Microfono e schermo per karaoke con drink colorati sullo sfondo.

Il Karaoke in Giappone

Cantare piace a tutti, stonati e intonati, sotto la doccia o in mezzo agli amici. In Giappone però il karaoke è molto più di un passatempo: è un rito quotidiano che coinvolge studenti, coppie e uomini d’affari, e si canta chiusi in piccole stanze private, senza il rischio di fare figuracce davanti a degli sconosciuti.
Qui vi racconto com’è nato, perché in Giappone è parte della cultura e come si è diffuso poi nel resto del mondo, Italia compresa.

Le origini del karaoke

Le origini di questa forma di intrattenimento non sono molto chiare e non esiste un vero e proprio inventore. Alcuni sostengono che la prima forma di karaoke sia comparsa in alcune serie televisive americane degli anni sessanta, in cui durante i pezzi cantati dai protagonisti passava in sovraimpressione il testo della canzone, permettendo così al pubblico di cantare da casa. Ma il primo apparecchio realizzato per il karaoke ha origini giapponesi e fu inventato dal musicista Daisuke Inoue, che ebbe l’idea in seguito alle tante richieste del pubblico di avere le registrazioni delle sue canzoni per poter imparare i testi e divertirsi a cantarle. Anche il termine karaoke deriva dalla lingua giapponese ed è stato coniato dalla fusione di due parole: “kara” (vuoto) e “oke” (orchestra).
Inoue però non brevettò mai la sua invenzione e non ci guadagnò praticamente nulla, mentre il karaoke faceva il giro del mondo. Nel 2004 gli è stato assegnato il premio Ig Nobel per la pace, con la motivazione che aveva inventato un modo nuovo per insegnare alle persone a tollerarsi a vicenda.

Il karaoke in Giappone

A differenza dell’Italia, dove dopo un grande exploit iniziale si è perso un po’ di interesse verso questa forma di intrattenimento, in Giappone è tutt’oggi molto diffusa: nelle feste e cerimonie è ormai una prassi coinvolgere gli ospiti nel karaoke e in televisione ci sono tanti programmi che vedono personaggi famosi e sportivi  divertirsi a cantare le hit più celebri; ma per chi vuole cantare anche al di fuori delle occasioni speciali, in ogni città si trovano numerosi locali in cui cimentarsi nel karaoke, che però si svolge in maniera leggermente differente rispetto a come siamo abituati: la metodologia è sempre la stessa, poiché i clienti possono eseguire le proprie canzoni preferite con l’ausilio di basi musicali preregistrate e schermi su cui scorrono a tempo le parole delle canzoni, ma la particolarità è che in Giappone si canta all’interno di piccole stanze private, in compagnia di pochi amici o del partner, quindi anche chi non è proprio intonatissimo non rischia di fare “figuracce” di fronte a degli sconosciuti! Le stanze sono affittabili a ore o per tutta la serata e oltre a cantare, ovviamente è poi possibile rilassarsi cenando e bevendo in compagnia degli amici. Ma non crediate che sia solo una moda giovanile: in Giappone anche gli uomini d’affari scaricano le tensioni accumulate durante la giornata cantando al karaoke, che ormai è diventato parte integrante della cultura nipponica.

Come funziona un karaoke box giapponese

Se non ci siete mai stati, il meccanismo è semplicissimo e non serve prenotare. Alla reception dite in quanti siete e per quanto tempo volete restare, oppure scegliete la formula free time, che vi lascia la stanza fino alla chiusura: vi consegnano un tablet, cioè il telecomando con cui si cercano le canzoni, e vi indicano il numero della stanza.
La bevanda di solito è compresa o comunque obbligatoria: c’è il drink bar a cui servirsi da soli quante volte volete, e in molti locali si può aggiungere il nomihodai, cioè alcolici a volontà. Da mangiare si ordina dal telefono della stanza o dal tablet stesso e vi portano tutto dentro, dalle patatine al karaage: niente di gourmet, ma funziona benissimo.
Quando il tempo sta per scadere squilla il telefono e vi chiedono se volete prolungare o chiudere, e si paga tutto all’uscita.

Il karaoke nel mondo e in Italia

Divenuto popolare in Giappone, il karaoke si diffuse poi, negli anni ottanta, in varie nazioni dell’Asia per poi raggiungere rapidamente anche altre parti del mondo; nei paesi occidentali però si usa cantare pubblicamente nei locali, contribuendo così anche al divertimento degli altri clienti che si limitano ad assistere a performance più o meno intonate; solo alcuni bar in grandi città hanno delle stanze private come avviene in Giappone. Il successo mise in moto anche l’industria, con la realizzazione di prodotti specifici, sia a livello professionale per le trasmissioni tv o per le band musicali, che amatoriale, destinati ad un uso privato nelle feste e cerimonie.

In Italia, il termine karaoke approdò negli anni novanta, con il successo dell’omonima trasmissione televisiva condotta da Fiorello. Il programma itinerante cambiava location ogni sera e si svolgeva  una vera e propria gara tra i concorrenti, con la premiazione di un vincitore decretato dal pubblico. Tra questi ci sono stati anche cantanti famosi, all’epoca sconosciuti. Il programma è stato poi interrotto nel 1995, ma dopo vent’anni, nella primavera del 2015, è tornato in onda con la conduzione di Pintus.

Le catene di karaoke e le canzoni in inglese

I locali sono ovunque, ma quasi sempre finirete in una delle grandi catene: Big Echo, Karaoke Kan, Manekineko, con le insegne colorate che occupano interi palazzi attorno alle stazioni. Da una all’altra cambia poco, la differenza vera la fa il sistema delle canzoni: i due grandi sono Dam e Joysound, e il secondo è quello con il catalogo più ampio di musica straniera.
Perché no, non dovete per forza cavarvela con il giapponese: sul tablet si cambia lingua e si cerca per titolo o artista, con decine di migliaia di brani in inglese e anche qualcosa in italiano. Provate a cercare i vostri classici prima di arrendervi: spesso ci sono.

Hitokara, il karaoke da soli

In Giappone andare al karaoke da soli non ha niente di strano: si chiama hitokara ed è un’abitudine talmente diffusa che una fetta enorme dei clienti entra senza compagnia. C’è chi lo usa per sfogarsi dopo il lavoro, chi si allena sul serio per cantare meglio, chi vuole solo un’ora tutta sua.
Alla reception nessuno vi guarderà storto se dite di essere una persona sola, e in alcune catene ci sono cabine piccole pensate apposta, con cuffie e microfono da studio. Se siete timidi cronici o viaggiate da soli, è il modo migliore per provare.

Video: Karaoke da Pasela, a Ueno

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).