Scrivere un nome in giapponese
Scrivere il proprio nome in giapponese è una di quelle curiosità che spuntano sempre: per una maglietta, un souvenir, un tatuaggio, o anche solo per dire ok, almeno lo so.
La cosa da capire subito è questa: in Giappone il vostro nome non diventa “un nome in kanji”. Quasi sempre diventa katakana. Ed è normale così.
Indice
Perché affascina
I nomi giapponesi scritti in kanji sono bellissimi perché i kanji non sono lettere. Hanno significato. Per questo un nome può raccontare qualcosa anche solo guardandolo.
Il vostro nome, però, arriva da fuori. E quindi in genere non entra in quel gioco.
Katakana, non kanji
I nomi stranieri in giapponese si scrivono quasi sempre in katakana, lo stesso sistema che si usa spesso per parole di origine straniera.
E qui nasce la delusione tipica: molti si aspettano una scritta “poetica” in kanji, e invece si trovano una sequenza pulita e un po’ “tecnica”.
Per esempio Mario Rossi si scrive マリオ・ロッシ. È chiaro, leggibile, funziona. Ma non ha significati nascosti: è solo una resa del suono.
I servizi “in kanji”
In Giappone trovate anche servizi per turisti che “scrivono il vostro nome in kanji”. Il risultato può essere molto carino, spesso fatto con pennello, e come souvenir ha il suo fascino.
Però non è una vera trascrizione. È quasi sempre un’interpretazione artistica: scelgono kanji con suoni vagamente simili, oppure scelgono kanji che hanno un significato “bello” e lo associano al vostro nome.
Per una tazza o una cornice va benissimo. Per un tatuaggio, io onestamente starei molto più cauto.
Trascrizione o significato
Qui basta una distinzione semplice.
- Trascrivere: riscrivere il suono del nome in un altro sistema (katakana).
- Dare un significato: scegliere kanji che esprimono un’idea.
Se volete “il mio nome in giapponese”, la risposta corretta è quasi sempre katakana. Se volete dei kanji perché vi piace lo stile, allora state scegliendo simboli e concetti, non il vostro nome.
Sono due cose diverse, e capirlo vi evita metà delle fregature.
Regola base
Il giapponese funziona a sillabe. Quasi sempre una consonante deve avere una vocale attaccata. Non potete isolare consonanti come fate in italiano.
Quindi un nome viene spezzato in pezzi pronunciabili secondo il giapponese. Quando un suono non esiste, si prende quello più vicino.
È il motivo per cui certi nomi diventano più lunghi: il sistema deve “riempire” con vocali per rendere pronunciabile la parola.
Trascrivere Mario Rossi
Mario è facile perché si incastra bene: ma-ri-o.
Diventa マリオ.
Rossi in italiano ha la doppia S, e in giapponese spesso la doppia consonante si rende con un piccolo ッ che indica una pausa secca prima della consonante, o vedendola in modo diverso un raddoppiamento dell’inizio sillaba successiva.
Quindi Rossi diventa ロッシ (ro-sshi).
E nel complesso: マリオ・ロッシ.
Il punto centrale ・ è solo un separatore grafico, utile per distinguere nome e cognome. In certi contesti si usa, in altri no.
Piccolo ッ e consonanti doppie
Quel piccolo ッ è uno dei dettagli più importanti da non buttare a caso. Non è decorazione. Cambia la lettura.
Lo trovate spesso nei nomi e nelle parole straniere quando c’è una doppia consonante o un “colpo” secco. Se lo togliete, la pronuncia diventa più morbida e diversa.
Vocali lunghe ー
Un altro segno che cambia tutto è la vocale lunga, scritta con ー. Anche questa non è estetica: è pronuncia.
Se il vostro nome ha una vocale “tirata”, o se nella resa giapponese viene allungata per avvicinarsi al suono originale, potreste vedere ー.
È facile sbagliarlo perché sembra un trattino qualunque, ma in realtà è parte del nome.
La N finale
La N (ン) è speciale perché può stare da sola a fine sillaba. Per questo molti nomi finiscono con ン quando il suono lo richiede.
È uno dei pochi casi in cui una consonante “sta in piedi” senza vocale, e vale la pena ricordarselo perché aiuta a capire molte trascrizioni.
Metodo pratico
Se volete trascrivere il vostro nome senza impazzire, io farei così.
- Pronunciatelo lentamente e spezzatelo a orecchio (non per lettere).
- Cercate di abbinarlo alle sillabe giapponesi più vicine.
- Controllate tre cose: vocali lunghe (ー), doppie consonanti (ッ), N finale (ン).
- Fate un controllo finale con qualcuno che conosce la lingua, anche solo per capire se “suona” plausibile.
È un approccio semplice, e soprattutto vi evita di inventare.
Errori che vedo spesso
Ci sono tre errori che fanno quasi tutti quando partono.
- Scrivere in hiragana perché sembra più “giapponese”: per i nomi stranieri il katakana è la scelta standard.
- Usare kanji a caso perché “tanto è bello”: rischiate significati strani o combinazioni ridicole.
- Copiare una versione senza guardare ー e ッ: sono piccoli, ma cambiano la lettura.
Se volete i kanji davvero
Se la vostra idea è avere dei kanji addosso o su un oggetto perché vi piace l’estetica e il significato, allora secondo me ha più senso scegliere un concetto che vi rappresenta, non forzare il vostro nome dentro i kanji.
A quel punto non state più scrivendo “Mario Rossi”. State scegliendo due o tre kanji che dicono qualcosa. Ed è un lavoro che va fatto con attenzione, perché i kanji non sono neutri: contano le sfumature, e conta anche quanto suona naturale la combinazione.
Io, se proprio dovessi farlo, mi farei spiegare bene non solo il significato “da dizionario”, ma anche l’uso reale e la naturalezza della combinazione.
Il mio consiglio
Se l’obiettivo è “scrivere il nome in giapponese” nel modo in cui lo scriverebbero qui, il katakana è la risposta corretta e più elegante. Funziona nei moduli, nelle prenotazioni, nei nomi su un pacco, ovunque.
Se invece volete un ricordo scenografico in kanji, prendetelo per quello che è: una versione creativa, un souvenir, non una trascrizione ufficiale.
E se state pensando al tatuaggio, io ve lo dico sinceramente: o katakana scritto bene, oppure un significato scelto bene. La via di mezzo “kanji che suonano come il mio nome” è quella che spesso invecchia peggio.
Ti consiglio di venire in Giappone con GiappoTour! Il viaggio di gruppo in Giappone con più successo in Italia, organizzato da me! Ci sono pochi posti disponibili, prenota ora!
Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
