Paesaggio di Fujiyoshida con Monte Fuji e Pagoda della Pace in primavera.

Erasmus in Giappone

Fare un “Erasmus” in Giappone è una di quelle idee che ti accendono la testa: aule con vista sui grattacieli, club universitari pieni di vita, gite del weekend in treno, e la sensazione netta di stare imparando qualcosa che non è solo lingua.

Io la chiamo spesso “Erasmus” anch’io quando parlo con le persone, perché è la parola che si usa al volo. Tecnicamente però è un termine un po’ fuori posto: Erasmus è un programma europeo, mentre qui in Giappone le strade sono altre. La cosa bella è che le alternative esistono davvero, e se le capisci bene ti organizzi senza stress e senza buttare mesi.

La parola Erasmus

Ve lo dico subito: quando leggete “Erasmus in Giappone” quasi sempre si intende “periodo di studio in Giappone”, non il programma Erasmus in senso stretto. Erasmus+ nasce come programma dell’Unione Europea e ruota attorno a paesi europei e “associati” al programma.

Quindi non fissatevi sul nome. La domanda giusta è: voglio venire qui tramite la mia università, oppure mi va bene una scuola di lingua, oppure sto puntando a una borsa di studio? Da lì cambia tutto: tempi, documenti, soldi da mettere in conto e anche il tipo di vita che farete.

I modi possibili

In pratica, le vie più comuni sono due.

  • Scambio universitario: parti mentre sei iscritto alla tua università, vai in una uni giapponese partner, segui corsi, sostieni esami e poi rientri.
  • Scuola di lingua: ti iscrivi a una scuola di giapponese, studi ogni giorno, e costruisci la vita intorno a quello con più libertà su città, durata e ritmo.

Io di solito consiglio di decidere questa cosa subito, perché sono due esperienze molto diverse. Lo scambio universitario ti “incastra” di più in un calendario e in regole accademiche precise. La scuola di lingua invece è più modulabile: puoi scegliere la città in base alla vita che vuoi fare, e non solo in base al nome dell’ateneo.

Edificio del Don Quijote a Kabukicho, Shinjuku, Tokyo, illuminato di notte.
Tokyo ti travolge, è tutto come un grande luna park. Studiare sì, ma è bello anche godersi un po' la vita nel tempo libero.
Vicolo con lanterne gialle e negozi a Omoide Yokocho, Tokyo
Le stradine più pittoresche incantano anche dopo molti anni qua.

Scambi universitari

Lo scambio universitario funziona bene se avete già un accordo attivo tra la vostra università e una giapponese. È la situazione più lineare: la selezione passa da casa vostra, vi danno una lista di sedi, e spesso avete già un ufficio che vi segue.

Quello che cambia tutto è la compatibilità dei corsi. Io vi direi di non innamorarvi solo della destinazione: guardate prima che tipo di lezioni potrete seguire davvero, e come verranno riconosciuti gli esami al rientro. Molti viaggiatori danno per scontato che “poi si sistema”, ma qui il rischio è tornare con un’esperienza bellissima e un incubo burocratico.

Un’altra cosa pratica: le università giapponesi hanno una vita “di gruppo” molto forte. Club, circoli, attività dopo le lezioni. Se entrate in un club (sport, musica, fotografia, quello che volete) vi si apre il Giappone vero, quello quotidiano. Se invece restate solo con gli altri studenti internazionali, vi divertite comunque, ma vi perdete metà del senso.

Corsi in inglese

Molti pensano: “Vado in Giappone, ma seguo corsi in inglese”. Si può fare, e in certe università è una soluzione concreta. Però io onestamente vi direi di chiarire una cosa prima: state cercando un’esperienza accademica o un’esperienza di vita con la lingua?

Perché se il vostro obiettivo è migliorare il giapponese, fare tutto in inglese vi lascia più indietro di quanto immaginiate. Non per moralismo, proprio per matematica: la lingua la fai nelle ore in cui sei costretto a usarla. E le ore passano in fretta.

Se invece l’obiettivo è fare crediti in modo “pulito” e tornare a casa senza sorprese, allora i corsi in inglese possono essere la scelta più furba. Basta non vendersela come “immersione totale”, perché non lo è.

Scuole di lingua

La scuola di lingua è la strada più semplice per chi vuole venire senza dipendere dagli accordi della propria università. Scegliete una città, scegliete la durata, vi fate il vostro periodo qui e lo vivete come volete: studio serio, vita sociale, viaggi nei weekend.

Qui entra un punto pratico: per stare più di poco tempo di solito serve lo status di residenza da studente, e la procedura passa dalla scuola (che vi supporta con i documenti). Non è magia, ma va impostata con anticipo.

E soprattutto: una scuola di lingua non è “tutte uguali”. Cambia il ritmo, cambiano i compagni, cambiano le regole su presenze e progressi. Io vi consiglio di scegliere in base a come studiate voi, non in base alle foto belle.

Insegna della Shibuya Language School a Tokyo, Giappone.
Le scuole di lingua sono ovunque, soprattutto a Tokyo. Il trucco è non farsi prendere dall’entusiasmo e guardare orari, livelli, e quanto ti fanno parlare davvero.
Marco Togni sorridente davanti a una scuola di lingua in Giappone.
Quando ti iscrivi sembra tutto semplice finché non devi fare le prime telefonate e compilare moduli. Lì capisci che studiare serve per vivere, non per collezionare certificati.

GiappoLife

Se state pensando a una scuola di lingua e volete qualcuno che vi aiuti a orientarvi, io vi consiglio GiappoLife. È un servizio gratuito, e l’idea è proprio togliervi di dosso la parte più noiosa: capire quale scuola ha senso per voi, come impostare le pratiche, cosa preparare per non impazzire all’ultimo.

Io lo vedo utile soprattutto per chi non vuole passare settimane a confrontare mille opzioni senza capire cosa conta davvero. Anche perché, quando si parla di studio in Giappone, il rischio non è solo “spendere troppo”, è scegliere male e trovarsi in una routine che vi spegne.

Borse di studio

Se avete un po’ di fame di “fare le cose bene”, le borse di studio cambiano il gioco. Qui le più famose sono quelle del governo giapponese (MEXT), ma esistono anche programmi di supporto legati agli scambi universitari, come JASSO.

JASSO, per esempio, ha un programma pensato per studenti che arrivano tramite accordi di scambio, con una borsa mensile (l’importo indicato è 80.000 yen al mese).

Sul MEXT invece il punto è un altro: è una borsa grossa, super ambita, con requisiti e procedure più lunghe. Se vi interessa, non aspettate “l’anno in cui ho tempo”. Perché spesso l’anno in cui avete tempo arriva quando avete già perso la finestra giusta.

Tempi giusti

La cosa più sottovalutata è la timeline. Non si parte “a sentimento”, soprattutto se vi serve un visto da studente o se state passando da una scuola che fa da sponsor per i documenti.

Una regola pratica che io darei è questa: se volete iniziare a studiare in un certo mese, ragionate come se doveste essere pronti diversi mesi prima con documenti e scelte fatte. In molte scuole, tra preparazione, controlli e pratiche, i tempi possono essere lunghi.

E qui arriva il consiglio più concreto: decidete prima la durata. Perché “vado e poi vedo” suona romantico, ma con i visti e le iscrizioni spesso non funziona così liscia.

Visti e documenti

Per periodi lunghi, il punto chiave è lo status “Student”. Di base è concesso per studiare, non per lavorare.

Di solito vi serviranno cose come: documenti personali, prove di sostegno economico, e in molti casi un Certificate of Eligibility (COE) che viene ottenuto tramite la parte giapponese (scuola o università).

Io vi direi di non vivere questa fase come “burocrazia cattiva”. È più utile vederla come un filtro: se preparate bene le carte, poi vi godete il Giappone con la testa libera. Se improvvisate, vi portate dietro ansia per mesi.

Calendario accademico

Una cosa pratica che vi consiglio di chiarire subito è il calendario. In Giappone l’anno accademico, molto spesso, gira attorno alla partenza di primavera, e molte università ragionano “a blocchi” diversi da quelli a cui tanti sono abituati. Questo non vuol dire che non si possa partire in altri periodi, però cambia cosa trovate: corsi disponibili, modalità di inserimento, persino quanto è facile entrare nei club o seguire certe attività senza sentirsi fuori fase. Io vi direi di non scegliere le date solo in base a quando avete tempo voi. Guardate quando iniziano davvero i semestri e come si incastrano con gli esami e con il rientro, perché è lì che evitate l’effetto “arrivo nel momento sbagliato” e “mi perdo il giro”.

Livello di lingua

Nelle scuole di lingua non serve conoscere nulla prima di partire. Anzi, molte persone arrivano davvero da zero e iniziano dal primo giorno con basi semplicissime. Però io onestamente trovo utilissimo arrivare già con hiragana e katakana, anche solo letti e scritti lentamente. Non è per fare i secchioni: è perché vi semplifica la vita nelle prime settimane, quando tutto è nuovo e avete già mille cose da imparare. Per le università invece dipende tantissimo dal tipo di corsi che seguirete. Se fate un programma in inglese, potete cavarvela con poco giapponese all’inizio, ma rischiate di restare “fuori” dalla vita quotidiana più di quanto pensiate. Se invece i corsi sono in giapponese o includono attività con studenti locali, lì un livello più solido fa la differenza, perché non vi trovate a sopravvivere con il traduttore per ogni frase. Io vi direi così: per scuola di lingua potete partire anche da zero, ma con hiragana e katakana vi godete subito meglio l’esperienza; per università non date nulla per scontato e chiarite prima lingua delle lezioni e aspettative reali.

Budget reale

Qui bisogna essere onesti. Studiare in Giappone può costare tanto o può essere gestibile, dipende da città, alloggio e stile di vita. Quello che rovina i piani non è il “Giappone caro” in generale, è la somma di piccole scelte sbagliate.

Le voci che vi consiglio di stimare prima di partire:

  • Alloggio: è quasi sempre la spesa più pesante, e cambia tantissimo in base a zona e formula.
  • Trasporti: se vivete lontani dalla scuola, pagate ogni giorno e vi mangia budget e tempo.
  • Cibo: qui potete stare bassi se mangiate “normale”, ma basta poco per alzare la media senza accorgervene.
  • Spese iniziali: deposito, prime settimane, cose per casa, telefono, burocrazia.

Io onestamente preferisco vedere un budget “prudente” e poi scoprire che avanzano soldi, piuttosto che arrivare qui e dover tagliare tutto dopo un mese.

Marco Togni affollato in piedi su un treno in Giappone, con una mascherina.
In metro sei uno dei tanti, e va bene così. Ma nei treni pieni impari il galateo al volo: spazio minimo, voce bassa, e il telefono sempre silenzioso.
Due persone su un treno giapponese utilizzano i loro telefoni.
Trascorrere molto treno sui mezzi è la normalità.

Alloggio

L’alloggio è la scelta che vi cambia la vita quotidiana più di qualsiasi altra. Non è solo un tetto: è quanto tempo perdete ogni giorno, quanta energia vi resta per studiare e quanto vi viene naturale socializzare.

Le opzioni più comuni, in modo semplice, sono:

  • Dormitori e student house: spesso più facili per conoscere persone e partire senza impazzire con contratti.
  • Appartamento: più libertà, ma anche più burocrazia e più responsabilità.
  • Share house: compromesso interessante se volete vita sociale senza il caos del dormitorio.

Secondo me ha senso scegliere una casa “comoda” anche se costa un filo di più, soprattutto nei primi mesi. Se ogni mattina avete un’ora e mezza di tragitto, all’inizio vi sembrerà normale. Dopo tre settimane vi pesa sul serio.

Lavorare part-time

Molti vogliono fare un lavoretto mentre studiano, ed è fattibile, ma va fatto nel modo giusto. Con lo status da studente, il lavoro non è permesso automaticamente: serve un permesso specifico (quello che in Giappone si chiama spesso 資格外活動許可).

E c’è un limite di ore: in generale fino a 28 ore a settimana, con regole diverse nei periodi di vacanza lunga.

Io vi consiglio di non basare il piano economico sul part-time. Consideratelo un extra. Perché trovare il lavoro giusto richiede lingua, tempo, e un minimo di fortuna. E se vi incastrate con troppe ore, vi si sbriciola la parte più importante: lo studio.

Marco Togni realizza un masu in legno all'interno di un laboratorio di falegnameria.
Per anni ho fatto l'artigiano del legno in una fabbrica giapponese...ovviamente non è vero, sto scherzando.
uomo in abito formale su scala mobile in Giappone
Il pendolare sulla scala mobile è la faccia quotidiana del Paese. Se fai Erasmus qui, prima o poi ti chiedi dove finisce lo studio e dove inizia il lavoro vero.

Assicurazione

Questa è una cosa che molti scoprono tardi: se state in Giappone per più di tre mesi, in genere dovete iscrivervi all’assicurazione sanitaria nazionale (NHI). Si fa in comune o nel quartiere dove vivete.

Non è solo un obbligo, è una tranquillità. Qui una visita o un problema medico possono diventare fastidiosi da gestire se siete “scoperti”. Io la vedo come una delle prime pratiche da fare appena vi sistemate, insieme alla registrazione dell’indirizzo e alle cose base per vivere.

Vita quotidiana

Le difficoltà vere non sono quelle “da film”. Sono le piccole cose: la prima volta che dovete spedire un pacco, la prima bolletta, il primo cambio di contratto del telefono, il capire come funziona il riciclo nella vostra zona.

La buona notizia è che dopo due settimane molte cose diventano automatiche. La cattiva notizia è che all’inizio vi sembrerà di perdere tempo su tutto, anche su comprare un cuscino.

Io di solito vedo che chi si trova meglio è chi si crea una routine semplice:

  • studiare sempre nello stesso orario, anche poco ma regolare
  • fare la spesa “essenziale” e non inseguire mille prodotti strani
  • scegliere due o tre posti fissi: un supermercato, una mensa, una caffetteria tranquilla

Sembra banale, ma quando smetti di prendere decisioni ogni minuto, ti resta energia per vivere davvero.

Scelta della città

Tokyo attira tutti, ed è normale. Ma io vi direi di scegliere la città in base al tipo di vita che volete fare, non in base alla cartolina.

Tokyo è infinita: opportunità, eventi, persone, stimoli. Però può essere dispersiva e, se vivete lontani, vi mangia tempo in trasporti. In città più piccole spesso è più facile costruirsi amicizie stabili e sentirsi “dentro” la vita locale.

Un criterio molto pratico che uso spesso è questo: preferite avere tutto vicino e vivere più a piedi, oppure vi va bene spostarvi tanto perché vi piace avere opzioni senza fine? Non c’è una risposta giusta. C’è la risposta giusta per come siete voi.

Crediti e esami

Se venite tramite università, questa è la parte che va chiarita prima. Non dopo.

Io vi consiglio di farvi mettere nero su bianco:

  • quali corsi seguirete e in che lingua
  • come vengono valutati (presenze, esami scritti, presentazioni)
  • come verranno convertiti al rientro

E soprattutto: considerate che l’impostazione delle lezioni in Giappone può essere diversa. Più lavoro “continuo”, più compiti, più presentazioni di gruppo. Se siete abituati a studiare tutto in due settimane prima dell’esame, qui rischiate di soffrire.

Errori comuni

Gli errori che vedo più spesso non sono “non so il giapponese”. Quello si risolve. Sono errori di impostazione.

  • arrivare senza un piano minimo di studio e ritrovarsi a perdere ritmo dopo dieci giorni
  • scegliere casa solo perché costa poco e poi passare la vita sui treni
  • pensare che “tanto lavoro part-time” e scoprire che serve più lingua del previsto
  • vivere solo con studenti internazionali e poi chiedersi perché il Giappone “sembra lontano”

Diciamocelo: un’esperienza così passa in fretta. Se vi giocate bene i primi trenta giorni, poi il resto scorre molto più facile.

Il mio consiglio

Se state sognando l’Erasmus in Giappone, io vi direi di non farvi bloccare dal nome. Chiamatelo come vi pare, ma scegliete una strada concreta: scambio universitario, scuola di lingua (magari facendovi aiutare da GiappoLife), o borsa di studio se avete voglia di puntare alto.

E poi fate una cosa semplice: costruite una vita quotidiana che regge. Casa comoda, routine sostenibile, studio regolare. Il Giappone vi ripaga lì, nel giorno normale, non solo nella gita spettacolare del weekend.

Io onestamente, se dovessi scegliere al posto vostro, partirei da una domanda: voglio tornare a casa con crediti in ordine, o voglio tornare a casa parlando meglio e sentendomi più “cresciuto” come persona? Le due cose possono anche convivere, ma una delle due di solito è la vostra priorità vera.

E quando siete qui, una sera qualsiasi, fatevi questo regalo: una passeggiata senza meta, luci addosso, e la sensazione che per un po’ il mondo è diventato più grande. Voi cosa scegliereste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).