A 174 metriOld Custom HouseA 174 metri
Edifici storici della vecchia dogana.
Il Mandarin Oriental Bangkok è uno di quei posti che ti rimangono in testa ancora prima di arrivarci. Non è “solo” un 5 stelle di lusso sul fiume: è uno degli hotel storici più famosi dell’Asia, un indirizzo che torna fuori ogni volta che si parla di grandi alberghi classici e di soggiorni da ricordare a distanza di anni.
Io ci sono stato in una Deluxe Balcony Room affacciata sul Chao Phraya e in questa recensione vi racconto com’è davvero vivere l’hotel dall’interno, con tutte le cose meravigliose e anche qualche considerazione pratica da fare prima di investire un budget importante. È un hotel di lusso iconico, da viaggio speciale, da anniversario, luna di miele o “una volta nella vita”, e secondo me ha senso parlarne bene ma in modo onesto, come farei con un amico.
Se cercate un luogo che unisca storia, servizio quasi perfetto e posizione sul fiume con il fascino della vecchia Bangkok, questo è proprio il caso in cui, ve lo dico sinceramente, si capisce perché un hotel diventa una leggenda e non solo “un altro 5 stelle”.
Parto subito dal punto centrale: perché ha senso scegliere il Mandarin Oriental Bangkok invece di un altro hotel di lusso sul fiume o in centro. Io la vedo così.
Non è un hotel economico e non è l’opzione giusta per tutti, ma se cercate un soggiorno importante a Bangkok, io vi direi che qui non state solo pagando la stanza: state comprando un pezzo di storia dell’ospitalità.
Il Mandarin Oriental Bangkok è un 5 stelle di lusso del gruppo Mandarin Oriental, uno dei due hotel simbolo del brand insieme a quello di Hong Kong. Si trova sul lato del fiume, nel quartiere di Bang Rak, in una posizione che permette di combinare abbastanza bene turismo, vita sul Chao Phraya e collegamenti con lo Skytrain.
La struttura è divisa in due anime: da una parte la River Wing, la torre moderna dove si trovano camere come la Deluxe Balcony Room, dall’altra l’ala storica Authors’ Wing, con gli ambienti più antichi e il famoso Authors’ Lounge per il tè pomeridiano. Tutto intorno ci sono giardini tropicali curatissimi, piscine, ristoranti e il molo privato da cui partono le barche dell’hotel.
Il tono generale non è da “resort alla moda”, ma da grande albergo classico. Colori caldi, legno, seta, fiori freschi, personale in abiti tradizionali: ogni zona è studiata per far sentire che qui c’è una storia lunga quasi 150 anni. A me piace proprio perché si percepisce questa stratificazione di epoche, ma allo stesso tempo hai tutta la tecnologia e i comfort moderni che ti aspetti in un hotel di questa categoria.
La prima impressione, per me, è partita ancora prima di mettere piede in reception. Appena sceso dal taxi si è avvicinato un uomo dell’hotel in abito tradizionale tailandese, mi ha salutato con un sorriso enorme e mi ha messo al polso un braccialetto di fiori profumatissimi. È un gesto semplice, ma ti manda subito un messaggio chiaro: “qui sei ospite, non cliente”.
Da lì mi ha accompagnato fino al banco del check-in, guidandomi attraverso la lobby. La hall è davvero mozzafiato: pavimenti lucidi, legno di teak, composizioni di fiori enormi e una palette di colori che, ve lo dico subito, mi ha colpito più che in altri Mandarin Oriental in cui sono stato. Non è un lusso freddo: è un lusso colorato, caldo, elegante, con abbinamenti che sembrano studiati al millimetro ma senza risultare pesanti.
Anche il check-in riflette questo approccio: personale che ti guarda in faccia, ti chiama per nome, ti offre una bevanda fresca e ti spiega tutto con calma. Io onestamente apprezzo molto quando non ho la sensazione di essere “sbrigato” dopo un viaggio lungo. Qui l’arrivo è quasi un piccolo rituale, con toni gentili ma molto organizzati.
La mia base qui è stata una Deluxe Balcony Room nella River Wing, quindi vi parlo soprattutto di quella. La stanza non è enorme, ma è disegnata talmente bene che la percepisci molto più ampia di quanto direbbero i metri quadrati sulla carta.
La cosa che colpisce subito è la grande finestra a tutta altezza con balcone sul fiume. Di giorno vedi il Chao Phraya pieno di barche, la piscina dell’hotel, i giardini; di sera la scena cambia completamente, con le luci delle imbarcazioni e degli edifici dall’altra parte. Il balcone arredato è uno spazio vero, non un gradino simbolico: sedersi lì con qualcosa da bere e guardare il fiume è uno dei momenti che rendono speciale il soggiorno.
Dentro, il design è quello tipico del brand, ma con tocchi molto riusciti: legno lucidissimo, seta, colori naturali con accenti più vivaci, dettagli thai senza eccessi. Il letto è enorme e comodissimo, la zona scrivania è funzionale, l’illuminazione è studiata bene per creare una luce morbida la sera. Nel bagno trovate vasca e doccia separate, rifiniture in marmo, prodotti di cortesia di alto livello, accappatoi morbidi, tutto quello che ci si aspetta da un 5 stelle di questo tipo.
La parte che fa la differenza, però, è il servizio di maggiordomo di piano. Appena arrivato, il maggiordomo è venuto in camera, mi ha spiegato tutto e mi ha fatto vedere un dettaglio che mi ha colpito: il pulsante vicino al letto. L’ha premuto e subito il suo ricevitore ha suonato. Mi ha detto: “se ha bisogno di qualsiasi cosa, prema questo e arrivo”. E infatti era sempre presente sul piano, disponibile ma discreto, mai invadente.
Anche la cura nei piccoli gesti è di livello altissimo. Un esempio concreto: avevo lasciato i miei occhiali da sole sul tavolo, e quando sono rientrato ho trovato sotto gli occhiali un panno brandizzato Mandarin Oriental, sistemato apposta per proteggerli e pulirli. Sono dettagli che non cambiano la vita, ma raccontano l’attenzione che si respira in camerata. Io queste cose le noto subito, e qui sono state una costante.
Le aree comuni del Mandarin Oriental Bangkok sono una parte importante dell’esperienza. La lobby principale è uno di quegli spazi in cui ti viene voglia di fermarti anche se non devi fare nulla: poltrone comode, tavolini, fiori ovunque, luce naturale e un continuo via vai di ospiti che arrivano e partono.
Fuori, lato fiume, si apre la zona giardino con piscine, palme e vegetazione tropicale. La piscina principale non è gigantesca né scenografica nel senso “esagerato” del termine, ma è molto elegante, tranquilla, perfettamente inserita nel verde. Attorno ci sono lettini ben distanziati, ombrelloni, piccoli angoli d’ombra. A bordo piscina si può ordinare da mangiare e bere a un livello che va ben oltre il classico snack: io ho preso ostriche crude, arrivate perfette, e ve lo dico sinceramente non è una cosa così scontata in un contesto di pool bar.
Dall’altra parte del fiume, raggiungibile con la barca dell’hotel, c’è la spa in una casa in teak antica, uno dei punti di forza dell’albergo. Senza entrare nei dettagli di ogni trattamento, l’idea è quella di un rifugio di benessere silenzioso, con sale trattamento, profumi, luci basse, dove ci si dimentica facilmente di essere in una metropoli da oltre dieci milioni di abitanti.
Nel complesso, se vi piace l’idea di un hotel-resort in città, cioè un posto dove potete passare anche mezza giornata senza mai uscire, qui la parte delle aree comuni funziona davvero bene.
La Authors’ Lounge è uno degli angoli più iconici dell’hotel, e secondo me racconta benissimo l’anima storica del Mandarin Oriental Bangkok. È un salone tutto giocato su bianco, rattan e luce naturale, affacciato sui giardini, con dettagli coloniali, foto d’epoca e piante ovunque. Non è solo “una sala da tè”: è uno degli spazi più fotografati di Bangkok, proprio perché riesce a essere elegante senza diventare rigido.
Qui viene servito il tradizionale afternoon tea dell’hotel, con alzatine piene di finger sandwich, pasticcini, scones appena sfornati e confetture fatte in casa. Si può scegliere tra un set più classico in stile occidentale e una versione thai, con bocconi salati e dolci che richiamano la cucina locale, spesso anche con opzioni particolari come set vegani o menu stagionali. Il livello è alto sia sulla presentazione sia sui sapori: è uno di quei pomeriggi che diventano un piccolo evento nel viaggio, più che una semplice merenda.
L’atmosfera è silenziosa, con un dress code curato ma non esagerato: niente pantaloncini o infradito, ma non serve essere in abito da sera. Proprio perché la sala non è enorme ed è molto richiesta, conviene prenotare in anticipo, soprattutto nei weekend e nei periodi di alta stagione. Io vi direi che ha senso considerarla se vi piace l’idea di dedicare un pomeriggio a un’esperienza più lenta, seduti in un ambiente storico, a guardare il verde e assaggiare dolci e salati preparati con una cura quasi maniacale.
La parte ristoranti al Mandarin Oriental Bangkok è un mondo a sé, con una scelta enorme di cucine e ambienti diversi. Non entro nell’enciclopedia di tutti i locali interni, ma per chi soggiorna qui ci sono alcuni punti chiave.
La colazione lungo il fiume è probabilmente l’esperienza più memorabile. Tavoli affacciati sul Chao Phraya, barche che passano, aria umida del mattino e un buffet che spazia da frutta tropicale, piatti thai, zuppe, congee, uova cucinate in tutti i modi, dolci di tipo europeo e asiatico. Io l’ho vissuta come uno dei momenti forti del soggiorno: mangiare sentendo davvero la “voce” di Bangkok, non chiusi in una sala anonima, dà un sapore totalmente diverso alla giornata.
Per l’in-room dining la qualità rimane molto alta. Ho ordinato, tra le altre cose, un mango sticky rice in camera: piatto semplice, ma fatto bene, con il mango maturo al punto giusto e il riso dolce perfettamente cremoso. È il classico esempio che ti conferma come la cucina, anche nelle cose apparentemente banali, mantenga uno standard molto elevato.
All’interno dell’hotel ci sono ristoranti di cucina francese, thai, cinese, giapponese, fino al Bamboo Bar, che è uno dei bar jazz storici della città con cocktail molto curati. Se vi piace l’idea di cenare in albergo, qui potete tranquillamente passare più sere senza annoiarvi. Per chi invece usa l’hotel solo come base e vuole esplorare Bangkok la sera, il fatto di avere così tante opzioni di qualità sotto lo stesso tetto è comunque una sicurezza nei giorni in cui la stanchezza si fa sentire.
Il vero filo conduttore del Mandarin Oriental Bangkok è il servizio quasi maniacale. Non è solo questione di numero di personale, ma proprio di atteggiamento.
Il maggiordomo di piano, di cui vi parlavo prima, è l’esempio più evidente: sempre presente, ma mai appiccicoso, pronto a dare una mano per qualsiasi cosa, dalle informazioni pratiche a un semplice tè in camera. Il pulsante accanto al letto che lo chiama direttamente rende chiara l’idea di quanto l’hotel punti a ridurre al minimo qualsiasi attrito per l’ospite.
Anche il resto del personale segue la stessa linea. Alla piscina vi sistemano l’asciugamano, vi portano acqua e piccole attenzioni senza che dobbiate chiedere; al ristorante spesso ricordano cosa avete ordinato il giorno prima; al molo delle barche qualcuno si offre di aiutarvi con borsa e zaino. Sono tutte cose che singolarmente possono sembrare piccoli dettagli, ma messe insieme creano quel senso di accudimento costante che fa dire “qui si sta bene”.
Io onestamente apprezzo quando un hotel di questo livello non si limita a essere bello da fotografare, ma ti fa sentire veramente seguito dall’arrivo alla partenza. E qui questa parte funziona in modo sorprendentemente uniforme.
L’atmosfera del Mandarin Oriental Bangkok è molto precisa: eleganza classica con una forte anima thai. Non è un hotel “minimalista”, non è un posto ultra contemporaneo. Se cercate linee fredde, cemento a vista e design iper moderno, forse non è quello che vi farà innamorare.
Qui si respira un lusso caldo, un po’ teatrale ma mai pacchiano, con tanta storia alle spalle. In giro si vedono coppie in viaggio speciale, ospiti abituali che tornano da anni, persone in abito per cene importanti, ma anche famiglie che sfruttano piscina e giardini. Il risultato è un mix interessante: non è un hotel per “mostrarsi”, è più un luogo per chi ama gli alberghi storici e vuole far parte, per qualche giorno, di questa tradizione.
La sera, con le luci basse, il fiume illuminato e il Bamboo Bar che suona jazz, l’hotel cambia ancora volto. Diventa quasi un piccolo mondo a parte, dove puoi restare ore senza avere l’impressione di essere in una città trafficata. A me piace molto questa sensazione di bolla temporanea: sapere che basta uscire dal cancello per tornare nel caos di Bangkok, ma che puoi rientrare quando vuoi in questo microcosmo curatissimo.
I dettagli che mi sono rimasti in testa qui non sono solo quelli “grandi”: la storia, il fiume, la spa, ma anche una serie di piccoli gesti che, presi singolarmente, potrebbero sembrare quasi insignificanti e invece, messi insieme, cambiano davvero la percezione del soggiorno. Alcuni ve li ho già accennati: il braccialetto di fiori profumati al polso appena arrivi, il pulsante accanto al letto che chiama direttamente il maggiordomo di piano, la barca privata che ti porta alla spa o a Icon Siam. Sono cose che durano pochi minuti, ma raccontano in modo molto concreto che qui non stai semplicemente “occupando una camera”, stai entrando in un certo modo di intendere l’ospitalità.
Poi ci sono i dettagli ancora più minuti, quelli che molti forse noterebbero appena: il panno per gli occhiali brandizzato messo sotto gli occhiali lasciati sul tavolo, la cura con cui ti sistemano le cose in camera, le attenzioni silenziose a bordo piscina mentre ti portano acqua, frutta, piccoli snack senza fare scena. A livello assoluto potete pensare “vabbè, è solo un panno, è solo una barca, è solo un braccialetto di fiori”. Però, ve lo dico sinceramente, è proprio la somma di queste attenzioni apparentemente piccole che fa percepire il Mandarin Oriental Bangkok come qualcosa di diverso da un normale 5 stelle. Non ti colpisce solo la grande foto da cartolina, ma una lunga serie di micro-momenti che, a fine soggiorno, pesano tanto quanto la vista sul fiume.
Dal punto di vista geografico, il Mandarin Oriental si trova in una posizione molto interessante sul fiume, nel quartiere di Bang Rak. Non è accanto a tutte le attrazioni principali, ma è ben collegato.
A pochi minuti a piedi, o con la barca dell’hotel che vi porta sul lato giusto, trovate la stazione BTS Saphan Taksin, che è un punto strategico per muovervi con lo Skytrain verso Silom, Siam, Sukhumvit. Dal molo privato partono anche barche pubbliche sul Chao Phraya, utili per raggiungere zone come Wat Arun, Wat Pho e il Grand Palace, dando al tragitto stesso il sapore di un piccolo tour.
La navetta per Icon Siam è un altro plus. Icon Siam non è solo un centro commerciale: è un enorme complesso con street food, ristoranti, negozi di brand internazionali e marchi locali, spettacoli, un mercato “finto” ma divertente. Poterci andare in pochi minuti di barca dall’hotel, senza dover combattere con il traffico, secondo me è un grande vantaggio, soprattutto la sera.
Se cercate un hotel che sia davvero sul fiume e al tempo stesso abbastanza connesso al resto della città, questa posizione centra molto bene l’obiettivo.
Uno degli aspetti che rendono il Mandarin Oriental Bangkok diverso da tanti altri 5 stelle è la sua storia lunghissima. Nato nell’Ottocento come The Oriental, è stato uno dei primi grandi hotel della regione e negli anni ha ospitato scrittori, attori, teste coronate.
L’ala storica, la Authors’ Wing, è un omaggio a questo passato letterario. Alcune suite prendono il nome da autori famosi che sono passati di qui, e l’Authors’ Lounge è uno dei saloni da tè più eleganti che possiate immaginare: bianco, pieno di luce, con fotografie d’epoca e piante. Sedersi lì per un afternoon tea classico o thai è quasi un viaggio nel tempo.
Questa combinazione di memoria e rinnovamento continuo è uno dei motivi per cui l’hotel continua a essere premiato nelle classifiche internazionali. Non è un 5 stelle nato ieri, è un luogo che ha avuto il tempo di costruire una reputazione, sbagliare, migliorarsi, aggiustare il tiro. E questa stratificazione si sente nelle piccole cose: nelle tradizioni che restano, nelle abitudini del personale, nel modo in cui l’hotel parla di sé.
Io ho scelto la Deluxe Balcony Room nella River Wing, cioè nell’edificio principale affacciato sul fiume. Volevo vedere il Chao Phraya dalla finestra e avere un balcone vero, con sedie e tavolino, dove sedermi la sera a rilassarmi o lavorare un attimo al computer. Per quello che offre – metratura, vista, balcone, qualità degli arredi – mi è sembrata il miglior equilibrio tra costo e esperienza complessiva.
Una cosa importante: i nomi delle camere possono cambiare nel tempo e spesso non coincidono al 100% tra il sito ufficiale, le agenzie online e i portali di prenotazione. Secondo me ha senso concentrarsi su alcuni elementi chiave più che sul nome in sé:
Se avete un budget un po’ più alto e vi piace l’idea di stare più larghi, potete guardare le Mandarin Room o le State Room, che sono più grandi e restano comunque molto “vivibili” senza entrare nel mondo delle suite. Le suite vere e proprie (Chao Phraya Suite, Deluxe One-Bedroom, Authors’ Suite ecc.) hanno salotto separato, spazi enormi e spesso più balconi: io le vedo perfette per chi vuole davvero passare tanto tempo in camera o per occasioni molto speciali. In tutti gli altri casi, una buona camera con balcone e vista fiume, come la Deluxe Balcony o le categorie simili, secondo me è già più che sufficiente per godersi al massimo l’hotel.
Parliamoci chiaro: il Mandarin Oriental Bangkok è caro. Non stiamo parlando di un albergo “accessibile” in senso generale. I prezzi variano molto in base alla stagione e alle offerte, ma siamo comunque in una fascia alta, soprattutto se paragonato ad altre opzioni comunque ottime in città.
La domanda vera, secondo me, è: vale quello che costa? Se cercate semplicemente una bella camera pulita per dormire dopo aver girato Bangkok tutto il giorno, no. Potete trovare tantissime alternative eccellenti a prezzi molto più bassi.
Se invece l’obiettivo è vivere l’hotel quasi come destinazione del viaggio, se vi piace l’idea di passare tempo in struttura, usare piscina, barche, ristoranti, spa, lounge, allora il discorso cambia. Qui non state pagando solo metri quadrati, ma un pacchetto fatto di servizio, atmosfera, storia, dettagli e posizione sul fiume. In questo senso, io vi direi che il rapporto qualità/prezzo è coerente con quello che offre. Non è un affare, ma neanche un prezzo “pazzo” scollegato dalla realtà del prodotto.
Per chi ha un budget flessibile e vede l’hotel come parte importante del viaggio, può essere un investimento sensato.
Secondo me il Mandarin Oriental Bangkok rende al massimo in alcuni casi molto specifici.
Lo consiglio soprattutto a coppie in viaggio speciale: anniversari, lune di miele, compleanni importanti, regali a sorpresa. La combinazione di fiume, storia, servizio e atmosfera romantica funziona benissimo se volete fare “quel” viaggio da ricordare.
Funziona bene anche per chi è appassionato di grandi hotel storici: se vi piace studiare l’ospitalità, guardare come un albergo gestisce il servizio, osservare i dettagli, qui c’è tantissimo materiale. È un posto che parla molto a chi ama questo mondo e non vede l’hotel solo come un tetto sulla testa.
Può andare anche per famiglie con budget alto, perché ci sono piscina, spazi esterni, opzioni per i bambini e camere collegabili. Però bisogna mettere in conto che l’atmosfera generale è più da hotel classico che da resort “giocoso”, quindi secondo me ha più senso per famiglie che apprezzano questo tipo di eleganza.
Per viaggi di lavoro importanti, meeting, eventi di livello, è chiaramente una scelta forte: avere a disposizione sale, ristoranti di alto profilo e servizio impeccabile dà un’immagine molto chiara di chi organizza.
Non lo vedo adatto, invece, a chi vuole solo risparmiare o a chi preferisce uno stile ultra moderno, minimalista, magari in un grattacielo in zona business. In quel caso ci sono alternative più in linea.
Se devo riassumere, il Mandarin Oriental Bangkok è decisamente più pieno di pro che di contro. Però, proprio perché parliamo di cifre importanti, secondo me è utile mettere tutto in chiaro.
Pro principali:
Contro (o meglio, cose da sapere):
In sintesi, io vi direi che qui i “contro” sono più che altro questioni di budget e di gusto personale. Se vi ritrovate nel tipo di esperienza che ho descritto, è uno di quei posti in cui i pro superano nettamente qualsiasi dubbio.
Se dovessi riassumere la mia impressione, vi direi questo: il Mandarin Oriental Bangkok non è un hotel da spuntare in una lista, è un luogo da vivere. Ha difetti? Sicuramente, a partire dal prezzo che lo rende poco democratico. Ma se rientra nel vostro budget e cercate un soggiorno che abbia un peso emotivo, non solo pratico, secondo me qui lo trovate.
Io onestamente lo considero uno di quegli alberghi che hanno ancora senso in un mondo pieno di hotel tutti uguali: ha personalità, ha memoria, ha un’identità chiarissima. Se scegliete una Deluxe Balcony Room, vi prendete il tempo per godervi la colazione sul fiume, fate almeno un giro in barca verso la spa o Icon Siam e vi concedete un drink serale al bar, avrete un’esperienza completa senza dover per forza esagerare con extra su extra.
Alla fine la domanda è: volete che a Bangkok il vostro hotel sia solo uno sfondo, o che faccia parte dei ricordi forti del viaggio? Se la risposta è la seconda, questo è uno di quei posti che, una volta provati, restano nella memoria per molto tempo. E mentre guardate il fiume dal balcone con un mango sticky rice in mano, vi giuro che capirete benissimo perché.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Mi piace viaggiare, in particolare in Asia e non solo, e scoprire cibi, posti e culture. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).