte a chiunque. Il più famoso è il Miyako Odori di Gion Kobu, di solito per tutto aprile; il Kyo Odori di Miyagawacho e il Kitano Odori di Kamishichiken cadono più o meno nello stesso periodo, mentre il Kamogawa Odori di Pontocho arriva a maggio.
Sul palco trovate decine di geiko e maiko insieme, con musica dal vivo e cambi di scena: è l’unico momento in cui potete guardarle danzare con calma e sedute, invece di rincorrerle per strada. In qualche okiya e in alcuni alberghi, poi, si può cenare con una maiko anche senza la presentazione di un cliente affezionato: è una versione addolcita dell’ozashiki, ma resta il modo più diretto per scambiarci due parole.
Video: Le geisha sono prostitute?
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
