Bancone gastronomia con piatti pronti al Tokyu Food Show di Shibuya.

Allergie alimentari in Giappone

Viaggiare in Giappone con un’allergia alimentare si può fare benissimo, e spesso basta mettere in fila poche cose giuste prima di partire.

La vera difficoltà non è “mangiare”, ma evitare fraintendimenti piccoli che, quando c’è di mezzo un’allergia, non sono piccoli per niente. Io vi consiglio di trattarla come una mini-logistica di viaggio: due strumenti pronti, qualche abitudine, e poi vi godete il Giappone senza vivere col fiato sospeso.

Prima di partire

La cosa che cambia tutto è arrivare con un piano semplice, non con l’ansia. Io di solito ragiono così: quali sono i miei rischi veri (quelli che mi fanno stare male) e quali sono le cose che posso gestire chiedendo conferma con calma. Se l’allergia è seria, vale la pena preparare frasi chiare in giapponese e avere un “piano B” già pronto per i pasti.

Cose pratiche che vi fanno partire più tranquilli:

  • salvare sul telefono una nota con allergie e gravità (reazione lieve, forte, anafilassi) scritta in modo semplice
  • portare farmaci che usate già e sapere esattamente come si chiamano (non date per scontato di trovarli uguali)
  • fare una piccola lista di cibi “sicuri ovunque” in Giappone per voi, così non siete obbligati a improvvisare quando siete stanchi o in ritardo
  • scegliere almeno un paio di catene grandi come rete di sicurezza, soprattutto nelle prime 48 ore

Se avete allergie multiple, io onestamente metterei in conto che qualche sera farete una cena “funzionale” invece che super romantica. Non è un fallimento, è una scelta intelligente.

Card allergie

La travel card in giapponese è la vostra cintura di sicurezza. Non deve essere lunga, non deve spiegare la vostra vita. Deve dire tre cose: cosa non potete mangiare, cosa succede se lo mangiate, e cosa chiedete al ristorante di fare.

La frase base che funziona quasi sempre è questa: 私は______のアレルギーがあります。 Watashi wa ______ no arerugī ga arimasu. Sono allergico/a a ______.

Se sono due o più alimenti, si usa と tra i termini: 卵とピーナッツ Tamago to pīnattsu Uova e arachidi

Se volete essere ancora più chiari (e io ve lo dico sinceramente, a volte serve), aggiungete una riga sulla gravità: 少量でも症状が出ます。 Shōryō demo shōjō ga demasu. Mi fa male anche una piccola quantità.

重い症状が出る可能性があります。 Omoi shōjō ga deru kanōsei ga arimasu. Potrei avere sintomi gravi.

E poi la richiesta più utile: 入っているか分からない場合は教えてください。 Haitteiru ka wakaranai baai wa oshiete kudasai. Se non siete sicuri, per favore ditemelo.

Questa è la parte importante: non state chiedendo “fatemi un piatto speciale”, state chiedendo “non tirate a indovinare”.

Confezione di sandwich al cioccolato vegano su un vassoio di legno.
Un delizioso snack con scritto chiaramente tutti gli ingredienti.
Ingresso del ristorante Vegan and Gluten Free Osaka con pannello e cartello.
Fuori dal locale il messaggio è diretto, e già questo rilassa. Quando sei in viaggio, trovare un’insegna così significa risparmiarti mezz’ora di spiegazioni.

Chiedere al ristorante

In Giappone la gentilezza c’è, ma nei posti piccoli, nelle bancarelle, negli izakaya, può essere difficile anche solo avere una risposta certa perché chi è in sala non conosce davvero ingredienti e salse. Quindi la strategia migliore non è fare una richiesta complicata, ma fare una domanda precisa.

Io vi direi di usare domande semplici, una alla volta:

  • これは_____が入っていますか? Kore wa ______ ga haitte imasu ka? Dentro c’è ______?
  • この料理に醤油は使っていますか? Kono ryōri ni shōyu wa tsukatte imasu ka? In questo piatto usate salsa di soia?
  • 出汁は入っていますか? Dashi wa haitte imasu ka? C’è dashi/brodo?

La domanda sul dashi sembra “da fissati”, ma è una delle trappole più comuni: in tantissimi piatti c’è un brodo o una base che non si vede, e per certe allergie è un problema vero.

Se la risposta è incerta o vaga, io non forzerei. Si ringrazia e si cambia. È meglio un “no” elegante che un “sì” impreciso.

Okonomiyaki vegano e gluten free con contorni al ristorante Vegan and Gluten Free Osaka.
Arriva l’okonomiyaki vegano e gluten free e ti rendi conto che non stai rinunciando a niente.
Cartello di ramen vegano al Jangara Ramen di Tokyo.
Questo cartello è la scena tipica di Tokyo: opzioni per tutti, ma devi fermarti a leggere bene. Quel bilingue è utile, però non sempre basta per le allergie serie ed è sempre importante chiedere.

Ryokan e colazioni

Ryokan e hotel con colazione inclusa sono comodissimi, ma con allergie vanno gestiti in anticipo. Nei ryokan, soprattutto quelli che servono cena kaiseki, la cucina lavora su un menu deciso e su tempi stretti. Se avvisate tardi, rischiate di mettere in difficoltà tutti e di ricevere un compromesso poco sicuro.

La mossa corretta è scrivere prima, chiarire bene cosa non potete mangiare e chiedere se possono gestirlo. Io consiglio di fare questa verifica prima di prenotare, non dopo. Se dicono “forse”, per un’allergia seria quel “forse” è già una risposta.

Occhio anche alle colazioni “a buffet”: sono comode, ma la contaminazione incrociata è più facile (pinze condivise, salse, briciole, utensili che passano da un piatto all’altro). Se siete molto sensibili, spesso è più sicuro scegliere cose confezionate, oppure chiedere se hanno opzioni servite al tavolo.

Izakaya e street food

Qui bisogna essere realistici: izakaya, yatai, bancarelle e posti ultra economici sono spesso il punto più difficile da controllare. Non perché siano “pericolosi” in sé, ma perché lavorano veloci, con spazio ridotto e ingredienti già pronti.

Tre cose che vedo creare confusione:

  • salse: molte basi contengono soia, grano, sesamo, estratti vari
  • fritture: olio condiviso e pastelle standard, con possibilità di contaminazione
  • topping “invisibili”: briciole, polveri, condimenti aggiunti a fine preparazione

Se volete godervi lo street food senza stress, io la imposterei così: scegliete 2–3 cose gestibili e ripetibili, e non cercate di assaggiare “tutto”. Il Giappone non scappa, e l’obiettivo è tornare in hotel contenti, non fare la collezione di spiedini.

Un assortimento di piatti vegani serviti su vassoi al ristorante VeganLife SoiSoi.
Un vassoio pieno di piattini diversi è perfetto quando devi evitare ingredienti specifici. Chiedi una cosa sola e chiara, poi lasci parlare la varietà.
Piatto di ramen vegano con alghe nori e tofu croccante in un ristorante.
Un ramen vegano in una catena è una piccola vittoria: stesso rituale, meno rischi. Ma io controllo sempre gli extra, perché spesso l’insidia è lì.

Conbini e supermercati

Per molte persone, i conbini sono la salvezza pratica. Ci trovate cibo pronto, porzioni piccole, e spesso ingredienti abbastanza “leggibili”. Però non va idealizzato: non tutto è etichettato come vi aspettate, e i prodotti cambiano spesso.

Se dovessi scegliere opzioni generalmente più facili da gestire (poi dipende dalla vostra allergia), io partirei da cose semplici:

  • yogurt bianco e frutta
  • uova sode
  • edamame
  • patata dolce arrosto (yaki imo)
  • riso bianco, onigiri con attenzione al ripieno e alle salse
  • insalate, controllando bene perché alcune hanno pasta o condimenti complessi
  • frutta secca “semplice”, evitando mix o rivestimenti croccanti se siete sensibili a farine e additivi

Gli onigiri meritano una parentesi: sembrano innocui, ma alcuni ripieni e salse possono contenere ingredienti critici. Se siete allergici a pesce, crostacei o soia, è una di quelle cose che vanno scelte con calma e controllate bene.

Etichette e allergeni

Qui c’è una cosa utile da sapere: in Giappone esiste un sistema di indicazione degli allergeni per alcuni ingredienti specifici. Per i prodotti confezionati, l’etichetta può darvi una mano enorme, ma va interpretata bene.

In genere, gli allergeni “obbligatori” indicati sono 8, mentre ce ne sono altri per cui l’indicazione è raccomandata e molto comune (come sesamo e soia, oltre a carne, alcuni pesci, frutta e altro).

La parte che spesso confonde è che “raccomandata” non significa “rara”. Significa che non è sempre garantito che venga indicata su ogni prodotto nello stesso modo, quindi se quella è la vostra allergia principale dovete leggere con ancora più attenzione.

Parole giapponesi che io terrei a portata di mano:

  • アレルゲン (arerugen) allergene
  • 原材料 (genzairyō) ingredienti
  • 含む (fukumu) contiene
  • 乳成分 (nyū seibun) derivati del latte / componente latte
  • 小麦 (komugi) grano
  • 卵 (tamago) uovo
  • そば / 蕎麦 (soba) grano saraceno
  • 落花生 / ピーナッツ (rakkasei / pīnattsu) arachidi
  • えび / 海老 (ebi) gamberi
  • かに / 蟹 (kani) granchio
  • くるみ (kurumi) noci
  • ごま (goma) sesamo
  • 大豆 (daizu) soia

Se usate la traduzione con la fotocamera, fatelo bene: luce, zoom, e controllate due volte le parole chiave. La traduzione istantanea aiuta tantissimo, ma sulle etichette piccole basta che “sbagli” un carattere e vi illudete di aver letto una cosa diversa.

Frasi da etichetta

Sulle confezioni giapponesi, oltre alla lista ingredienti, potete trovare frasi che parlano di stabilimenti e contaminazioni. Non è un linguaggio identico ovunque, però ci sono schemi ricorrenti.

Frasi tipiche che indicano rischio di contaminazione (variano, ma il senso è quello):

  • 同じ工場で_____を含む製品を製造しています。 Nello stesso stabilimento producono anche prodotti con ______.
  • 本品製造工場では_____を含む製品を生産しています。 In questo stabilimento si producono prodotti che contengono ______.

Se siete molto sensibili, queste frasi contano. Se invece avete un’intolleranza lieve, possono essere un’indicazione utile ma non per forza un divieto assoluto. Io qui non posso decidere al posto vostro: si gioca tutto sulla vostra situazione medica.

Glutine e celiachia

La celiachia in Giappone è gestibile, ma richiede attenzione “da detective”, soprattutto per due motivi: la salsa di soia e la contaminazione in cucina.

Due punti pratici che vedo sottovalutati:

  • la salsa di soia classica spesso contiene grano, quindi anche piatti che sembrano “solo riso e pesce” possono avere marinature o salse non adatte
  • soba non significa automaticamente 100% grano saraceno: spesso c’è una percentuale di farina di frumento. Quella solo grano saraceno viene chiamata 十割そば (juwari soba), ma non basta la parola: va comunque chiesta conferma perché dipende dal locale e dalla lavorazione

E poi c’è il tema tempura e fritti: la pastella standard non è “adattabile” facilmente, e l’olio condiviso può essere un problema per chi deve evitare contaminazioni.

Se dovessi darvi una linea semplice, io vi direi: puntate su posti che capiscono davvero la richiesta e che possono rispondere con sicurezza, e usate conbini/supermercati per i momenti in cui non avete tempo di investigare.

Ingredienti “invisibili”

Molti errori nascono da ingredienti che non si vedono. Questo vale per tutti, ma con allergie diventa centrale.

Esempi tipici:

  • dashi (brodo) in zuppe, salse, piatti “a base verdure”
  • miso e salse pronte con additivi e mix di ingredienti
  • sesamo usato come topping o in paste e condimenti
  • farine in panature sottili o in addensanti
  • frutta a guscio in dolci “insospettabili” o creme

Se siete allergici al latte o alle uova, attenzione anche ai dolci in generale: in Giappone ci sono dolci molto “puliti” a base riso e fagioli, ma ci sono anche prodotti moderni con burro e panna ovunque. Meglio non fidarsi dell’aspetto.

Catene e menu

Quando avete bisogno di certezze rapide, le catene grandi spesso sono più gestibili dei locali microscopici. Non perché cucinino “meglio”, ma perché hanno informazioni standardizzate, schede ingredienti e liste allergeni più chiare.

Molte catene pubblicano tabelle allergeni e ingredienti aggiornate, e in alcuni casi potete vedere l’elenco degli allergeni principali in modo molto diretto.

Io lo userei come paracadute pratico: arrivate in città, siete stanchi, non avete energie per spiegazioni lunghe. In quei momenti, una scelta semplice e ripetibile vi salva la serata.

App e traduzioni

Le app di traduzione sono utilissime, ma vanno usate con un minimo di metodo. La traduzione “al volo” del menu funziona bene per capire la categoria del piatto, molto meno per identificare ingredienti nascosti o spiegazioni tecniche.

Il modo più efficace che vedo è questo:

  • traduzione con fotocamera per farsi un’idea generale
  • ricerca mirata di una parola specifica (tipo 小麦 o ごま) per confermare il dubbio
  • se serve, mostrare la vostra card e chiedere conferma su un ingrediente preciso

E ricordatevi una cosa semplice: se vi state spiegando da tre minuti e la persona davanti a voi annuisce senza capire, non state risolvendo. State solo andando avanti per inerzia.

Emergenze e 119

Qui è meglio essere chiari senza fare terrorismo: speriamo non serva, ma è bene sapere cosa fare. In Giappone l’ambulanza si chiama col 119, e in molte aree c’è supporto multilingue o interpretariato telefonico per le chiamate di emergenza.

Frase utile da tenere pronta (anche scritta nella nota del telefono): 救急車をお願いします。 Kyūkyūsha o onegaishimasu. Un’ambulanza, per favore.

E per dire “allergia” in modo diretto: アレルギー反応です。 Arerugī hannō desu. È una reazione allergica.

Se avete un auto-iniettore (tipo adrenalina), io vi consiglio di averlo sempre addosso, non nello zaino in hotel. Sembra banale, ma il Giappone è pieno di scale, stazioni, cambi linea, e quando succede qualcosa non volete fare la caccia al tesoro.

Farmaci e assicurazione

Per chi ha allergie importanti, l’assicurazione di viaggio non è una “cosa burocratica”. È la differenza tra vivere un imprevisto con lucidità o con panico. Io onestamente la considererei parte del budget, come il volo.

Sui farmaci: portate quelli che già usate, con confezione e magari una prescrizione o una nota del medico in inglese. Non tanto perché ve la chiedano sempre, ma perché vi aiuta se dovete spiegare in ospedale cosa avete preso. E se avete dubbi su equivalenti locali, chiedete in farmacia mostrando nome del principio attivo, non solo il marchio.

Viaggiare con bambini

Se viaggiate con bambini allergici, la regola d’oro è ridurre le variabili. Meno “scommesse” fate, più vi godete il viaggio.

Cose che io vedo funzionare bene:

  • avere sempre uno snack sicuro nello zaino, così non siete costretti a comprare “qualcosa qualsiasi”
  • alternare ristoranti controllabili con pasti semplici da supermercato quando la giornata è stata lunga
  • scegliere hotel con frigorifero in camera, perché vi permette di gestire colazioni o spuntini senza stress
  • non trasformare ogni pasto in una trattativa: meglio una scelta semplice, ripetuta, che una caccia continua alla novità

Il Giappone è un posto dove si cammina tanto e si mangia spesso “al volo”. Con un bambino allergico, quel “al volo” va trasformato in “al sicuro”.

Il mio consiglio

Se c’è una cosa che vorrei passasse, è questa: con le allergie in Giappone non vince chi “si arrangia”. Vince chi si prepara due frasi e accetta che ogni tanto la scelta più furba è la più semplice.

Io farei così: card pronta, due parole chiave memorizzate, e una rete di sicurezza tra conbini e catene. Poi vi godete ramen, sushi, dolci, ryokan, tutto. Magari non tutto, magari non sempre come l’avevate immaginato. Ma vi giuro che, quando smettete di inseguire l’idea perfetta e iniziate a scegliere con lucidità, il viaggio diventa leggero davvero. E a fine giornata, una cena tranquilla e sicura vale più di qualunque “assaggio a rischio”, sempre.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).