Animali domestici in Giappone

In Giappone gli animali domestici sono molto più presenti di quanto sembri a una prima occhiata. Se cammini a Shinjuku o a Shibuya è facile pensare che qui nessuno abbia il cane, ma basta spostarsi di qualche fermata o guardare gli orari “strani” in cui escono per scoprire un mondo fatto di cani, gatti, conigli e altri animali che vengono trattati come veri membri della famiglia. In questo articolo vi racconto come vivono davvero gli animali domestici in Giappone, cosa cambia rispetto ad altri Paesi e perché certe cose – come i passeggini per cani – hanno una logica che dall’esterno non si vede subito.

Ve lo dico sinceramente: capire animali domestici e Giappone aiuta anche a leggere meglio la società giapponese. Dai numeri (ci sono più cani e gatti che bambini) al modo in cui vengono portati in giro, fino ai negozi di animali e al tema dell’adozione, dietro ogni dettaglio c’è un pezzo di cultura quotidiana che spesso non finisce nelle guide turistiche ma che racconta tantissimo del Paese.

Animali e numeri

Parto dai numeri perché aiutano a mettere ordine nelle impressioni. Le stime più recenti parlano di circa 6,8–7 milioni di cani e 8,9–9,1 milioni di gatti che vivono nelle case giapponesi: in totale siamo attorno ai 15–16 milioni. Sono cifre enormi se le mettiamo accanto al numero dei bambini sotto i 15 anni, che è più basso: ormai in Giappone ci sono più cani e gatti che bambini.

Se guardiamo alle famiglie, i sondaggi dicono che circa un quarto dei nuclei familiari ha almeno un animale domestico in casa, e quasi la metà ha avuto un animale in passato. Non vuol dire che ogni condominio sia pieno di cani e gatti, ma che nella vita reale gli animali entrano ed escono dalle case molto più spesso di quanto si noti passeggiando nei quartieri centrali.

Un altro dato interessante è il rapporto tra cani e gatti: il numero dei cani è in calo da anni, mentre quello dei gatti è stabile o in leggero aumento. In pratica il Giappone sta diventando sempre più un Paese di gatti e cani di piccola taglia, cosa che ha senso se pensiamo a appartamenti piccoli, orari di lavoro lunghi e città densissime. Molte persone che sentono di non potersi permettere un cane, per tempo o spazio, si spostano naturalmente verso il gatto o altri animali più “compatti”.

Quando si chiede ai proprietari come vedono il loro cane o gatto, la risposta che torna più spesso è molto semplice: “membro della famiglia”. Questo secondo me è il punto chiave: più che i numeri in sé, conta il fatto che per tanta gente l’animale è una presenza quotidiana con un peso emotivo enorme, non un accessorio preso d’impulso.

Cani in città

La domanda che mi sento fare spesso è: “Ma perché non si vedono cani in giro a Tokyo?”. La risposta è che dipende tantissimo dalla zona e dall’orario. Nei quartieri centrali super affollati – pensiamo a Shibuya, Shinjuku, Ginza – portare un cane grande può essere complicato: rumore, folla, marciapiedi stretti, bici, autobus. Molti proprietari cercano di evitare le zone più caotiche, soprattutto con cani anziani o timidi.

Un altro punto importante è che chi vive in centro spesso ha appartamenti molto piccoli, con palazzi fitti e pochissimo verde immediato. Chi ha il cane di solito organizza la passeggiata verso parchi specifici o aree per cani, spesso spostandosi in macchina, in bici o a piedi in orari tranquilli. Ecco perché in pieno pomeriggio, nel mezzo del caos, non vedete quasi nessuno col guinzaglio: molte passeggiate avvengono all’alba o la sera tardi, quando le strade sono vuote e fa meno caldo.

Fuori dalle aree centrali, invece, la scena cambia completamente. Nei quartieri residenziali e nelle città più piccole è facilissimo vedere cani di tutte le taglie, dal classico Shiba ai barboncini toy, soprattutto intorno alle scuole, nei parchi di quartiere e vicino ai fiumi. Lì la routine è molto simile a quella di tanti altri Paesi: il cane che accompagna il proprietario al conbini, l’anziano che porta fuori il suo amico a quattro zampe ogni giorno alla stessa ora, la famiglia che va al dog run nel weekend.

I cani dove fanno i bisogni?

La prima cosa che nota chi porta il cane in Giappone è che non ci sono quasi cestini in giro. Questo cambia completamente le abitudini. Chi ha il cane di solito esce con una borsina dedicata, dentro cui tiene le bustine per raccogliere la cacca e, spesso, anche qualche salvietta. Il modo più comune di gestire tutto è semplice: si raccoglie la cacca nella bustina, si richiude bene, la si rimette nella borsina e si porta a casa. Una volta rientrati, la maggior parte delle persone butta la cacca nel WC e la bustina, ormai vuota, finisce nel cestino di casa, spesso in un contenitore a parte con coperchio per limitare gli odori.

Per la pipì il discorso è un po’ diverso. Non è vietato far fare la pipì al cane per strada o sui bordi della strada, ma per educazione tanti proprietari portano con sé una bottiglietta d’acqua, a volte con dentro anche un po’ di detergente delicato. Quando il cane fa pipì, si versa l’acqua sul punto in cui ha sporcato per diluire e “lavare” la zona, così si riduce sia l’odore sia la macchia sul marciapiede o sul muro. È un gesto piccolo, ma racconta bene il modo di pensare: l’idea è non lasciare tracce del passaggio del cane, né solide né liquide, e riportare a casa tutto il possibile invece di abbandonare niente in giro.

Passeggini per cani

Arriviamo al tema che incuriosisce tantissimo chi viene in Giappone: i passeggini per cani. Ogni volta che qualcuno ne vede uno a Tokyo la reazione classica è “ma non possono farlo camminare?”. In realtà la storia è un po’ diversa, e secondo me ha molto senso se si guarda il contesto.

Ci sono due motivi principali:

  • evitare stress eccessivo nelle zone super affollate
  • proteggere le zampe dal caldo dell’asfalto in estate

Le estati giapponesi, soprattutto a Tokyo, sono sempre più calde. Le stime del Ministero della Salute parlano di superfici stradali che possono arrivare anche a 60 gradi nelle giornate più torride, con rischio reale di ustioni ai polpastrelli dei cani e colpi di calore. Non è una cosa teorica: ogni anno vengono segnalati casi di cani con zampe bruciate per passeggiate fatte nelle ore centrali.

Il passeggino, in questo contesto, diventa un mezzo di trasporto: il cane viene messo dentro nelle strade più calde o affollate, o nei tragitti lunghi su asfalto rovente, e poi viene fatto scendere nei parchi, sulle aree verdi, vicino ai fiumi, dove può camminare davvero, annusare, correre e fare la sua passeggiata normale. Non è un “giocattolo da esibire”, ma un modo per raggiungere il posto giusto dove il cane può muoversi senza rischi.

C’è poi il discorso dello stress: in alcune zone centrali il rumore, le luci, la folla e i marciapiedi stretti rendono la passeggiata un percorso a ostacoli continuo. Nei passeggini finiscono spesso:

  • cani anziani con poca resistenza
  • cani malati o con problemi alle zampe
  • cani molto piccoli che rischiano di essere calpestati
  • cani che sono a loro agio solo in certi ambienti

Io onestamente non li vedo come “un modo per non farli camminare”, ma come una soluzione pratica in una città complicata, soprattutto in estate. Nella vita reale, quasi tutti i proprietari che usano il passeggino fanno camminare il cane appena possono, proprio perché sanno che ne ha bisogno.

Se vi capita di vedere queste scene, provate a osservarle con questo filtro: spesso il passeggino è solo il modo per superare il pezzo peggiore del percorso e arrivare all’area dove il cane potrà davvero godersi la giornata.

Cane samoiedo bianco con Marco Togni in un ambiente interno di Samoedos.
Nel caffè Samoedos un cane bianco si stende ai miei piedi come se fosse a casa. Sono locali pensati più per accarezzare gli animali che per bere un caffè veloce.
Due barboncini in un passeggino al Parco Showa Kinen, circondati da fiori.
Al parco Showa Kinen due barboncini viaggiano comodi nel passeggino, circondati da fiori. Qui i cani sono spesso vestiti e spostati come bambini in gita.

Gatti e appartamenti

Se i cani hanno bisogno di spazio e di tempo, i gatti in Giappone si inseriscono meglio nella vita urbana. Negli ultimi anni i gatti hanno addirittura superato i cani come animali domestici preferiti in termini di numero di case che li ospitano, proprio perché sono più adatti ai piccoli appartamenti e a chi sta molte ore fuori casa.

In moltissimi condomini i gatti vivono solo in casa, senza uscire mai. Le regole degli edifici spesso vietano animali che fanno rumore, oppure permettono solo animali piccoli e tranquilli. Un gatto che non miagola troppo e rimane dentro l’appartamento è più facile da “far accettare” rispetto a un cane che deve uscire tre volte al giorno. Non è raro trovare balconi con reti di protezione o piccole mensole vicino alle finestre per farli guardare fuori in sicurezza.

Chi sceglie il gatto di solito lo fa proprio perché:

  • è più indipendente
  • richiede meno uscite e spostamenti
  • occupa meno spazio e gestisce meglio le lunghe ore di assenza

Se vi piacciono i gatti, in Giappone troverete una quantità infinita di oggetti, gadget e servizi a tema, dai negozi specializzati ai café (che personalmente vi consiglio di scegliere con un minimo di attenzione alla qualità della gestione, perché non tutti sono uguali).

Molti viaggiatori si stupiscono meno per i gatti semplicemente perché si vedono ancora meno dei cani: stanno chiusi in casa, dietro porte scorrevoli e finestre, ma nelle statistiche pesano tantissimo.

Marco Togni con un gatto del Bengala tra le piante al Bengal Cat and Owl Forest.
Al Bengal Cat and Owl Forest mi ritrovo faccia a faccia con un gatto del Bengala curioso. Questi spazi permettono di avvicinarsi a razze che pochi potrebbero tenere in casa.
Gatto su un albero di ciliegio in fiore al Parco di Ueno.
Al parco di Ueno un gatto sale sul ciliegio in fiore come se fosse il suo punto di osservazione. Mentre tutti fotografano i sakura, lui sembra ignorare la folla sotto.

Conigli e altri animali

Un animale che sorprende diversi visitatori è il coniglio. In Giappone il coniglio è considerato un animale domestico a tutti gli effetti, tenero, silenzioso, che occupa poco spazio. È perfetto per chi vive da solo o in coppia in appartamenti piccoli e non può permettersi il cane o non ama il carattere dei gatti.

Culturalmente il coniglio ha anche un’immagine molto positiva: è legato alla primavera, alla fortuna e alla serenità domestica. Ricorre spesso su piatti, kimono, oggetti decorativi e personaggi kawaii, ed è associato a caratteri come gentilezza e sensibilità.

Proprio per questo, oggi, l’idea di mangiare il coniglio a molte persone in Giappone sembra quasi assurda. Esattamente come succede in altri Paesi con il cane o il gatto: se un animale è per te un compagno di vita, l’idea di trovarlo nel piatto crea un rifiuto istantaneo. Storicamente esistevano anche piatti a base di coniglio, ma nella vita quotidiana moderna il coniglio è visto solo come animale da compagnia, non come cibo. Quando ne parlo ai giapponesi, spesso chi mi ascolta fa la stessa faccia che farebbe sentendo qualcuno proporre di mangiare il cane.

Oltre a cani, gatti e conigli, tra gli animali domestici in Giappone troviamo spesso:

  • uccellini (pappagallini, canarini, piccoli passeriformi)
  • pesci e tartarughe d’acqua
  • criceti e piccoli roditori
  • animali esotici

Si tratta di animali che occupano poco spazio, non fanno rumore e si adattano bene a una vita indoor. Io vi direi che, se vivete o pensate di trasferirvi qui, la scelta dell’animale sarà quasi sempre condizionata da metratura dell’appartamento, orari di lavoro e regole del condominio.

Negozi di animali

Un’altra cosa che colpisce chi viene in Giappone sono i negozi di animali domestici. Ce ne sono tanti, spesso dentro ai centri commerciali o in grandi catene dedicate, e una parte importante del negozio è concentrata su cuccioli di cane e gatto in vetrina, in piccole gabbie o box di vetro.

Per chi non è abituato può essere uno shock. I cuccioli sono:

  • esposti sotto luci forti
  • spesso in spazi molto ridotti
  • circondati da cartellini con prezzi altissimi e informazioni di razza

Diciamocelo: non è la parte del Giappone che mi piace di più. Da un lato è vero che questi negozi permettono a chi vive in città di vedere da vicino razze diverse e chiedere informazioni; dall’altro il rischio è di trasformare l’acquisto di un cane o un gatto in qualcosa di molto impulsivo, come comprare un qualsiasi prodotto costoso.

Oltre alla parte “vendita”, spesso nei negozi trovate:

  • saloni di toelettatura
  • angoli con abbigliamento e accessori
  • scaffali interi di cibo, giochi, cucce e gadget

Io di solito, se qualcuno mi chiede un parere, dico così: se proprio si desidera un cane o un gatto di razza, secondo me vale molto di più cercare un allevamento serio piuttosto che comprare il cucciolo nella gabbietta di un negozio in centro commerciale. E ancora prima valutare bene se non abbia senso pensare all’adozione.

Non voglio demonizzare chi entra in questi negozi – alcuni gestori trattano gli animali con cura e ci mettono del loro – ma vi giuro che è una parte del mondo degli animali in Giappone che va osservata con un po’ di spirito critico.

Marco Togni con passeggino per cani e tre collie nel Parco Showa Kinen.
Tre collie condividono un passeggino colorato. Le aree verdi giapponesi diventano spesso scenari di mini raduni fra razze specifiche.
Marco Togni tiene in braccio un cane della prateria a Rare Zoo, Osaka.
Al Rare Zoo di Osaka stringo tra le mani un cane della prateria che osserva tutto con calma. In questi animal café la linea tra zoo e salotto domestico è sottile.

Adozione e allevamenti

Sul tema adozione il Giappone sta cambiando, ma lentamente. Esistono canili, gattili e tante associazioni di volontariato che si occupano di recuperare cani e gatti abbandonati, maltrattati o provenienti da situazioni difficili. Negli ultimi anni si è diffusa di più l’idea che adottare sia una scelta bella e possibile, ma la cultura dell’acquisto di razza è ancora forte.

Se qualcuno mi chiede cosa fare, io vi direi di considerare almeno queste tre strade:

  • adozione in canile/gattile: per chi è pronto a prendersi cura di un animale magari adulto, con qualche cicatrice (fisica o emotiva)
  • associazioni di rescue specializzate in alcune razze, che cercano famiglie adatte
  • allevamenti seri, per chi ha esigenze particolari e desidera una razza precisa

Nel caso degli allevamenti, che in Giappone possono essere anche lontani dalle grandi città, per me la cosa fondamentale è:

  • vedere di persona dove vivono gli animali
  • capire quante cucciolate vengono fatte
  • informarsi sui controlli sanitari e sul carattere dei genitori

Non esiste una risposta “giusta” uguale per tutti: c’è chi si innamora dell’idea di salvare un cane o un gatto che nessuno vuole più, e chi invece preferisce gestire un cucciolo da zero. Questo vale ovunque, non solo in Giappone.

Quello che mi sento di dire è che, qualunque strada scegliate, qui gli animali vengono in genere considerati una responsabilità seria: tra costi veterinari, cibo di qualità, eventuali spostamenti e toelettatura, non è un impegno leggero. Secondo me ha senso pensarci bene prima, soprattutto se si vive in città con spazi ridotti e orari di lavoro lunghi.

Vita quotidiana con gli animali

Se ci spostiamo dalle statistiche al quotidiano, la sensazione è che in Giappone gli animali domestici siano diventati un pezzo importante della vita di tanti single e coppie senza figli. Gli studi parlano spesso anche dei benefici psicologici della compagnia degli animali: riduzione della solitudine, routine più regolare, motivo per uscire di casa, maggiore serenità.

Nella pratica, questo si traduce in:

  • cani che vivono in appartamenti perfettamente climatizzati, con passeggiate a orari mirati
  • gatti che hanno tiragraffi, percorsi in casa e mensole pensate per loro
  • conigli con gabbie grandi e recinti interni, perché possano muoversi un minimo
  • persone che programmano weekend e viaggi in base alla possibilità di portare o meno l’animale con sé

Chi vive in Giappone da un po’ si accorge di quanti negozi, servizi e perfino residenze per anziani stiano integrando sempre più la presenza degli animali nella vita di tutti i giorni. A me piace proprio perché gli animali non sono solo “un passatempo”, ma diventano una presenza costante, con tutto quello che comporta: gioia, compagnia, ma anche fatica e responsabilità.

Non è il paradiso perfetto degli animali, ci sono ancora tanti problemi (dai negozi con cuccioli in gabbia alle storie tristi di abbandoni), però nella media l’attenzione al loro benessere è molto più alta di quanto appare a chi si ferma solo alle strade del centro di Tokyo.

Conclusione

Quando mi chiedono perché “non si vedono cani” in Giappone, la risposta è che in realtà gli animali domestici ci sono eccome, solo che vivono e si muovono con regole un po’ diverse da quelle a cui siamo abituati altrove. Tra passeggini per proteggere le zampe dall’asfalto rovente, gatti che dominano i piccoli appartamenti di città, conigli considerati amici e non cibo e negozi di animali che fanno discutere, dietro ogni scelta c’è un pezzo di quotidianità giapponese.

Io onestamente credo che, se amate gli animali, valga la pena osservare tutto questo con uno sguardo curioso ma anche critico. Chiedersi non solo “che carino quel cane nel passeggino”, ma come vive davvero quando torna a casa, che tipo di vita può avere un gatto in un monolocale di Tokyo, che cosa significa decidere di adottare un animale in un Paese così denso e così ordinato.

Poi, alla fine, ognuno trova il proprio equilibrio: c’è chi sceglie il cane, chi il gatto, chi il coniglio o il criceto. L’importante, secondo me, è ricordarsi che non sono accessori, ma compagni di vita. E che, in qualsiasi Paese, Giappone compreso, la differenza la fa sempre la cura quotidiana che decidiamo di dedicargli.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).