Benzina in Giappone

La benzina in Giappone è uno di quei temi che quasi nessuno considera quando sogna un viaggio qui, ma che diventa importante se pensate di noleggiare un’auto o di trasferirvi. E ve lo dico subito: con lo yen debole la benzina è uno dei pochi casi in cui il Giappone “fa risparmiare” rispetto all’Europa. Ecco perché quando sento qualcuno dire che “una mela in Giappone costa tantissimo” mi viene sempre un po’ da sorridere: la vera differenza, alla fine dell’anno, non è sulla frutta, ma sui litri che mettete nel serbatoio.

Io ho l’auto e la uso spesso per muovermi in zone fuori Tokyo, e ogni volta che faccio il pieno mi ricordo quanto cambiano le priorità quando si vive qui: meno auto in città, ma per chi guida davvero tanto la benzina giapponese è un tema molto concreto.

Prezzi della benzina

Partiamo da quanto costa davvero. Negli ultimi anni il prezzo medio della benzina “regular” in Giappone è stato tra i 150 e i 170 yen al litro, con oscillazioni di pochi yen a seconda dei periodi e delle politiche di sussidio del governo.

In Europa, e in particolare in Italia, nello stesso periodo la benzina viaggia spesso intorno a 1,60–1,70 euro al litro, con medie nazionali e cittadine (Roma, Milano) che si aggirano su quei valori.

Con uno yen debole, per chi paga in euro il risultato è abbastanza chiaro: a parità di cambio attuale, la benzina in Giappone tende a costare meno che in Italia. Non è un divario infinito, ma se guidate molto la differenza inizia a sentirsi.

Un’altra cosa da tenere presente è che in Giappone il governo interviene spesso sui prezzi con sussidi e imposte specifiche per evitare salti troppo bruschi: negli ultimi anni sono stati introdotti e rimodulati incentivi proprio per mantenere il prezzo medio della benzina entro una certa soglia.

Se guardate solo il cartello del distributore, quindi, non spaventatevi: non è un Paese “caro di benzina”, anzi, in questo momento chi arriva dall’eurozona spesso lo percepisce come relativamente conveniente.

Yen debole

Lo yen debole è il grande protagonista di questi anni. Per chi vive in Giappone e guadagna in yen è un problema su tanti fronti, ma per chi arriva con euro o dollari crea una situazione curiosa: alcune cose sembrano care, altre inaspettatamente convenienti.

La benzina rientra nella seconda categoria. Con lo yen debole, quegli yen che vedete sul display possono tradursi in un prezzo in euro più basso di quello a cui siete abituati “a casa”. Se fate un viaggio on the road di qualche centinaio di chilometri, la differenza può diventare un piccolo risparmio reale.

E qui arriva la famosa storia della mela. Ogni tanto leggo o sento frasi del tipo: “eh, però una mela in Giappone costa tre euro”. A parte che non sempre è vero, il punto è un altro: in un anno userete sicuramente più litri di benzina che mele singole comprate al supermercato.

Diciamocelo: su una mela potete permettervi di non pensarci troppo. Sulla benzina no. Se vivete qui e fate il pieno ogni settimana, anche una piccola differenza di prezzo per litro, moltiplicata per i chilometri di un anno intero, pesa molto più dei commenti indignati sulla frutta “di lusso”.

Io onestamente quando vedo queste discussioni mi viene da ridere, perché il risparmio vero è nel serbatoio, non nel cestino della frutta. Se state valutando di trasferirvi, secondo me ha più senso farsi un’idea di benzina, treni, affitti e parcheggi, piuttosto che fissarsi sui prezzi delle mele o delle fragole perfette.

Auto in città

Detto questo, è importante capire una cosa: chi abita nelle grandi città giapponesi spesso non usa l’auto. A Tokyo, Osaka, Nagoya e simili, la rete di treni e metropolitane è talmente comoda, capillare e puntuale che molti non sentono proprio il bisogno di avere una macchina.

A Tokyo, per esempio:

  • i mezzi coprono praticamente ogni quartiere in modo efficiente
  • i parcheggi condominiali sono limitati e costosi
  • i parcheggi a ore possono essere molto più cari della benzina stessa
  • il traffico negli orari di punta non è sempre piacevole, anche se disciplinato

Io vivo a Tokyo e per la vita di tutti i giorni non uso quasi mai la macchina per andare in centro. Prendo i treni, cammino, ogni tanto la bici. L’auto entra in gioco soprattutto quando esco dalla città, quando voglio raggiungere posti che con i treni sono scomodi o richiedono mille cambi.

Se fate un viaggio a Tokyo di qualche giorno, ve lo dico sinceramente: non ha alcun senso noleggiare l’auto solo per girare la città. Finireste per spendere in parcheggi, pedaggi e stress quello che risparmiate di benzina. La macchina diventa interessante quando iniziate a parlare di strade di montagna, onsen sperduti, campeggi, villaggi di campagna.

Guidare fuori Tokyo

Io ho l’auto e la uso spesso proprio per questo: per muovermi in zone fuori Tokyo, dove la libertà di fermarsi dove si vuole vale molto più dei minuti risparmiati con lo shinkansen. A me piace proprio perché posso deviare all’ultimo momento, entrare in un piccolo onsen, fermarmi a fotografare un tempio in collina o un paesino che ho visto solo di sfuggita.

Fuori dalle grandi città:

  • la benzina continua ad avere prezzi simili (a volte qualche yen in meno)
  • i parcheggi sono spesso più economici o addirittura gratuiti
  • alcune zone sono raggiungibili con i treni, ma muoversi senza auto diventa complicato

Se pensate di esplorare prefetture di montagna, zone rurali o coste meno turistiche, l’auto inizia ad avere molto senso. Il costo della benzina, in questo quadro, è quasi la parte “tranquilla” del budget: la vera spesa extra, semmai, arriva da pedaggi autostradali e noleggio, più che dal carburante.

Io vi direi di ragionare così: se il vostro viaggio è soprattutto urbano (Tokyo, Kyoto, Osaka), concentratevi su treni e abbonamenti. Se invece volete davvero uscire dalle rotte classiche, allora una macchina vi apre un mondo, e il fatto che la benzina non sia cara come ci si aspetterebbe è una piccola buona notizia.

Come sono i distributori

I distributori di benzina giapponesi spesso colpiscono subito per due cose: ordine e uso dello spazio. In molti impianti urbani, soprattutto quelli più compatti, le pompe non sono per terra come siamo abituati, ma arrivano dall’alto, con tubi che scendono dal soffitto in mezzo alla piazzola per risparmiare spazio e permettere alle auto di muoversi meglio.

La scena tipica è questa: piazzola non molto grande, tettoia, pompe con i tubi che scendono dall’alto, indicatori luminosi e una cura quasi maniacale per le linee e il posizionamento. All’inizio può sembrare un po’ strano, ma poi capisci che è un modo intelligente per far stare tutto in pochi metri quadrati.

Le tipologie di carburante in genere sono tre:

  • regular (la benzina normale, quella che userete nel 99% dei casi)
  • high-octane (spesso indicata come “high-octane” o con nome del marchio)
  • diesel (per i veicoli a gasolio, indicato chiaramente per evitare errori)

I colori delle pistole, i pittogrammi e i cartelli sono di solito molto chiari, quindi anche se non leggete il giapponese, è difficile sbagliarsi. E in ogni caso, se siete in difficoltà, qualcuno arriva quasi sempre ad aiutarvi.

Full service

Una particolarità giapponese è la presenza ancora abbastanza diffusa dei distributori full service, dove non dovete fare praticamente nulla: vi fermate, aprite il finestrino, e il personale fa tutto per voi.

Di solito succede così:

  • un addetto vi indica dove fermarvi con gesti precisi
  • vi chiede che tipo di benzina volete e quanto (spesso “full tank” o equivalente)
  • fa il rifornimento
  • alla fine vi porge lo scontrino, vi ringrazia, a volte vi pulisce il parabrezza

La cosa che colpisce chi viene da fuori è la gentilezza quasi teatrale: inchini, sorrisi, frasi di cortesia, a volte persino il sacchettino per buttare la spazzatura dell’auto. Vi giuro che a volte sembra di essere tornati indietro nel tempo, in un’epoca in cui il distributore era quasi un “servizio di cortesia” più che una pompa di benzina.

Ovviamente il costo al litro può essere leggermente più alto rispetto al self service, ma non parliamo di differenze enormi. Secondo me ha senso usare il full service quando:

  • siete in ansia con la lingua
  • avete una macchina a noleggio e non volete rischiare errori
  • siete stanchi e volete solo fare il pieno in modo rilassato

Io onestamente, quando sono in zone che non conosco bene, mi affido volentieri al full service e mi lascio guidare da chi ci lavora tutti i giorni.

Self service

I distributori self service sono sempre più diffusi, soprattutto nelle zone urbane e lungo le grandi arterie. Di solito sono indicati dalla scritta “self” o da cartelli ben riconoscibili. Il funzionamento è simile a quello di altri Paesi, ma con qualche particolarità giapponese.

In generale:

  • si parcheggia vicino alla pompa
  • si va al terminale, che è spesso un touch screen
  • si sceglie la quantità (a yen o pieno), il tipo di benzina e il metodo di pagamento
  • si effettua il pagamento, spesso prima di fare rifornimento
  • si solleva la pistola e si riempie il serbatoio

I terminali sono pensati per chi parla giapponese, ma tra icone, colori e scritte grandi, ci si orienta comunque abbastanza bene; in alcuni casi c’è anche una modalità semplificata o in inglese.

Se qualcosa non vi è chiaro, non abbiate paura di chiedere: anche nei self service c’è quasi sempre un addetto che controlla l’area, pronto a intervenire se vi vede in difficoltà. A me capita spesso di vedere viaggiatori che vengono aiutati passo passo, con una pazienza che, ve lo dico sinceramente, non è così scontata in altri Paesi.

Il vantaggio principale del self service è che spesso il prezzo al litro è leggermente più basso. Se fate tanti chilometri e siete minimamente a vostro agio con la procedura, conviene farci l’occhio.

Pieno e pagamenti

Un aspetto pratico da tenere a mente è come si paga e come si chiede il pieno. A livello di metodi, in genere potete usare:

  • contanti
  • carte di credito internazionali (nei distributori più grandi e moderni)
  • carte prepagate o punti del distributore (per chi vive qui e fa sempre benzina nello stesso posto)

Se avete un’auto a noleggio, quasi sempre vi chiederanno di restituirla con il pieno. In pratica: poco prima di riconsegnare la macchina, vi fermate al distributore più vicino, fate il pieno (full service o self, come preferite), e conservate lo scontrino nel caso ci siano dubbi sul livello del serbatoio.

A me piace anche il fatto che spesso la procedura sia molto lineare:

  • al self service, pagate prima e sapete esattamente quanto state spendendo
  • al full service, comunicate solo “pieno” e ci pensano loro, senza mille giri di parole

Un altro dettaglio interessante è che il prezzo per litro è sempre esposto in modo molto chiaro, spesso con cartelli luminosi visibili anche da lontano. Se fate un viaggio on the road, vi basta un colpo d’occhio per capire rapidamente quale distributore è più conveniente lungo la strada.

Per chi ha senso

Arriviamo alla domanda che secondo me è più utile per chi legge: quando ha davvero senso considerare la benzina in Giappone come un “vantaggio”?

Secondo me:

  • se venite solo per Tokyo, Kyoto, Osaka, la benzina vi interessa poco: userete treni, metro e magari qualche taxi serale
  • se fate un viaggio misto città–campagna, con qualche giorno di auto, il fatto che la benzina costi relativamente poco è un bonus carino ma non decisivo
  • se invece vi trasferite qui o lavorate in zone dove l’auto è indispensabile, allora sì, il prezzo della benzina diventa un elemento importante del vostro budget

Per una famiglia che vive in una città media, con uno o due figli e una macchina usata tutti i giorni, il fatto che la benzina sia su valori simili o più bassi rispetto all’Europa, mentre lo yen è debole, può fare la differenza a fine mese. Non vi cambia la vita da solo, ma messo assieme a tutto il resto (affitto, cibo, trasporti pubblici) contribuisce a definire il quadro.

E torno ancora alla storia delle mele: in un anno farete molti più pieni che spese “straordinarie” per frutta scenografica al supermercato. Se state ragionando seriamente su un trasferimento, secondo me ha molto più senso farsi due conti su benzina, treni, parcheggi e pedaggi, invece di fermarsi alle foto delle fragole perfette vendute a pezzo.

Il mio consiglio

Se devo riassumere la mia sensazione, è questa: la benzina in Giappone oggi non è il problema. Anzi, rispetto a tanti altri costi, è uno di quegli elementi che, soprattutto con lo yen debole, risultano quasi “amichevoli” per chi è abituato ai prezzi europei.

Io ho l’auto e la uso spesso per muovermi fuori Tokyo, e vi assicuro che ogni volta che faccio il pieno penso a quanto sarebbe diverso se dovessi pagare certe cifre che vedo in Europa. A me piace proprio perché, pur non essendo regalata, la benzina non è quella voce del budget che mi fa stringere i denti.

Se venite in Giappone per un viaggio, vi consiglio di ragionare così:

  • niente auto se restate solo nelle grandi città
  • auto da valutare seriamente se volete esplorare zone rurali e montagne
  • benzina da considerare come un “plus” in un sistema di costi che è fatto di treni efficientissimi, pedaggi non proprio economici e parcheggi molto variabili

Alla fine, il mio pensiero è semplice: non fatevi spaventare dal cartello del distributore. Preoccupatevi più di come volete viaggiare, di quanta libertà volete avere, di dove volete fermarvi lungo la strada. La benzina, in Giappone, si mette nel serbatoio con la stessa naturalezza con cui si prende uno shinkansen: con un po’ di attenzione all’inizio, e poi diventa solo una parte del vostro modo di muovervi.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).