il monte Fuji innevato visto dall'autostrada tra Tokyo e Kawaguchiko.

Giappone in auto

Viaggiare in auto in Giappone può essere bellissimo, ma solo se la state usando per quello che serve davvero: libertà in zone “larghe”, dove il treno non vi porta ovunque. Se invece la prendete per fare TokyoKyotoOsaka, vi complicate la vita e spendete di più senza ottenere vantaggi reali.

Quando conviene

Io la vedo così: l’auto ha senso quando la vostra giornata è fatta di piccoli spostamenti tra posti sparsi, e l’alternativa sarebbe incastrare autobus rari, corse ogni ora, coincidenze perse e taxi che alla fine diventano il vero salasso. In quelle situazioni, l’auto non è un capriccio: è il modo per far funzionare l’itinerario con un ritmo umano.

In generale conviene quando:

  • volete muovervi tra vallate, altipiani, laghi, coste e paesini senza stare a guardare l’orologio ogni venti minuti
  • dormite in una zona “base” e poi fate giri a raggiera (escursioni diverse ogni giorno, rientrando la sera)
  • puntate posti dove l’ultimo tratto è sempre “un autobus in più” oppure “una camminata infinita” che sulla mappa sembra romantica e dal vivo diventa solo tempo buttato
monte Fuji innevato visto dall'autostrada con un camion in transito.
In autostrada ti sembra di guidare dentro una cartolina: camion davanti, corsie perfette e il Fuji che compare all’improvviso. In quel momento capisci perché qui fanno road trip.
Case tradizionali gassho-zukuri a Shirakawa con campi di riso e montagne sullo sfondo.
Arrivi a Shirakawa e la strada si spegne: case di paglia, sentieri lenti, niente rumore. È uno di quei posti dove parcheggi e ti viene voglia di camminare subito.

Quando non conviene

Per il primo viaggio in Giappone, io onestamente la sconsiglio quasi sempre. Tokyo, Kyoto, Osaka, Nara, Hiroshima: qui i treni e le metro sono più efficienti di qualunque guida “perfetta” e vi tolgono di dosso il pensiero di parcheggi, pedaggi e strade che non conoscete.

E non è solo una questione di comodità. In città guidare significa:

  • pagare parcheggi spesso cari, e non sempre vicino a dove volete arrivare
  • perdere tempo a entrare/uscire da strade piene, semafori, incroci, sensi di marcia strani
  • vivere male la giornata perché avete sempre quell’ansia sotto: “dove la metto dopo?” (che in Giappone, ve lo dico subito, non è una domanda piccola)

Shinkansen vince

La forza del Giappone “classico” è che potete fare tratte lunghe in modo pulito, rapido, e con una logica chiarissima: salite, vi sedete, scendete in centro. Con l’auto le tratte lunghe spesso diventano più lente di quanto pensiate, e soprattutto molto più variabili: traffico, aree di servizio, pedaggi, deviazioni.

Il punto è che lo Shinkansen non è solo un treno veloce: è un modo di ragionare. Se state facendo la rotta Tokyo–Kyoto–Osaka–Hiroshima, l’auto non vi dà libertà, vi dà solo incombenze. E quelle incombenze ve le portate dietro tutto il giorno.

Marco Togni sul treno Shinkansen con cibo tra le mani.
Sullo Shinkansen con il bento in mano capisci l’alternativa all’auto: zero stress, tutto comodo, e mangi guardando fuori. È un viaggio che scorre da solo.
interno di un treno Shinkansen con sedili vuoti e illuminazione soffusa
Quando la carrozza è vuota noti i dettagli: sedili allineati, silenzio vero, niente confusione. Ti fa venire voglia di restare seduto anche quando arrivi.

Costi reali

L’errore più comune è guardare solo il prezzo del noleggio e pensare “ok, costa X al giorno, ci sto”. Poi arrivano le voci che, sommate, cambiano la faccenda: pedaggi, parcheggi, benzina, eventuale noleggio della carta ETC, e qualche extra legato alla stagione (gomme da neve, catene, assicurazioni più complete).

Sui pedaggi, per esempio, le autostrade giapponesi possono incidere parecchio se fate lunghe distanze. Se non avete l’ETC spesso vi ritrovate a fermarvi ai caselli e a gestire pagamenti manuali, cosa che non rende la guida più rilassante.

Pedaggi e ETC

L’ETC è il sistema che vi permette di passare ai gate senza fermarvi, con addebito automatico del pedaggio. In pratica è “la tessera” che semplifica la vita quando usate spesso le expressway.

Qui entra il dettaglio pratico: molti noleggiatori possono offrirvi una carta ETC a noleggio (o soluzioni equivalenti), e le condizioni cambiano da compagnia a compagnia. Se pensate di fare parecchia autostrada, io controllerei questa cosa prima, perché il viaggio cambia: meno code ai caselli, meno stress, più fluidità.

Insegna Times Parking e tariffa in un parcheggio in Giappone.
Il cartello di Times Parking è un classico da memorizzare. Leggi bene le fasce orarie, perché spesso la notte costa meno e cambia tutto nei conti.
macchina per il pagamento del parcheggio in Giappone
La macchinetta sembra un robot, ma è più semplice di quanto pensi: numero posto, pagamento, ricevuta. Il trucco è non ignorare il massimo giornaliero.

Parcheggi in città

Il parcheggio è uno dei motivi per cui l’auto, nelle zone classiche, diventa una zavorra. In molte aree urbane non esiste “mi fermo un attimo qui”. Avete parcheggi a pagamento con barriere, parcheggi a tempo, parcheggi automatici, e regole che vanno capite al volo.

La cosa che vedo succedere spesso è questa: uno entra in un quartiere convinto di parcheggiare vicino, gira, non trova, finisce in un parcheggio più lontano, poi cammina, poi deve tornare entro un certo orario, e la giornata si spezza. È qui che il treno vince per KO: vi lascia al centro e vi fa camminare solo per piacere, non per necessità.

Guida e regole

A livello di regole di base, la cosa più importante è ricordarsi che si guida a sinistra, e che il rispetto dei pedoni è molto serio: attraversamenti, incroci, precedenze. Anche l’uso del telefono alla guida è una cosa che in Giappone viene presa sul serio, così come cinture e sicurezza generale.

Poi c’è un aspetto meno “da regolamento” e più da vita vera: la segnaletica è chiara, ma quando vi trovate in un dedalo di strade cittadine, con corsie che cambiano e incroci ravvicinati, potete sbagliare uscita e perdere dieci minuti ogni volta. Non è tragico, ma se succede trenta volte in una giornata, vi passa la poesia.

Patente e documenti

Sembra una banalità, ma qui bisogna essere precisi: per guidare in Giappone da visitatori di breve periodo, in molti casi serve un Permesso Internazionale di Guida basato sulla Convenzione di Ginevra del 1949, e non tutti i “permessi internazionali” sono considerati validi.

Alcune nazionalità possono usare patente + traduzione ufficiale (dipende dai casi), e i noleggiatori spiegano cosa accettano e cosa no. Io questa parte la tratterei come la cosa numero uno da verificare prima di comprare qualunque biglietto o pianificare tappe in auto, perché se sbagliate documento vi saltano proprio i piani.

Kanazawa e dintorni

Zone come Kanazawa, Takayama, Shirakawa-go: qui l’auto può essere utile, ma spesso non è “fondamentale”. La differenza la fa il tipo di viaggio che avete in testa. Se avete voglia di muovervi con calma, fermarvi in punti panoramici, deviare per un paesino, allora sì, l’auto vi dà quel margine in più.

Se invece la vostra idea è fare due o tre tappe principali con orari abbastanza standard, potete anche farne a meno e organizzarvi con treni e autobus. Io la metterei così: in queste aree l’auto è un acceleratore di libertà, non un requisito.

Hokkaido cambia tutto

Hokkaido è un mondo a parte. Spazi grandi, distanze più “da mappa vera”, trasporti pubblici che funzionano bene su certe direttrici ma non vi coprono la micro-esplorazione. Qui l’auto può diventare davvero la chiave, perché vi permette di costruire giornate logiche senza fare il gioco delle coincidenze.

In più, in Hokkaido entra spesso la questione stagione: in inverno non è solo “fa freddo”, è proprio un altro modo di guidare, con strade innevate e condizioni variabili. In questi casi ha senso essere prudenti: scegliere auto adatte, verificare dotazioni e non improvvisare. Io vi direi: se volete Hokkaido “vero”, l’auto spesso è la scelta giusta, ma va presa con rispetto.

Okinawa e isole

A Okinawa l’auto torna utile in molte situazioni, perché il ritmo è diverso: spiagge, calette, punti panoramici, spostamenti che non sempre hanno la rete di treni che avete sulle grandi isole. Poi dipende tantissimo dall’isola specifica e da quanto volete essere autonomi.

Su Iriomote, per esempio, io mi sono mosso anche con una bici elettrica, e si può fare, però le distanze sono notevoli. Se volete muovervi da soli senza dipendere da tour e passaggi, l’auto diventa molto comoda e in certi casi quasi necessaria per vivere l’isola con libertà.

E vale anche per altre isole “da giro”: Awaji, per dire, può diventare più semplice se volete saltare tra punti diversi senza stare a incastrare tutto con mezzi e tempi morti. Non è che senza auto non si viva, ma con l’auto alcune giornate diventano più lineari.

Noleggio intelligente

Se decidete di noleggiare, la strategia che funziona quasi sempre è questa: non prendete l’auto per tutto il viaggio, prendetela solo dove serve. È una differenza enorme, perché vi evita di pagare e gestire un’auto nei giorni in cui non vi dà niente.

Io ragionerei così:

  • città grandi senza auto, sempre
  • auto solo per blocchi “rurali” o “isole”, e poi la lasciate
  • scegliete alloggi con parcheggio facile quando sapete che guiderete, così non finite ogni sera a fare caccia al tesoro

Errori tipici

Mi capita spesso di vedere itinerari “auto ovunque” costruiti più per paura che per logica. La paura è: “e se mi perdo qualcosa?” L’effetto reale è: più stress, più costi, meno voglia di esplorare a piedi.

Gli errori che vi fanno odiare la scelta auto, quasi sempre, sono questi:

  • usarla dentro le città pensando di risparmiare tempo”
  • sottovalutare pedaggi e parcheggi, e scoprire i costi strada facendo
  • prendere l’auto quando avete già una rete di treni comodissima, solo perché “così siamo indipendenti”
  • non pensare a dove dormirà l’auto la sera (se ogni sera è un problema, il viaggio si rovina)

Alternative pratiche

Se vi manca l’idea di libertà, ma non volete l’auto, spesso basta cambiare tattica. Potete fare un Giappone “classico” con treni e poi inserire una o due micro-zone dove noleggiate per 24–48 ore. Oppure usare taxi solo per l’ultimo tratto in una giornata particolare, invece di portarvi un’auto dietro sempre.

Secondo me è l’approccio più furbo: vi godete l’efficienza giapponese quando siete nelle zone dense, e vi prendete la libertà solo quando siete davvero fuori.

Il mio consiglio

Diciamocelo: l’auto in Giappone non è “meglio” o “peggio”, è una scelta di ritmo. Io la lascerei perdere per il primo viaggio classico, perché lo Shinkansen vi fa viaggiare più leggeri e più sereni. La prenderei senza esitazioni quando entrate in territori dove la giornata è fatta di strade, natura e distanze vere, come Hokkaido, e in diverse situazioni a Okinawa e sulle isole.

Se siete indecisi, io vi direi di non forzare. Fate treni e città come si devono, poi regalatevi due giorni d’auto nel posto giusto. È lì che capite davvero perché, in Giappone, l’auto può essere fantastica… ma solo quando smette di essere un impiccio e torna a essere libertà.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).