Popolazione Kanak

Un viaggio in Nuova Caledonia non può dirsi completo senza un approfondimento della storia e della cultura kanak, proprio perché è da questa popolazione che è nata la Nuova Caledonia e le loro usanze e abitudini hanno enormemente influenzato ogni aspetto della vita caledoniana, dalla gastronomia alle tradizioni locali.

La popolazione Kanak è l’etnia originaria della Melanesia, un nome coniato dal francese Jules Dumont d’Urville nel 1800 e che significa “isole dei neri”. Non si tratta di un termine dispregiativo ma indica semplicemente una colorazione della pelle più scura della popolazione locale rispetto ad esempio agli abitanti della Polinesia e di altre isole vicine. Se proprio dovessimo trovare una somiglianza nell’aspetto e nel colore della pelle, possiamo indicare gli aborigeni d’Australia.  I kanaki sono discendenti del patriarca Téa Kanaké di cui potete ripercorrere la storia presso il Centro Culturale Tjibaou a Nouméa, progettato dall’architetto Renzo Piano: questo è forse il luogo in cui iniziare ad approcciarsi alla cultura kanak e scoprirne la storia e le tradizioni.

Il nome Kanak non ha un vero e proprio significato, ma era usato dai missionari e dai mercanti per indicare i popoli indigeni del Pacifico ed è poi stata scelto dai melanesiani per definirsi e distinguersi dagli altri popoli.

Ma c’è un altro aspetto che distingue i kanaki dagli altri popoli indigeni, ovvero la loro abilità e fermezza nel riuscire a mantenere il possesso di gran parte delle loro terre, raggiungendo la parità sociale e una certa indipendenza nella gestione dei clan e delle loro questioni interne, cosa che ha influito anche nella decisione di indire un referendum (nel 2018) che dovrebbe sancire l’indipendenza della Nuova Caledonia dalla Francia. Inoltre, a differenza di altri paesi dove la popolazione nativa è stata decimata e si trova oggi in minoranza, i kanaki compongono all’incirca la metà della popolazione caledoniana.

La cultura kanak

Ad oggi il popolo Kanak è composto da circa 300 tribù che parlano più o meno 30 dialetti differenti, oltre naturalmente al francese, e 5 di questi sono ufficialmente riconosciuti come vere e proprie lingue regionali. Le conoscenze, le leggende e tutte le storie sul loro popolo sono tramandate oralmente di generazione in generazione in modo che non vadano perdute nel corso del tempo. Prima di essere un abitante della Nuova Caledonia, ogni individuo è prima di tutto appartenente alla propria tribù, in cui si venerano gli antenati, i più anziani hanno un ruolo di rilievo e c’è una grande forma di rispetto per la loro saggezza ed esperienza; sono proprio i più anziani i grandi capi delle tribù.

Un grande impulso alla conservazione e alla riscoperta della cultura kanak è scaturito negli anni ’70-’80 quando un leader locale, Jean Marie Tjibaou, intraprese insieme a molti sostenitori una lunga lotta per l’indipendenza della Nuova Caledonia.

Come vivono i kanaki

Oggi il figlio di Jean Marie Tjibaou è a capo di un villaggio nella Grande Terre che ancora vive secondo le regole ancestrali di questo popolo, ma è l’unico caso perché nel corso degli anni molte tribù, pur conservando gelosamente le proprie tradizioni, hanno comunque modificato leggermente il proprio stile di vita, modernizzandolo e mostrando anche una certa apertura nei confronti dei turisti stranieri. I kanaki vivono da sempre in perfetta armonia con la natura che rispettano e da cui traggono le loro principali fonti di sopravvivenza.  Infatti le attività principali dei kanaki sono l’agricoltura e la pesca; in particolare la coltivazione dell’igname è di estrema importanza e in un certo senso scandisce la vita delle tribù: i momenti della raccolta sono celebrati con grandi feste e ci sono numerosi riti propiziatori che si svolgono prima dell’inizio della coltivazione. L’igname è un alimento molto importante della dieta dei kanaki e viene anche servito in occasioni molto speciali, come i matrimoni, le nascite e i funerali. I kanaki vivono in piccoli villaggi sparsi per tutte le isole della Nuova Caledonia, ma all’interno del territorio delle tribù, anche se ogni famiglia ha una propria casa, non esiste il concetto di proprietà individuale, perché la terra appartiene a tutti i membri della tribù. Ogni villaggio ha un proprio grande capo (Grand Cheffe) e una sorta di consiglio degli anziani, chiamato chefferie, che decide sulle questioni più importanti.

Incontrare i kanaki

I villaggi dei kanaki li trovate in tutta la Nuova Caledonia e anche se oggi presentano alcuni edifici abbastanza moderni, trovate anche tante case tradizionali, ovvero delle capanne circolari di legno e paglia secca con un tetto a punta. Ne potete vedere una riproduzione nel Centro Culturale Tjibaou, dove le sale espositive sono state realizzate ispirandosi proprio alle case dei kanaki.

Si possono visitare  i villaggi da soli o in compagnia di una guida, magari prendendo parte a un tour, e alcuni villaggi permettono anche di restare a dormire la notte in un alloggio tradizionale per entrare maggiormente in contatto con la cultura locale.

Ma prima di andare in un villaggio kanaki è bene sapere che esistono alcune formalità da seguire quando si incontrano i membri delle tribù e in particolare gli anziani. Si tratta di piccoli gesti che però sono importanti per mostrare rispetto nei confronti dei popoli locali: si usa solitamente portare un dono, che può essere un tessuto come un pareo o una piccola somma di denaro che viene poi consegnato al capo tribù. Una volta accettato il dono, vi verranno spalancate le porte del villaggio e sarete i benvenuti tra i kanaki, che saranno lieti di condividere con voi le loro tradizioni e abitudini. Potete preparare i pasti assieme alle famiglie, partecipare alle attività quotidiane, imparare alcune arti tradizionali come la scultura del legno e non avrete difficoltà a fare amicizia: le relazioni tra gli individui e la condivisione all’interno della tribù sono considerati molto importanti e si ha sempre molto tempo per stare insieme e chiacchierare.

In particolare sulle Isole della Lealtà, potrete scoprire la cultura kanak in maniera divertente e alternativa, grazie ai numerosi festival che si svolgono su queste isole. Ci sono feste dedicate all’igname, alla pesca, a qualche altro prodotto tipico o ad un qualche elemento naturale.