Emergenze in Giappone
Il Giappone è uno dei Paesi dove ci si sente più al sicuro al mondo. Molti viaggiatori tornano qui più volte proprio per l’elevato livello di sicurezza che si percepisce per strada, in metro, nei locali, perfino di notte.
Proprio perché il Giappone è un Paese super sicuro, questo articolo non vuole spaventare nessuno, ma aiutarvi a scongiurare qualsiasi problema in viaggio. Ogni tanto qualcosa può capitare: un terremoto, un tifone, un malore, un piccolo incidente. Io onestamente preferisco avere in testa un piccolo piano, semplice, su cosa fare davvero se succede qualcosa: numeri da chiamare, app da usare, quando ha senso coinvolgere l’ambasciata e quando invece basta chiedere aiuto a chi ho intorno.
Indice
Perché parlarne
La prima cosa da tenere insieme sono due verità che convivono. Da una parte il Giappone è un posto dove è raro che qualcuno vi aggredisca per strada o vi strappi la borsa dalle mani. Dall’altra è un Paese dove i disastri naturali esistono davvero: terremoti, alluvioni, vento fortissimo, mare che si alza all’improvviso.
Io vi direi di ragionare così: non serve studiare manuali di sopravvivenza, basta avere chiari tre o quattro passaggi. Sapere quali sono i numeri di emergenza, avere sul telefono una app per gli allarmi, capire in quali casi chiamare l’ambulanza, e avere in testa cosa fare se arriva un avviso di tsunami. Con queste basi, anche una scossa di terremoto improvvisa o un temporale violento diventano gestibili.
Un altro motivo per cui secondo me ha senso pensarci prima è che in Giappone molte informazioni arrivano solo in giapponese, soprattutto dagli altoparlanti e dalla TV. Se avete già deciso che in caso di dubbio seguite la folla, controllate una certa app o chiamate un certo numero, vi aggrappate a qualcosa di concreto invece di restare bloccati a chiedervi “e adesso?”.
Sicurezza quotidiana
Sul fronte della microcriminalità il Giappone è messo bene. È raro vedere borseggi nelle metro affollate o risse fuori dai locali. Anche chi vive qui tende a dimenticare di chiudere il lucchetto alla bici o di sorvegliare lo zaino al tavolo. Ve lo dico sinceramente: la sensazione generale è di tranquillità.
Detto questo, non è il paradiso dove non succede mai niente. Io vi consiglio comunque di non lasciare portafoglio e passaporto in bella vista nello zaino aperto, di non appoggiare lo smartphone sul tavolino del bar e poi girarvi di spalle, e di evitare zone buie la notte se non conoscete la zona. Le stesse regole di buon senso che usereste altrove vanno benissimo anche qui.
In caso di piccolo problema – smarrite il portafoglio, qualcuno vi infastidisce, vi sembra di essere seguiti – il primo riferimento non è l’ambasciata, ma la polizia locale. Potete entrare in un koban (i piccoli posti di polizia che si vedono agli angoli delle strade) oppure chiamare i numeri di emergenza di cui parlo tra poco. Se la situazione non è urgente, spesso basta chiedere aiuto a chi lavora in un negozio o in hotel: molte persone sanno almeno un po’ di inglese e sono abituate a dare una mano.
L’idea di fondo è questa: il Giappone è molto sicuro rispetto a tanti altri Paesi, ma non al punto da potersi scollegare completamente dal mondo. Un minimo di attenzione rimane sempre una buona idea.
Numeri utili
I numeri di emergenza in Giappone non sono unificati come il 112 o il 911, e questa è una cosa che conviene fissare bene in mente.
- 110 – polizia: incidenti stradali, crimini, situazioni in cui vi sentite in pericolo.
- 119 – ambulanza e vigili del fuoco: incendi, malori seri, incidenti con feriti.
- 118 – guardia costiera: problemi in mare, escursioni in barca, emergenze sulla costa.
Le chiamate sono gratuite anche dai telefoni pubblici e i centralini possono attivare un servizio di interpretariato in più lingue, incluso l’inglese; richiede qualche secondo in più, ma esiste. In molte città esiste anche il numero #7119 per consulti medici urgenti ma non gravissimi: serve a capire se è il caso di chiamare l’ambulanza o se potete andare in ospedale con i vostri mezzi.
Un altro contatto che vi consiglio di salvare è la Japan Visitor Hotline, gestita dall’ente del turismo: è disponibile 24 ore su 24 e offre assistenza in più lingue per incidenti, malori e disastri naturali, oltre a informazioni turistiche. Non sostituisce polizia o ambulanza, ma è un supporto in più quando non sapete bene come muovervi.
Infine, esiste anche il servizio 171 Disaster Message Dial, che durante i grandi terremoti permette di registrare e ascoltare messaggi vocali per aggiornare i familiari quando le linee sono congestionate. Non è qualcosa che userete ogni giorno, ma sapere che esiste fa parte di quel famoso piano mentale di emergenza.
Ambasciata e consolato
L’ambasciata (o il consolato del proprio Paese) non è un numero da chiamare ogni volta che qualcosa non va in viaggio. Io vi direi di considerarla una spalla importante, ma da usare con criterio, nei casi in cui davvero serve un supporto istituzionale.
- siete coinvolti in un grave incidente o in un arresto
- siete vittima di un reato importante (aggressione, violenza, furto di documenti con difficoltà a ripartire)
- avete perso passaporto e documenti e avete bisogno di capire come rientrare
- vi trovate in mezzo a una grande catastrofe e avete bisogno di indicazioni ufficiali su evacuazioni, rimpatri, documenti temporanei
Non ha senso, invece, intasare le linee per “sciocchezze”: un treno perso, un litigio con l’hotel, un piatto che non vi è piaciuto al ristorante, un raffreddore leggero. In questi casi i riferimenti sono il personale dell’albergo, l’agenzia con cui avete prenotato, oppure i normali servizi di emergenza.
Io onestamente vi consiglio di fare così: prima vi appoggiate ai servizi giapponesi (polizia, ambulanza, numeri utili, hotel), e solo se la situazione è complessa o blocca il vostro rientro, valutate di coinvolgere l’ambasciata. Tenete i recapiti salvati nel telefono, ma non trattateli come un numero informazioni generico.
App per emergenze
Lo smartphone in Giappone è una delle armi principali per restare informati. Vi suggerisco di scaricare almeno una app dedicata alle emergenze, meglio se prima di partire, quando siete tranquilli sul divano.
L’app più utile e ufficiale per chi viaggia è Safety tips, sviluppata sotto la supervisione dell’agenzia del turismo: invia notifiche su terremoti, tsunami, forti piogge, tifoni, eruzioni vulcaniche e persino allerte per il colpo di calore, in più lingue. Include anche schemi di comportamento e link a materiali pratici su cosa fare quando arriva un allarme. È pensata proprio per chi è in Giappone temporaneamente, quindi secondo me ha senso installarla quasi automaticamente.
Un’altra app molto apprezzata da chi vive qui è la NERV Disaster Prevention App, che offre allerta in tempo reale per terremoti, tsunami, piogge estreme, frane e altre situazioni meteo critiche, con grande cura per la velocità delle notifiche. È più orientata a chi capisce il giapponese, ma può essere utile se vi fermate a lungo e avete un po’ di dimestichezza.
Per la comunicazione, io vi consiglio di affiancare a queste anche una buona app di traduzione vocale: servizi pensati per facilitare il dialogo in situazioni importanti permettono di parlare nella propria lingua e far ascoltare una traduzione rapida in giapponese. In un’emergenza medica o quando chiamate un taxi per correre in ospedale, poter mostrare una frase tradotta correttamente al personale aiuta tantissimo.
Ultimo dettaglio: controllate nelle impostazioni del telefono che gli avvisi di emergenza siano attivi per l’area in cui vi trovate. In Giappone vengono usati davvero, sia per i terremoti che per le allerte meteo importanti, e ricevere un messaggio in più è sempre meglio che non riceverlo.
Terremoti e tsunami
Il tema che spaventa di più chi viene in Giappone sono i terremoti. La buona notizia è che gli edifici moderni sono pensati per oscillare senza crollare; la cattiva è che la sensazione di movimento può mandare nel panico chi non è abituato. Per questo io vi consiglio di memorizzare qualche gesto semplice.
Se siete al chiuso e parte una scossa, la regola di base è proteggersi. Allontanatevi da vetrate, scaffali, lampadari, mettetevi sotto un tavolo robusto o almeno coprite la testa con le braccia o con uno zaino. Evitate gli ascensori, non lanciatevi per le scale correndo: la priorità è non farvi male con quello che può cadere. Appena la scossa si ferma, guardatevi attorno, seguite le indicazioni del personale e uscite con calma se vi viene chiesto.
Il discorso cambia se siete vicini al mare e arriva un allarme tsunami sul telefono o dagli altoparlanti. Anche qualche decina di centimetri di acqua in movimento può essere letale. Pensate a un torrente di montagna profondo magari 40–50 centimetri: attraversarlo è quasi impossibile perché la forza dell’acqua vi spinge via. Una onda “bassa” che entra in una cittadina funziona allo stesso modo: scaraventa a terra, fa sbattere la testa, trascina verso zone più profonde dove si può annegare.
Qui non c’è da ragionare troppo: se siete in una zona costiera e sentite un forte terremoto o un annuncio di possibile tsunami, io vi direi di allontanarvi subito dal mare e di salire verso punti più alti o zone indicate come aree di evacuazione, senza aspettare di “vedere l’onda”. Non andate verso i fiumi per curiosità, perché spesso è proprio lì che l’acqua si incanala.
Le app come Safety tips e gli avvisi ufficiali sul telefono servono a darvi un minimo di anticipo. Ma la mossa decisiva la fate voi: vi alzate, vi spostate verso monte, seguite le frecce verdi di evacuazione e non tornate indietro finché non arriva il cessato allarme.
Meteo estremo
Oltre ai terremoti, in Giappone dovete mettere in conto il meteo estremo, soprattutto in estate e in autunno. I tifoni portano pioggia torrenziale e vento fortissimo: treni fermi, voli cancellati, strade allagate. Il consiglio più semplice è anche il più efficace: se è previsto un tifone forte, riorganizzate la giornata in modo da restare al chiuso, in hotel o in un centro commerciale, e non mettervi a fare gite sul mare o trekking nella natura.
D’estate, soprattutto nelle città, c’è il tema del colpo di calore. La combinazione di caldo e umidità può essere più impegnativa di quanto si immagina. Portate sempre con voi acqua, fate pause all’ombra o negli spazi climatizzati, non sottovalutate i sintomi come mal di testa, nausea, sensazione di svenimento. Le stesse app ufficiali, in certi periodi, mandano avvisi specifici sul rischio di colpo di calore proprio per ricordare di rallentare i ritmi.
In generale, se il meteo peggiora di colpo e vedete che i negozi chiudono prima o che i treni vengono sospesi, la cosa migliore è adeguarsi. Rimandare un’escursione è molto meno traumatico di ritrovarsi bloccati in mezzo a una piena o con un tetto che vola.
Emergenze sanitarie
Nessuno vorrebbe finire in pronto soccorso in viaggio, ma capita. La differenza la fa avere chiaro quando chiamare l’ambulanza e quando invece rivolgersi a un medico in modo più tranquillo.
Quando invece c’è un problema che vi preoccupa ma non sembra immediatamente grave, potete:
- chiedere aiuto alla reception dell’hotel, che di solito conosce cliniche e ospedali nelle vicinanze
- chiamare, dove esiste, il servizio di consulenza #7119 per avere un parere medico telefonico
- contattare la Japan Visitor Hotline per farvi indicare una struttura che accetta pazienti stranieri
Io vi consiglio caldamente di viaggiare con una assicurazione sanitaria che copra le spese mediche, e di portare con voi una lista dei vostri farmaci e delle allergie scritta in inglese. È una di quelle cose a cui nessuno pensa volentieri, ma che fa la differenza quando servono davvero spiegazioni rapide al personale sanitario.
Ricordate che tutto quello che scrivo qui sono indicazioni generali: la valutazione finale la fanno sempre i medici. Se qualcuno sul posto vi dice che è il caso di andare subito in ospedale, seguite il consiglio senza impuntarvi su quello che avevate letto prima.
Seguire i giapponesi
Un trucco semplice per cavarsela in un’emergenza in Giappone è osservare cosa fanno le persone che vivono lì. In molte situazioni, seguire i giapponesi è già metà del lavoro.
Durante un terremoto vedrete spesso la gente coprirsi la testa, allontanarsi dalle finestre, non urlare e non correre. In caso di forte pioggia o vento, se notate che i negozi abbassano le serrande e i treni sospendono il servizio, è il segnale più chiaro che è il momento di rientrare. Se in una zona costiera tutti iniziano a salire verso l’interno dopo un annuncio, non è il caso di restare a fare foto al mare agitato.
A me piace proprio perché, in mezzo al caos, la società giapponese tende a reagire in modo ordinato e collettivo. Ma questo non vuol dire che dovete spegnere il cervello: se vi sembra che una zona sia pericolosa, allontanatevi anche se gli altri aspettano; se non capite gli annunci, chiedete a qualcuno di tradurre al volo. Un “excuse me, English?” accompagnato dal telefono in mano con l’app di traduzione aperta funziona spesso meglio di mille preoccupazioni in silenzio.
Vi giuro che, nella maggior parte dei casi, chi è accanto a voi sarà più che disponibile ad aiutarvi. L’importante è non chiudersi, non far finta di niente per timidezza e usare con fiducia hotel, negozianti, personale delle stazioni come primi alleati.
Restare sereni
Alla fine, la cosa più importante per me è questa: il Giappone rimane un Paese molto sicuro per chi viaggia, sia sul piano della criminalità sia sul piano dell’organizzazione delle emergenze. Le forze dell’ordine sono presenti, i servizi funzionano, l’informazione c’è, le infrastrutture sono pensate per resistere.
Questo però non significa che si possa abbassare completamente la guardia. Avere in tasca i numeri giusti, una app di allerta, un’idea chiara su quando chiamare l’ambulanza, cosa fare se arriva un allarme tsunami e quando abbia senso coinvolgere l’ambasciata vi permette di restare lucidi proprio quando servirà di più.
Io onestamente vi consiglio di dedicarci dieci minuti prima di partire: salvate i numeri di emergenza, scaricate Safety tips, annotate i contatti dell’ambasciata e della Japan Visitor Hotline, e quando arrivate in hotel buttate un’occhiata alle uscite di sicurezza e alla mappa di evacuazione sul retro della porta. Poi vivete il viaggio con semplicità.
Sapere cosa fare se qualcosa va storto, paradossalmente, aiuta a godersi di più tutto il resto: una notte di pioggia vista dal vostro hotel, una scossa leggera che vi coglie in metro, un’allerta meteo che vi fa scoprire un museo al posto di una gita. Le emergenze fanno parte del mondo reale, ma non devono diventare il centro del vostro viaggio in Giappone.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
