Calvizia in Giappone
Il Giappone ha trasformato la lotta alla calvizie in una vera e propria industria, normalizzata a livelli incredibili. Ci sono pubblicità ovunque per combattere le calvizie.
Oggi vi porto a scoprire come si affronta la perdita dei capelli da queste parti. Vi assicuro che la mentalità nipponica su questo tema è lontanissima dalla nostra e rivela tantissimo di come funziona la società, creando un sistema dove l’immagine pubblica conta quasi più di ogni altra cosa.
Indice
- Il tormentone AGA
- Pubblicità ovunque
- Questione di genetica
- Un circolo vizioso
- Cure normalizzate
- Il rigore clinico
- Impossibile non pensarci
- Niente rasoio a zero
- Prodotti da banco
- Parrucchini hi tech
- Mercato dei trapianti
- Mito della dieta
- Barbiere o clinica
- Successo e relazioni
- L'ironia di Son
- Alopecia femminile
- Costi e tempistiche
- Per gli stranieri
- Il mio consiglio
Il tormentone AGA
In Giappone non sentirete quasi mai usare parole generiche per indicare il diradamento dei capelli. Il termine tecnico AGA, acronimo di Androgenetic Alopecia, è diventato un vero e proprio brand riconoscibile da chiunque.
Le cliniche non promuovono semplici cure estetiche, ma vi invitano esplicitamente a iniziare la “terapia AGA”. Questo dettaglio linguistico cambia completamente la percezione: non state semplicemente invecchiando, ma avete una condizione medica con un nome preciso e dovete sistemarla.
Pubblicità ovunque
Questa sigla vi inseguirà letteralmente ovunque andiate. Quando mi sposto in metropolitana, salgo su un taxi o cammino per i grandi incroci pedonali, vengo costantemente bombardato da cartelloni luminosi dedicati a queste cliniche.
Non sono annunci nascosti in fondo a una rivista. Sono enormi schermi con medici sorridenti e grafici prima-e-dopo, piazzati esattamente accanto alle pubblicità dell’ultimo smartphone.
Questo livello di esposizione mediatica ha rimosso qualsiasi tabù. Perdere i capelli viene presentato come un problema risolvibile, trasformando un disagio intimo in una normalissima conversazione da pausa pranzo.
Questione di genetica
I dati parlano chiaro e vi basta camminare per le strade di Osaka o Kyoto per farci caso: i giapponesi hanno geneticamente meno probabilità di perdere i capelli rispetto agli occidentali. Le capigliature folte sono estremamente comuni anche tra gli uomini di mezza età.
Se in molti paesi europei la caduta è considerata una tappa naturale per gran parte della popolazione maschile, qui i numeri molto più bassi rendono il diradamento un tratto visivo piuttosto raro.
Io onestamente trovo che questa disparità genetica sia la radice di tutta la pressione sociale che si respira. Quando fai parte di una minoranza così visibile, è normale sentirsi sotto una lente d’ingrandimento costante.
Un circolo vizioso
Questa situazione ha innescato una reazione a catena che incide profondamente sul comportamento delle persone. Dato che ci sono poche persone calve in giro, chi nota una prima stempiatura si sente subito in difetto e percepisce la propria immagine come un’anomalia.
La reazione istintiva è correre ai ripari fin dai primissimi cenni di caduta, per non spiccare negativamente in ufficio. Il risultato è un cortocircuito sociale pazzesco.
Chi, per genetica, dovrebbe mostrare una calvizie evidente, di fatto non la mostra grazie alle cure tempestive. Questo riduce ancora di più il numero di persone calve visibili in giro, facendo sentire chi sta iniziando a perderli ancora più isolato.
Cure normalizzate
Curare l’alopecia in Giappone è un’azione totalmente sdoganata. Assumere una pillola giornaliera o applicare lozioni specifiche è vissuto con estrema metodicità, esattamente come prendere un integratore vitaminico per l’inverno.
Le cliniche specializzate garantiscono la massima privacy con ingressi discreti, ma l’approccio generale è iper-pragmatico. Se un problema estetico mina la vostra immagine professionale, vi affidate alla medicina per risolverlo senza farne un dramma psicologico.
Il rigore clinico
Vi dico sinceramente che l’approccio non è per nulla un fai-da-te superficiale, anzi, il rigore medico è altissimo. La terapia si basa quasi sempre sull’assunzione di farmaci sistemici importanti, come la Finasteride o la Dutasteride.
I medici giapponesi non si limitano a darvi la ricetta e mandarvi a casa. Sono attenti agli effetti collaterali e richiedono esami del sangue trimestrali o semestrali.
Monitorare costantemente i valori del fegato e lo stato di salute generale è prassi obbligatoria. Questo sottolinea ancora una volta quanto l’AGA sia trattata dal sistema sanitario come una patologia vera e propria, da tenere sotto stretto controllo clinico.
Impossibile non pensarci
Io noto una differenza abissale nell’atteggiamento mentale rispetto a chi vive in Italia. Molti viaggiatori mi confermano che a casa nostra è molto più facile accettare la caduta e smettere di pensarci, semplicemente perché mezza città è nella stessa barca.
In Giappone è difficilissimo mantenere questo menefreghismo. La pressione silenziosa a conformarsi all’immagine standard di ordine spinge quasi tutti a intervenire.
Mostrarsi con i capelli trascurati o visibilmente diradati è visto, in molti ambienti lavorativi, come una mancanza di cura verso se stessi e una mancanza di rispetto verso l’azienda.
Niente rasoio a zero
La soluzione più drastica e liberatoria che usano in tanti in Occidente, ovvero prendere la macchinetta e radersi a zero, qui è decisamente meno praticabile.
La testa completamente rasata porta con sé associazioni culturali molto rigide. Viene legata storicamente ai monaci buddhisti, ai rigidi club sportivi scolastici o, peggio, a certi ambienti della criminalità organizzata.
Presentarsi a una riunione aziendale con un taglio a zero senza un motivo preciso rischia di farvi sembrare fuori luogo o troppo aggressivi. È per questo che la stragrande maggioranza degli uomini preferisce di gran lunga investire tempo e soldi nelle cliniche.
Prodotti da banco
Se entrate in una qualsiasi grande farmacia di Tokyo, vi rendete subito conto del giro d’affari impressionante che ruota attorno a questo tema. Interi corridoi sono dedicati a chi vuole iniziare a curarsi prima di rivolgersi a un medico.
Vi consiglio di farci un giro anche solo per curiosità, troverete di tutto:
- shampoo purificanti che promettono di liberare i pori in profondità
- tonici rinfrescanti al mentolo per stimolare la circolazione della cute
- lozioni a base di minoxidil vendute con la stessa facilità di un collutorio
- spazzole vibranti in silicone per risvegliare i bulbi piliferi sotto la doccia
Diciamocelo, molti di questi prodotti servono più a dare l’illusione del controllo che a risolvere davvero il problema, ma dimostrano un mercato affamatissimo di soluzioni.
Parrucchini hi tech
Un altro aspetto che mi colpisce sempre è l’incredibile tecnologia dietro le protesi capillari. Aziende famosissime offrono parrucchini così realistici che è praticamente impossibile distinguerli dai capelli veri, anche guardandoli da vicino.
Molti uomini d’affari o personaggi televisivi utilizzano queste soluzioni per mantenere un’immagine sempre perfettamente identica nel tempo. Affidandosi a prodotti resistenti, possono fare nuoto, sport o indossare il casco della moto senza che si sposti di un millimetro.
Mercato dei trapianti
Per chi non vuole dipendere a vita da una pillola o dalla manutenzione maniacale di una protesi, c’è un’altra strada in fortissima espansione. L’autotrapianto di capelli, che qui chiamano “jika moshoku”, sta vivendo un vero e proprio boom.
Viene proposto sempre più spesso dalle cliniche come l’investimento definitivo. È la soluzione per chiudere per sempre il capitolo AGA sfruttando la chirurgia estetica.
Le tecniche utilizzate nei poli medici di Tokyo o Osaka sono all’avanguardia mondiale e permettono ai pazienti di tornare in ufficio dopo pochi giorni, senza cicatrici evidenti che potrebbero causare imbarazzo con i colleghi.
Mito della dieta
Accanto alla scienza medica più avanzata, resiste fortissima una credenza popolare. Moltissimi giapponesi sono convinti che mangiare determinati alimenti aiuti a mantenere i capelli folti e scurissimi.
Il protagonista assoluto di questo mito è il consumo di alghe, in particolare la wakame e la kombu. Vi capiterà spesso di sentire persone affermare che i minerali del mare rafforzano i bulbi dall’interno.
Anche se la dermatologia moderna smentisce che basti un’insalata di alghe per fermare la genetica, la cultura popolare continua a spingere tantissimo su questi rimedi tradizionali. È un riflesso bellissimo del legame che i giapponesi hanno con il cibo come medicina preventiva.
Barbiere o clinica
L’esperienza di andare dal barbiere è un’altra situazione in cui il tema emerge in modo chiaro. Molti saloni offrono trattamenti di pulizia profonda del cuoio capelluto che durano mezz’ora, con massaggi intensi e macchinari a vapore.
Il barbiere agisce quasi come un consulente. Monitora lo stato della cute ogni mese e, al primo vero segnale di allarme, interviene.
Se il vostro parrucchiere di fiducia vi suggerisce delicatamente di valutare una visita per l’AGA, vi assicuro che il consiglio viene preso estremamente sul serio. Spesso è proprio da quella poltrona che parte il percorso clinico.
Successo e relazioni
Nel mondo degli appuntamenti, l’aspetto dei capelli gioca un ruolo enorme. Che sia sui profili delle app o durante i “konkatsu” (gli eventi per chi cerca matrimonio), la pressione è altissima.
I sondaggi mostrano puntualmente che il diradamento è uno dei tratti fisici che crea più ostacoli per i ragazzi single. Le donne giapponesi tendono a preferire in modo netto un’immagine giovanile e curatissima.
Questa preferenza estetica spinge tantissime persone a iniziare le terapie farmacologiche pesanti. Lo fanno non solo per la carriera, ma proprio per sentirsi più sicuri nella ricerca di una compagna e non vedersi scartati a priori.
L’ironia di Son
Esistono però rare eccezioni che affrontano la cosa con un’ironia geniale. L’esempio più celebre è Masayoshi Son, fondatore di SoftBank e uno degli uomini più ricchi del paese.
Son è visibilmente calvo e non ha mai cercato di nasconderlo. Rispondendo a un commento ironico su Twitter, scrisse una frase diventata leggendaria: “Non è che i miei capelli stanno arretrando, è che io sto andando avanti”.
Questo tipo di battuta è rarissimo in Giappone. Dimostra che, se hai un successo lavorativo fuori dal comune e un conto in banca miliardario, puoi permetterti di ignorare totalmente le rigide regole estetiche della società.
Alopecia femminile
Il mercato delle cure si sta espandendo a macchia d’olio anche verso il pubblico femminile. In Giappone le donne sono sottoposte a standard di perfezione rigidissimi e il diradamento dovuto a stress o età è vissuto come un dramma assoluto.
Le cliniche hanno aperto reparti interamente dedicati a loro. Usano arredi da boutique di lusso e un approccio orientato al benessere generale della persona.
Questo dimostra quanto l’ansia estetica stia colpendo fasce d’età sempre più giovani e in modo totalmente trasversale, non risparmiando nessuno in una società che venera la giovinezza.
Costi e tempistiche
Decidere di intraprendere la strada clinica significa prepararsi a un impegno costante, sia di tempo che di portafoglio. Un trattamento serio in Giappone non è assolutamente economico.
Le prime visite e le analisi microscopiche costano diverse migliaia di yen, a cui va aggiunto il costo mensile dei farmaci che oscilla tra i 7.000 e i 15.000 yen.
Inoltre i risultati veri non si vedono prima di sei mesi. Molte persone iniziano con entusiasmo per poi mollare quando si accorgono che serve una pazienza e una costanza di ferro per mantenere i risultati nel tempo.
Per gli stranieri
Se vi trasferite in Giappone e siete preoccupati di come la vostra situazione verrà giudicata, ve lo dico subito: rilassatevi.
Agli stranieri vengono applicati parametri estetici completamente diversi. Nessuno si aspetterà mai che rispettiate gli standard o i numeri della genetica asiatica.
Anzi, molti giapponesi trovano che i ragazzi occidentali rasati abbiano un aspetto carismatico e deciso, associandoli spesso agli attori dei film d’azione. Siete visti come un mondo a parte, e questo vi toglie di dosso una pressione enorme.
Il mio consiglio
Osservare queste dinamiche vi fa capire quanto un ambiente sociale possa plasmare le insicurezze personali. Il Giappone offre un sistema medico e tecnologico fenomenale per curare l’AGA, ma è la società stessa a creare l’urgenza quasi ossessiva di doverlo usare a tutti i costi.
Io vi direi di vivere il vostro viaggio a testa alta, godendovi la vostra unicità senza paranoie. La prossima volta che vi capiterà di sedervi su un taxi e vedrete comparire lo spot di una clinica tricologica, saprete esattamente cosa c’è dietro quello schermo luminoso, e vi assicuro che guarderete Tokyo con una consapevolezza totalmente nuova.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).