Pronuncia in giapponese

La pronuncia giapponese, ve lo dico subito, è una delle parti più “gentili” della lingua: con poche regole chiare riuscite a leggere e a farvi capire molto prima di quanto pensiate. Non serve aver studiato niente. Serve solo sapere come suonano le lettere e quali sono i due o tre tranelli più comuni.

Io qui vi scrivo un articolo davvero per tutti: per chi sta iniziando a studiare e per chi è in viaggio e vuole pronunciare bene nomi di quartieri, piatti e frasi semplici senza sentirsi impacciato.


Le vocali

Partiamo dalla cosa più facile e più importante: le vocali sono come in italiano. A, E, I, O, U restano sempre quelle. Non ci sono sorprese come in inglese, dove le stesse lettere cambiano suono a seconda della parola.

Quindi quando leggete una parola in giapponese scritta con le lettere nostre (romaji), immaginate sempre le vocali italiane e mantenetele pulite e stabili.

Esempi pratici:

  • Osaka si legge o-sa-ka
  • sushi si legge su-shi (con la U come in “luna”)
  • Tokyo si legge to-kyo (ci torniamo meglio tra poco)

Sillabe “regolari”

Il giapponese si pronuncia a pezzetti piccoli e regolari. Un modo semplice per capirlo è questo: quasi ogni “pezzo” è una consonante + una vocale.

Ka, ki, ku, ke, ko
Sa, shi, su, se, so
Ta, chi, tsu, te, to

Questa regolarità vi aiuta tantissimo: se leggete lentamente, sillaba per sillaba, quasi sempre siete già comprensibili. E in viaggio è una manna, perché vi basta leggere i nomi come sono scritti, senza inventarvi accenti strani.

Le vocali lunghe

Questo è il primo vero punto da segnare. In giapponese a volte una vocale si tiene un filo più a lungo. Non serve “cantare”, basta allungarla leggermente. Se la accorciate troppo, a volte la parola cambia.

Esempi facili:

  • biiru (birra) ha la I lunga: suona un po’ come bii-ru
  • obaasan (nonna) ha la A lunga: o-baa-san
  • Tokyo spesso si sente come to-o-kyo, con una O un po’ più lunga

Come ve ne accorgete?

  • Se leggete in katakana, la vocale lunga spesso è indicata da una linea lunga ー.
  • Se leggete in romaji, spesso trovate doppie vocali (aa, ii, uu) oppure combinazioni come ou.

Consiglio pratico: quando siete in dubbio, meglio allungare un pochino che tagliare troppo.

Le consonanti doppie

Secondo tranello: a volte c’è una consonante “doppia” (tipo tt, kk, pp). In giapponese non si pronuncia come una doppia italiana super marcata. È più una micro-pausa prima della consonante.

Esempio facile: “matte” (aspetta) non è ma-te. È ma (pausa) te.

In romaji ve ne accorgete perché vedete la doppia consonante: kk, tt, pp, ss. In hiragana e katakana c’è un piccolo simbolo (っ oppure ッ), ma non vi serve ricordarlo per forza: se vedete una doppia in romaji, fate quella micro-pausa e siete a posto.

La R giapponese

La famosa R giapponese è particolare, ma non è un dramma. Non è la R “arrotata” italiana, e non è nemmeno una L vera. È un suono leggero, come un colpetto.

Se siete all’inizio, fate una R morbida e non pensateci troppo. È molto più importante essere chiari con vocali e ritmo.

Esempi: ramen, arigatou, kuruma.

SH e CH

Qui vi va bene: sono molto simili ai suoni italiani.

  • SH si pronuncia come SC di “sciare”
    shinkansen si pronuncia “scincansen”
    Shibuya si pronuncia “scibuia” (con u-a separate, senza stringere troppo)
  • CH si pronuncia come C di “ciliegia”
    ichigo (fragola) si pronuncia “icigo”
    chotto (un attimo) è “ciotto” con la O chiara

Questa è una delle cose che aiuta subito in viaggio, perché sono suoni comunissimi.

TS

TS è come in “tsunami” (che infatti viene dal giapponese). Non è una semplice T e non è una Z.

Esempio: tsukue (scrivania) suona tsu-kue.

Se vi viene difficile, fate almeno sentire quella T iniziale e poi la U.

Y come “i”

La Y in giapponese spesso suona come una I leggera, ma si unisce alla sillaba precedente.

Esempi:

  • Kyoto: kyo-to (non ki-yo-to)
  • ryokan: ryo-kan (non ri-yo-can)

Non serve ossessionarsi. Basta evitare di spezzare troppo in due.

La H

La H non è muta come in italiano. È leggera, un soffio.

Esempi: hito (persona), hon (libro), hoteru (hotel).

Non dovete farla come in inglese super aspirata. Basta non eliminarla del tutto.

La Z e la J

Z in genere è simile alla Z italiana. Esempio: zutto (sempre) suona zutto, con la doppia.

La J nei testi in romaji spesso indica un suono che per noi è vicino a “gi” dolce. Esempio: jikan (tempo/ora) suona come “gican”, ma morbido.

Non confondete la J con una pronuncia “francese” tipo “bonjour”. In giapponese è più vicina a “gi”.

La N finale

Qui c’è un punto che in viaggio torna spesso. In giapponese esiste una N che può stare “da sola”, spesso alla fine di una sillaba o di una parola.

Esempi: Nihon, konbanwa, senpai.

La cosa importante è non trasformarla in una vocale e non mangiarla. Dev’essere una N breve e chiara.

E un trucchetto semplicissimo: se dopo c’è una P o una B, quella N può suonare un po’ più “m”. Esempio: senpai spesso suona quasi sempai. Non serve che lo facciate apposta, ma se lo sentite, sappiate che è normale.

WA, E e O che “ingannano”

Questo è il punto che confonde quasi tutti quando iniziano a leggere.

In alcune frasi, tre particelle (cioè parole piccolissime) si scrivono in un modo ma si pronunciano in un altro.

  • は si scrive “ha” ma spesso si pronuncia “wa”
    watashi wa = “io” (qui la pronuncia è wa)
  • へ si scrive “he” ma si pronuncia “e”
    Tokyo e = “verso Tokyo”
  • を si scrive “wo” ma si pronuncia “o”
    sushi o taberu = “mangio sushi”

In viaggio vi basta ricordare questo:

  • se vedete “watashi ha” scritto in romaji, molto spesso lo troverete anche come “watashi wa”
  • la pronuncia che sentirete è wa, e, o

Nomi di posti

I nomi dei luoghi in Giappone diventano facilissimi se fate tre cose: vocali italiane, sillabe pulite, niente fretta.

Esempi che si pronunciano bene così:

Io di solito consiglio un metodo pratico: leggete il nome come fosse diviso da trattini. Se vi capiscono al primo colpo, avete fatto centro.

Katakana utile

Il katakana è l’alfabeto usato spesso per parole straniere. Vi aiuta tantissimo in viaggio perché trovate parole “internazionali”, ma pronunciate alla giapponese.

Esempi tipici:

  • beer diventa biiru (e torna il discorso della vocale lunga)
  • hotel diventa hoteru
  • coffee diventa kouhii

Se le leggete con vocali italiane e senza fretta, vi capiscono subito.

Al ristorante

La pronuncia “perfetta” non serve. Serve essere chiari. E la cosa più efficace è dire meno parole, ma dette bene.

Frasi semplici che funzionano:

  • kore, onegaishimasu (questo, per favore)
  • hitotsu (uno) / futatsu (due)
  • omizu (acqua) / ocha (tè)

Se non vi capiscono, non cambiate frase mille volte. Ripetete più piano e indicate. In Giappone funziona sempre.

Esercizi facili

Se volete migliorare davvero in pochi giorni, non studiate cento regole. Allenate cinque minuti al giorno su parole che userete davvero.

Io farei così:

  • scegliete 20 parole (quartieri, piatti, frasi base)
  • pronunciatele lente, sillaba per sillaba
  • registratevi una volta e riascoltatevi: vi accorgete subito se correte troppo

E soprattutto, non abbiate paura di parlare. Il giapponese premia la calma: più siete tranquilli, più siete chiari.

Il mio consiglio

Se state studiando, costruite una base solida su vocali lunghe e consonanti doppie: sono le due cose che cambiano davvero il risultato. Se siete in viaggio, puntate a pronunciare bene i nomi e le richieste semplici. Vi giuro che è quella la differenza tra “mi guardano confusi” e “ah sì, capito” al primo colpo.

E quando vi succede la prima volta che dite bene un nome complicato e vi rispondono subito senza farvi ripetere… ecco, lì scatta qualcosa. Vi viene voglia di continuare, anche solo per il gusto di sentirvi più a vostro agio mentre girate il Giappone.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).