A 18039 metriTempio MimurotojiA 18039 metri
Il tempio dei fiori.

Nella cittadina rurale di Koka, terra dei ninja e di antiche tradizioni artigianali, il Museo Miho è un piccolo gioiello architettonico che si nasconde tra le foreste delle montagne a ovest del centro e ospita una preziosa collezione d’arte.
Inaugurata nel 1997, la struttura è già di per sé unica per il suo design spettacolare, frutto del genio dell’architetto I.M. Pei, autore della piramide di vetro del Louvre di Parigi, che qui ha dato vita a un museo integrato con la natura e a un percorso d’accesso che vale quanto le opere esposte.
L’architettura dell’edificio progettato da Pei è spettacolare tanto quanto i capolavori esposti all’interno. Ancora prima di arrivare ci si rende conto di come il progetto sia stato realizzato cercando un’armonia totale con l’ambiente circostante: il percorso che conduce al museo attraversa file di ciliegi, un ponte e un tunnel scavato nella montagna, così come una parte del museo stesso. Lo stesso Pei ha dichiarato di aver pensato all’edificio come ad un “paradiso terrestre”. Le grandi vetrate offrono uno sguardo sulle foreste e le valli verdeggianti che avvolgono la struttura, incorniciandole come un dipinto e creando una sorta di comunicazione tra l’esterno e l’interno. Al tempo stesso la luce inonda gli ambienti interni, dominati dal legno e da materiali caldi e accoglienti che rendono la visita ancora più piacevole.
Il percorso che porta all’ingresso non è un semplice trasferimento, ma la prima opera della visita. Pei si ispirò al Racconto della sorgente dei fiori di pesco, un antico testo cinese in cui un pescatore risale il fiume, si infila in una grotta e sbuca in un mondo nascosto e felice: qui la parte del pescatore tocca a voi.
Si comincia tra i ciliegi piangenti, si entra nel tunnel curvo scavato nella collina e, mentre la luce in fondo si allarga, si esce su un ponte sospeso che scavalca tutta la valle senza un pilone che tocchi terra. Solo a quel punto il museo si mostra, ed è esattamente l’effetto che l’architetto voleva: quello che vedete è la punta, perché circa l’80% della struttura è sepolto sotto la collina per non intaccare il paesaggio protetto.
Il museo prende il nome da Mihoko Koyama in quanto le opere esposte appartengono proprio alla collezione privata di questa figura femminile. Mihoko Koyama fu un’ereditiera, appartenente ad una famiglia benestante impegnata nel settore tessile, e fu la fondatrice di un’associazione religiosa chiamata Shinji Shumeikai il cui principale obiettivo era la ricerca e l’apprezzamento della bellezza attraverso l’arte e la natura, due elementi che oggi sono alla base della filosofia del Museo Miho.
La collezione privata di Mihoko Koyama inizialmente comprendeva in gran parte set e utensili utilizzati nelle cerimonie tradizionali del tè, opere calligrafiche e religiose, ceramiche, oggetti laccati e altri lavori artistici giapponesi, ma su consiglio dell’architetto I.M Pei, la donna, con l’aiuto della figlia, cominciò ad espandere la collezione, arrivando ad includere reperti antichi e opere d’arte preziose, per attirare la curiosità di visitatori internazionali.
La collezione del museo oggi è molto vasta e conta circa 3mila pezzi, tanto che vengono esposte 250 opere a rotazione durante l’anno. I pezzi spaziano da opere e reperti appartenenti ad antiche civiltà, in particolare romana ed egizia, ma gran parte si tratta di oggetti e capolavori provenienti da varie culture asiatiche. L’edificio aiuta a orientarsi, perché la divisione è netta: nell’ala nord trovate l’arte giapponese, dai paraventi dipinti alle ceramiche per la cerimonia del tè, mentre nell’ala sud si passa alle civiltà antiche, con i rilievi assiri, i reperti egizi e i tesori dell’Asia centrale. È una collezione trasversale, che nel giro di poche sale vi porta dal Giappone alla Via della Seta.
Oltre alla collezione permanente, vengono organizzate mostre temporanee durante tutto l’anno.
Il museo ospita anche un negozietto di souvenir dove potrete trovare gadget, libri e regali originali e a tema artistico. Il piccolo ristorante serve piatti a base di ingredienti biologici prodotti in loco da gustare con splendide viste sul panorama, mentre il cafè propone torte e dolcetti fatti in casa, gelati, tè e caffè, l’ideale per fare una sosta energetica al termine della visita.
Il museo è isolato tra le montagne e ci si arriva quasi sempre da Kyoto: in treno si scende a Ishiyama e da lì parte il bus diretto che in circa 50 minuti vi lascia davanti alla reception.
Tenete presente che il bus viaggia solo nei periodi di apertura del museo e non accetta le carte IC: il biglietto si fa alla macchinetta della fermata o in contanti a bordo.
Dalla reception all'edificio del museo manca ancora un tratto, quello del tunnel e del ponte: si percorre a piedi in dieci minuti oppure a bordo della navetta elettrica gratuita.
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Museo Miho
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A 18039 metriIl tempio dei fiori.
A 18302 metriGrande lago.
A 18367 metriTempio buddista a sud-est di Kyoto.
A 18674 metriSede della scuola buddista Soto Zen.
A 18845 metriIl più antico santuario di tutto il Giappone.
A 19012 metriCon riferimenti ai ninja.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).