Record di turisti in Giappone
Il Giappone sta vivendo il più grande boom turistico di sempre. Negli ultimi anni i numeri hanno superato ogni record e, guardando ai dati più recenti, è chiaro che il turismo non è più un “extra”, ma una parte fondamentale dell’economia giapponese. Allo stesso tempo, si parla sempre di più di overtourism, di quartieri pieni, di montagne “rovinate” dalle folle. La verità, ve lo dico sinceramente, è che il Giappone resta un Paese tranquillissimo da visitare, ma è importante capire cosa sta succedendo, dove stanno davvero i problemi e perché questo boom è una grande occasione per tutti.
Se vi interessa il Giappone nel medio-lungo periodo, secondo me ha senso guardare ai numeri, alle strategie del governo e alle reazioni dei giapponesi. Solo così ci si rende conto che il turismo non è solo “gente in più in metropolitana”, ma un pezzo enorme del futuro del Paese e un motivo in più per viaggiare senza sensi di colpa e godersi il Giappone con leggerezza.
Indice
Numeri da record
La ripresa è stata rapidissima. Nel 2023 i visitatori stranieri sono tornati a quota 25 milioni, ma la cosa interessante è che la spesa è stata altissima: circa 5,3 trilioni di yen lasciati in Giappone da chi è venuto in viaggio. In pratica, meno persone rispetto al 2019, ma portafogli più “attivi”.
Nel 2024 è successo il salto vero: oltre 36,8 milioni di turisti internazionali in un solo anno, nuovo record assoluto, con circa 8,1 trilioni di yen di spesa. Questi numeri non sono solo statistiche da addetti ai lavori: significano ristoranti pieni, hotel che riaprono, negozi che sopravvivono grazie agli stranieri, aeroporti di nuovo vivi.
E il 2025 non ha rallentato, anzi, con un netto incremento rispetto al 2024.
Diciamocelo: se guardiamo solo ai numeri, il Giappone è passato in pochi anni dall’essere “il sogno lontano” a una delle mete più forti e desiderate del pianeta.
Perché proprio ora
Ma non è solo una questione di cambio. In questi anni il Giappone ha lavorato tanto su:
- aumento dei voli diretti e delle rotte con le principali città del mondo
- promozione mirata in Asia, Europa, America, Australia
- apertura a segmenti nuovi: turismo di lusso, viaggi sportivi, crociere, turismo enogastronomico
Il boom delle crociere è un esempio concreto: sempre più navi includono porti giapponesi nei loro itinerari, e le autorità stanno cercando di attirare più passeggeri possibili, anche con terminal rinnovati e collegamenti migliori con le città vicine.
Io onestamente vedo una cosa chiara: per molti viaggiatori il Giappone non è più “il viaggio della vita che farò una volta e basta”, ma un Paese in cui si torna, magari alternando Tokyo e Kyoto a isole, montagne, zone termali e regioni meno conosciute. E questo cambia completamente la scala del turismo.
Peso sull’economia
Qui arriviamo a un punto spesso sottovalutato, soprattutto da chi vive in Giappone e vede solo i treni affollati: il turismo oggi è uno dei motori dell’economia giapponese.
I numeri dicono che, nel 2024, la spesa totale dei turisti stranieri in Giappone – quei famosi 8,1 trilioni di yen – è stata classificata come seconda voce di esportazione del Paese dopo l’automotive. Vuol dire che far venire persone qui, fargli usare treni, hotel, ristoranti, onsen, musei e negozi, per l’economia giapponese vale quasi come vendere auto nel resto del mondo.
In più, se sommiamo anche il turismo interno, arriviamo a una cifra enorme: oltre 34 trilioni di yen di spesa turistica complessiva, pari a circa il 5–6% del PIL. Non è un settore “di nicchia”, è un pezzo stabile della torta economica giapponese.
A me piace proprio perché il turismo è uno dei pochi settori che porta soldi anche nelle zone rurali, nei piccoli paesi, sulle isole lontane. Non tutto resta a Tokyo e Osaka: se ben gestito, il turismo può tenere in vita stazioni termali, linee ferroviarie minori, piccoli ristoranti di famiglia, artigiani che altrimenti chiuderebbero.
Il governo lo ha capito benissimo e ha fissato un obiettivo chiaro per il 2030: 60 milioni di visitatori all’anno e 15 trilioni di yen di spesa da parte dei turisti stranieri. Sono numeri ambiziosi, ma danno l’idea di quanto il Giappone voglia puntare seriamente sul turismo come settore chiave per il futuro.
Overtourism concreto
Ci sono alcuni punti molto specifici dove la situazione è davvero complicata. Il caso più famoso è sicuramente quello del Monte Fuji con il convenience store: il famigerato angolo di Fujikawaguchiko dove il vulcano si vede perfettamente dietro a un minimarket. Quella foto è diventata virale, e migliaia di persone hanno iniziato a fermarsi in mezzo alla strada, a bloccare il traffico, a entrare nei parcheggi privati solo per scattare la stessa identica immagine. Alla fine, il comune è intervenuto installando un grande pannello nero per coprire la vista e proteggere residenti e attività.
Un altro esempio è Ginzan Onsen, un paesino termale bellissimo che negli ultimi anni è esploso sui social. Folla ovunque, liti per il posto migliore per le foto, auto parcheggiate a caso. Il risultato è stato l’introduzione di limiti per i visitatori giornalieri, fasce orarie con ingresso controllato e obbligo di navette dedicate. Non è il sogno di tutti, ma era l’unico modo per evitare che il posto collassasse sotto il proprio successo.
Poi ci sono le solite zone: alcuni quartieri di Kyoto, certi bus che vanno verso i templi più famosi, alcuni spot sulle Alpi giapponesi. Qui sì, l’aumento dei turisti si sente. Però, e ci tengo a ribadirlo, parliamo di una piccola parte del Paese. Basta allontanarsi un attimo dalle dieci foto virali di moda in quel momento, e il Giappone torna a essere quello di sempre: tranquillo, ordinato, vivibile.
Reazione del Giappone
Da una parte ci sono le misure “difensive”: limitazioni di accesso in certe fasce orarie, divieti di fotografare in alcuni punti, chiusure temporanee di sentieri troppo fragili, regole più rigide per le case vacanza. A volte queste scelte sono un po’ drastiche e, ve lo dico subito, non sempre brillano per fantasia.
Dall’altra però c’è un lavoro più interessante sul medio-lungo periodo:
- promuovere regioni meno conosciute per distribuire i flussi
- puntare su un turismo con spesa più alta per persona, invece che solo sui grandi numeri
- migliorare le infrastrutture in località che stanno crescendo (nuovi treni, aeroporti regionali, collegamenti con gli onsen)
- usare grandi eventi come Expo 2025 a Osaka per creare nuove zone attrattive e spingere i visitatori anche fuori da Tokyo e Kyoto
Dietro c’è una visione abbastanza chiara: trasformare il Giappone in una “nazione del turismo”, dove chi arriva non si limita a fare tre foto e scappare, ma resta di più, spende meglio, scopre zone nuove e lascia un impatto positivo.
Come la vedono i giapponesi
Qui entriamo in un tema delicato. Una parte dei giapponesi vede i turisti soprattutto come una fonte di fastidio: valigie in mezzo alle scale mobili, foto in luoghi dove loro non fotograferebbero mai, rumore sui treni, regole non rispettate. Alcuni media locali spingono molto su questi casi negativi, e così passa l’idea che il turismo sia solo “problema”.
Allo stesso tempo, però, ci sono tantissimi giapponesi che vedono nei visitatori una grande opportunità. Giovani che aprono guesthouse, ristoranti che mettono menu bilingue per lavorare meglio, intere città che puntano sul turismo per non spopolarsi. Nelle riunioni ufficiali sul turismo, il governo parla apertamente di usare questo boom per “rivitalizzare le regioni” e creare posti di lavoro fuori dalle metropoli.
Vi giuro che, vivendo qui, vedo entrambe le facce: c’è chi sbuffa quando vede un gruppo con i trolley e chi è contento perché grazie a quei trolley può mandare avanti attività che altrimenti sarebbero già chiuse.
Molti giapponesi, semplicemente, non hanno ancora realizzato quanto il turismo pesi sui conti del Paese. Quando capisci che è la seconda “esportazione” dopo le auto, cambi un po’ prospettiva. E secondo me, nei prossimi anni, questa consapevolezza crescerà, anche se non tutti saranno felici di avere più stranieri sotto casa.
Cosa possiamo fare noi
Da viaggiatori, abbiamo un ruolo molto più grande di quanto sembra. Non nel senso di “salvare il mondo” eh, ma nel senso di scegliere bene.
Vi consiglio di:
- alternare i grandi classici (Shibuya, Gion, Asakusa, Fuji) a quartieri e città meno inflazionati
- evitare, se potete, le ore e i giorni più ovvi (sabato pomeriggio a Gion, agosto a mezzogiorno a Kyoto, capodanno ai templi più famosi)
- rispettare le regole non scritte: silenzio sui mezzi, niente foto in faccia alle persone, attenzione nelle strade strette dei quartieri residenziali
- non fissarvi solo sulle foto virali: se un posto è diventato ingestibile, potete benissimo scegliere un’alternativa altrettanto bella
Secondo me ha senso anche cambiare mentalità quando si viaggia: non cercare posti vuoti a tutti i costi (Tokyo non sarà mai deserta), ma puntare a esperienze equilibrate, dove una mattina ve la giocate all’alba su una terrazza famosa e il pomeriggio lo passate in un parco di quartiere quasi senza turisti.
Il bello del Giappone è proprio questo: potete stare in mezzo alla folla di Shinjuku e, trenta minuti dopo, camminare in un vicolo tranquillo con solo qualche signora che porta a spasso il cane.
Viaggiare sereni
C’è una cosa che voglio dire chiaramente: non ha senso viaggiare con il senso di colpa.
Capisco il discorso sulla sostenibilità, sul rispetto, sui luoghi che soffrono troppo. Sono temi reali e importanti. Ma allo stesso tempo, il turismo è anche:
- lavoro per milioni di persone
- un modo per tenere vivi interi territori
- scambi culturali che altrimenti non esisterebbero
Se venite in Giappone con rispetto, informati, pronti a seguire le regole locali e magari a scegliere anche zone meno famose, state facendo esattamente ciò che serve. Non rovinatevi il viaggio pensando di essere “di troppo”. Il Giappone ha bisogno di turismo, e il governo lo ripete apertamente ogni volta che parla di crescita per i prossimi anni.
Io vi direi di concentrarvi su quello che potete controllare: i vostri orari, il vostro modo di comportarvi, il vostro itinerario. Il resto – pianificazione nazionale, infrastrutture, limiti di accesso – spetta al Giappone.
Viaggiare ora
Io, sinceramente, spero che chi ama il Giappone continui a venire senza farsi bloccare dalle paure infondate. Viaggiare informati, rispettosi e curiosi è la cosa migliore che possiamo fare, per noi e per il Paese che ci ospita. Il resto lo farà il tempo: più il Giappone capirà quanto il turismo gli serve, più imparerà a gestire bene questi record del turismo, trasformandoli non in un problema, ma in una forza che porta vita un po’ ovunque – dalle strade illuminate di Shinjuku ai villaggi dove di notte si sente solo il rumore dei grilli.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).