Persone caricano scatoloni su un camion per trasloco in Giappone

Lavorare part time in Giappone

Trovare un lavoro part-time in Giappone può essere sorprendentemente semplice, quando avete il visto giusto e sapete dove guardare. È una di quelle cose che, con due dritte pratiche, passa da “boh, chissà” a si fa davvero. E spesso vi cambia anche il viaggio: non solo per i soldi, ma perché entrate nella vita quotidiana in un modo molto più concreto.

Io vi racconto come funziona davvero: quali permessi servono, dove cercare, cosa aspettarsi su orari e paga, e perché Tokyo è una scelta facile… ma non l’unica.

Visto e regole

Qui la cosa è semplice e un po’ brutale: senza un permesso di soggiorno che vi consenta di lavorare, non è “difficile”, è proprio fuori gioco. In Giappone la parte burocratica conta davvero, e molte aziende controllano subito la vostra zairyu card (la carta di residenza) perché per loro è anche una tutela.

La buona notizia è che, se avete un visto per vivere in Giappone, spesso il resto è più “normale” di quanto si immagini. Il part-time (il classico baito) è una forma di lavoro super diffusa: conbini, ristoranti, hotel, magazzini, eventi… c’è sempre movimento. Ve lo dico sinceramente: il vero ostacolo, di solito, non è “trovare qualcosa”, ma trovare qualcosa che vi stia bene come orari, distanza e tipo di ambiente.

Un dettaglio che vi consiglio di tenere in testa dall’inizio: in tanti lavori part-time, soprattutto i più pratici, conta più l’affidabilità (arrivare puntuali, reggere i ritmi, non sparire dopo due settimane) che non il curriculum “bello”. Se vi presentate bene e siete chiari su disponibilità e giorni, spesso vi prendono sul serio subito.

Studenti e limiti

Il percorso più lineare per chi vuole vivere qui “facendo base” è spesso il visto studentesco. Non perché sia magico, ma perché è un canale molto usato: vi iscrive a una scuola e vi permette di chiedere l’autorizzazione al lavoro part-time.

La parola chiave è 資格外活動許可 (shikakugai katsudō kyoka): è il permesso a svolgere attività diverse da quelle previste dal vostro visto. Per gli studenti, in genere, significa una cosa molto concreta: massimo 28 ore a settimana, e durante le lunghe vacanze della scuola si può lavorare di più (di solito fino a 8 ore al giorno).

Un altro punto che io chiarirei subito, perché ogni anno vedo gente confondersi: anche con il permesso, ci sono settori vietati agli studenti, in particolare tutto ciò che rientra nell’intrattenimento per adulti. Non fate finta di niente e non affidatevi al “ma mi hanno detto che si può”: qui il rischio non vale il gioco.

Se siete in questa situazione, io vi direi di fare una cosa molto pratica: tenetevi un conteggio semplice delle ore, soprattutto se fate due lavori o se cambiate spesso turni. È facilissimo sforare “senza accorgersene” quando qualcuno vi chiede una mano in più, un extra, una sostituzione.

Dove cercare

La ricerca lavoro qui è meno romantica e più concreta: cartelli, app, siti, e tanta domanda sul territorio. Le strade più rapide, secondo me, sono queste:

  • piattaforme e app di annunci (tipo quelle usatissime in Giappone per i baito): ottime per capire che cosa cercano e in che zona
  • cartelli “stiamo assumendo” davanti a ristoranti, bar, conbini e negozi: sembra banale, ma spesso è la via più veloce
  • bacheche e canali della scuola (se siete studenti): molte scuole hanno contatti con attività locali
  • passaparola: soprattutto nei lavori di cucina, pulizie, magazzino, consegne, hotel

Una cosa che vi consiglio: quando rispondete a un annuncio, siate super chiari su tre cose, già nel primo messaggio o nella prima telefonata: zona in cui potete lavorare, giorni e fasce orarie, livello di giapponese. Anche se il giapponese è basso, dirlo in modo diretto vi evita perdite di tempo e vi mette in una posizione più onesta.

E poi c’è un trucco semplice che funziona spesso: puntate a posti dove il turn-over è alto e la formazione è “standardizzata” (conbini, catene, alcune caffetterie, certi magazzini). Non è per forza la scelta più bella, ma è una scelta facile per iniziare.

Tokyo o provincia

Se volete massimizzare le probabilità in poco tempo, Tokyo è la scelta più semplice. Non perché “è Tokyo”, ma perché c’è un volume di attività enorme: più locali, più negozi, più eventi, più hotel, più consegne, più tutto. E in mezzo a questo volume, trovate anche più contesti dove un livello di giapponese non perfetto è comunque gestibile.

Il rovescio della medaglia è chiaro: affitti più alti, spostamenti che possono diventare lunghi, e lavori dove la concorrenza (o semplicemente il ritmo) è più intensa. Se vivete lontano e vi fate un’ora e passa tra andata e ritorno, quel part-time comincia a pesare in modo diverso.

Fuori da Tokyo, però, non è affatto “male”. In molte città medie trovate una qualità della vita più tranquilla e spesso un rapporto migliore tra tempo e stress. L’unica cosa da mettere in conto è che nelle zone più rurali lo stipendio orario tende a essere più basso, ma anche il costo della vita scende: affitto, spesa, ritmi. A me piace proprio perché vi permette di vivere con meno frizione quotidiana, soprattutto se l’obiettivo è studiare o fare esperienza senza bruciarvi.

Sui soldi, tenete presente una realtà importante: il minimo orario cambia per prefettura. Per esempio, Tokyo è tra le più alte (si parla di oltre 1.200 yen/ora) mentre altre zone stanno più vicine al “pavimento” nazionale. Il punto pratico non è memorizzare la cifra: è capire che a parità di ore, la città può cambiare parecchio il risultato a fine mese. E spesso cambia anche quanto vi resta in tasca dopo affitto e trasporti.

Marco Togni in posa al Tokyo International Forum con architettura moderna.
Al Tokyo International Forum ammiro questa struttura del futuro.
Il giardino del santuario Nezu a Tokyo con cespugli curati e un torrente.
Poi scappo al Nezu: un giardino in mezzo alla città dove rallenti. È qui che molti vengono a respirare tra un turno e l’altro.

Lavori più comuni

Quando mi chiedono “che lavori si trovano davvero?”, io rispondo sempre: quelli che fanno girare la città. E quindi:

  • conbini e retail: turni precisi, procedure chiare, ritmo costante; utile per iniziare, ma richiede attenzione e spesso un minimo di lingua
  • ristorazione: sala o cucina; in cucina a volte serve meno giapponese, ma il lavoro può essere fisico e veloce; in sala conta tantissimo la comunicazione
  • hotel: pulizie, back office, supporto colazioni; spesso più “ordinato” come ambiente, ma con standard alti
  • magazzini e logistica: lavori ripetitivi, spesso più facili se non parlate bene; bisogna reggere i ritmi e gli orari
  • eventi e fiere: interessanti perché vi fanno vedere un Giappone diverso, ma sono meno stabili e dipendono dai periodi
  • insegnamento lingue / tutoring: può pagare bene, ma di solito richiede un profilo più specifico e affidabilità totale

Il consiglio pratico che vi darei è scegliere in base a tre domande secche: quanto tempo ci mettete ad arrivare, quanto reggete il contatto col pubblico, quanta energia vi rimane per lo studio o per la vita fuori. Perché il part-time “perfetto” sulla carta può diventare pesante se ogni turno vi prosciuga.

E occhio a una cosa: alcune realtà sono gentili e formative, altre sono semplicemente dure. Se dopo le prime settimane capite che l’ambiente è tossico o che vi stanno spremendo, io non farei l’eroe. Qui cambiare baito non è un dramma: spesso è normale.

Giapponese minimo

Sul livello di giapponese circola un mito fastidioso: o “non serve niente” o “serve essere fluenti”. La verità è più pratica: dipende dal lavoro e dal contesto.

Per molti part-time, vi basta un giapponese funzionale, cioè:

  • capire istruzioni semplici
  • gestire frasi ripetitive
  • chiedere chiarimenti senza vergogna
  • leggere due cose essenziali (menu, etichette, nomi dei prodotti, cartelli interni)

Se invece finite in un lavoro con clienti (soprattutto in posti piccoli dove non passa quasi nessuno dall’estero), il livello richiesto sale, perché dovete risolvere problemi: una prenotazione, un ordine sbagliato, una richiesta strana, una lamentela.

Io onestamente consiglierei questa strategia: se il vostro giapponese è basso, partite da ruoli dove il linguaggio è più “guidato” (procedure, task chiari, meno improvvisazione). Intanto studiate sul serio le frasi utili del vostro lavoro. È uno dei pochi casi in cui studiare “a tema” rende tantissimo: imparare 30 frasi che usate ogni giorno vi fa fare un salto più veloce di mille parole generiche.

Soldi in pratica

Qui la domanda che arriva sempre è: “ma quanto si guadagna?”. La risposta pulita è: dipende dalla città e dal settore, ma in generale molti baito stanno tra minimo orario e “qualcosa in più” se avete turni scomodi, notturni, o se siete in aree molto richieste.

Una cosa concreta che molti sottovalutano: spesso vi rimborsano almeno in parte i trasporti. Non sempre, non ovunque, ma capita. E in città grandi la differenza tra “mi pagano il treno” e “me lo pago io” cambia davvero il risultato finale.

Sui tempi: di solito lo stipendio arriva una volta al mese, e all’inizio può esserci un piccolo “effetto ritardo” (dipende da quando iniziate e da come chiudono il ciclo paghe). Non fatevi prendere dal panico se il primo mese sembra corto: guardate bene il periodo coperto.

E poi c’è la parte che non è sexy, ma vi salva: tenetevi le buste paga e fate caso a cosa viene trattenuto. Anche se guadagnate poco, spesso c’è una trattenuta per l’imposta sul reddito o altri contributi a seconda del caso. Non serve diventare commercialisti, ma almeno capire “perché mi mancano questi yen” è utile, soprattutto se cambiate lavoro o fate più contratti.

Tasse e documenti

Qui vi dico come la vivrei io: fate il minimo indispensabile per stare sereni. Quindi:

  • tenete in ordine la zairyu card (indirizzo aggiornato, dati corretti)
  • procuratevi e gestite bene il MyNumber quando vi serve per il lavoro
  • conservate contratti, buste paga, e comunicazioni importanti
  • se siete studenti, ricordatevi che il vostro obiettivo principale resta lo studio: il lavoro deve stare “dentro” quella struttura

Sulle tasse non vi do numeri secchi, perché cambiano in base a residenza, tipo di contratto, durata, e altre variabili. Però una cosa è vera quasi sempre: se lavorate regolarmente, qualche trattenuta può esserci, e l’anno dopo potrebbe comparire anche la tassa di residenza (dipende dalla situazione). La parte pratica è parlarne con calma con l’azienda o con la scuola quando serve, senza far finta che non esista.

E se vi state muovendo per capire il quadro generale dei visti e del trasferimento, sul mio sito trovate tre articoli che si incastrano bene tra loro: Visto in Giappone, Trasferirsi in Giappone, Lavorare in Giappone. Io li ho pensati proprio per mettere ordine in questi passaggi, senza farvi impazzire con mille eccezioni.

Errori tipici

Gli errori che vedo più spesso non sono “non trovo lavoro”. Sono questi:

  • iniziare a lavorare senza permesso
  • superare le ore per gli studenti perché “tanto chi controlla?”: pessima idea
  • accettare turni lontanissimi e poi mollare perché la vita diventa solo treni e stanchezza
  • scegliere un lavoro con troppo contatto col pubblico quando il giapponese è ancora troppo fragile
  • finire in ambienti strani perché si è detto sì a tutto, soprattutto all’inizio

Vi giuro che la differenza tra un’esperienza bella e una che vi lascia solo stress spesso sta in una scelta banale: distanza da casa e orari sostenibili. Se dovete studiare o vivere bene, il baito deve essere un pezzo della vostra settimana, non il buco nero che si mangia tutto.

Se sentite che state entrando in un giro “non chiaro”, o che vi propongono cose borderline, io chiuderei la conversazione subito. Il Giappone non è un far west: lavorare regolari conviene, e spesso è anche più semplice di quanto si tema.

Il mio consiglio

Se avete il visto giusto, io la vedo così: provate. Non perché “è un’esperienza che cambia la vita”, ma perché è un modo concreto per capire il Paese dall’interno, con ritmi veri e persone vere. E spesso vi dà anche un senso di autonomia che in viaggio non avete.

Partite da un lavoro facile, vicino, con turni chiari. Fate un mese, due mesi, poi decidete se alzare l’asticella. Tokyo è comoda se volete opzioni infinite, ma non scartate altre città solo per principio: a volte il Giappone più vivibile è quello dove tornate a casa in dieci minuti e la sera avete ancora energia per farvi una cena tranquilla.

E alla fine la scena che mi piace immaginare è proprio questa: un turno finito, una busta con due onigiri presi al volo, e la sensazione semplice di dire “ok, sto costruendo qualcosa”. Anche se è solo un part-time.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).