Strisce di carta omikuji annodate su una struttura di bambù verde in un santuario in Giappone.

Omikuji

Volete sapere cosa vi riserva il futuro? Qualunque sia il vostro desiderio, trovare l’anima gemella, avere successo in un nuovo progetto di lavoro o migliorare la salute, l’omikuji vi dirà se si avvererà oppure no.
L’omikuji, conosciuto anche come mikuji, è un bigliettino di carta che contiene una predizione divina e si trova nella maggior parte dei templi e santuari del Giappone, anche in quelli più piccoli. Ricorda i biscotti della fortuna, ma con una differenza fondamentale: qui può uscire anche una grande sfortuna, quindi è bene essere preparati! Che ci crediate o meno, resta un modo divertente per scoprire cosa il destino ha in serbo per voi.

Come funziona e quanto costa

Non tutti i templi e santuari presentano lo stesso tipo di procedimento per l’estrazione dell’omikuji e il prezzo può variare da 50 a 200 yen, ma generalmente l’importo viene suggerito accanto alla postazione dell’omikuji, che solitamente si trova in prossimità dell’entrata del tempio o del santuario.

La procedura classica e più tradizionale prevede di scuotere una scatola di metallo piena di bastoncini di bambù numerati. La scatola è progettata in modo tale che agitandola uno solo dei bastoncini esce dal foro presente sotto la scatola stessa. Accanto alla scatola si trova una sorta di cassettiera e su ogni cassetto è indicato un numero: cercate il numero corrispondente a quello del bastoncino e aprite il cassetto per prendere il vostro omikuji.

In altri templi dovete consegnare il bastoncino ad uno dei membri dello staff, il quale vi consegnerà poi il biglietto. Nei templi e santuari più piccoli, invece, c’è una scatola dalla quale dovete semplicemente pescare il  vostro omikuji.

Non tutti gli omikuji sono uguali

Se ne pescate più di uno durante il viaggio vi accorgerete che ogni tempio fa storia a sé. Al Sensoji di Tokyo, per esempio, la percentuale di kyo è molto più alta del solito: circa trenta biglietti su cento, perché il tempio ha mantenuto le proporzioni dell’antico sistema del Kannon Hyakusen invece di addolcirle come è successo altrove. Se vi capita, non prendetela sul personale.

Al Kifune di Kyoto il foglietto vi viene consegnato completamente bianco: dovete appoggiarlo sull’acqua della sorgente sacra del santuario e le parole compaiono da sole. Al Meiji Jingu di Tokyo, invece, non troverete nessuna benedizione e nessuna maledizione: al posto del responso c’è una poesia dell’imperatore Meiji o dell’imperatrice Shoken, perché dare un voto ai versi delle divinità del santuario sarebbe irrispettoso.
In diversi templi e santuari, infine, il bigliettino è nascosto dentro statuette di ceramica a forma di gatto, di volpe o di daruma, che in tanti si portano a casa come souvenir anche quando il responso non è dei migliori.

“Tradurre” cosa vi riserva il destino

Una volta preso il vostro bigliettino non vi resta che srotolarlo per leggere cosa vi riserva il futuro. La maggior parte degli omikuji sono però scritti solamente in giapponese e solo in alcuni grandi templi e santuari è presente la traduzione in inglese.

Per capire cosa prevede l’oracolo, vi indico qui di seguito la lista di kanji con il relativo significato:

  • Grande benedizione (dai-kichi)
  • Media benedizione (chu-kichi)
  • Piccola benedizione (sho-kichi)
  • Benedizione (kichi)
  • Mezza-benedizione (han-kichi)
  • Quasi-benedizione (sue-kichi)
  • Quasi-piccola-benedizione (sue-sho-kichi)
  • Maledizione (kyo)
  • Piccola-maledizione (sho-kyo)
  • Mezza-maledizione (han-kyo)
  • Quasi-maledizione (sue-kyo)
  • Grande maledizione (dai-kyo).

Questa è la prima previsione generale dell’omikuji, la quale viene poi combinata ad una previsione più specifica relativa ad un determinato settore della vita (lavoro, amore, salute, ecc.). Le varie combinazioni possibili possono essere:

hogaku – direzione di buono/cattivo auspicio

negaigoto – relativo ad un desiderio personale

machibito – un incontro atteso

usemono – oggetto smarrito

tabidachi – viaggio

akinai – affari di lavoro

gakumon – studio

soba – speculazione finanziaria

arasoigoto – dispute, vertenze, litigi

renai – relazione d’amore

tenkyo – trasferimento o cambio di residenza

shussan – parto o nascita di un figlio

byoki – malattia

endan – fidanzamento o proposta di matrimonio

L’omikuji può quindi prevedere che i vostri desideri si avverino, che riceviate una proposta di matrimonio o semplicemente dirvi se state andando o meno nella direzione giusta. Nel caso in cui il foglietto vi dia un responso positivo, dovete conservare l’omikuji in attesa che la predizione si avveri e tenerlo sempre con voi o metterlo sotto il cuscino mentre dormite. C’è anche chi annoda lo stesso il biglietto fortunato: legare l’omikuji al santuario vuol dire stringere un legame con la divinità del posto, e non a caso in giapponese il verbo musubu significa sia “annodare” che “creare un legame”. Scegliete voi, insomma: tenerlo in tasca fino a quando la previsione si avvera oppure lasciarlo lì.

Cosa fare in caso di “maledizione”?

Quando la predizione è negativa, non portate il biglietto a casa! Secondo la tradizione infatti portando l’omikuji con voi la sfortuna vi seguirà. In questo caso dovete annodare il foglietto di carta ed attaccarlo al ramo di un pino situato nei pressi del tempio (solitamente ogni tempio e santuario mettono a disposizione dei punti in cui attaccare gli omikuji). All’origine di questo gesto simbolico c’è una motivazione ben precisa: la cattiva sfortuna attenderà presso l’albero piuttosto che attaccarsi a chi ha aperto l’omikuji e quindi l’evento nefasto potrebbe essere ritardato o addirittura evitato. Alla base c’è anche un gioco di parole, proprio perché le parole “pino” e “attendere”, nonostante si scrivano con un kanji differente, si pronunciano entrambe ”matsu” in lingua giapponese. 

Da dove arriva l’omikuji

L’usanza è antichissima e nasce da un’idea semplice: tirare a sorte era il modo più sicuro per conoscere la volontà degli dei, senza che nessuno potesse metterci lo zampino. Nel 1428 si arrivò perfino a scegliere uno shogun così: alla morte di Ashikaga Yoshimochi il successore venne estratto a sorte nel santuario di Iwashimizu Hachimangu, e toccò ad Ashikaga Yoshinori, che fino a quel momento faceva il monaco.

Gli omikuji come li conosciamo oggi nascono invece sul monte Hiei, alle porte di Kyoto: al monaco Ryogen, poi conosciuto come Ganzan Daishi, viene attribuita la raccolta di cento responsi in versi che porta il suo nome, il Ganzan Daishi Hyakusen, che secondo la leggenda gli rivelò Kannon in persona. Durante il periodo Edo quella formula si diffuse in tutto il Giappone ed è ancora quella che vi ritrovate tra le mani quando srotolate il bigliettino.

Il proprio destino

Anche se credete in questo genere di previsioni, prendete la tradizione dell’omikuji come un piccolo divertimento e un modo per conoscere meglio la cultura giapponese; qualunque sia il responso dell’oracolo, mantenete un’espressione neutrale: ricordate che esultare in caso di buona sorte vi attirerà la sfortuna, e al tempo stesso non vale la pena disperarsi in caso di cattivo presagio.

Molti degli omikuji, infatti, terminano con un consiglio prezioso: qualunque sia il responso, ciascuno di noi è l’artefice del proprio destino. In caso di cattiva sfortuna il destino può essere cambiato con tanto lavoro e umiltà, ma anche a chi viene prevista la buona sorte si consiglia di impegnarsi e fare del proprio meglio: in fondo niente ci arriva per caso!

Galleria Foto

Video: Omikuji: come funzionano

Video: Oroscopo giapponese con Coco

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).