I giapponesi e l’inglese
Prima di partire per il Giappone, ero convinto che ciò che mi era stato detto, e cioè che i giapponesi non parlano inglese, fosse solo una leggenda metropolitana.
Fin da piccolo sono sempre stato convinto che gli italiani fossero gli unici “sfigati” (perdonatemi il termine) che non conoscono le lingue.
Appena arrivato a Narita, l’aeroporto di Tokyo, il doganiere mi ha fatto le domande di rito in un perfetto inglese, poi sono andato al bancone del Tourist Information Center, dove c’erano sei ragazze disponibili per dare informazioni. Dopo aver scelto la più carina mi sono avvicinato per chiedere, ovviamente in inglese, alcune indicazioni, e lei mi ha risposto in un inglese perfetto, o quasi. A quel punto mi sono detto “eh, lo sapevo che era tutto falso, e qua tutti parlano inglese!”.
Per qualche ora mi sono illuso.
Alla fine del mio viaggio, durato 18 giorni, ho capito che tra le almeno 200 persone con cui ho parlato (per ordinare al ristorante, per acquisti, per indicazioni stradali ecc) solo due o tre parlavano un inglese comprensibile, e poche altre persone parlavano l’inglese giapponese, chiamato ironicamente “engrish”.
Dopo aver scambiato qualche parola riuscirete anche voi a capire l’inglese utilizzato dai giapponesi, e vi adeguerete alla pronuncia locale quando dovrete chiedere qualcosa.
Conoscere almeno la pronuncia dei katakana vi aiuterà un po’, perché tutte le parole inglesi vengono pronunciate come si pronunciano i vari katakana.
Cercando su Google ho trovato un bel sito dove c’è un’utility online nella quale, dopo aver inserito una parola in inglese o in italiano vi sarà mostrato come si pronuncia in giapponese. Secondo me dovrebbero fare un dizionario tascabile così!
Indice
Perché i giapponesi non parlano inglese
Il paradosso è che l’inglese in Giappone lo studiano tutti, e per parecchi anni. Il problema è come lo studiano: le lezioni, e soprattutto i test di ammissione all’università, girano intorno alla grammatica e alla traduzione scritta, mentre parlare e ascoltare restano in fondo alla lista. Il risultato è che davanti a voi vi ritrovate persone capaci di leggere l’inglese benissimo e incapaci di tirare fuori una frase a voce.
Ci si mette anche il carattere. Sbagliare in pubblico mette in imbarazzo, e nel dubbio molti preferiscono non provarci proprio: se qualcuno vi fa segno di no con le mani appena aprite bocca, non è maleducazione, è paura di sbagliare.
Le parole inglesi che funzionano (e quelle che tradiscono)
La regola pratica è semplice: se pronunciate una parola inglese all’inglese spesso non arrivate da nessuna parte, se la pronunciate come la direbbe un giapponese vi capiscono al volo. Provate con toire per il bagno, takushi per il taxi, hoteru, kohi: sono parole inglesi passate dai katakana e ormai giapponesi a tutti gli effetti.
Poi c’è la trappola opposta, cioè le parole che sembrano inglesi ma vogliono dire altro. Baikingu (viking) non ha niente a che fare con i vichinghi: è il buffet all you can eat. Manshon non è una villa ma un normale palazzo di appartamenti, konsento è la presa della corrente e sabisu, detto dal cameriere, vuol dire che quella cosa è offerta dalla casa.
Dove l’inglese lo trovate davvero
Non è che l’inglese non esista, è concentrato in pochi posti. Negli aeroporti, nei grandi hotel e nei Tourist Information Center trovate quasi sempre qualcuno che vi risolve il problema in due minuti. Le stazioni sono un mondo a parte: cartelli, mappe e biglietterie automatiche hanno la versione in inglese, e sui treni anche gli annunci vengono ripetuti in inglese.
Fuori da questo circuito il livello crolla in fretta. Nei quartieri residenziali, nelle izakaya di paese e soprattutto nelle città piccole potete passare giorni senza incontrare nessuno che parli inglese, ed è lì che il viaggio diventa divertente: si comunica a gesti, indicando le cose e ridendo.
Come farsi capire lo stesso
Dopo qualche giorno vi verrà un metodo. Dimenticate le frasi complete: funzionano molto meglio due o tre parole chiave dette lentamente, tipo “Ueno station?” indicando la mappa. Se una parola proprio non passa, provate a scriverla, perché in tanti leggono l’inglese molto meglio di quanto lo capiscano a voce.
Il telefono fa il resto. Le app di traduzione con la fotocamera vi tirano fuori dai menu senza foto e dai cartelli dei negozi, e per le informazioni turistiche o le emergenze esiste una linea telefonica dedicata ai visitatori, che risponde in inglese a qualsiasi ora. In ogni caso vi verranno incontro: capita spesso che qualcuno vi accompagni fisicamente dove dovete andare, pur senza avere una lingua in comune.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).