Stipendio medio in Giappone
Vivere in Giappone e parlare di stipendio è una di quelle cose che sembrano semplici… finché non ci sbatti contro davvero. Perché qui i numeri “medi” dicono poco, soprattutto a Tokyo, e spesso raccontano una storia che non assomiglia per niente alla vita reale.
La cosa più importante da capire è questa: a Tokyo lo stipendio non si capisce con una media, si capisce con le differenze. E le differenze sono enormi.
Indice
Perché la media inganna
Questa cosa sposta la media verso l’alto. E allora succede il paradosso: leggete un numero “medio” e pensate ok, si sta larghi, poi guardate gli annunci di lavoro reali e vi sembra che manchi un pezzo. Non manca: è Tokyo che è fatta così.
Un numero serio
Se vogliamo appoggiarci a un dato solido, uno dei riferimenti più chiari è la statistica ufficiale sulla struttura salariale: per Tokyo, la “retribuzione” media mensile (nel senso usato in quella rilevazione) è circa 400.000 yen. Già qui si vede una cosa interessante: la media nazionale è più bassa (circa 330.000 yen), e Tokyo è uno dei posti che trainano verso l’alto.
Il netto conta
Io ve lo dico subito: se parliamo di quanto vi resta in mano, parlare di lordo serve fino a un certo punto. La gente si incastra spesso qui, perché confronta numeri che non sono confrontabili.
In modo molto indicativo, per uno stipendio da dipendente, il netto tende spesso a essere una percentuale dell’importo “in busta” prima delle trattenute: molte guide pratiche giapponesi stimano che il netto sia grosso modo 75–85% dell’importo lordo, ma cambia parecchio in base a famiglia a carico, residenza, assicurazione sanitaria, pensione, e detrazioni.
Quindi, se prendiamo quel valore medio mensile di circa 400.000 yen come riferimento “di ordine di grandezza”, il netto potrebbe finire spesso in un intorno tipo 300.000–340.000 yen al mese. Non è un calcolo “da prendere come verità”, è una bussola. E la bussola serve perché molti numeri online vengono buttati lì senza spiegare cosa includono.
La sorpresa del secondo anno
Una cosa che spiazza chi non è abituato al sistema è che alcune trattenute si sentono davvero dopo un po’. La più famosa è la tassa di residenza: viene calcolata sul reddito dell’anno precedente e in genere viene trattenuta da giugno a maggio dell’anno successivo.
Questo vuol dire che potete avere i primi mesi più leggeri e poi vedere il netto scendere quando parte la trattenuta piena. Non è magia nera, è proprio il calendario del prelievo.
Chi alza la media
Il motivo per cui a Tokyo la media può sembrare “alta” è che c’è una fascia di lavoratori che prende stipendi molto più elevati rispetto alla base. Non sto parlando solo di dirigenti da film, ma di carriere normali in grandi aziende, ruoli tecnici specializzati, finanza, alcune aree IT, vendite ad alte commissioni, e posizioni dove i bonus incidono davvero.
Ed è qui che il discorso diventa strano per chi guarda solo i numeri: potete avere due persone entrambe “dipendenti” e con uno stile di vita completamente diverso, non perché una sia più brava o più fortunata, ma perché Tokyo premia tantissimo alcune traiettorie, e altre invece restano su paghe più standard.
Lavori base
Poi c’è tutta la fascia dei lavori che tengono in piedi la città: ristorazione, negozi, assistenza, logistica, servizi. Qui entrano spesso orari spezzati, turni, contratti part-time, e una paga che in molti casi è semplicemente oraria.
Se prendete una paga oraria e la trasformate mentalmente in “stipendio mensile”, vi esce un importo che può sembrare lontano anni luce da certi “stipendi medi” letti online. E invece è normalissimo: sono due pezzi diversi della città che convivono nello stesso numero.
Annunci reali
Per capirci, a me piace sempre fare una cosa semplice: guardare qualche annuncio vero, di quelli che trovate ovunque. Cameriere dai 1200 ai 1400 yen all’ora, assistente al traffico 12000 yen per 9 ore di lavoro, assistente fotografo 1300 yen all’ora. Se li leggete di corsa, l’effetto è immediato: “ma com’è possibile, allora qui si guadagna pochissimo”. Ed è qui che molte persone sbagliano prospettiva, perché immaginano automaticamente una vita in centro, affitti alti, uscite frequenti e spese “da Tokyo di cartolina”. In realtà la differenza la fa tutto quello che sta intorno allo stipendio: dove abiti, quanto ti sposti, cosa ti rimborsano, e che tipo di ritmi fai. Se vivi fuori dalle zone più costose, accetti 30–45 minuti di treno e hai il rimborso trasporti, la situazione cambia parecchio. E se ogni tanto arriva anche un bonus, oppure fai qualche ora in più pagata, quei numeri smettono di sembrare “da fame” e diventano una base con cui si può vivere in modo dignitoso. Il punto non è dire che 1200 yen all’ora siano tanti, ma che a Tokyo lo stipendio da solo non racconta mai tutta la storia: lo capisci davvero solo quando lo metti dentro alla vita che stai facendo.
Si vive bene lo stesso
E qui arrivo alla parte che per me è davvero importante: questa non è una città “divisa” in ricchi felici e poveri disperati come se fosse un cliché. A Tokyo vedete persone con paghe normali vivere bene, con una vita stabile, senza quella sensazione costante di emergenza.
Il punto è che qui lo stile di vita si adatta molto. E soprattutto cambia tantissimo in base a dove abitate e a cosa vi aspettate dal quotidiano. Se vi imponete di vivere al centro-centro, in un certo tipo di appartamento, con certe abitudini, potete far fatica anche con stipendi che sulla carta sembrano altissimi. Se invece scegliete una zona meno centrale e ragionate in modo pratico, potete stare bene anche con stipendi decisamente più bassi. Diciamocelo: Tokyo è una città dove la distanza tra “voglio” e “mi serve” può mangiarsi lo stipendio più di qualsiasi tassa.
E no, non è come nel resto del mondo. Sareste tentati a pensare che anche a Milano e Roma per esempio se uno vive in centro paga più di chi vive in periferia, è ovvio. Ma a Tokyo questo divario di costi a seconda della zona e dello stile di vita è davvero enorme. E comunque si vive bene ovunque.
Zona e casa
La casa è la leva più grande. Non perché “Tokyo è cara” in modo generico, ma perché il mercato immobiliare qui è ultra sensibile alla posizione: stessa metratura, stesso edificio, cambia la linea della metro o cambiano dieci minuti a piedi e cambia tutto.
Io, quando qualcuno mi chiede quanto devo guadagnare per stare bene, la prima contro-domanda mentale che mi faccio è sempre: dove vuoi vivere e che casa ti aspetti? Perché è lì che si decide se uno stipendio è “comodo” o tirum, tirato ma fattibile.
Benefit reali
Un’altra cosa che cambia la vita, e che spesso fuori dal Giappone viene sottovalutata, sono i benefit semplici ma concreti.
Due esempi pratici:
- In tantissimi lavori da dipendente c’è il rimborso trasporti.
- Gli straordinari, in molti contesti, sono pagati e regolati in modo più sistematico di quanto molta gente si aspetti (poi ovviamente dipende dall’azienda e dal settore, ma come struttura è una cosa che esiste davvero).
Queste cose non alzano “il numero medio” che leggete in giro, ma alzano la qualità della vita reale, perché riducono uscite obbligate.
Bonus e trattenute
Poi c’è il grande classico: i bonus. In Giappone sono molto comuni, ma non sono “soldi magici”: anche lì ci sono trattenute.
E già che ci siamo: una parte delle trattenute che vedete in busta non sono “tasse e basta”, ma contributi e assicurazioni (sanità, pensione, ecc.), e in diversi casi il costo è diviso tra lavoratore e azienda. Questo è un altro motivo per cui io insisto sul netto: perché due offerte con lo stesso “lordo” possono diventare due netti diversi se cambia il pacchetto complessivo, la situazione familiare, o il tipo di iscrizione/gestione.
Fuori da Tokyo
Fuori da Tokyo, in molte aree del Paese, gli stipendi medi tendono a essere più bassi. E non c’è niente di strano: il costo della vita e il mercato del lavoro sono diversi, e anche le opportunità di “salire” velocemente di livello sono distribuite in modo meno concentrato.
Quindi se una persona riceve una proposta in una città diversa, la domanda non è quanto è rispetto a Tokyo, ma quanto è rispetto a quella zona e a quel tipo di vita. Il numero giusto non è un numero assoluto, è un equilibrio.
Euro e illusioni
Un dettaglio che crea parecchia confusione: se vi mettete a convertire in euro, in certi periodi storici può sembrarvi che in Giappone si guadagni pochissimo in euro. Ma è un effetto ottico. Lo stipendio è in yen e la vita quotidiana è in yen.
La conversione serve solo se state facendo un confronto internazionale per scelta personale o per calcolo di risparmi da portare fuori. Se invece state ragionando su quanto mi resta per vivere qui, la conversione può farvi prendere decisioni sbagliate, perché vi fa giudicare un potere d’acquisto con una lente che cambia ogni anno.
Valutare un’offerta
Se vi arriva una proposta di lavoro e volete capirla al volo, io vi direi di guardare queste cose, in quest’ordine:
- Netto stimato mensile, non solo lordo.
- Zona di lavoro e tempi di trasporto, perché incidono su affitto e stile di vita.
- Rimborso trasporti, perché spesso è una differenza concreta.
- Bonus: esistono davvero o sono “forse”? E quanto sono variabili?
- Straordinari: come vengono gestiti in pratica.
- Tipo di contratto e stabilità: perché cambia anche il modo in cui pianificate casa e spese.
E soprattutto: chiedetevi che stile di vita vi impone quel lavoro. Perché certe carriere, di fatto, vi trascinano verso quartieri più centrali, networking, abitudini più costose. Altre invece vi lasciano più libertà e quindi uno stipendio più basso può rendere di più.
Il mio consiglio
Se devo lasciarvi con un’idea sola, è questa: in Giappone lo stipendio è un numero, ma Tokyo è una scala mobile. Potete salire tanto, potete restare stabili, potete fare una vita semplice e comoda o una vita piena di obblighi invisibili. E la media, da sola, non vi spiega niente.
Io onestamente guarderei meno “quanto è lo stipendio medio” e di più quanto mi resta davvero, e che vita mi costruisco con quel netto. Perché a Tokyo potete sentirvi stretti con uno stipendio alto, oppure stare benissimo con uno molto più basso, semplicemente scegliendo in modo diverso. E quella, alla fine, è la parte più giapponese di tutte: non è solo quanto guadagni. È come lo incastri nella vita di ogni giorno.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
