Hokusai

Katsushika Hokusai è il più celebre artista giapponese del periodo Edo, pittore e incisore, maestro dell’ukiyo-e, le stampe realizzate su blocchi di legno tipiche di quegli anni. Nel suo percorso ha subito l’influenza di pittori del calibro di Sesshu.
Tra i suoi lavori di pregio troviamo la famosa serie xilografica delle Trentasei vedute del monte Fuji, che comprende anche la sua stampa più celebre, La grande onda di Kanagawa. Pochi sanno che la sua opera è stata ispiratrice per Monet, per Van Gogh e per molti altri artisti ottocenteschi: da qui si capisce il peso che ha avuto non solo per l’arte nipponica, ma per tutto l’Ottocento europeo.

La nascita

Nato a Edo nel 1760, l’odierna Tokyo, forse figlio di un artigiano. Alcune notizie intorno alla sua nascita non sono certe, per esempio non se ne conosce con certezza il giorno. Si pensa che il suo nome d’origine fosse Tokitaro. Si pensa che il padre possa essere Nakajima Ise. Di sicuro si sa che Nakajima Ise non fece mai di Katsushika Hokusai il suo erede diretto quindi è probabile che la madre fosse una concubina. Il piccolo Katsushika Hokusai inizia a dipingere molto presto, intorno ai sei anni circa e apprende forse l’arte dal padre che con la costruzione di specchi affiancava anche il design e l’abbellimento di questi.

Il ponte Nihonbashi a Edo, stampa di Hokusai dalle Trentasei vedute del monte Fuji
La Edo in cui Hokusai nasce e passa quasi tutta la vita, vista da lui: il ponte Nihonbashi era il chilometro zero del Giappone, da cui partivano tutte le strade, e sullo sfondo, tra i tetti dei magazzini e il castello dello shogun, spunta il Fuji. Oggi il ponte esiste ancora, coperto dall’autostrada.Katsushika Hokusai, Il ponte Nihonbashi a Edo, 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci

I suoi tanti nomi

Katsushika Hokusai è conosciuto con circa una trentina di nomi. È pratica molto diffusa infatti in Giappone che gli artisti cambino nome a seconda del loro periodo. Nonostante esista questa pratica però Katsushika Hokusai batte tutti i record configurandosi come l’artista conosciuto con più nomi in vita. La presenza di questi nomi associati ad un dato periodo artistico è di certo utile a posteriori per tracciare un quadro delle sue fasi artistiche. Non erano vezzi da artista: ogni nome nuovo segnava quasi sempre un cambio di stile o l’uscita da una scuola, e il nome vecchio veniva ceduto a un allievo. La stessa irrequietezza se la portò dietro anche nella vita di tutti i giorni: si racconta che abbia cambiato casa 93 volte, perché quando lo studio diventava troppo sporco preferiva traslocare piuttosto che mettersi a pulire.

Vita ed influenze artistiche

Quando compì 12 anni il padre lo mandò a lavorare in libreria. Era usanza delle classi medie giapponesi infatti intrattenersi nella lettura dei libri su blocchi di legno incisi. Già a 14 anni Katsushika Hokusai intagliava benissimo il legno tanto che a 18 anni entrò a far parte dello studio di Katsukawa Shunsho, un noto artista di stampe a colori, disegnatore e pittore. Shunsho era un tipico artista di ukiyo-e, lo stile di stampe su blocchi di legno dipinti che avrebbe poi influenzato Hokusai. Lo stile di Katsukawa Shunsho si era però concentrato su immagini di donne e sulle immagini del Kabuki.

Il suo primo “nome”

Nello studio di Katsukawa Shunsho Katsushika Hokusai ebbe il suo primo nome. Fu infatti chiamato dal maestro “Shunro“. Con questo soprannome sono conosciute le sue prime stampe nel 1779. I suoi primi lavori rappresentavano un soggetto caro allo studio di Katsukawa Shunsho ovvero una serie di immagini di attori Kabuki. Durante questo periodo nello studio di Katsukawa Shunsho, Hokusai ebbe il suo primo matrimonio di cui si sa ben poco solo che la prima moglie morì molto presto nel 1790. Il secondo matrimonio fu celebrato nel 1797. Da entrambi i matrimoni in tutto ebbe cinque figli, due maschi e tre femmine, delle femmine la più giovane Sakae, anche conosciuta come Oi, è diventata un’artista. Nel 1793 morì anche il maestro Shunsho, fu allora che Hokusai iniziò ad interessarsi ad altri stili d’arte. Si interessò in particolare allo stile europeo di cui acquisì la tecnica delle incisioni olandesi e francesi. Dopo la morte del maestro Hokusai fu espulso dalla scuola. Il principale discepolo di Shunsho chiamato Shunko forse lo espulse per le sue frequentazioni con la scuola rivale di Kano. Come Katsushika Hokusai ha più spesso dichiarato è stato proprio l’imbarazzo per essere stato espulso dalla scuola da Shunko a motivare la sua ispirazione artistica.

Abbandono della scuola di Shunsho e l’evoluzione

Hokusai è famoso nel mondo per le 36 vedute che sono il frutto di una sua personale ossessione con il monte Fuji. I critici d’arte concordano con il ritenere che se c’è un lavoro che ha fatto conoscere il nome di Katsushika Hokusai all’estero sono proprio le 36 vedute, una serie di stampe che ha come protagonista il monte Fuji in ogni sua sfaccettatura. All’estero però l’artista è di certo conosciuto per la xilografia su La grande onda di Kanagawa. Ma vediamo come è arrivato ad avere tutto questo successo dopo l’espulsione dalla scuola di Shunsho che gli costò grande imbarazzo ma anche grande ispirazione.
Hokusai iniziò con l’andare controcorrente e cambiare i soggetti delle sue opere distaccandosi dai tradizionali soggetti dell’ ukiyo-e, niente più cortigiane ed attori quindi ma bensì paesaggi, scene di vita quotidiana in Giappone a tutti i livelli sociali. Ciò ha rappresentato un originale passo in avanti nella sua carriera. A questo periodo è possibile ascrivere la serie dei Fuochi d’artificio a Ryogoku Ponte, serie ispirata a questo nuovo modo di interessarsi al mondo, la serie risale al 1790.

Kajikazawa nella provincia di Kai, stampa di Hokusai con un pescatore sulla roccia e il Fuji sullo sfondo
Il cambio di soggetti in una stampa sola: un pescatore in equilibrio su uno scoglio con le lenze tese nel vento, il ragazzo accovacciato dietro di lui, e il Fuji che ripete la forma della roccia. Gente che lavora, non cortigiane né attori.Katsushika Hokusai, Kajikazawa nella provincia di Kai, 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci

La carriera di Hokusai decolla

Oltre alla scuola di Shunsho nella vita di Hokusai ci fu un’altra scuola molto importante la scuola di Tawaraya da cui Hokusai prende il nome di Tawaraya Sori, altro nome che lo identifica in Giappone. In questo periodo più che illustratore Hokusai si fa conoscere come pittore con la produzione di molti quadri della serie Surimono e di illustrazioni per Kyoka Ehon un libro illustrato che contiene poesie umoristiche nipponiche. Al 1798 si ascrive un altro nome di Hokusai, infatti inizia a farsi chiamare Hokusai Tomisa poiché si libera da tutte le sue influenze scolastiche, si allontana anche da questa scuola e inizia la sua carriera in maniera libera ed indipendente.
Al 1800 è possibile ascrivere la sua crescita professionale in direzioni diverse dal ritratto canonico ed adotta il nome con cui è stato poi più conosciuto Katsushika Hokusai, il nome che si riferisce ad Edo il luogo in cui è nato. In questo stesso periodo inizia a dipingere una serie di luoghi interessanti come le Otto vedute di Edo ed inizia ad insegnare ad alcuni allievi attirati dal suo stile. In tutto nel corso della sua vita avrà solo una cinquantina di discepoli.

Il primo decennio del 1800

Nel primo decennio del 1800 la sua carriera esplode, diviene sempre più celebre per le sue opere. Nel 1804, durante un festival a Edo, riscosse enorme successo il ritratto del monaco buddista Daruma, un’immagine gigantesca di circa duecento metri quadrati realizzata con una scopa e secchi ricolmi di inchiostro. Intorno alla figura di Katsushika Hokusai si sono poi create una serie di leggende. Una vuole che l’artista fu invitato alla corte dello shogun Ienari per confrontarsi con un altro artista. Katsushika Hokusai creò un dipinto alla presenza dello Shogun, la sua opera consisteva nel dipingere una curva blu su carta e poi realizzò delle foglie rosse con le zampe di un pollo che erano state intinte nella vernice rossa. Il dipinto doveva rappresentare il fiume Tatsuta che aveva sulla sua superficie foglie d’acero rosse che galleggiavano. Con quest’idea Katsushika Hokusai vinse la competizione.
Nel 1807 Katsushika Hokusai collabora con Takizawa Bakin, un famoso romanziere per una serie di libri illustrati che però non ebbe fortuna. Di fatti i due non andavano d’accordo ed il progetto tramontò dopo il quarto libro. L’editore tra i due scelse di mantenere Katsushika Hokusai per il suo progetto di illustrazione. Da quest’episodio è chiaro il fatto che in questo periodo in Giappone sono fondamentali le illustrazioni nelle opere a stampa.

L’età adulta

Giunto al 1811, Katsushika Hokusai ha ormai 51 anni e cambia nome per l’ennesima volta, viene infatti chiamato Taito. A questo periodo è possibile ascrivere il manga di Hokusai e i vari etehon, ovvero i manuali d’arte. Il primo libro di Katsushika Hokusai è stato pubblicato nel 1814 e rappresenta il modo per fare manga, disegni e soprattutto caricature. Questa prima opera ha poi influenzato il fumetto moderno. Nel 1820 vengono poi pubblicati 12 libri sui manga e successivamente dopo la morte altri tre. Tutti questi volumi rappresentano illustrazioni di animali, persone e figure religiose che hanno a che fare con la quotidianità, personaggi molto popolari a quel tempo che vengono ritratte con sfumature grottesche e caricaturali.
Katsushika Hokusai cambia ancora nome nel 1820 e diviene Iitsu, questo cambiamento è preludio di un periodo felice con cui verrà conosciuto in tutto il Giappone. Per la fama all’estero bisognerà aspettare dopo la sua morte. Anche se era famoso in Giappone infatti sappiamo che questo paese ha la caratteristica di essere isolato geograficamente. È in questo periodo che Katsushika Hokusai ossessionato dal monte Fuji ne dipinge le 36 vedute del monte Fuji, tra cui la famosa grande onda di Kanagawa. Questa serie divenuta famosissima è stata poi arricchita da altre dieci stampe.
Oltre a queste famose vedute Katsushika Hokusai ha prodotto altre stampe che rappresentano un tour delle cascate delle province con insoliti ponti. A questa fase si ascrivono anche una serie di riproduzioni di fiori ed uccelli.

Una pagina degli Hokusai manga, il libro di schizzi di Hokusai
Una pagina dei manga di Hokusai: la parola all’epoca voleva dire «schizzi a ruota libera», e i quindici volumi sono un catalogo di facce, mestieri, animali e figure buffe usato come manuale dagli allievi. Il fumetto giapponese di oggi ha preso il nome da qui.Katsushika Hokusai, Hokusai manga, volume 6 · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
Vento del sud, cielo sereno, il Fuji rosso di Hokusai
Il Fuji rosso, la seconda stampa più famosa della serie: la montagna da sola, all’alba di fine estate, con il colore che arriva dal primo sole. Nessuna figura umana, quasi nessun dettaglio, e proprio per questo è quella che la gente riconosce dopo la grande onda.Katsushika Hokusai, Vento del sud, cielo sereno (il Fuji rosso), 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
La cascata Kirifuri a Nikko, stampa di Hokusai dalla serie delle cascate
La cascata Kirifuri di Nikko, dal tour delle cascate: l’acqua si divide in rami come radici, e i pellegrini in basso danno la scala. La cascata esiste ancora e si va a vedere da un belvedere sopra la città.Katsushika Hokusai, La cascata Kirifuri sul monte Kurokami a Nikko, 1832 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
La cascata Amida sul Kisokaido, stampa di Hokusai dalla serie delle cascate
La cascata Amida, ridotta a un cerchio pieno da cui l’acqua precipita, con tre viandanti che fanno merenda sul bordo. Non assomiglia alla cascata vera: Hokusai disegnava l’idea dell’acqua, non la fotografia.Katsushika Hokusai, La cascata Amida sul Kisokaido, 1827 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci

La grande onda di Kanagawa

È la stampa giapponese più riprodotta al mondo e quasi sempre viene fraintesa: quella che vedete non è uno tsunami, ma un’onda di tempesta al largo di Kanagawa, con tre barche da trasporto finite in mezzo alla burrasca. I rematori sono piegati sui remi e non guardano niente, mentre il vero protagonista è il monte Fuji, piccolissimo sullo sfondo e incorniciato dalla schiuma.
Hokusai gioca tutto su questo ribaltamento delle proporzioni: la montagna sacra diventa un dettaglio e l’acqua si prende la scena. L’altro colpo d’occhio è il blu di Prussia, un pigmento importato dall’Europa che arrivava allora sul mercato giapponese e che lui usò a piene mani.

Un’ultima cosa che stupisce sempre: all’epoca ne furono stampate diverse migliaia di copie, vendute a un prezzo popolare, e oggi ne sopravvive poco più di un centinaio, sparso nei musei di mezzo mondo.

La grande onda di Kanagawa di Hokusai, con le tre barche e il monte Fuji sullo sfondo
Guardate l’onda da vicino: la cresta si chiude in artigli di schiuma che sembrano mani, e il Fuji, in basso al centro, è più piccolo delle barche. Questa copia è quella del Metropolitan di New York, una delle meglio conservate, con il blu di Prussia ancora acceso.Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci

L’età tarda e la morte

Dal 1834 Katsushika Hokusai è conosciuto con il nome di Gakyo Rojin Manji. In questo periodo Hokusai produce le 100 vedute del monte Fuji, un’altra serie paesaggistica molto significativa.
Della sua vita scrisse di aver fatto bene ma se il cielo gli avesse regalato altri cinque o dieci anni in più sarebbe potuto diventare un vero pittore. Morì nel 1849, un’intera vita dedicata all’arte. Aveva quasi novant’anni, un’età rarissima per il suo tempo, e continuò a dipingere fino agli ultimi mesi. La sua tomba si trova ancora oggi a Tokyo, nel piccolo tempio Seikyoji a due passi da Asakusa: una lapide sobria, con inciso l’ultimo nome che si era scelto.

Influenze artistiche nell’Europa ottocentesca

Nonostante la sua lunga carriera le opere più significative di Hokusai si ricordano dopo che ha compiuto 60 anni. L’opera più importante è la serie delle trentasei vedute del monte Fuji che in realtà si compone di ben 46 stampe. È stato il responsabile della trasformazione della ukiyo-e da uno stile legato all’ambiente cortigiano ad una forma d’arte che si concentra sul creato e sulle mille sfumature della natura. L’ossessione per il monte Fuji ha ispirato tantissimi artisti ottocenteschi soprattutto dopo la morte di Hokusai. A fine secolo in Francia si sperimentava l’impressionismo e le visioni di Hokusai della natura ispirarono i temi di Monet, Degas, Gauguin, Klimt, Manet, Van Gogh e Renoir.

Temporale sotto la vetta del Fuji, stampa di Hokusai con il fulmine alla base della montagna
La gemella scura del Fuji rosso: in alto il cielo sereno, in basso un temporale con il fulmine che spacca il buio alla base della montagna. Gli impressionisti francesi impararono da stampe come questa a tagliare le scene in modo netto e a lavorare per campiture di colore piatte.Katsushika Hokusai, Temporale sotto la vetta del Fuji, 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci

Dove vedere le opere di Hokusai in Giappone

Il posto giusto per partire è il Sumida Hokusai Museum di Tokyo, nato nel quartiere dove l’artista è nato e ha passato quasi tutta la vita: l’edificio è un blocco di alluminio specchiato firmato Kazuyo Sejima che vale già da solo la deviazione, e dentro trovate anche la ricostruzione del suo studio, con lui e la figlia Oi al lavoro tra il disordine.
Mettete in conto una cosa: le stampe originali sono fragilissime e temono la luce, quindi in sala vedrete spesso riproduzioni ad altissima definizione e originali a rotazione. Vale lo stesso per l’Ota Memorial Museum of Art di Harajuku, un altro museo dedicato all’ukiyo-e dove capita spesso di incrociarlo.

C’è poi una meta molto più insolita: Obuse, un paesino della prefettura di Nagano dove Hokusai visse da vecchissimo ospite di un ricco mercante. Qui ci sono l’Hokusaikan, con i carri festivi dai soffitti dipinti da lui, e il tempio Ganshoin con la sua fenice sul soffitto, una delle ultime grandi opere della sua vita.

Altre vedute

Tre stampe della stessa serie che raccontano com’era il Giappone di allora, e che oggi si possono confrontare con i posti veri.

La ruota ad acqua di Onden, stampa di Hokusai: oggi è la zona di Harajuku
Onden era un villaggio di contadini con un mulino ad acqua sul fiume Shibuya. Questo posto oggi si chiama Harajuku, e la ruota girava più o meno dove adesso c’è Takeshita-dori.Katsushika Hokusai, La ruota ad acqua di Onden (oggi Harajuku), 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
Il Fuji da Gotenyama a Shinagawa, stampa di Hokusai con la fioritura dei ciliegi
Hanami a Gotenyama, la collina di Shinagawa dove gli abitanti di Edo andavano a vedere i ciliegi: picnic sulle stuoie, il mare sotto, il Fuji in fondo. La collina è stata sbancata a metà Ottocento per costruire i forti nella baia, e non esiste più.Katsushika Hokusai, Il Fuji da Gotenyama a Shinagawa, 1830-32 circa · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
Il ponte Kintai nella provincia di Suo, stampa di Hokusai dalla serie dei ponti insoliti
Il ponte Kintai di Iwakuni, cinque arcate di legno senza chiodi, dalla serie sui ponti più strani del Giappone. È uno dei pochi soggetti di Hokusai che si possono ancora vedere quasi identici: il ponte è stato ricostruito con le tecniche originali.Katsushika Hokusai, Il ponte Kintai nella provincia di Suo, 1827-30 · The Metropolitan Museum of Art, pubblico dominio · 🔍 ingrandisci
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).