A 379 metriMuseo delle bamboleA 379 metri
Con bambole da oltre cento Paesi.
In cima ad una ripida collina a ridosso della baia di Yokohama, il Parco Harbor View si raggiunge a piedi dalla stazione di Motomachi-Chukagai, salendo sui sentieri profumati di rose, tra prati verdi, edifici storici e sculture che si inseriscono in perfetta armonia in questo contesto naturale. Nel nome di questo parco c’è una promessa che viene mantenuta: dalla cima della collina si gode una vista mozzafiato sul porto, che include il ponte Yokohama Bay Bridge e il quartiere moderno di Minato Mirai. Il Parco Harbor View è una delle maggiori attrazioni di Yokohama e offre un meraviglioso connubio di storia, bellezza naturale e panorami indimenticabili.
Prima del parco è arrivata la canzone. “Minato ga Mieru Oka”, cioè “la collina da cui si vede il porto”, fu un successo del dopoguerra nella voce di Hirano Aiko: nell’immaginario giapponese quella collina esisteva insomma da prima che il parco aprisse.
Quando la città rientrò in possesso di questi terreni, rimasti a lungo requisiti dalle truppe di occupazione, il nome era di fatto già deciso, e venne preso in prestito dalla canzone cambiando una sola particella. Provate a citarlo a un giapponese di una certa età: quasi sicuramente vi accennerà il motivo.
Il parco venne inaugurato nel 1962, ma l’area in cui sorge ha alle spalle una lunga storia: in precedenza qui c’era una caserma dell’esercito britannico e un Consolato inglese. Quando Yokohama aprì il suo porto al commercio estero, agli inizi del periodo Meiji, l’area a ridosso della baia è divenuta “terra di stranieri”, sede di consolati e casa di mercanti. Il dislivello contava parecchio: nella parte piatta, Kannai, stavano uffici, banche e magazzini, mentre sulla collina di Yamate gli stranieri si costruivano case, chiese e scuole, all’aria più asciutta e lontano dalla confusione del porto. Ed è proprio per proteggere quella comunità che truppe inglesi e francesi vennero acquartierate quassù, sulle due alture che oggi formano il parco.
Benché oggi non rimanga più nulla della caserma, il Consolato si è conservato ed è stato trasformato nel museo Yokohama British House, che include anche un romantico giardino di rose in stile europeo con numerose varietà di questo fiore. I periodi migliori per osservare le rose nel pieno della fioritura sono da metà maggio a metà giugno e da metà ottobre a metà novembre. Nel parco si possono ancora ammirare anche altri edifici in stile occidentale, tra cui il museo memoriale dedicato allo scrittore Jiro Osaragi, originario di Yokohama.
La parte del parco che digrada verso il mare si chiama collina francese: qui, tra la fine del periodo Edo e i primi anni Meiji, era acquartierata la guarnigione francese arrivata a Yokohama per proteggere i residenti stranieri. Nel 1896 vi vennero costruiti il consolato di Francia e la residenza del console, di cui oggi rimangono soltanto le rovine.
Sono ruderi veri, non ricostruzioni: le fondamenta, i muri perimetrali, un tratto di scala e il vecchio pozzo, lasciati lì in mezzo al verde. Poco più in alto spunta un mulino a vento rosso, copia di quello che serviva a tirare su l’acqua dal pozzo, ed è il dettaglio che più sorprende chi sale da questo lato.
Per godervi l’atmosfera tranquilla del parco, vi consiglio di visitarlo durante la settimana, quando lo troverete poco affollato: nei weekend, in particolare in primavera, le famiglie, le coppiette del posto e i turisti si radunano qui per passeggiare tra le piante in fiore o godersi un picnic con vista. Per un’emozione maggiore, salite sul tardo pomeriggio in modo da riuscire a vedere il tramonto che cala sulla baia di Yokohama e infiamma i profili dei grattacieli futuristici di Minato Mirai. Anche la notte è un momento magico per ammirare le zone attorno al porto illuminate e le mille luci che si riflettono sul mare.
Le rose qui non stanno tutte nello stesso posto: il parco ne ha tre giardini distinti, ognuno con un carattere suo. Davanti alla Yokohama British House c’è il giardino all’inglese, il più scenografico, con circa 150 varietà e 800 piante mescolate a erbacee perenni e annuali, proprio come in un cottage garden britannico.
Il giardino dei profumi punta invece sull’olfatto, con le aiuole rialzate che portano i fiori all’altezza del naso, mentre il terzo scende verso la cascata d’acqua e fa da collegamento tra la British House e la villa di Yamate 111. Percorrerli tutti e tre in fila è il modo migliore per attraversare il parco senza tornare due volte sui propri passi.
Il modo più comodo è scendere alla stazione di Motomachi-Chukagai e cercare l'uscita 6, quella di Amerikayama: un ascensore e alcune scale mobili vi portano già in cima alla collina e in cinque minuti scarsi siete al parco, senza fare salita.
Se invece la salita la volete fare, uscite sul lato di Motomachi e imboccate le scale della collina francese: si arriva al belvedere attraversando tutto il parco, rovine comprese.
Chi si muove sulla linea JR Negishi può scendere a Ishikawacho e salire a piedi in una ventina di minuti, tra le ville di Yamate.
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Parco Harbor View
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Oltre alla British House, il parco custodisce la Yamate 111, la villa bianca dal tetto di tegole rosse che si affaccia sul roseto. La progettò nel 1926 l’architetto americano J.H. Morgan come abitazione di un mercante straniero, in quello stile spagnoleggiante che a Yamate andava fortissimo.
Da davanti ne conterete due, di piani; girando sul retro, dalla parte del giardino, ne vedrete tre: è il modo con cui Morgan ha assecondato la pendenza della collina. Il livello che si apre sulle rose ospita oggi una sala da tè, uno dei pochi punti del parco dove ci si può sedere con i fiori davanti agli occhi.
Parco Harbor View - lì vicino trovate:
A 379 metriCon bambole da oltre cento Paesi.
A 507 metriTorre della città.
A 516 metriCucina hawaiana.
A 642 metriCartoleria molto ben fornita.
A 654 metriRicco di storia e la tradizione cinese.
A 730 metriGrande area verde pubblica.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).