Perché i giapponesi attaccarono Pearl Harbor?

Sono passati più di 75 anni, ma per gli studenti e gli appassionati di storia resta ancora qualche dubbio: perché i giapponesi attaccarono Pearl Harbor? Come forse saprete quel tragico evento del 7 dicembre 1941, che ha ispirato anche Hollywood, cambiò la storia e incise sull’esito della Seconda Guerra Mondiale, “costringendo” gli Stati Uniti ad entrare nel conflitto, poi conclusosi con lo scoppio delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

Nell’attacco i giapponesi colpirono la flotta americana d’istanza a Pearl Harbor e composta da circa 20 navi da guerra e numerosi aeroplani: il risultato più disastroso di quel giorno furono però le 2.000 vittime tra i soldati americani. Ma facendo un passo indietro, qual è il motivo per cui i giapponesi attaccarono Pearl Harbor? Come spesso capita si tratta principalmente di ragioni economiche.

I motivi dietro l’attacco di Pearl Harbor

L’astio tra USA e Giappone durava già da tempo tanto che si ritiene fosse inevitabile che ad un certo punto sfociasse in un conflitto tra i due paesi.  Il Giappone già da tanti anni aveva mire espansionistiche verso la vicina Cina e i paesi del sud-est asiatico per risolvere problemi interni di natura economica: il paese del Sol Levante, infatti, importava praticamente tutte le risorse dall’estero, come petrolio, metalli e minerali utili per rifornire le industrie e sopravvivere. Già sul finire del 1800 il Giappone sconfisse la Cina in una breve guerra per il controllo dell’isola di Formosa (l’attuale Taiwan), un territorio importante per gli approvvigionamenti di risorse minerarie e naturali. Solo qualche anno dopo il Giappone ottenne una seconda vittoria nella guerra contro la Russia, prendendo il controllo di parte della Corea e della Manciuria.

Nel 1937 il Giappone dichiarò nuovamente guerra alla Cina: l’obiettivo non era naturalmente conquistare la Cina, ma sottrarre alcune zone portuali e minerarie strategiche. Questo nuovo attacco, assieme ad un’invasione delle colonie francesi in Indocina mentre la Francia era impegnata a difendersi dagli attacchi tedeschi, portò ad una reazione degli USA: il paese americano rispose con pesanti sanzioni economiche ed un embargo sull’approvvigionamento di benzina, un duro colpo per il Giappone che ne importava il 90% della domanda nazionale. Il Congresso americano firmò anche l’Export Control Act, che proibiva ai principali fornitori del Giappone di esportare nel paese minerali, sostanze chimiche e componenti belliche. Questo naturalmente ebbe delle pesanti ripercussioni sul piano militare per il Giappone, in quanto la macchina bellica nipponica non avrebbe potuto funzionare. Seguirono mesi e mesi di negoziazioni tra Tokyo e Washington senza però arrivare ad una conclusione e così il Giappone decise di attaccare per primo gli USA, sperando in una vittoria decisiva che avrebbe permesso loro di ritrattare l’embargo e conquistare potere economico sul versante orientale.  

Perché proprio Pearl Harbor?

Come risposta alle mire espansionistiche nel Pacifico dei giapponesi, nel 1939 il presidente americano Roosevelt decise di spostare la flotta americana dalla California alle Hawaii, nel porto di Pearl Harbor, nel tentativo di impedire l’avanzata verso la Malesia e le Filippine. Una mossa che il Giappone vide come una minaccia e che fu quindi all’origine dell’attacco: il progetto dei nipponici era quello di ottenere un vantaggio in termini di tempo, conquistando Malesia e Filippine immediatamente dopo l’abbattimento della flotta navale, approfittando così del momento di debolezza degli USA e del tempo necessario alla nazione americana per riorganizzarsi. D’altra parte l’America non aveva preso in considerazione il fatto che la flotta nelle Hawaii potesse diventare un bersaglio facile per i giapponesi, ma su questo punto ci sono varie teorie secondo cui in realtà gli americani non attendevano altro che una provocazione per poter entrare in guerra.

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