Tenugui

Probabilmente li avrete visti nei negozietti di souvenir sparsi in tutto il Paese: i tenugui (da te = mano e nugui = pulire/asciugare) sono tipici asciugamani di cotone che si prestano a mille utilizzi diversi.
Rispetto agli asciugamani occidentali in spugna sono più leggeri e lisci, privi di orlatura e con il classico formato da 35 centimetri di larghezza per 90 di lunghezza, decorati con una grande varietà di motivi colorati: disegni umoristici, simboli portafortuna, paesaggi, cibo e personaggi dei manga.
Costano poco, occupano pochissimo spazio in valigia e raccontano un aspetto tradizionale della cultura giapponese: il souvenir perfetto da riportare agli amici.
Ma a cosa servono e che origine hanno i tenugui?

I mille utilizzi

I tenugui sono usati principalmente per asciugare le mani e il corpo e per questo li trovate di frequente nei bagni pubblici, ma in realtà non ci sono limiti alle sue possibilità di utilizzo: possono servire anche come canovaccio da cucina e straccio per le pulizie, mentre quelli più artistici potete trovarli nelle case appesi alle pareti come se fossero un quadro. In estate lo si porta sempre in borsa per usarlo come fazzoletto per asciugare il sudore o come bandana per proteggersi dal sole; viene utilizzato anche come tovaglietta nei picnic all’aperto e come carta regalo per avvolgere oggetti o del cibo. Per quasi tutti questi usi non serve nessuna abilità particolare: basta piegarlo. Ripiegato in tre o quattro nel senso della lunghezza diventa una fascia da annodare dietro la nuca o sulla fronte, come fanno i venditori ai festival; appoggiato su una bottiglia e chiuso con un nodo sopra il tappo, si trasforma in una confezione regalo in trenta secondi.
Il trucco più utile di tutti è però l’azuma bukuro: si piega il telo in tre nel senso della lunghezza, si annodano fra loro due angoli opposti e vi ritrovate una borsina pieghevole che sta in tasca e regge tranquillamente la spesa.

Ciò che pochi sanno è che l’origine di questo oggetto risale a tanti secoli fa: in passato i tenugui venivano usati durante le cerimonie e i rituali religiosi oppure come una sorta di fascia o bandana per la testa dagli attori di teatro tradizionale, dalle donne e da chi praticava il kendo e lo poneva sotto il casco. Negli anni  è diventato quasi un accessorio di moda, usato non solo come copricapo o fascia per i capelli, ma anche come cintura e foulard.

Le origini e la diffusione

Le origini del tenugui risalgono al periodo Heian (794-1192 d.C.) quando veniva usato principalmente durante le cerimonie buddiste. Non era un accessorio molto diffuso soprattutto a causa del suo costo elevato: inizialmente era fatto di seta, un materiale molto pregiato. Con lo sviluppo del settore tessile e la produzione (e importazione) di nuovi tessuti, il tenugui cominciò ad essere prodotto con materiali più economici, alla portata di tutte le classi sociali e questo lo rese  sempre più popolare, complice anche la sua versatilità e la comodità di utilizzo: più resistente della carta, il tenugui poteva essere lavato e riutilizzato. Considerati i suoi molteplici utilizzi, ben presto questo pezzo di stoffa divenne una vera e propria necessità e nel periodo Edo (1603-1868), con lo sviluppo della produzione di cotone nel paese, era ormai un oggetto di uso quotidiano, che serviva non solo come accessorio (cintura, portafoglio, ecc.) ma anche nelle pulizie domestiche e nei bagni pubblici, i sento, che in quel periodo divennero una pratica molto diffusa, perché il tenugui presentava dei vantaggi rispetto ad altri tessuti: si asciuga in fretta e non graffia ed è quindi ideale per asciugarsi e per pulire le superfici.

Fu sempre in questo periodo che il tenugui cominciò ad essere considerato non solo per la sua funzione pratica ma anche per il suo aspetto estetico ed artistico, divenendo un vero e proprio accessorio di moda e un’opera d’arte. Gli artigiani cominciarono così a introdurre nuovi stili, colori e motivi e si organizzavano di frequente delle competizioni per premiare i pezzi più belli e originali.  Tutto ciò contribuì in maniera determinante alla nascita di nuove tecniche di stampa e tintura dei tessuti.

Nei tempi moderni il tenugui subì un calo di popolarità che lo portò ad essere sostituito da altri tessuti e materiali moderni: i fazzoletti di carta usa e getta, gli asciugamani di spugna, le borse e i contenitori di plastica, i portafogli di pelle e tanti altri oggetti sostituirono il tenugui nei suoi vari utilizzi e all’improvviso questo accessorio tradizionale divenne obsoleto.

Ma negli ultimi anni l’esigenza sempre più forte di ritornare alle antiche tradizioni ha ridato una nuova vita al tenugui, portando i giapponesi a riscoprire i vantaggi di questo pezzo di stoffa che presenta delle caratteristiche molto particolari: non esistono due tenugui identici perché in molti casi la tintura viene eseguita in maniera tradizionale e il risultato dipende da vari fattori, come l’umidità e la temperatura. Anche l’utilizzo quotidiano produce alcuni effetti visibili sul tessuto, ma al contrario di altri materiali, che si rovinano con il tempo, il tenugui anche se perde un po’ di colore di fatto migliora e diventa più morbido e quindi delicato a contatto con la pelle.

Un altro motivo che ha fatto tornare alla ribalta il tenugui è una maggiore consapevolezza sulle problematiche ambientali: questo oggetto, potendo essere lavato e riutilizzato più volte, riduce il consumo di carta e plastica, contribuendo così a salvaguardare l’ambiente.

Come viene prodotto un tenugui

Esistono vari tipi di tenugui (classificati in “tokuoka”, “oka” e “bun/sori”) a seconda dello spessore del tessuto, che può presentare una fibra sottile o più grossa: più sottile è il tessuto e maggiori sono le possibilità di personalizzazione e di creatività del design.

Un’altra distinzione viene fatta in base alla tecnica utilizzata per decorare gli asciugamani, che può essere di due tipi: tintura “chusen” e stampa.

La prima è una tecnica tradizionale molto antica che viene eseguita con degli stampi in carta; la tintura penetra nel tessuto, quindi i dipinti decorano entrambi i lati dell’asciugamano. Ma poiché la tintura subisce delle modifiche causate da fattori come umidità e condizioni climatiche esterne, con il passare del tempo e un utilizzo prolungato, il colore tende a sbiadire dando al tenugui un bellissimo aspetto vintage.

La procedura è piuttosto laboriosa: gli stampi vengono prima posti su un vassoio di legno dove in precedenza è stata spalmata una pasta morbida e poi applicati sul tessuto. La pasta serve a proteggere il tessuto dal colore, e viene quindi applicata nelle zone che si vogliono risparmiare: in questo modo, quando poi viene applicata la tintura, prima su un lato e poi sull’altro, la stoffa ricoperta di pasta non la assorbe e questo permette di mantenere i contorni del motivo precisi e ben delineati. Al termine di questo processo il tessuto viene lavato per rimuovere la pasta e la tintura in eccesso e poi viene esposto al sole ad asciugare.

Con il processo di stampa invece è possibile produrre disegni più piccoli e dettagliati, ma d’altra parte la stampa consente di decorare solo un lato del tenugui, mentre l’altro solitamente resta a tinta unita. Inoltre, a differenza della tintura, con la stampa è difficile colorare interamente un’intera superficie di tessuto.

Perché i bordi sono sfilacciati

La prima volta che ne comprate uno la reazione è sempre la stessa: i due lati corti non sono cuciti e perdono qualche filo. Non è un difetto né un pezzo venuto male, è esattamente come deve essere: senza orlo il tenugui asciuga molto più in fretta, non trattiene l’umidità nella cucitura e si può tagliare a misura o strappare all’occorrenza, cosa che un tempo tornava utile per ricavarne bende e fasce.
Nelle prime settimane i fili in eccesso continuano a venire via: tagliateli con le forbici senza tirarli, e dopo qualche lavaggio la trama si assesta da sola formando una piccola frangia di un centimetro che poi resta così.
Un’altra cosa da sapere è che i tenugui tinti a mano scaricano colore nei primi lavaggi: lavateli da soli, o almeno separati dai capi chiari, e stendeteli senza strizzarli troppo.

Dove acquistare i tenugui?

I tenugui li potete trovare praticamente ovunque, in ogni negozietto di souvenir presso le attrazioni, gli aeroporti e i musei, nelle boutique specializzate che vendono solo questo tipo di prodotto e altri oggetti artigianali oppure nei grandi magazzini. Prima di acquistarli potete fare un giro di perlustrazione, poiché le stampe e i disegni disponibili variano da un negozio all’altro, ma in ogni caso, essendo molto economici (da qualche centinaio a un massimo di 1.500 yen)  potete anche pensare di comprarne di varie fantasie e motivi per divertirvi a collezionarli. Se però ne volete uno davvero bello, e non il primo che capita, vale la pena cercare i negozi storici. A Kyoto c’è Eirakuya, che stampa teli di cotone dal 1615 e tiene in catalogo oltre duecento fantasie fra motivi d’epoca e disegni nuovi; a Tokyo il nome più conosciuto è Kamawanu, con vari punti vendita (da Daikanyama ad Asakusa) e fantasie nuove ogni stagione.
Sempre ad Asakusa, Fujiya tinge ancora tutto in proprio ed è il negozio di tenugui più antico della città: qui i teli sono trattati come piccoli quadri, con tanto di cornici in vendita per appenderli.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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