Dakota Building

Fino al 1980 il Dakota Building non era altro che uno dei tanti condomini di lusso del quartiere residenziale dell’Upper West Side. Il suo profilo austero e ricco di dettagli gotici, che richiama allo stile architettonico rinascimentale del Nord  Europa, già si intravedeva sullo sfondo di tante foto in bianco e nero scattate a Central Park intorno alla fine dell’800, quando ancora l’edificio era completamente isolato. Oggi invece è attorniato da grattacieli e condomini moderni e la sua vista è un po’ ostacolata  dalla vegetazione rigogliosa di Central Park, sul quale si affaccia, ma nonostante ciò non passa di certo inosservato grazie ad un fascino senza tempo che lo mette ancora di più in risalto. Ma non è stata la bellezza architettonica a far diventare il Dakota Building un’attrazione popolare: di fronte all’ingresso di questo edificio una sera di dicembre del 1980 venne assassinato John Lennon, il celebre cantante dei Beatles che viveva proprio in uno degli appartamenti del Dakota Building insieme alla moglie Yoko Ono.

Fu così che il “condominio dei vip” salì alla ribalta delle cronache divenendo una meta di pellegrinaggio famosa per i fan del cantante e dai curiosi che desideravano vedere la “scena del crimine”. Le varie leggende sulla presenza di fantasmi che iniziarono a circolare sull’edificio non fecero altro che alimentare la fama di questo luogo, ma al di là di misteri e delitti, il Dakota Building ha una storia ricca di aneddoti e curiosità.

Poco importa insomma se non siete appassionati di Beatles: se vi trovate a  passeggiare a Central Park e vi trovate nei pressi del memoriale Strawberry Fields, vale la pena fare una piccola deviazione per dare un’occhiata a questo edificio. Purtroppo non è possibile visitare l’interno, ma anche solo ammirarlo dall’esterno è sufficiente per avere un “assaggio” dell’eleganza e del fascino di questo luogo. 

Curiosità

Ci sono tante curiosità e misteri sul Dakota Building che affascinano e stuzzicano l’interesse dei tanti visitatori che oggi si recano ad ammirare la struttura. Eccovene alcune:

  • Le origini del nome. Si racconta che il nome Dakota derivi dal fatto che all’epoca della costruzione l’Upper West Side fosse un’area scarsamente popolata e un po’ isolata rispetto al centro di Manhattan e per questo venne paragonata al territorio dello Stato del Dakota, ricoperto in gran parte da laghi e praterie. Ma secondo molti in realtà il nome si debba alla passione di Edward Clark per le storie dei nativi americani, che emerge anche dall’effigie di un indiano Dakota posta sull’entrata rivolta verso la 72nd Street.
  • È infestata dai fantasmi. In seguito all’uccisione di John Lennon, la vedova Yoko Ono, che ancora vive in uno degli appartamenti del Dakota, ha più volte dichiarato di aver visto il fantasma del marito e lo stesso Lennon in passato affermò di aver visto il fantasma di una donna aggirarsi tra gli ambienti dell’edificio.
  • Non ci sono scale antincendio. È una particolarità insolita per gli edifici dell’epoca e in effetti basta passeggiare per New York per vedere tante costruzioni dotate di scale antincendio esterne, ma non è il caso del Dakota Building. Questo perché i pavimenti del condominio erano protetti da strati di materiale resistente al fuoco.
  • I condòmini non possono disfarsi delle porte e dei caminetti originali, ma qualora volessero sostituirli devono obbligatoriamente depositarli in un magazzino.
  • Ancor prima dell’apertura tutti gli appartamenti del Dakota Building erano già stati affittati e per ben 45 anni l’edificio registrò “il tutto esaurito”.
  • Ci sarebbero 30.000 dollari sotto il pavimento della camera da letto nell’appartamento di Lennon, che furono nascosti dal precedente inquilino; considerato che l’amministrazione condominiale si rifiuta di spaccare il pavimento, il mistero rimarrà tale.

Galleria Foto


Mappa:

Nome: Dakota Building


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Storia e caratteristiche

Quando venne costruito il Dakota Building la zona settentrionale di Manhattan era una vasta distesa di coltivazioni e praterie. Il progetto rivoluzionario fu commissionato da Edward S. Clark, fondatore della Singer Sewing Machine Company, che con questa residenza di lusso segnò una vera svolta nel panorama immobiliare dell’epoca, non tanto per il fatto che si trattasse di un edificio esclusivo, quanto perché era, appunto, un condominio, uno dei primi ad essere costruiti a New York. All’epoca infatti ogni unità immobiliare ospitava una sola famiglia, mentre questa struttura fu realizzata per ospitarne più di 60. Al contrario di ciò che si pensa gli appartamenti inizialmente non erano destinati ai super ricchi, ma semplicemente a famiglie della classe borghese, i cui componenti lavoravano come avvocati, broker o impiegati nelle aziende manifatturiere. Eppure l’eleganza degli interni non si distacca molto dai condomini di lusso che vengono costruiti oggi:  i 65 appartamenti originari (oggi sono molti di più), a cui si accedeva salendo ampie scalinate in marmo, sono tutti diversi tra loro e vantano soffitti alti circa 4 metri, saloni con pavimenti in legno di mogano, rovere e ciliegio, e, dulcis in fundo, una splendida vista su Central Park. Anche i servizi di cui disponevano gli inquilini erano considerati una vera innovazione per l’epoca: la struttura era dotata di 4 ascensori, un sistema di riscaldamento centralizzato, una palestra e un giardino privato con un campo da croquet.
A differenza di quanto accade oggi, più si saliva verso gli ultimi piani più la qualità e le dimensioni degli ambienti si riducevano: gli ultimi piani mansardati erano infatti destinati ad ospitare gli alloggi del personale in servizio presso l’edificio. Un’altra particolarità del Dakota Building è la larga entrata, dovuta al fatto che un tempo i residenti accedevano al cortile interno direttamente con le carrozze.

Fu solo a partire dagli anni ’60 che personaggi dello spettacolo e artisti celebri cominciarono a guardare con interesse al Dakota Building, che da allora registrò tra i suoi inquilini il ballerino Rudolph Nureyev, l’attrice Judy Garland, il regista Albert Maysles, il giocatore di football Joe Namath, la cantante Liza Minnelli, e tanti altri ancora. Ma oggi non basta essere ricchi e famosi per assicurarsi un appartamento al Dakota Building: l’acquisto di ogni unità immobiliare deve essere approvato da tutti i condòmini in seguito ad una valutazione approfondita sia della situazione patrimoniale del richiedente, che della sua “condotta morale e sociale”. Hanno suscitato clamore i rifiuti per motivi ancora poco chiari ad alcune celebrities, tra cui Melanie Griffith e Antonio Banderas, Gene Simmons dei Kiss, Madonna, Billy Joel e Carly Simon.