Viaggio in Giappone e Bali
Un viaggio Giappone + Bali è una combo che funziona da paura, perché unisce città piene di energia e templi, a giorni lenti tra risaie e oceano. La parte bella è che non esiste una durata “giusta”: dipende solo da quanto tempo avete e da che ritmo vi piace. Qui sotto vi lascio un’idea molto concreta, con una base collaudata in Giappone e poi Bali come premio finale.
Indice
Durata totale
La prima domanda che mi farei è semplice: volete che Bali sia una parentesi di relax oppure un pezzo di viaggio “serio” quanto il Giappone?
Se avete 14–16 giorni totali, secondo me ha senso fare 10 giorni in Giappone e poi 4–6 giorni a Bali. È la versione più equilibrata: in Giappone vi togliete tante soddisfazioni, poi a Bali staccate davvero, senza vivere tutto di corsa.
Se avete 18–22 giorni, io vi direi di allungare Bali. Non tanto per “vedere più cose”, ma perché Bali rende quando vi concedete giorni vuoti, quelli in cui potete decidere la mattina cosa fare. È lì che diventa memorabile: risaie, un tempio al tramonto, una spiaggia, una cena tranquilla, e basta.
Se invece avete solo 10–12 giorni, io farei una scelta netta: o solo Giappone, oppure solo Bali. Mischiare due destinazioni così diverse con pochissimi giorni rischia di diventare un trasloco con le foto. Ve lo dico sinceramente.
Giappone 10 giorni
Come base, in Giappone potete fare più o meno come il mio itinerario “10 giorni in Giappone”, che funziona bene perché è pratico e non vi costringe a cambiare hotel ogni notte.
Sull’alloggio avete due scelte intelligenti, entrambe comode: Tokyo + Kyoto (classica e super logica) oppure Tokyo + Osaka (più semplice la sera, con Kyoto fatta in giornata o con poche notti “spezzate”). Io di solito consiglio due basi e basta, perché vi risparmia tempo e stanchezza.
- 1° giorno: Asakusa, Ueno, Akihabara Giornata perfetta per partire con un mix chiaro: Tokyo tradizionale, parchi e musei, e poi la sera con luci e nerd paradise ad Akihabara.
- 2° giorno: Harajuku, Shibuya Qui vi giocate il lato più “moderno”: strade piene, incroci, negozi e quella sensazione di Tokyo che corre. Io la vedo bene anche per una sera lunga.
- 3° giorno: Odaiba, Shiodome, Shinjuku Giornata da skyline e città “larga”: baia, palazzi, e poi Shinjuku di notte che secondo me è uno di quei colpi d’occhio che restano.
- 4° giorno: Nikko o Kamakura (in giornata) È la classica gita che vi cambia aria senza complicarvi la vita: templi e natura a Nikko, oppure mare e atmosfera storica a Kamakura. La cosa bella è che tornate a dormire a Tokyo.
- 5° giorno: spostamento a Kyoto (oppure base Osaka) Qui io terrei la giornata più morbida: arrivate, fate check-in, e vi godete una prima passeggiata serale. Se dormite a Osaka, questa è la fase in cui capite subito quanto è comoda la città la sera.
- 6° giorno: i templi di Kyoto Giornata da Kyoto “classica”: santuari, zone storiche, e soprattutto il piacere di camminare senza dover fare chilometri di metro.
- 7° giorno: Hiroshima e Miyajima (in giornata) Sì, si può fare in giornata ed è una di quelle giornate “forti”: città e memoria a Hiroshima, poi l’isola con il torii a Miyajima. È intensa, ma se la organizzate bene torna fattibile e rientrate la sera.
- 8° giorno: Fushimi Inari e foresta di bambù Qui il trucco è andarci con un minimo di strategia: Fushimi Inari rende quando riuscite a beccarlo in un momento con meno gente, e la foresta di bambù è più bella se la vivete come passeggiata, non come “foto e via”.
- 9° giorno: Nara e Osaka Io lo farei così: Nara di giorno e poi serata in centro a Osaka, tornando da Nara. È uno schema che funziona perché vi dà natura e cervi e poi una sera completamente diversa, più urbana e piena di vita.
- 10° giorno: a scelta Questo è il giorno che vi salva il viaggio: può essere un “cuscinetto” per respirare, o un extra per tornare in un quartiere che vi è piaciuto. Io non lo riempirei a forza.
Il motivo per cui mi piace questa struttura è che alterna giornate “dense” a giornate più camminabili, e soprattutto vi permette di fare un Giappone completo senza trasformare il viaggio in un continuo trascinarsi valigie.
Extra Giappone
Il “10° giorno a scelta” è quello che cambia davvero il sapore del viaggio, quindi io lo deciderei in base a come vi siete sentiti nei giorni prima.
Se vi siete innamorati di Tokyo, ha senso usarlo per un quartiere che spesso resta fuori ma che vi regala un’altra faccia della città. Se invece siete usciti da Kyoto con la sensazione di aver corso, io lo metterei lì: un giorno in più vi fa vivere i templi con un ritmo diverso, e soprattutto vi lascia spazio per una sera tranquilla.
Un’altra opzione concreta è usarlo come giorno cuscinetto. Non è glamour, però è furbo: vi evita incastri ansiosi tra treni e voli, e vi fa arrivare a Bali con la testa più leggera.
Io, quando devo scegliere, mi chiedo: mi manca più un posto preciso o mi manca più respiro vero? Se la risposta è respiro, quel giorno lo avete già trovato.
Bali classica
Bali, per come la vedo io, non va “spiegata” troppo: va divisa in zone, perché ogni zona vi dà un viaggio diverso.
Se avete pochi giorni, io non cercherei di fare tutto. Sceglierei una parte interna e una parte mare, così avete sia risaie e templi sia giorni lenti sul blu.
Cose che, se è la prima volta, secondo me hanno senso:
- Pura Tanah Lot (Tempio Tanah Lot): è uno di quei posti da tramonto iconico, quindi io lo metterei in un pomeriggio in cui sapete già che sarete stanchi e non volete fare troppo.
- Ubud e l’Ubud Art Market: qui non è “solo mercato”. È il posto giusto per respirare la Bali più creativa, tra artigianato e dettagli.
- Foresta delle scimmie di Ubud: bella, ma anche concreta. Le scimmie non sono decorative, quindi serve un minimo di attenzione con occhiali, cappellini e cose in mano.
- Terrazzamenti di riso di Tegallalang o Jatiluwih: io li considero quasi obbligatori, perché cambiano ritmo. A un certo punto vi viene voglia di stare zitti e guardare.
- Monte Batur: la salita all’alba. Ha senso se vi piace fare una cosa fisica e vedere un panorama enorme, ma sappiate che è una levataccia e non è una passeggiata romantica. Io lo piazzerei quando avete dormito bene la notte prima.
Poi ci sono tappe che potete incastrare se avete più tempo o se scegliete la zona giusta:
- Tirta Gangga: acqua, giardini, e un’aria diversa dal resto.
- Tempio Besakih: importante e scenografico, però richiede un po’ più di organizzazione.
- Cascate Sekumpul: bellissime, ma io non le metterei in una giornata già piena. Rendono quando avete tempo e gambe.
Spiagge a Bali
Quando si dice “Spiagge a Bali”, molti immaginano tutte uguali. In realtà cambia tutto a seconda di dove siete e di cosa cercate.
Se volete mare comodo con ristoranti vicini e giornate semplici, allora ha senso stare in una zona dove la routine è facile: vi alzate, colazione, mare, doccia, cena. Fine. Non serve inseguire la spiaggia “perfetta” se poi passate mezza giornata in macchina.
Se invece vi interessa di più il lato scenografico, quello da scogliere e panorami, zone come Uluwatu hanno un altro ritmo: meno “giornata da lettino” e più colpo d’occhio.
Io valuterei anche l’idea di legare Uluwatu al tempio, soprattutto se siete da tramonti veri: Pura Luhur Uluwatu (Tempio Uluwatu) è uno di quei posti che, se lo prendete con l’atteggiamento giusto, funziona davvero.
E poi c’è la parte “isole”: le Gili Islands sono una scelta comune, ma io le consiglierei solo se avete giorni extra. Aggiungere un altro spostamento per fare una notte sola rischia di essere più stress che piacere.
Dove dormire
Qui io mi giocherei una scelta che cambia tutto: preferite svegliarvi nel verde o svegliarvi vicino al mare?
Se è la prima volta e volete fare le cose semplici:
- Base interna: Ubud. Vi dà risaie, natura, mercati, templi, massaggi e quell’aria da Bali “piena” che molti cercano.
- Base mare: una zona costiera in base al vostro stile. C’è chi vuole tutto vicino e chi vuole più tranquillità. L’importante è non scegliere una base a caso e poi scoprire che ogni uscita richiede ore di traffico.
Se avete più giorni, secondo me ha senso fare due hotel e basta. Uno dentro e uno mare. Tre hotel iniziano già a diventare un continuo check-in/check-out, e Bali secondo me rende quando vi fermate e smettete di spostarvi.
Una regola pratica che io uso sempre: se un trasferimento vi mangia mezza giornata, allora dovete rimanere almeno due notti nella nuova zona, altrimenti non ha senso.
Spostarsi a Bali
Bali non è il posto in cui fate dieci tappe al giorno con i mezzi pubblici. Si vive meglio con una logica diversa: pochi spostamenti, ben scelti.
Molti usano autista o scooter. Io non entro nel merito di cosa sia “meglio” in assoluto, perché dipende davvero da esperienza e stile di viaggio. Però una cosa la dico: qualunque mezzo scegliate, la vera differenza la fa il programma.
Se pianificate giornate troppo ambiziose, vi ritrovate a fare traffico, parcheggi, caldo, e la sensazione di stare sempre “andando” da qualche parte. Se invece ragionate a zone, Bali diventa facile. Un giorno Ubud e dintorni, un giorno risaie e cascate, un giorno mare e basta. Io la imposterei così, anche solo per godermela di più.
Quando andare
Questa è una delle poche cose dove ha senso ragionare “di stagione”, perché Giappone e Bali hanno logiche diverse.
In Giappone, spesso i periodi più amati sono primavera e autunno, quando il clima è più gentile e camminare tutto il giorno diventa piacevole. La primavera è spettacolare, ma può essere più affollata e richiede un minimo di flessibilità.
Bali invece ha una distinzione più netta: stagione secca e stagione delle piogge. Non vuol dire che piove sempre, ma vuol dire che potete trovare giornate molto umide e scrosci forti, spesso concentrati in certi momenti della giornata.
Quindi, se volete incastrarle bene, io guarderei così:
- Se puntate a Giappone in primavera, Bali può essere un finale perfetto perché vi porta subito al caldo e al relax.
- Se puntate a Giappone in autunno, Bali può funzionare lo stesso, ma ha senso controllare bene il periodo per evitare di finire nel momento più instabile.
Ve lo dico subito: non esiste la combinazione perfetta per tutti. Esiste la combinazione perfetta per il vostro ritmo.
Il mio consiglio
Se dovessi darvi una regola sola, sarebbe questa: in Giappone fate un itinerario deciso, a tappe chiare. A Bali fate l’opposto: lasciate spazio, tagliate, scegliete due zone e vivetele.
Io inizierei con la struttura del “10 giorni in Giappone”, perché vi fa sentire di aver visto davvero tanto senza impazzire. Poi mi terrei Bali come fase morbida: un tempio al tramonto, una mattina tra risaie, una spiaggia scelta bene, una cena senza programmi.
E magari l’ultima sera… una cosa semplicissima. Un dolcetto preso al volo, due passi, e la sensazione che il viaggio non sia stato una lista di cose, ma giorni veri. Voi che finale scegliereste?
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
