Skyline di Hong Kong di giorno con il Victoria Harbour e grattacieli.

Viaggio in Giappone e Hong Kong

Viaggio Giappone e Hong Kong è una combinazione che funziona sorprendentemente bene quando la tratti per quello che è: due mondi vicini sulla mappa, lontanissimi nel carattere.

Io la consiglio soprattutto a chi ha una curiosità vera per Hong Kong, oppure a chi ci passa già in scalo e vuole trasformare “un transito” in 2–3 giorni intensi. Se invece diventa un viaggio molto più costoso solo per aggiungere Hong Kong, io onestamente valuterei alternative più furbe: a parità di ore di volo e sbattimento, spesso ha più senso fare Giappone e Thailandia, o un altro Paese che trovate nei miei itinerari di viaggio. Hong Kong è stupenda, ma deve avere un motivo per entrare nel vostro viaggio, non essere un “di più” preso per inerzia.

Due mondi

La cosa interessante è che, per chi viene in Asia per la prima volta, Hong Kong può sembrare “simile” a Tokyo: palazzi, luci, trasporti che filano, gente che cammina veloce. Poi ci state dentro mezza giornata e capite che no, non è la stessa cosa. Tokyo è precisione e ritmo regolare, Hong Kong è densità e contrasto, con cambi di scena più bruschi. A me piace proprio perché nello stesso viaggio vi dà due energie diverse: una più ordinata, l’altra più nervosa e cinematografica.

Secondo me l’errore è cercare equivalenze (“questo è lo Shibuya di Hong Kong”). Non serve. Funziona meglio se la vivete come una parentesi breve e intensa, e poi vi godete il Giappone con un ritmo più lungo e strutturato.

Quando conviene

Ha senso se Hong Kong è una scelta personale, di curiosità, di immaginario, oppure un’occasione logistica. Il caso più semplice è lo scalo: vi ritrovate con una tratta che passa da lì e anziché dormire in aeroporto vi prendete due notti, respirate la città, vi togliete lo sfizio e ripartite.

Io vi direi di valutarla così, in modo molto concreto:

  • avete voglia di vedere una metropoli che “stringe” addosso, con panorami e verticalità diversa da Tokyo
  • vi attira l’idea di un viaggio con due sapori, senza cambiare continente
  • riuscite a inserirla senza incastrarvi con voli assurdi e notti buttate

Non la vedo adatta a chi vuole un viaggio tutto rilassato e lineare, o a chi è al limite col budget e rischia di vivere Hong Kong con l’ansia del costo a ogni scelta. In quel caso, meglio puntare su combinazioni dove i soldi “rendono” di più sulle esperienze.

Giorni a Hong Kong

Per Hong Kong bastano 2–3 giorni, e ve lo dico subito: è proprio questo che la rende perfetta come abbinamento. È una città che potete assaggiare bene anche in poco tempo, se accettate l’idea di scegliere.

In 2–3 giorni io punterei a:

  • un momento “alto”, di panorama, per capire la città con un colpo d’occhio
  • un giro a piedi in zone dense, tra strade commerciali e parti più locali, senza fissarvi su un’unica area
  • una mezza giornata più lenta, magari con un tragitto in acqua o un bel punto di osservazione sul porto, giusto per respirare
  • una sera dedicata al cibo, senza fare i contabili: scegliete due o tre cose che vi incuriosiscono e basta

Se provate a fare “tutto Hong Kong” in 48 ore finite solo a correre, e quella città vi restituisce stress, non fascino. Meglio poche cose scelte bene.

Voli e scali

La struttura più comoda è quasi sempre una di queste due:

  • arrivo a Hong Kong, 2–3 giorni, poi volo per il Giappone e inizio del viaggio vero
  • Giappone prima, Hong Kong alla fine come coda breve e intensa, poi volo di rientro

Io di solito preferisco Hong Kong all’inizio se avete paura del jet lag: la vivete come “scossa” immediata, vi sveglia, e poi in Giappone entrate nel ritmo con più calma. Hong Kong alla fine funziona se volete chiudere con un colpo di scena, ma fate attenzione a non arrivarci già stanchi.

Se state guardando i voli, la cosa che cambia davvero il viaggio non è tanto il prezzo, ma quante volte dovete rifare valigie, cambiare aeroporto, aggiungere ore morte. Una combinazione intelligente vi fa risparmiare energie, e quelle valgono più di cento euro.

Marco Togni con occhiali da sole e maglietta colorata nella Warehouse Kawasaki.
Tra Hong Kong e Giappone sembra di entrare in un set. Neon e atmosfere surreali.
Marco Togni con gelato davanti al Monte Fuji dal Parco Oishi, lago Kawaguchi.
Con il Fuji alle spalle e un gelato in mano ti senti in vacanza anche se fa freddo. A Kawaguchiko basta girare l’angolo per ritrovarsi nel silenzio.

Documenti

Sul lato pratico, è un viaggio semplice: per turismo, di solito non vi serve un visto per entrare a Hong Kong se avete passaporto italiano, con permanenza breve (il riferimento classico è fino a 90 giorni). Anche per il Giappone, per soggiorni turistici brevi, l’Italia rientra tra i Paesi con esenzione dal visto e in genere l’ingresso è fino a 90 giorni.

Io vi consiglio comunque una cosa banale ma salvavita: tenete sempre a portata di mano un indirizzo del primo alloggio e un biglietto di uscita/ritorno, anche solo in formato digitale. Non perché vi succeda chissà cosa, ma perché quando vi chiedono una cosa, averla subito vi evita quei 3 minuti di panico davanti al banco.

Soldi e pagamenti

Il punto delicato qui è mentale: cambiate valuta, cambiate abitudini, e rischiate di perdere il “metro” di spesa. A Tokyo dopo due giorni avete già capito cosa costa una cena, un treno, un caffè. A Hong Kong vi ritrovate a rifare i conti da zero, e se siete in modalità viaggio lungo può darvi fastidio.

Io vi direi: accettatelo e semplificate. Carta quando potete, contanti per il resto, e tenete un budget giornaliero “elastico” solo per Hong Kong. È una città dove potete spendere poco se mangiate in modo semplice e vi muovete con i mezzi, ma potete anche far esplodere il budget in due scelte sbagliate (soprattutto con hotel e certe zone super turistiche).

Trasporti

Hong Kong è una città che si muove bene, ma va capita subito. La soluzione più pratica è avere una carta trasporti pronta e usarla senza pensarci, e qui entra in gioco la Octopus: è il classico strumento che vi evita micro-stress continui.

Dall’aeroporto poi avete spesso una scelta semplice: collegamento rapido dedicato oppure metropolitana/mezzi più “normali”. L’Airport Express è comodo, veloce, e ha tariffe chiare. Io vi consiglio di decidere in base a due cose: dove dormite (soprattutto se è vicino a una stazione comoda) e quanto siete distrutti dal volo. Se siete a pezzi, pagare un po’ di più per arrivare “puliti” può essere la miglior spesa del viaggio.

In Giappone invece, almeno nei primi giorni a Tokyo, io faccio sempre la stessa cosa: scelgo una base che mi evita cambi inutili, e poi mi muovo con calma. E qui il vostro itinerario diventa il vero pilastro.

Dove dormire

Hong Kong, per come la vivo io, è una città dove l’alloggio serve a dormire e ripartire. Le stanze spesso sono più piccole di quanto vi aspettate, e la differenza tra “ok” e “wow” la pagate cara. Quindi io vi direi: base comoda vicino ai trasporti, senza inseguire l’hotel da sogno se state solo due notti.

In Giappone invece, se state facendo un itinerario più lungo, la base è parte dell’esperienza. A Tokyo, scegliere bene la zona vi cambia la vita nei rientri serali. A Kyoto, essere ben collegati vi evita di buttare ore in mezzi. Il trucco è non pretendere di essere perfetti: preferite la comodità, soprattutto se avete valigie.

Cibo

Qui la combo Giappone e Hong Kong è divertente perché vi fa vedere due modi diversi di intendere la città attraverso il cibo. In Giappone spesso programmate: prenotazione, orario, magari anche il locale “famoso”. A Hong Kong è più facile finire in un posto perché ci passate davanti e vi attira l’odore, il rumore, la velocità con cui esce il cibo.

Io di solito dico così: a Hong Kong scegliete 2–3 cose che volete provare davvero e basta. Non cercate di “fare gastronomia completa” in tre giorni. In Giappone invece, se avete un itinerario lungo, potete distribuirvi le voglie senza ansia: un giorno ramen, un giorno sushi, un giorno izakaya, e non vi sembra di dover “recuperare”.

Ritmo

Hong Kong è intensa. Non tanto perché “è grande”, ma perché vi succedono addosso troppe cose insieme. Rumore, traffico, salite, scale, aria umida in certi periodi, e la sensazione di essere sempre dentro un flusso.

Io vi consiglio di impostarla così: mattine forti e serate più leggere. Fate le cose che richiedono energia quando siete freschi, e lasciate la sera per girare, mangiare, guardare luci, senza l’obiettivo di “portare a casa” tre attrazioni. In Giappone potete fare il contrario: se vi piace, potete anche dedicarvi a serate più impegnative perché il ritmo generale è più prevedibile.

Meteo

Qui non voglio fare terrorismo, ma un minimo di realismo sì. Hong Kong ha una stagione dei tifoni che va indicativamente da maggio a novembre, e alcuni mesi sono più a rischio di altri. In piena estate può capitare che un tifone vi blocchi trasporti e vi cambi i piani all’improvviso, e nei periodi di picco il rischio è maggiore (spesso tra luglio e settembre).

Io di solito mi regolo così:

  • se Hong Kong è la parte breve del viaggio, la metto in un punto dove ho margine (non l’ultima notte prima del volo intercontinentale)
  • mi lascio una mezza giornata “cuscinetto” per eventuali cambi
  • tengo in tasca un piano B al chiuso, perché può salvarvi la giornata senza farvi venire nervoso

In Giappone il meteo è un tema enorme, ma nel vostro itinerario la cosa pratica è questa: tenete flessibile la giornata “libera” e usatela come jolly se qualcosa va storto.

Giappone Spettacularis

Se la vostra idea è fare Giappone e Hong Kong insieme, io costruirei il Giappone come parte principale e Hong Kong come parentesi breve. Per il Giappone, un’impostazione come il mio itinerario Giappone Spettacularis funziona bene perché vi dà una struttura chiara senza farvi impazzire giorno per giorno. Qui sotto vi metto lo scheletro, senza dilungarmi: per i dettagli vi rimando direttamente all’itinerario Giappone Spettacularis.

  • 1° giorno: partenza dall’Italia e inizio viaggio
  • 2° giorno: arrivo e prima passeggiata
  • 3° giorno: giornata piena e mix di zone
  • 4° giorno: città e shopping e contrasti diversi
  • 5° giorno: giri a piedi e ritmo urbano
  • 6° giorno: gita fuori città e aria diversa
  • 7° giorno: giorno libero e spazio per recuperare
  • 8° giorno: in direzione Kyoto e cambio atmosfera
  • 9° giorno: templi e ritmo più lento
  • 10° giorno: giornata mista e spostamenti sensati
  • 11° giorno: icone forti e camminate intense
  • 12° giorno: giornata lunga e finale potente

Io vi direi di guardarlo così: Tokyo all’inizio vi dà la botta di città, Kamakura vi spezza il ritmo, Kyoto vi cambia atmosfera, e Hiroshima/Miyajima chiude con una giornata che lascia il segno senza obbligarvi a spostarvi con le valigie.

Marco Togni con occhiali da sole davanti a ciliegi in fiore a Tokyo.
Durante l’hanami ti ritrovi sotto i ciliegi anche senza cercarli. La cosa buffa è che a Tokyo la festa succede tra parchi, uffici e strade normali.
Traffico su Meiji-dori a Shibuya con ciliegi in fiore fiancheggianti la strada.
Meiji-dori con i sakura è il riassunto perfetto della città: traffico che non si ferma e, sopra, i fiori che durano pochissimo. Se arrivi tardi, è già finita.

Kyoto e trasferimenti

Il passaggio Tokyo–Kyoto è uno snodo, non una “giornata persa”. Se lo trattate bene, diventa una giornata comoda. Io vi consiglio di partire in un orario in cui non siete né nel panico né nel sonno: non serve l’alba, ma nemmeno metà pomeriggio con il rischio di arrivare tardi e bruciare la sera.

Due accortezze pratiche che fanno la differenza:

  • se avete valigie grosse, valutate di non portarvele dietro tutto il giorno e organizzarvi per muovervi leggeri
  • se avete poco tempo a Kyoto, scegliete aree coerenti nello stesso giorno, perché è facilissimo sottovalutare quanto “si allunghi” la città quando dovete spostarvi tra zone lontane

Qui Hong Kong può insegnarvi qualcosa: anche lì, se saltate da un punto all’altro solo perché “è famoso”, finite per stare più nei mezzi che nella città.

Errori tipici

La combinazione Giappone e Hong Kong si rompe quasi sempre per gli stessi motivi, e sono tutti evitabili. Ve lo dico sinceramente: non è un viaggio difficile, è un viaggio che punisce la fretta.

  • mettere Hong Kong come 4–5 giorni “a caso” e poi tagliare il Giappone, ritrovandosi con due viaggi mezzi fatti
  • incastrare Hong Kong nell’ultima notte prima del volo lungo, senza margine per imprevisti meteo
  • scegliere un alloggio scomodo “per risparmiare”, e poi pagare in tempo e stress ogni giorno
  • trasformare Tokyo in una lista infinita e arrivare a Kyoto già saturi
  • perdere tempo a rifare conti su valute e commissioni, invece di semplificare i pagamenti e godersi il flusso

Io di solito dico: prima decidete l’ossatura (Giappone), poi infilate Hong Kong come parentesi corta. Se fate il contrario, Hong Kong vi mangia energia e vi lascia la sensazione di aver rincorso.

Marco Togni nella foresta di bambù a Kyoto con il sole tra gli alberi.
Nella foresta di bambù alzi la testa senza farci caso. I fusti sono così alti che ti viene naturale rallentare, come se anche il corpo capisse il posto.
Tokyo Tower illuminata di rosso tra i grattacieli di Tokyo la sera.
Tokyo Tower accesa nel blu della sera è un riferimento comodo: la vedi e ti orienti. Da qui inizi a pensare alla città come a un mosaico infinito di luci.

Costi reali

Il costo è la parte che fa più dubitare, perché Hong Kong può alzare il totale senza pietà. Il modo più intelligente per tenerla sotto controllo è non “combatterla” sul prezzo di ogni singola cosa, ma limitarne la durata e ottimizzare la logistica.

Secondo me la regola è questa: se Hong Kong vi costringe a cambiare voli in modo scomodo, aggiungere notti, perdere giornate intere, allora non conviene. Se invece è un’aggiunta pulita da 2–3 giorni, con uno scalo già previsto o con un giro di voli sensato, allora diventa un extra che vale. E se l’obiettivo è massimizzare il rapporto tra spesa ed esperienza, spesso una combo tipo Giappone e Thailandia “rende” di più. Hong Kong, ripeto, deve essere una scelta, non un riempitivo.

Scelta finale

Io la vedo così: Giappone e Hong Kong insieme è un viaggio che vi fa sentire due Asia diverse nello stesso biglietto. Hong Kong vi dà il colpo di adrenalina, il Giappone vi dà la profondità. Se la trattate come parentesi breve, torna tutto.

Se dovessi dirvi cosa farei io, senza pensarci troppo: 2–3 giorni a Hong Kong, poi il Giappone con un itinerario strutturato tipo Spettacularis. E alla fine vi ritrovate con una sensazione bella: avete visto tanto, ma non avete vissuto in apnea. E quella, quando tornate a casa, è la differenza tra “ho fatto un viaggio” e “ho fatto una corsa”.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).