Parcheggio vuoto a Tokyo Disneyland con un'auto rossa.

Parcheggi in Giappone

Parcheggiare in Giappone è una di quelle cose che, una volta capite due o tre regole pratiche, smette di essere “un pensiero” e diventa quasi automatica. Tra parcheggi a monete, sistemi super chiari e un certo ordine generale, spesso vi ritrovate a fare tutto al volo anche senza sapere una parola di giapponese.

Io però vi dico subito una cosa: il parcheggio qui non è “solo dove metto l’auto”. È un piccolo mondo con logiche proprie, e se lo capite bene vi risparmia tempo, soldi e un paio di stress inutili.

Coin parking

Il classico parcheggio in città è il coin parking: micro-lotti con 5, 10, 20 posti, infilati tra due palazzi come se fossero stati tagliati con il cutter. Li riconoscete subito perché hanno il cartello grande con la tariffa e, quasi sempre, un sistema automatico che vi “blocca” l’auto. A volte c’è la sbarra all’ingresso, altre volte non c’è nulla e la sorpresa sta sotto le ruote: una piccola barra metallica che si alza dopo che avete parcheggiato e vi impedisce di uscire finché non pagate.

La cosa bella è che, di solito, la procedura è sempre uguale: entrate, scegliete un posto libero, parcheggiate bene dentro le linee, andate alla macchinetta, inserite il numero del posto o fate rilevare la targa (dipende dal tipo), pagate e poi uscite. Dopo un paio di volte vi viene naturale. Io onestamente lo trovo uno dei sistemi più “a prova di viaggiatore” che ci siano, perché non dovete parlare con nessuno e non c’è quel senso di ambiguità tipico di certi parcheggi improvvisati.

Tariffe reali

Qui è facile farsi fregare non perché “vi imbrogliamo”, ma perché leggete male il cartello. Spesso il prezzo non è solo “X yen all’ora”: ci sono scatti a blocchi, fasce orarie diverse, e soprattutto due concetti che cambiano tutto: il massimale e il “massimale valido una volta sola”.

Il punto chiave è questo: alcuni parcheggi hanno un tetto massimo per la giornata o per la notte, altri lo applicano e poi, scaduto il periodo, ricominciano a sommare da capo. Se siete in giro tante ore, o se lasciate l’auto lì due notti, quella riga minuscola sul cartello diventa la differenza tra “ok” e “perché sto pagando così tanto?”. Vi consiglio davvero di prendere l’abitudine di cercare subito, sul cartello, le parole che indicano il massimo e le condizioni. Non serve capire il giapponese perfettamente: spesso ci sono numeri, orari e simboli abbastanza chiari.

Insegna Times Parking e tariffa in un parcheggio in Giappone.
Il giallo di Times Parking lo riconosci ovunque, anche nei vicoli. Spesso è la soluzione più rapida quando devi fare una commissione e sparire in dieci minuti.
macchina per il pagamento del parcheggio in Giappone
La macchinetta sembra complicata finché non la usi una volta: inserisci numero posto, paghi e via. Il trucco è controllare bene la tariffa notturna e il massimo.

Pagare senza stress

Le macchinette dei coin parking possono sembrare complicate solo la prima volta. In pratica vi chiedono quasi sempre una di queste cose:

  • numero del posto in cui avete parcheggiato
  • targa (se c’è la lettura automatica)
  • ticket (se avete preso un biglietto all’ingresso)

Poi pagate. Contanti funzionano quasi sempre, e spesso anche carte o pagamenti elettronici, ma non lo darei per scontato se siete in una zona piccola o in un parcheggio vecchio. Io, quando giro in auto, tengo sempre qualche moneta pronta proprio per questa cosa, perché dover cambiare soldi all’ultimo secondo è la seccatura più classica.

Se sbagliate numero del posto, ve ne accorgete subito perché l’importo non torna o la macchina vi segnala che non trova il veicolo. Niente panico: basta ricontrollare il numero segnato a terra o sul cartellino del posto.

Parcheggi in strada

In molte zone non parcheggiate in strada “come vi pare”, e questo per me è un bene: è più ordinato e, soprattutto, più prevedibile. Il problema è che i segnali e le regole cambiano da strada a strada, anche a distanza di cento metri. Non basta dire “qui si può” o “qui non si può” in generale.

La regola pratica che uso io è molto semplice: se non vedo chiaramente un segnale che permette la sosta, e se la strada è anche solo vagamente stretta o trafficata, non parcheggio. In città vi conviene considerare la strada come un posto dove ci si ferma solo se è palesemente previsto. Chi viene qui per la prima volta spesso fa l’errore di ragionare “se ci sono altre auto, allora si può”: non sempre è vero, e non è un metodo che vi consiglio.

Segnali e orari

I segnali di parcheggio qui spesso sono “a orario”. Questo significa che la stessa striscia di strada può essere parcheggio consentito in certe fasce e vietato in altre. È una logica che ha senso: di giorno serve scorrimento, di sera i residenti hanno bisogno di lasciare l’auto. Il rovescio della medaglia è che dovete leggere l’orario, non solo il simbolo.

Se non siete sicuri, la scelta più furba è sempre la stessa: coin parking e via. Lo so che suona banale, ma è il modo più pulito per non perdere tempo a decifrare cartelli quando avete la giornata piena.

Parcheggi a pagamento pubblici

In alcune aree trovate parcheggi pubblici più grandi, magari sotterranei o multipiano, spesso vicino a stazioni, parchi o zone turistiche. Qui di solito funziona con ticket: entrate, prendete il biglietto, parcheggiate, poi prima di uscire pagate alla cassa automatica o in un punto dedicato. Se c’è la lettura targa, ancora meglio: entrate ed uscite senza dover infilare nulla nella sbarra, ma dipende dalla struttura.

Questi parcheggi grandi sono comodi se avete un’auto più grossa o se sapete che dovete aprire il bagagliaio con calma. Nei coin parking stretti, soprattutto in città, fare manovra con valigie e bambini può diventare un piccolo incastro.

Conbini e soste

Il parcheggio del conbini è una tentazione enorme, perché è lì, è comodo, è gratis. Ma “gratis” non vuol dire “parcheggio libero per ore”. In molti posti è tollerato se entrate, comprate e ripartite. Se lo usate come parcheggio per andare a fare un giro lungo, è facile che vi guardino male o che ci siano sistemi di controllo (magari non ovunque, ma può capitare).

Ve lo dico sinceramente: il conbini io lo tratto come una sosta breve. Ci parcheggio per prendere due cose, fare una pausa, magari usare il bagno, e poi riparto. Se devo lasciare l’auto e sparire, preferisco spendere qualcosa in un coin parking e dormire tranquillo.

Centri commerciali

Nei centri commerciali e nei grandi negozi il parcheggio spesso è comodo e grande, e a volte avete un periodo gratuito o uno sconto se fate acquisti. La cosa pratica da sapere è che lo “sconto parcheggio” non è automatico: spesso dovete fare validare il ticket in cassa, o usare una macchina dedicata vicino alle uscite o agli ascensori.

Io faccio così: appena entro, mi chiedo già “dove validerò il ticket?”. Sembra una sciocchezza, ma se arrivate alla macchina con la spesa, stanchi, e vi accorgete che potevate risparmiare ma non avete timbrato nulla, vi mangiate le mani.

Hotel e ryokan

Se vi spostate in auto e dormite in hotel, il parcheggio diventa una voce importante, soprattutto nelle città grandi. Alcuni hotel hanno posti limitati, altri vi mandano in un parcheggio convenzionato, altri ancora hanno un multipiano vicino. La differenza, nella pratica, è questa: con un parcheggio dell’hotel “vero” spesso avete più comodità per scaricare i bagagli, ma magari serve prenotare o arrivare presto.

Nei ryokan fuori città, invece, è spesso più semplice: parcheggi ampi, spesso gratuiti, e meno ansia da manovra. Se siete in zona onsen e vi fermate una notte, la cosa più piacevole è proprio questa: arrivate, parcheggiate senza pensieri, e la vostra testa passa subito in modalità “relax”.

Parcheggi a torre

In molte città trovate i parcheggi automatici “a torre” o “a robot”. Sono quelli dove entrate in una specie di box, parcheggiate, spegnete l’auto, uscite, e poi il sistema la porta via e ve la restituisce quando tornate. Sono efficienti e salvano spazio, ma hanno limiti: altezza, larghezza, peso, e a volte non accettano auto troppo grandi o con accessori particolari.

Se avete un’auto a noleggio standard, di solito non avete problemi. Se avete un van o un SUV grande, controllate sempre i limiti prima di entrare, perché fare retromarcia e uscire in una strada stretta non è il massimo della gioia.

Auto grandi

Il Giappone è pieno di strade comode, ma anche di strade minuscole. Il parcheggio, di conseguenza, è spesso pensato per auto compatte. Con un’auto grande non è impossibile, ma dovete cambiare mentalità: meno “taglio qui e mi infilo”, più “scelgo un parcheggio adatto” e cammino cinque minuti in più.

Io vi direi questo: se potete scegliere il tipo di auto a noleggio, non prendete più grande del necessario. A volte sembra comodo avere spazio extra, ma poi lo pagate in fatica nelle manovre, nei parcheggi stretti e in certe stradine dove incrociare un’altra auto diventa un piccolo gioco di pazienza.

Notte e massimali

La notte è il momento in cui i coin parking possono diventare super convenienti, perché molti hanno tariffe “notturne” o massimali per fascia oraria. Questo è uno dei motivi per cui in alcune zone potete permettervi di lasciare l’auto vicino a una stazione o a un quartiere centrale senza spendere cifre folli.

Il trucco è sempre lo stesso: guardate la fascia oraria e capite se il massimale copre davvero tutta la notte o solo una parte. Se arrivate tardi e ripartite presto, spesso spendete poco. Se invece lasciate l’auto lì fino a metà giornata, entrate nelle tariffe diurne e il conto cambia.

Soste brevi

A volte vi serve solo fermarvi dieci minuti: ritirare qualcosa, accompagnare qualcuno, entrare in un posto al volo. In Giappone la sosta “improvvisata” in doppia fila è molto meno tollerata rispetto ad altri Paesi, anche solo per una questione di spazio. Se bloccate una strada stretta, create un problema subito.

Quando so che devo fare una cosa veloce, io cerco parcheggi dove si paga a blocchi brevi, oppure strutture con primi minuti a prezzo basso. Sembra un dettaglio, ma nella vita reale cambia tutto: vi fermate, fate quello che dovete fare, pagate il giusto e ripartite senza sensi di colpa.

Aree di servizio

Sulle autostrade giapponesi le aree di servizio e le aree di parcheggio sono spesso molto ben organizzate. Qui il parcheggio non è “un tema”: entrate, lasciate l’auto, andate in bagno, mangiate qualcosa, fate rifornimento e ripartite. Per chi viaggia tanto in auto è uno dei grandi vantaggi, perché la pausa diventa parte del viaggio, non un’interruzione stressante.

Se avete bambini o se fate un itinerario lungo, pianificare le soste in base a queste aree è una cosa che io consiglio spesso. Non per “fare la guida”, ma perché la differenza tra una pausa fatta bene e una pausa improvvisata la sentite dopo ore di guida.

Parcheggi in stazione

Quando usate l’auto per raggiungere una stazione e poi prendere il treno, entrate nel regno dei parcheggi “park and ride”. In molte aree trovate parcheggi pensati proprio per chi lascia l’auto e parte. Qui però serve un minimo di attenzione: alcuni sono giornalieri, altri sono pensati per soste brevi, altri ancora sono legati a residenti o abbonamenti.

Se dovete lasciare l’auto e sparire per mezza giornata o una giornata intera, cercate strutture chiaramente adatte a quello. Se infilate l’auto in un coin parking qualunque, va anche bene, ma controllate bene che non ci siano condizioni strane sul massimale.

Biciclette e motorini

Parlare di parcheggi in Giappone senza citare le bici è quasi impossibile, perché in certe zone la bici è metà della mobilità. Anche qui la logica è simile: parcheggi dedicati, spesso con rastrelliere, a volte con sistemi a pagamento o a controllo. La cosa che sorprende molti viaggiatori è che “legare la bici dove capita” non è sempre ben visto, soprattutto vicino alle stazioni.

Se vi muovete in città con bici a noleggio o con una bici personale, cercate i parcheggi bici ufficiali. Vi evitano discussioni e vi evitano anche il rischio di trovare la bici spostata o rimossa. Non succede ovunque, ma può capitare, e non è il genere di problema che volete in vacanza.

Multa e rimozione

Non entro nei dettagli legali, perché cambiano e non ha senso fissarsi su numeri e regole precise. Quello che conta davvero, nella vita reale, è capire che il controllo può essere rapido, soprattutto in città, e che “tanto sto cinque minuti” è una frase che qui non sempre funziona.

Il consiglio pratico è molto semplice: se non siete sicuri, non improvvisate. Scegliete un parcheggio a pagamento e camminate un po’. È una di quelle scelte che vi costa meno di quanto pensate, soprattutto se la confrontate con lo stress di cercare l’auto o capire cosa è successo.

App e navigazione

La ricerca del parcheggio oggi è molto più facile di una volta, perché tra mappe, navigatori e app dedicate trovate posti, prezzi indicativi e spesso anche disponibilità. Io non mi affiderei al 100% ai prezzi online, perché possono non essere aggiornati o possono essere presentati in modo diverso, ma come strumento per capire “dove sono i parcheggi” è utilissimo.

Quando arrivo in una zona nuova, io faccio quasi sempre la stessa cosa: mi cerco una manciata di parcheggi possibili prima di entrare nel caos. Così, se il primo è pieno, ho già un piano B e un piano C senza dover girare a vuoto.

Errori tipici

Gli errori che vedo più spesso non sono “da principianti”, sono errori da fretta. E la fretta, in auto, costa sempre.

  • leggere solo il numero grande e ignorare le righe piccole sul massimale
  • parcheggiare fuori dalle linee “tanto ci sta”, e poi trovarsi incastrati
  • pensare che il conbini sia un parcheggio gratuito per mezz’ora o un’ora
  • entrare in un parcheggio automatico senza controllare i limiti dell’auto
  • scegliere un parcheggio troppo lontano dall’uscita e poi perdere tempo a ritrovare il posto

Se vi riconoscete in uno di questi punti, tranquilli: capita a tutti. Basta farci caso una volta e poi vi entra in testa.

Sicurezza reale

Il parcheggio in Giappone, in generale, è abbastanza tranquillo. Questo non vuol dire che potete lasciare valigie in vista sul sedile e andare a fare un giro di tre ore, perché la prudenza è sempre prudenza. Però, rispetto a molti altri posti, l’ansia “mi rompono il finestrino” è spesso più bassa.

Il consiglio pratico resta quello ovvio: oggetti importanti fuori vista, bagagliaio chiuso, niente cose lasciate in giro come invito. Sono piccole abitudini che non pesano e vi evitano pensieri.

Vivere qui

Se vi fermate a lungo o se vivete in Giappone, il parcheggio diventa addirittura un tema “da casa”. In molte città, per avere un’auto, serve dimostrare di avere un posto dove parcheggiarla. Questo cambia proprio il modo in cui si ragiona sull’auto: non è solo “la compro”, è “dove la metto ogni giorno?”.

E qui si capisce una cosa interessante: la scarsità di spazio non è solo un cliché, è una realtà che plasma le soluzioni. Coin parking ovunque, parcheggi a torre, posti minuscoli ma ottimizzati, regole più rigide in strada. È un sistema costruito intorno alla domanda più concreta del mondo: “dove la infilo questa macchina, senza bloccare tutto?”.

Il mio consiglio

Se dovessi ridurla a poche idee pratiche, io vi direi di farvi queste abitudini e basta:

  • usare i coin parking come scelta standard in città, senza perdervi in interpretazioni
  • leggere sempre la riga sul massimale prima di spegnere l’auto
  • trattare i parcheggi dei conbini come soste brevi, non come parcheggi di giornata
  • scegliere parcheggi più comodi se avete bagagli o un’auto grande, anche se costano un po’ di più
  • avere sempre monete o un metodo di pagamento pronto, così non perdete tempo davanti alla macchinetta

Diciamocelo: il parcheggio perfetto non esiste da nessuna parte. Però qui, con un minimo di attenzione, è uno dei problemi più risolvibili che ci siano.

Ultima cosa

A me piace il parcheggio in Giappone proprio perché è chiaro: paghi, sai cosa stai facendo, e non devi negoziare nulla con nessuno. Se vi prendete dieci minuti per capire la logica dei coin parking e degli orari, poi vi muovete molto più leggeri.

E alla fine è quello che conta: lasciare l’auto, chiudere la portiera, e partire a piedi senza quel pensiero fastidioso in testa. Voi che tipo siete: da parcheggio comodo e vicino, o da parcheggio furbo e due passi in più?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).