Fotografare in Giappone
Il Giappone è uno dei posti più belli da fotografare che io conosca. C’è luce buona ovunque, colori accesi, dettagli curati anche in un vicolo qualsiasi, e la voglia di tirare fuori il telefono ogni cinque minuti è forte.
Il problema è che qui il rapporto con la fotografia è diverso da quello a cui molti sono abituati.
Ci sono regole scritte e regole non dette, cartelli chiari e situazioni in cui devi capire da solo come comportarti. Vi spiego cosa si può fotografare, cosa no e come muovervi senza mettervi nei guai o passare per maleducati.
Indice
- Cosa si può fotografare
- La domanda che uccide la foto
- Negozi e centri commerciali
- Templi e santuari
- Le persone e la privacy
- Gion e le geisha
- Gli spot presi d'assalto
- Ristoranti e izakaya
- Treni e stazioni
- Musei e mostre
- Onsen e spogliatoi
- I droni, lasciateli a casa
- Il mio consiglio
- Video: In Giappone è vietato fotografare
Cosa si può fotografare
Partiamo dalle cose belle, perché sono la maggior parte. All’aperto, per strada, avete campo libero quasi sempre: panorami, grattacieli, insegne al neon, i vicoli di Tokyo di notte, i cortili dei templi, i grandi incroci come quello di Shibuya. Nessuno vi dirà niente se fotografate la città.
Anche il cibo che ordinate al ristorante lo potete immortalare senza problemi, ed è una delle cose che i giapponesi stessi fanno di continuo prima di mangiare.
Poi ci sono i parchi, i giardini, i castelli, i festival di quartiere con i carri e le bancarelle: tutta roba pensata per essere vista. Insomma, l’80% è ok. Le eccezioni sono precise, ed è su quelle che vale la pena concentrarsi.
La domanda che uccide la foto
Vi dico subito una cosa che vi risparmia un sacco di brutte figure: se chiedete “posso fare una foto?” davanti a quasi qualsiasi cosa dubbia, nel 99% dei casi la risposta sarà no.
Non perché siete voi o perché siete turisti. Il motivo è un altro e ha a che fare con come ragionano qui.
In un negozio, per dire, spesso esiste una regola interna di non fare foto. Il commesso quella regola la conosce e la applica, punto. Non può prendersi la responsabilità di dirvi “vabbè, sei un turista, una foto te la faccio fare”: se c’è scritto no, per lui è no, e non discute.
Quindi il paradosso è questo: se chiedete, lo costringete a dire no. Se invece una foto la volete davvero e siete in un posto dove non ci sono cartelli né persone riprese da vicino, molte volte la cosa più semplice è farla e basta, con discrezione, senza trasformarla in una produzione.
Negozi e centri commerciali
Dentro i negozi la regola quasi ovunque è: niente foto. Vale per i grandi magazzini, per le catene di abbigliamento, per i negozi di elettronica e soprattutto per quelli che vendono gadget di anime, personaggi e articoli di design.
Il motivo principale è la copia. Molti negozi vietano di fotografare la merce perché temono che i loro prodotti e le loro idee finiscano copiati e rifatti altrove come imitazioni a basso costo. Character goods, packaging, disegni originali: tutta roba che qui viene protetta con le unghie.
Cercate il cartellino con la macchina fotografica sbarrata, di solito è vicino all’ingresso o alle casse. Se non c’è nessun cartello ma volete fotografare un prodotto perché non capite cosa sia, la cosa più pulita è chiedere allo staff, mettendo in conto che vi possano dire di no.
Poi ci sono i posti dove la regola è più morbida per definizione, come tanti negozietti di souvenir turistici o i mercatini all’aperto. Lì spesso una foto la si fa senza drammi, ma anche qui evitate di esagerare con ogni scaffale. Anche i konbini e i supermercati, che sembrano terra di nessuno, ogni tanto hanno il loro cartellino di divieto vicino alla porta, e lì lo staff ve lo fa notare come in qualsiasi altro negozio. I distributori automatici per strada invece sono liberi da sempre, come le vetrine viste da fuori e i modellini di cibo in plastica all’ingresso dei ristoranti: quella roba sta lì per attirarvi, fotografarla non dà fastidio a nessuno.
Templi e santuari
Fuori quasi sempre si può, dentro quasi sempre no. Il cortile, la pagoda, il grande portale, i giardini: fotografateli pure, sono tra le immagini più belle che vi porterete a casa.
Il discorso cambia quando entrate negli edifici principali. Nella sala principale, vicino alla cassetta delle offerte e mentre si svolgono preghiere o recitazioni, di norma le foto non si fanno, e spesso trovate il cartello che lo dice chiaramente.
Le ragioni sono due, e una l’ho capita solo vivendo qui. La prima è concreta: molti musei e luoghi simili limitano le foto, in particolare col flash, per proteggere le opere e per questioni di copyright, e lo stesso vale per statue e dipinti antichi custoditi dentro i templi. La seconda è più delicata e riguarda il rispetto: molte aree di templi e santuari vietano le foto per tenere uno spazio silenzioso, dove chi vuole pregare possa farlo in pace.
Quello che vi consiglio di tenere a mente in un tempio:
- Statue sacre: non fotografatele mai in una sala interna, spesso sono proprio quelle più protette.
- Flash spento: sempre, anche dove le foto sono ammesse, perché rovina i dipinti antichi.
- Cerimonia in corso: abbassate il telefono e aspettate.
- Cartello all’ingresso: la regola può cambiare da sala a sala.
Le persone e la privacy
Qui sono davvero attenti alla privacy, molto più che in tanti altri Paesi. Fotografare uno sconosciuto da vicino, un bambino, qualcuno seduto in treno o al bar senza chiedere, è considerato maleducato e può creare problemi seri.
Con questo non voglio spaventarvi: una foto di strada con la folla che attraversa a Shibuya la fanno tutti e va benissimo, nessuno si mette in posa e nessuno si sente puntato.
Il confine è tra la scena d’insieme e la persona singola. Chiedere sempre il permesso funziona bene negli spazi normali, mentre inquadrare uno sconosciuto in treno o in un caffè senza chiedere è considerato scorretto. La regola pratica che uso io è semplice: se una persona riconoscerebbe la propria faccia, o chiedo o cambio inquadratura.
E se qualcuno vi fa segno di non fotografare, non discutete. La cosa giusta è un cenno di scuse e via, senza farne un dramma. Qui alzare la voce è la mossa peggiore in assoluto. Un pensiero merita anche il dopo, cioè il momento in cui quella foto la mettete online. Qui il diritto sulla propria immagine viene preso molto sul serio, e una persona riconoscibile dentro un vostro post può crearvi grane anche se sul momento vi aveva detto di sì. Se avete chiesto il permesso per scattare, chiedete anche se potete pubblicarla; in alternativa un ritaglio o una figura di spalle risolvono tutto senza togliere niente alla foto.
Gion e le geisha
Questo merita un paragrafo tutto suo, perché è il punto dove più turisti si rovinano la giornata. A Kyoto, nel quartiere di Gion, inseguire una geisha con la macchina fotografica è diventato un problema tale che hanno preso provvedimenti veri.
Nelle stradine private di Gion è prevista una multa per chi viene sorpreso a molestare le geisha o a scattare foto dove non si può. Parliamo di una cifra intorno ai 10.000 yen, ma il punto non sono i soldi: è che quelle donne stanno andando a lavorare e non sono un’attrazione da parco a tema.
L’indicazione ufficiale è di non fermarle, non toccarle, non seguirle e non fotografarle senza permesso mentre camminano nel quartiere. Aggiungo una cosa che aiuta a non fare figuracce: tante persone che vedete vestite da maiko sono turiste truccate per l’occasione, quindi capita spesso di confondersi. Le vere professioniste in genere camminano veloci e dritte.
Se volete una foto con una maiko fatta come si deve, ci sono esperienze pensate apposta, dove qualcuno posa per voi in un contesto tranquillo. Rincorrere una vera geisha in un vicolo, invece, è solo un modo per rovinare la scena a tutti. Detto questo, non è che a Gion non si possa fotografare niente. Il divieto riguarda le stradine private, quelle con il cartello all’imbocco e le telecamere, mentre sulle vie pubbliche come Hanamikoji o lungo il canale dello Shirakawa potete scattare tranquillamente. Fotografate le facciate di legno, le lanterne accese, i salici sull’acqua: il quartiere è bellissimo anche senza nessuno dentro.
Gli spot presi d’assalto
Poi ci sono i punti diventati famosi online, dove il problema non è la foto in sé ma la calca che si crea per farla. Il caso più noto è il konbini di Fujikawaguchiko con il Monte Fuji che spunta dietro l’insegna: i residenti si sono stufati di vedere gente in mezzo alla carreggiata e hanno piazzato transenne e cartelli per tenere tutti sul marciapiede.
Stessa storia al passaggio a livello di Kamakura Koko-mae, quello degli anime, dove durante il giorno c’è una guardia che sposta chi si mette sui binari per lo scatto.
Il senso è sempre lo stesso: quei posti sono strade vere, con macchine, treni e gente che ci abita. Mettetevi dove vi dicono di stare, fate il vostro scatto e liberate il posto, che dietro di voi ce ne sono altri venti in attesa. È anche il modo migliore per non trovare la vista sbarrata la volta dopo, perché quando la situazione sfugge di mano la reazione dei comuni è coprire o chiudere.
Ristoranti e izakaya
Il piatto che avete davanti fotografatelo pure, nessuno si offende, anzi. Il ramen fumante, il sushi, il set del pranzo: sono foto che qui fanno in tanti e ci sta.
Il problema nasce quando allargate l’inquadratura. Fotografare il cibo ordinato di solito va bene, ma riprendere l’intera sala, il personale o gli altri clienti è considerato scortese senza permesso.
Negli izakaya e nei localini piccoli, dove siete a un metro dal tavolo accanto, io vi direi di stare ancora più attenti: basta un attimo per infilare la faccia di uno sconosciuto nello sfondo. Se il posto vi piace e volete raccontarlo, puntate sul cibo, sul bancone vuoto, sui dettagli, e lasciate perdere le panoramiche piene di gente.
Treni e stazioni
In treno e in stazione si può fotografare, ma con un po’ di testa. C’è tutto un mondo di appassionati che qui passa ore a immortalare i convogli, quindi il gesto in sé non scandalizza nessuno.
Le accortezze riguardano soprattutto il non intralciare. Quando fotografate i treni, evitate qualsiasi cosa che disturbi il servizio, come flash, scale, treppiedi, e non puntate l’obiettivo sui singoli passeggeri.
Dentro le carrozze la faccenda è quella della privacy di cui parlavo prima: una foto del vagone semivuoto va bene, ma non inquadrate chi dorme di fronte a voi. E sulle banchine tenete d’occhio la linea gialla e il flusso di gente, perché nelle ore di punta un turista fermo a fotografare diventa subito un ostacolo.
Musei e mostre
Nei musei la regola di base la trovate scritta all’ingresso, e cambia parecchio da un posto all’altro. Alcuni lasciano fotografare le opere senza flash, altri vietano tutto, altri ancora permettono le foto solo in certe sale.
Il motivo è quasi sempre lo stesso mix: proteggere le opere dalla luce, tutelare i diritti degli artisti ed evitare copie.
Le cose da tenere presenti sono poche ma valgono quasi ovunque:
- Flash vietato: praticamente sempre, perché con gli anni danneggia dipinti e stampe.
- Treppiedi e selfie stick: di solito non si possono usare.
- Mostre temporanee: spesso lì è vietato tutto.
- Nessun cartello: chiedere allo staff è l’unica mossa sensata.
Onsen e spogliatoi
C’è un posto dove la domanda non si pone nemmeno: dentro un onsen o un sento la macchina fotografica resta in borsa. Vale per lo spogliatoio, per la sala delle vasche e anche per il rotenburo all’aperto, e vale pure se in quel momento non c’è nessuno: basta che entri qualcuno mentre avete il telefono in mano per finire in una situazione bruttissima.
Qui non siamo più nel campo della maleducazione ma in quello del codice penale: fotografare di nascosto persone nude o negli spogliatoi è un reato vero e proprio, punito con pene pesanti.
L’unica eccezione ragionevole è il bagno privato, il kashikiri o la vasca in camera che avete prenotato per voi: lì siete soli e potete fare quello che volete. Lo stesso discorso degli onsen vale per gli spogliatoi di palestre e piscine e per i camerini dei negozi. Se volete raccontare il ryokan, puntate sulla stanza, sullo yukata appeso e sulla cena: della vasca si fa a meno.
I droni, lasciateli a casa
Se pensavate di riprendere il Giappone dall’alto, mettetevi il cuore in pace. Le regole sui droni sono strette e le città sono in pratica una grande zona vietata.
Gran parte delle aree urbane, comprese tutte le zone metropolitane di Tokyo e Osaka, è classificata come no-fly zone, e a questo si aggiungono i divieti sui parchi, sui giardini pubblici e sulle aree di valore culturale. Anche i parchi nazionali e i luoghi patrimonio culturale in genere vietano l’uso dei droni, quindi scordatevi le riprese sopra i templi o vicino ai monti più famosi.
Ottenere un permesso è complicato, roba che quasi nessun turista riesce a gestire in un viaggio normale. Ve lo dico sinceramente: per una vacanza il drone è più un peso che un’opportunità, tanto vale non portarlo proprio.
Il mio consiglio
Alla fine la cosa che conta di più non è la regola scritta, è l’atteggiamento. Qui basta muoversi con un minimo di attenzione agli altri e il 90% dei problemi non si pone nemmeno.
Fotografate la città, il cibo, i cortili, i panorami, e godetevi tutto senza pensieri.
Quando c’è di mezzo una persona, uno spazio sacro o un negozio, fermatevi un secondo a guardare se c’è un cartello o se state per infilarvi nella vita di qualcuno. E se sbagliate e qualcuno ve lo fa notare, un sorriso, un cenno di scuse e via: nessuno vi porta via la macchina fotografica. Il Giappone è pieno di foto bellissime da fare, il trucco è solo prenderle senza pestare i piedi a nessuno.
Video: In Giappone è vietato fotografare
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
