Giappone in bici
Pedalare in Giappone è uno di quei viaggi che ti cambia il modo di vedere un Paese. Non è solo spostarsi da A a B: è attraversare in lentezza paesini di campagna, coste, ponti infiniti e città enorme usando le tue gambe come motore. Se vi attira l’idea di un viaggio lungo in bici in Giappone, questo è il tipo di esperienza che, ve lo dico sinceramente, può diventare il filo conduttore di un intero viaggio e non solo un’uscita “una tantum”.
In queste righe vi racconto come organizzare un viaggio in bici in Giappone: dove ha più senso pedalare, quanto tempo dedicare, quali grandi percorsi considerare (dalla Shimanami Kaido alle altre rotte nazionali), come gestire bagagli, riparazioni, treni e aerei con la bici al seguito. L’idea è darvi una base concreta per capire se questo tipo di viaggio fa per voi e come trasformarlo in qualcosa di davvero fattibile, non in un sogno complicatissimo da realizzare.
Indice
Perché scegliere la bici
Lungo la strada trovate conbini praticamente ovunque, distributori automatici anche in zone che sembrano vuote, bagni pubblici puliti, macchinette con bevande calde e fredde. Questo riduce molto lo stress: non serve riempirsi di scorte come in certi Paesi, potete modulare la giornata pedalando tra uno stop e l’altro e fermandovi quando serve. Per me questa combinazione di infrastrutture, sicurezza e ritmo lento è il motivo principale per cui il Giappone si presta così bene a essere esplorato in bici.
C’è poi l’aspetto culturale. In poche ore potete passare da un ponte sospeso sul mare interno a un tempio sperduto tra i campi di riso, fermarvi a mangiare ramen in una stazioncina locale, dormire in una guesthouse a conduzione familiare. In treno tutto questo scorre fuori dal finestrino; in bici lo vivete sulla pelle, con la sensazione che ogni chilometro pedalato abbia un “peso” diverso rispetto ai chilometri fatti con un JR Pass.
Quanto tempo dedicare
Un viaggio in bici lungo in Giappone non significa per forza fare un mese intero solo a pedalare. Secondo me ha senso ragionare in blocchi: 3–4 giorni, una settimana, due o tre settimane, a seconda di quanto volete spingere questa modalità di viaggio.
Con una settimana piena si può pensare a un anello più lungo: per esempio Biwaichi in 2–3 giorni rilassati, più qualche deviazione nei dintorni, o una combinazione di costa e entroterra. In una settimana riuscite già a entrare in una routine di viaggio in bici: pedalare, mangiare in locali di zona, onsen la sera, dormire in piccoli alloggi.
Se avete due o tre settimane, si apre il mondo dei viaggi “a tappe” veri e propri: potete attraversare un’intera regione, combinare più National Cycle Route, o fare un tour di Hokkaido o Kyushu alternando tratti lunghi in bici a qualche spostamento in treno con la bici in sacca. È la dimensione che consiglio a chi ha già fatto cicloturismo altrove e vuole usare il Giappone come grande playground a pedali.
Un consiglio spiccio: non riempite ogni giorno di chilometri. In Giappone c’è una quantità enorme di posti in cui vale la pena fermarsi. Meglio 60–80 km al giorno con il tempo per una sosta in un onsen o per salire a un castello, che 120 km filati senza vedere nulla.
Quando andare
La bici amplifica il meteo. Una giornata di pioggia leggera a piedi è fastidiosa; in bici può diventare davvero pesante. Ecco perché secondo me la scelta del periodo è una delle decisioni più importanti di tutto il progetto “Giappone in bici”.
Le stagioni più comode per pedalare sono la primavera (da fine marzo a maggio) e l’autunno (da fine settembre a inizio novembre). Le temperature sono miti, le giornate abbastanza lunghe e in molti posti potete godervi fioriture e foliage pedalando tra i colori invece di guardarli solo dalle piattaforme panoramiche.
L’estate giapponese è molto umida e calda, soprattutto tra luglio e agosto. Se vi piace il caldo e vi organizzate bene con soste frequenti, cappellino, crema solare e tanta acqua, potete comunque fare un bel viaggio, ma la fatica percepita sale parecchio. Il lato positivo è che in estate molte località di montagna e le zone del nord, come Hokkaido, diventano quasi perfette per lunghi giri in bici.
L’inverno non è da scartare a priori, soprattutto nelle regioni più miti e nelle grandi isole del sud, ma richiede più attenzione a vento, ghiaccio e giornate corte. Secondo me, se è il vostro primo viaggio in bici in Giappone, ha senso scegliere primavera o autunno e lasciare esperimenti invernali o estivi a una seconda volta, quando sapete già come reagite ai ritmi e alle strade locali.
Dove pedalare
Il bello del Giappone è che potenzialmente potete pedalare ovunque: coste, montagne, grandi pianure, zone vulcaniche, isole. Per non perdersi in mille opzioni, può aiutare partire dalle National Cycle Route, cioè alcuni percorsi ufficialmente riconosciuti per la qualità dell’esperienza ciclistica. Tra questi ci sono Shimanami Kaido, Biwaichi attorno al Lago Biwa e la Tsukuba-Kasumigaura Ring Ring Road, oltre alla lunga Pacific Cycling Road lungo la costa del Pacifico.
Questi itinerari hanno quasi sempre segnaletica chiara, tratti ciclabili dedicati, servizi pensati per chi viaggia in bici (noleggi, punti informazioni, alloggi bike-friendly). Secondo me è una buona idea costruire la prima esperienza lunga partendo da uno di questi e poi, se vi sentite a vostro agio, infilare deviazioni e varianti su strade secondarie.
Fuori dalle rotte “ufficiali” trovate di tutto: stradine agricole perfette per chi ama la tranquillità, passi di montagna che sembrano fatti apposta per chi pedala, strade costiere con pochissimo traffico. Io vi direi di non fissarvi solo sulla mappa: lasciatevi un margine di flessibilità per cambiare un tratto se sul posto scoprite che c’è una valle laterale spettacolare o una strada lungolago più bella di quella principale.
Shimanami Kaido
La Shimanami Kaido è probabilmente la rotta ciclistica più famosa del Giappone, ed è famosa con un buon motivo. Si tratta di un percorso di circa 70 km tra Onomichi (Honshu) e Imabari (Shikoku) che attraversa il Mare Interno Seto passando su grandi ponti sospesi e sei isole. È stata una delle prime strade pensate apertamente anche per le bici, con un tracciato dedicato e un “blue line” dipinta a terra che vi guida da una parte all’altra senza possibilità di sbagliare.
La cosa bella è che la Shimanami Kaido è accessibile a tanti livelli diversi. Chi è allenato può farsela in giornata, partendo presto e arrivando nel pomeriggio, magari con una pausa lunga in un caffè vista mare. Chi preferisce un ritmo più rilassato può spezzare il percorso in due giorni, dormendo su una delle isole lungo il tragitto. Ci sono anche punti di noleggio bici e sistemi di rental-drop che permettono di noleggiare in un punto e riconsegnare in un altro, opzione comoda se non volete caricarvi la vostra bici su aerei e treni.
Vi consiglio di vivere la Shimanami come “micro-viaggio nel viaggio”: arrivate la sera prima a Onomichi o Imabari, dormite lì, partite con calma la mattina. Lungo il percorso fermatevi non solo ai punti “da foto”, ma anche nei chioschi di agrumi, nei piccoli templi affacciati sul mare e nelle onsen che trovate dopo aver finito la giornata. È un itinerario dove la componente paesaggio è fortissima, ma che funziona ancora meglio se lo spezzate con tante piccole tappe umane.
Biwaichi attorno al lago
La seconda grande rotta che consiglio a chi vuole un viaggio in bici più lungo ma modulabile è la Biwaichi, il giro del Lago Biwa, il più grande del Giappone. Il percorso completo è di circa 200 km e forma un anello, con la possibilità di scegliere solo la parte nord (circa 150 km) se volete accorciare.
Qui il paesaggio è molto diverso dalla Shimanami: lungolago, risaie, piccoli paesi, tratti pianeggianti con vista sulle montagne. La Biwaichi è stata anch’essa riconosciuta come National Cycle Route, quindi trovate segnaletica, servizi dedicati, alloggi che conoscono bene le esigenze di chi viaggia in bici. Molte persone la percorrono in 2–3 giorni, ma potete tranquillamente dilatare i tempi se volete infilare visite a castelli, santuari sul lago, cittadine storiche lungo la via.
Secondo me è un itinerario ideale se vi piace l’idea di pedalare tanto ma senza dislivelli estremi, con la certezza di avere quasi sempre un paese, un konbini o un alloggio a una distanza ragionevole. È anche relativamente facile da combinare con Kyoto e Osaka: potete arrivare in treno con la bici in sacca, fermarvi un paio di notti attorno al lago e poi proseguire il vostro viaggio “classico” in città.
Altre grandi rotte
Se l’idea è un viaggio in bici lungo, non solo una toccata e fuga, vale la pena guardare anche alle altre grandi rotte ufficiali. Oltre alle due di cui ho parlato, ci sono:
- la Tsukuba-Kasumigaura Ring Ring Road, circa 170–180 km tra le sponde del lago Kasumigaura e una ex linea ferroviaria ai piedi del monte Tsukuba;
- la Pacific Cycling Road, che segue per centinaia di chilometri la costa del Pacifico attraversando diverse prefetture;
- itinerari più “wild” come il Tokapuchi 400 in Hokkaido, pensati per chi cerca lunghi giri in mezzo alla natura.
La Ring Ring Road è interessante perché non è lontana da Tokyo, quindi potete trasformarla in un’anello di 1–3 giorni facilmente collegabile all’itinerario classico della capitale. Il percorso alterna tratti lungolago, strade su ex ferrovia, piccoli centri e zone agricole, con un buon equilibrio tra paesaggi e servizi.
La Pacific Cycling Road è invece l’idea giusta se vi affascina seguire la costa per tanti giorni, magari scegliendone solo una sezione e non l’intero sviluppo. Lì trovate lunghi tratti di mare, cittadine portuali, spiagge, scogliere e strade con traffico variabile, quindi conviene studiare un po’ la mappa per evitare i segmenti troppo esposti o rumorosi.
Hokkaido meriterebbe un capitolo a parte: strade ampie, poco traffico, paesaggi enormi. Se siete già abituati a stare diversi giorni in sella e non vi spaventa l’idea di avere tratti con pochissimi servizi, può diventare il luogo perfetto per un grande viaggio a pedali, soprattutto in estate quando il resto del Paese è soffocato dall’umidità.
Livelli di esperienza
Una delle domande che mi fanno più spesso è: “ma il Giappone in bici è per tutti?”. La risposta è dipende da come lo costruite. Lo stesso Paese può essere super accessibile o molto impegnativo, a seconda delle distanze, del dislivello e della stagione che scegliete.
Se siete alle prime esperienze di cicloturismo, io vi consiglio:
- distanze giornaliere intorno ai 50–70 km;
- percorsi tendenzialmente pianeggianti o con salite brevi;
- zone con molti servizi, come Shimanami Kaido, Biwaichi e Ring Ring Road.
Chi ha già fatto viaggi lunghi in bici può tranquillamente salire a 80–100 km al giorno e inserire passi di montagna, strade interne e tappe più intense. L’unica cosa che vi suggerisco è di non sottovalutare il caldo e l’umidità, perché un 100 km in pianura a 20 gradi non è la stessa cosa di un 100 km a 33 gradi con aria ferma.
Ve lo dico subito: non serve essere atleti per godersi il Giappone in bici. Serve piuttosto un po’ di onestà con se stessi quando si pianifica. Meglio un viaggio costruito attorno a tappe realistiche, pause, giorni “corti” e magari un paio di giornate senza bici, che un calendario tirato dove arrivate a sera distrutti e non avete voglia di guardare nulla.
Noleggio o bici propria
Il grande bivio pratico è: portare la propria bici o noleggiarne una in Giappone. Non esiste una risposta giusta per tutti, ma qualche ragionamento aiuta.
Portare la propria bici ha il vantaggio enorme di pedalare su un mezzo che conoscete alla perfezione, con la vostra posizione, la sella a cui siete abituati, i rapporti che vi piacciono. Per un viaggio lungo, secondo me è un plus non da poco. Di contro, però, vi dovete occupare di:
- trasporto in aereo, con borsa rigida o morbida;
- spostamenti con la bici in sacca su treni e mezzi interni;
- eventuale stoccaggio della borsa da viaggio quando siete in giro a pedalare.
Il noleggio toglie gran parte di queste complicazioni. In molte città e lungo alcuni itinerari famosi (Shimanami, Biwaichi, ecc.) trovate negozi specializzati e sistemi di rental-drop che offrono bici da strada, gravel, e-bike o ibridi da cicloturismo. La qualità è spesso buona, ma io vi consiglio di portare comunque la vostra sella, i vostri pedali e magari un paio di piccoli accessori per sentirvi “a casa” sulla bici.
Se pensate a un viaggio davvero lungo, di due o tre settimane sempre in sella, e siete esigenti sull’assetto, io vi direi che vale la pena portare la vostra bici. Se invece volete inserire la bici come capitolo di 3–4 giorni dentro un viaggio più vario, il noleggio ben organizzato è spesso la via più semplice.
Bici e treni: il rinko
Una delle peculiarità del Giappone è il sistema del rinko: per portare la bici in treno, praticamente ovunque è obbligatorio smontarla (di solito almeno una ruota) e chiuderla in una sacca apposita, in modo che diventi un “normale bagaglio” e non un oggetto ingombrante a vista.
Dal punto di vista pratico, questo significa che:
- vi serve una rinko bag adatta alla vostra bici;
- dovete imparare una piccola routine per smontare, impacchettare e rimontare il mezzo;
- conviene prevedere un po’ di margine di tempo in stazione quando dovete prendere un treno importante.
La prima volta può sembrare macchinoso, ma vi giuro che dopo due o tre utilizzi la cosa diventa quasi automatica. Il vantaggio enorme è che potete combinare tratte lunghe in treno e segmenti in bici in modo molto flessibile: per esempio shinkansen Tokyo–Hiroshima, poi più giorni di pedalate in zona, poi di nuovo treno verso un’altra regione.
Bici e aerei
Portare la bici in Giappone in aereo è ormai una pratica abbastanza comune. Molte compagnie trattano le bici come attrezzatura sportiva, che spesso rientra nella franchigia di bagaglio standard se resto nei limiti di peso e dimensioni, a patto che sia imballata correttamente in una sacca o in un box.
Le opzioni principali sono:
- borsa rigida specifica per bici: offre la protezione migliore ma è ingombrante, pesa parecchio e può essere scomoda da gestire una volta in Giappone;
- borsa morbida imbottita: più leggera e facile da ripiegare, ma richiede un po’ più di attenzione nel proteggere telaio e componenti;
- in alcuni casi, scatola di cartone fornita da negozi di bici o dall’aeroporto, soluzione economica ma meno pratica se dovete riutilizzarla al ritorno.
Molti ciclisti che viaggiano in Giappone scelgono di spedire la borsa rigida o il box direttamente all’aeroporto con un servizio di corriere interno e girare il Paese usando il sistema rinko durante il viaggio. È una buona strategia se non volete trascinarvi dietro un enorme guscio vuoto per settimane.
In ogni caso, il mio consiglio è semplice: controllate sempre le regole precise della compagnia aerea con cui volate (peso, dimensioni, eventuali costi extra) e preparatevi a smontare almeno pedali, ruote e spesso il manubrio. Meglio fare una prova generale a casa che scoprirlo alle tre di notte la sera prima della partenza.
Negozi e riparazioni
Una delle grandi paure di chi pensa al Giappone in bici è: “e se buco o rompo qualcosa?”. La buona notizia è che il Paese è pieno di negozi di bici di tutti i tipi, dai classici “mamachari” shop di quartiere fino alle grandi catene di sport-bike.
Poi ci sono catene come Cycle Base Asahi, presenti con centinaia di punti vendita in tutto il Paese, molto comode per riparazioni di base, ricambi standard, luci, camere d’aria e così via. Non sono boutique super specializzate, ma per tenere in vita la bici in viaggio vanno più che bene.
Il mio consiglio è di partire comunque con un minimo di autonomia meccanica:
- qualche camera d’aria compatibile;
- un kit riparazione;
- una pompa decente;
- un multitool con le misure giuste per la vostra bici.
Per il resto, in caso di guasti più seri, nelle aree urbanizzate troverete praticamente sempre un negozio abbastanza vicino. Nei tratti più remoti può voler dire fare qualche chilometro a piedi o fermare un taxi, ma in generale non siete in mezzo al nulla assoluto.
Regole e sicurezza
Dal punto di vista delle regole, la cosa principale da ricordare è che in Giappone si pedala a sinistra, come le auto. Sulle strade principali la bici viene considerata a tutti gli effetti un veicolo: si sta sulla carreggiata, ci si mette in fila indiana, si rispettano i semafori e gli attraversamenti.
In alcune zone urbane ci sono piste ciclabili sul marciapiede o spazi condivisi con i pedoni. Anche qui, però, la logica è sempre quella del rispetto: velocità moderata, attenzione ai pedoni, precedenza a chi cammina. Non aspettatevi un sistema di ciclabili “alla olandese”; piuttosto tante soluzioni diverse incollate l’una all’altra, che richiedono un po’ di adattamento.
Altre regole importanti:
- in molte prefetture il casco è fortemente raccomandato e per i minori spesso obbligatorio;
- l’uso del telefono in sella e la guida in stato di ebbrezza sono vietati e presi seriamente;
- di notte luci anteriori e posteriori non sono un optional, ma una necessità, sia legale sia pratica.
La verità è che il livello medio di rispetto tra utenti della strada è più alto di quello a cui molti sono abituati, ma questo non significa che potete distrarvi. Secondo me il vero vantaggio, più che nella “gentilezza” degli automobilisti, sta nel fatto che spesso ci sono strade secondarie e argini di fiume dove potete pedalare tranquilli evitando del tutto il traffico pesante.
Bagagli e alloggi
La logistica dei bagagli è una delle cose che può rendere o complicare un viaggio in bici. In Giappone, fortunatamente, avete diverse carte da giocare. La prima è viaggiare leggeri, con borse da bici e una selezione ragionata di abiti: con la presenza capillare di lavanderie a gettoni e konbini, non serve portarsi dietro mezzo guardaroba.
La seconda carta è il sistema di spedizione bagagli porta a porta: potete, per esempio, spedire un borsone grande da Tokyo a Osaka e girare una settimana solo con il minimo indispensabile sulle borse della bici. Quando arrivate alla città successiva trovate la vostra sacca ad aspettarvi in hotel e potete riorganizzare tutto.
Per gli alloggi avete un ventaglio enorme: business hotel, ryokan, minshuku, guesthouse, ostelli, campeggi dove in alcuni casi potete arrivare anche in bici. Quando prenotate, vi consiglio di verificare se accettano la bici in camera o hanno uno spazio sicuro dove lasciarla. Nelle zone molto abituate ai ciclisti (Shimanami, Biwaichi, ecc.) è spesso quasi automatico; altrove può valere la pena mandare un messaggio in anticipo.
Io trovo molto comodo costruire l’itinerario con tappe giornaliere che finiscono in piccole città con treno o onsen, così avete sempre un piano B: se un giorno piove a dirotto, potete fermarvi prima, prendere un treno il giorno dopo o semplicemente godervi un pomeriggio a mollo nell’acqua calda.
Idee di itinerario
Per rendere tutto un po’ più concreto, ecco qualche idea di struttura di viaggio che secondo me funziona bene.
Un esempio di viaggio misto di due settimane potrebbe essere:
- arrivo a Tokyo, 2–3 giorni senza bici;
- spostamento verso il lago Biwa con bici in rinko;
- 3 giorni di Biwaichi rilassata con tappe lungo il lago;
- treno verso Hiroshima/Onomichi;
- 2 giorni di Shimanami Kaido con notte su un’isola;
- treno verso Osaka o Kyoto per gli ultimi giorni in città.
Se invece avete solo una settimana e volete concentrarvi sulla bici, una buona idea è:
- arrivo a Osaka o Hiroshima;
- Shimanami Kaido con 2 giorni di pedalata;
- trasferimento in un’altra zona ciclabile vicina, per esempio una porzione di costa del Mare Interno o qualche strada dell’entroterra di Shikoku;
- rientro in città per l’ultimo giorno “urbano”.
Chi vuole un viaggio più selvaggio può pensare a Hokkaido in estate: qualche giorno in una zona, spostamento in treno, poi altri giri ad anello, sempre combinando tratti in bici e treni locali. In questo caso ha ancora più senso studiare bene i negozi di bici sulla mappa e portarsi dietro qualcosa in più in termini di autonomia.
In tutti i casi, io vi consiglio di lasciare almeno un giorno cuscinetto alla fine del viaggio, in città, prima del volo di ritorno. Serve sia per gestire eventuali imprevisti (ritardi, meteo, piccole rotture), sia per smontare la bici con calma, impacchettarla bene e magari salutare il Giappone con una cena decente invece che correndo in aeroporto sudati e pieni di grasso sulla mani.
Vale la pena?
Alla fine tutto si riduce a questa domanda: vale davvero la pena organizzare un viaggio in bici in Giappone, invece di fare il giro classico in treno? Io vi direi di sì, a patto di essere onesti con se stessi su quello che si cerca.
Se il vostro obiettivo è vedere il massimo numero di luoghi famosi nel minor tempo possibile, la bici probabilmente non è lo strumento giusto. Ma se vi interessa entrare un po’ di più nell’“intervallo” tra un’attrazione e l’altra, attraversare la provincia, fermarvi in bar dove nessuno parla inglese, seguire una strada lungo un fiume solo perché vi ispira, allora la bici in Giappone ha un senso enorme.
A me piace proprio perché costringe a rallentare in un Paese dove tutto sembra andare velocissimo. Vi ritrovate a comprare onigiri al konbini all’alba, a chiacchierare a gesti con il proprietario di una minshuku, a guardare un tramonto sul mare interno da un ponte che avete raggiunto con le vostre gambe. Non è un tipo di viaggio per tutti, ma per chi sente questa chiamata, il Giappone in bici può diventare una di quelle esperienze che continuano a tornare in mente per anni.
E poi, alla fine, c’è qualcosa di molto semplice che resta: una strada, una bici, il rumore delle gomme sull’asfalto e un’intera giornata di Giappone davanti a voi. A me, di solito, basta questo per convincermi a rimettere il casco e partire.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).