Marco Togni tiene una busta della spesa di Yodobashi Camera all'interno del negozio tra scaffali di attrezzature fotografi...

Risparmiare comprando tecnologia in Giappone

Ogni volta che vado in Giappone ci sono sempre orde di persone che mi chiedono di acquistare qualche macchina fotografica, telecamera o altro oggetto tecnologico pensando che in Giappone costi poco.

Non so chi ha messo in giro questa voce, ma vi garantisco che l’affare del secolo non esiste: qualcosa si risparmia davvero quando il cambio aiuta, però parliamo di pochi punti percentuali, che al ritorno rischiate di lasciare alla dogana. E poi non acquisterei nemmeno un panino per certi personaggi che non mi parlano per anni e poi in dodici secondi tentano di diventare miei amici e di propormi l’affare del secolo facendomi importare macchine fotografiche dal Giappone.

Detto questo, vediamo in dettaglio perché non conviene comprare tecnologia in Giappone.

Prezzi

I prezzi della tecnologia in Giappone sono allineati a quelli italiani: su qualche modello si spende meno, su altri di più, e a fare la differenza è soprattutto il cambio.
Non vi so dire il motivo, ma penso sia semplicemente perché se un oggetto è prodotto in Giappone non significa che fuori dal Giappone deve costare necessariamente molto di più.

Con l’euro sopra i 180 yen qualcosa si risparmia sul serio, ma restiamo su pochi punti percentuali su una macchina fotografica, non sul mezzo prezzo di cui parlano tutti. Se il cambio si gira il vantaggio sparisce in un attimo, quindi fate i conti prima di partire con l’idea di comprare.

Sicuramente il cugino di qualcuno è stato in Giappone e si è comprato una macchina fotografica digitale a 30 euro mentre in Italia costa più di 1.000 euro, ma vi sfido a dimostrarlo.
Io vi posso garantire che nei negozi di tecnologia per quanto riguarda il materiale video-fotografico i prezzi non sono poi così vantaggiosi.

Se siete stranieri potete farvi rimborsare la tassa sui consumi giapponese, che è del 10%: qualcosa si recupera, ma non fa miracoli sul prezzo finale.

Dove si compra

Se proprio volete guardare i prezzi con i vostri occhi, la tecnologia in Giappone si compra soprattutto nelle grandi catene come Yodobashi, Bic Camera e Yamada Denki, che nelle città grandi occupano palazzi interi su più piani.
Il prezzo sul cartellino è già comprensivo di tassa e non si tratta come al mercato, anche se nei negozi più grossi trovate spesso il cartello che vi invita a farlo presente se altrove costa meno.

Ad Akihabara il discorso cambia: accanto alle catene ci sono negozi piccoli e specializzati, dove il pezzo raro lo trovate ma il prezzo se lo fanno pagare. In tutti i casi il banco del tax free è quasi sempre a un piano diverso da quello dove pagate, quindi mettete in conto una seconda coda.

Dogana

Non so chi l’abbia deciso, ma ogni stato e/o unione di stati ha una dogana.
Molte persone non tengono in considerazione questa cosa, ed è per questo che di tanto in tanto a qualcuno vengono fatti pagare un sacco di soldi.
Se tornate in Italia da un viaggio fuori dall’Unione Europea al vostro ritorno potreste essere perquisiti e se avete materiale che avete acquistato all’estero vi potrebbe venire imposto di pagare l’IVA, che ammonta al 22% dell’importo acquistato. Quindi se acquistate cose in Giappone va a finire che ci perdete.
Considerate che c’è un limite tollerato per le importazioni, per informazioni visitate il sito dell’Agenzia delle Dogane; la franchigia per quello che portate nel bagaglio è di 430 euro a testa se arrivate in aereo o in nave, di 300 euro via terra e di 150 euro per chi ha meno di 15 anni. Sopra quella cifra si paga, e attenzione: se a sforare è un oggetto solo, le tasse ve le fanno pagare sull’intero valore, non solo sulla parte eccedente.

I controlli alla dogana vengono fatti a campione, ciò significa che potrebbero passare 100 persone con 1 quintale di eroina a testa e non succede niente, passate voi che avete due macchine fotografiche in più e vi fanno pagare l’IVA.

Ci sono molti “trucchi” per eludere i controlli doganali, ma siccome i doganieri sono molto svegli li conoscono tutti. I trucchi più famosi ed assurdi sono:

  • Avevo già queste cose prima di partire: se avete una macchina fotografica nessuno vi fa problemi, ma se avete molto materiale con voi, anche senza imballo originale, dovete dimostrare che veramente lo avevate alla vostra partenza. Per dimostrarlo o mostrate le fatture d’acquisto o mostrate una dichiarazione doganale che dev’essere fatta prima della vostra partenza negli uffici della dogana italiana.
  • Ho buttato gli scontrini: se comprate una macchina fotografica che costa 10mila euro ma dite di aver buttato gli scontrini e dite che costa solo 1000 così da ridurre l’Iva che dovete pagare vi potrebbe andare bene, ma anche no. Potrebbero venire fatti dei controlli sull’effettivo valore della vostra merce.
  • Doppi fondi, materiale nei calzini, ecc: i doganieri fanno il loro lavoro da tutta la vita, e prima c’erano altri doganieri che lo facevano da tutta la vita. Considerate che i doganieri principalmente vogliono fermare persone che importano materiale in grossa quantità, e droga. E’ quindi una battaglia tra due schieramenti molto preparati: i doganieri che sanno dove cercare le cose, e gli “spalloni” che si inventano da anni nuovi nascondigli. Se voi tornate dal Giappone e vi improvvisate spalloni vi state mettendo contro doganieri che sono al 100% più furbi di voi.

    Evitate di fare figuracce nascondendo materiale nei calzini, nelle scarpe, nei doppi fondi, nella “cerniera invisibile”, nella scatola di cioccolatini, ecc. I doganieri trovano tutto se vogliono.

  • “Ma dai, lo fanno tutti” o “fermate chi porta droga, non persone per bene”: sono due frasi abbastanza tipiche di chi si trova ad essere punito per aver importato qualcosa di troppo. Sono due frasi giuste e lecite, ma non valgono niente. I limiti di legge sono scritti, e purtroppo se venite presi dovete pagare. Spesso alla dogana potrebbero chiudere un occhio se avete poco di più del consentito, ma se non fosse così non potete usare scuse dicendo che avevano fermato un vostro amico con le stesse cose e a lui non han fatto pagare niente. Anche questa è una scusa che gira da quando esiste la dogana.

Tenete presente quindi che al vostro ritorno c’è sempre il rischio dogana. Chi importa spesso materiale fregandosene dei limiti e non pagando il dazio probabilmente non avrà problemi a pagare quanto dovuto se viene beccato una volta, ma questo potrebbe non valere per voi che per cercare un risparmio andrete in perdita.

Il mio consiglio è quindi quello di evitare di importare materiale illegalmente. Se poi trovate l’affare del secolo in Giappone o in altri stati asiatici acquistate e poi pagate l’IVA, ma se il risparmio che avete all’origine è basso sappiate che con il dazio doganale l’oggetto da voi acquistato potrebbe venirvi a costare molto di più.

Farsela spedire in Italia

C’è chi pensa di risolvere il problema della valigia facendosi spedire tutto a casa, magari con uno di quei servizi che comprano in Giappone al posto vostro. Sappiate che sulle spedizioni la franchigia non esiste: sul pacco che arriva dal Giappone l’IVA si paga dal primo euro, calcolata sul valore della merce più il trasporto, e ci mettete pure le spese di sdoganamento del corriere.

Far scrivere “regalo” o un valore inventato sulla bolla non è una furbata, è una dichiarazione falsa, e davanti alla dogana risponde chi il pacco lo riceve, cioè voi. Se poi ci aggiungete la commissione del servizio di acquisto, dell’affare iniziale non resta più niente.

Tax free

Da turisti potete comprare senza la tassa sui consumi, ma solo nei negozi convenzionati e solo spendendo almeno 5.000 yen nello stesso negozio e nello stesso giorno. Serve il passaporto vero, non la fotocopia, e ovviamente deve essere il vostro.
Dal 1 novembre 2026 il rimborso non si fa più in cassa: in negozio pagate il prezzo pieno e i soldi ve li fate ridare quando lasciate il Giappone, quindi tenete tutti gli scontrini e mettete in conto tempo in più in aeroporto.

C’è poi una cosa che quasi nessuno considera: nelle grandi catene di elettronica lo sconto vero sono i punti sulla tessera, e nella maggior parte dei casi o prendete il tax free o prendete i punti. I punti però si spendono solo in quella catena e solo in Giappone, quindi per voi che tornate a casa ha senso il tax free, a meno che non abbiate già in programma di spendere tutto lì prima di ripartire.

Cellulari gratis

In Giappone ogni tanto si vedono ancora offerte per cellulari a 1 yen, cioè praticamente gratis, anche se ormai gli sconti sono limitati per legge.
Però non potete andare lì con un euro e portarvi a casa uno scatolone di iPhone, ma per ogni telefono che acquistate dovete fare un abbonamento di una durata variabile. Per farlo vi servono la residenza in Giappone con tanto di carta di soggiorno e solide garanzie che possiate pagare l’abbonamento, quindi da turisti non se ne parla.

Per esempio vi viene chiesto di pagare 30 euro al mese per due anni, con un po’ di chiamate ed e-mail comprese.

Materiale Usato

In quartieri come Akihabara o durante mercatini dell’usato si possono trovare offerte vantaggiose in Giappone, ma le stesse offerte si trovano anche in Italia. Va detto però che l’usato giapponese una fama se l’è guadagnata: nei negozi di fotografia i pezzi sono classificati per condizione, spesso tenuti benissimo e venduti con una garanzia del negozio di qualche mese. Il rovescio della medaglia è che su un corpo macchina o un obiettivo di seconda mano la garanzia del produttore non c’è, e se qualcosa si rompe una volta a casa il negozio è dall’altra parte del mondo.
Ai mercatini il discorso cambia ancora: lì si compra senza nessuna garanzia e senza poter provare davvero quello che state prendendo.

Cosa ha senso comprare

Se siete arrivati fin qui e volete comunque portarvi a casa qualcosa, il ragionamento giusto non è sul prezzo più basso ma su quello che da noi non arriva proprio: accessori fotografici, cavi e adattatori, piccola elettronica di nicchia che in Italia o non si vede o arriva con il ricarico dell’importatore.
Sono anche le cose che stanno dentro la franchigia e in un angolo della valigia, quindi non vi mettono nei guai al ritorno.

Il corpo macchina costoso o il televisore, al contrario, sono esattamente quelli su cui rischiate di più: valore alto, garanzia che spesso vale solo lì e nessun risparmio vero.

Garanzia

Non so esattamente come funziona la garanzia per il materiale comprato in giro per il mondo e nessuno lo sa; ognuno ha la sua idea letta da qualche parte e nessuno sa bene come funziona.
Quando in Italia ho comprato una macchina fotografica con garanzia “Canon Europa” tutti mi dicevano che avrei avuto problemi in caso di guasto. Invece me l’hanno sostituita gratuitamente nel giro di pochi giorni, quindi diffidate da quelli che fanno i saputelli e invece non sanno niente. Quando scrivo qualcosa sul mio sito mi documento, magari ci sono errori ma sono fatti in buona fede, invece in giro c’è chi parla solo per far prendere aria alla bocca.
Sicuramente non mi fiderei a comprare cose troppo costose in Giappone, proprio per evitare problemi di garanzia. Il punto vero è cosa succede il giorno in cui l’oggetto si rompe. Se la garanzia vale solo in Giappone, in Italia vi resta la riparazione a pagamento, sempre che il centro assistenza accetti un prodotto non destinato al nostro mercato e abbia i pezzi di ricambio giusti.
L’alternativa è rispedirlo indietro, e tra spedizione, attesa e pratiche doganali vi costa più di quanto vi costerebbe farlo riparare qui.

Modelli giapponesi

Una cosa che nessuno vi dice è che tanta roba venduta in Giappone è pensata per il mercato interno. Sulle macchine fotografiche di solito non è un problema, perché i menu sono in più lingue, ma su televisori, console ed elettrodomestici le sorprese sono dietro l’angolo: menu solo in giapponese, manuale in giapponese e assistenza che dà per scontato che voi abitiate lì.
I telefoni venduti dagli operatori giapponesi, tanto per fare un esempio, hanno il suono dell’otturatore che non si può disattivare, e non è una cosa che scoprite volentieri una volta tornati a casa.

Stesso discorso per la garanzia: sui prodotti destinati al mercato giapponese vale spesso solo in Giappone, mentre in certi casi nella scatola trovate un certificato internazionale che vale anche da noi. Se proprio volete comprare, chiedetelo prima di pagare e fatevelo mettere per iscritto.

Differenze di corrente

Molti dei prodotti di elettronica hanno nella presa un adattatore che consente di utilizzare sia la corrente giapponese a 100V sia quella italiana a 220V. Per verificare questo controllate sulla presa o sul trasformatore dell’apparecchio, se c’è scritto un valore in cui è compreso 220V (di solito c’è scritto 100V-240V) andate sul sicuro, altrimenti vi serve un trasformatore. Un problema di tutti gli apparecchi elettronici invece è l’attacco, ma è un problema facilmente risolvibile con un semplicissimo adattatore che costa un paio d’euro circa, ne trovate sia in Italia che in Giappone. Il discorso cambia con gli elettrodomestici: phon, cuociriso e piccoli apparecchi da cucina spesso funzionano solo a 100V, e per usarli in Italia vi serve un trasformatore vero, che è pesante e costoso e vi mangia in un colpo il risparmio.
C’è poi la frequenza della corrente, che in Giappone è di 50Hz nella metà est del paese e di 60Hz in quella ovest: sugli apparecchi moderni non cambia niente, ma su qualcosa con motore o timer può fare la differenza.

Mi sembra di avervi detto tutto e mi auguro di avervi fatto cambiare idea se stavate pensando di chiedermi di comprarvi qualcosa in Giappone.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).