Vasca termale giapponese con pale di legno per mescolare l'acqua.

Differenza tra sento, onsen, ryokan

Tra le esperienze più piacevoli che potete fare in Giappone c’è sicuramente quella di immergervi in una fumante vasca di acqua calda, il modo migliore per concludere la giornata e concedersi un po’ di relax, rilassando i muscoli e allontanando la fatica e lo stress. Se poi siete in mezzo alla natura, di fronte ad un paesaggio innevato o in un ambiente in legno che profuma di ricordi del passato, allora l’esperienza diventa un qualcosa di magico. Che siate in città o in uno dei piccoli villaggi che punteggiano le montagne e le valli del paese, non sarete comunque mai troppo lontani da un onsen: grazie all’attività vulcanica, il Paese è ricco di sorgenti termali naturali che da secoli i giapponesi sfruttano per il proprio benessere, trovando in queste acque ricche di minerali il rimedio più indicato per contrastare problematiche alla pelle, alla digestione, alle articolazioni e, per molti, anche uno dei segreti della bellissima pelle delle donne giapponesi.

Una tradizione millenaria

L’onsen non è solo un rituale di benessere e bellezza, ma molto di più: è una tradizione millenaria. Le sorgenti naturali erano infatti usate nell’antichità da pellegrini e monaci come rito di purificazione, e in seguito anche da samurai e signori feudali per curare le ferite e rigenerarsi. In breve tempo le proprietà curative e benefiche divennero conosciute e apprezzate da tutti portando alla realizzazione di stabilimenti e piccoli villaggi termali attorno alle sorgenti naturali. Da quella tradizione nasce il toji, la cura termale che contadini e pescatori facevano nelle pause dal lavoro nei campi: ci si trasferiva per giorni, a volte settimane in una locanda vicino alla sorgente, ci si cucinava da soli e ci si immergeva più volte al giorno seguendo indicazioni precise sulla durata dei bagni. In qualche villaggio di montagna esistono ancora locande che lavorano così, con stanze essenziali e clienti che tornano ogni anno nello stesso periodo: è la versione più autentica dell’onsen, lontanissima dall’idea di centro benessere.

Qual è la differenza tra sento e onsen?

Oltre agli onsen in Giappone sono comunissimi i sento, in particolare nelle grandi città e in quei luoghi in cui non ci sono sorgenti termali. I sento, infatti, sono degli stabilimenti pubblici simili agli onsen, in cui si può fare il bagno caldo ma in una vasca con acqua corrente riscaldata, non nell’acqua termale. Per essere definita “onsen”, l’acqua deve sgorgare a una temperatura di almeno 25°C alla fonte oppure contenere, in una concentrazione minima stabilita, almeno uno dei 19 elementi elencati come lo zolfo o il ferro, così come viene specificato nella Onsen Law, la legge sugli onsen emanata dal governo nel 1948.

L’unica differenza è quindi nel tipo di acqua che alimenta le vasche, ma per il resto gli stabilimenti onsen e sento funzionano allo stesso modo: si entra pagando una quota di ingresso e, prima di accedere alla vasca si lasciano le proprie cose negli spogliatoi e si fa una doccia. Le vasche sono solitamente separate per generi e ci si fa il bagno nudi.

Le regole del bagno

Le regole sono poche e valgono allo stesso modo negli onsen e nei sento: ci si spoglia completamente nello spogliatoio, si lascia tutto nell’armadietto e si entra nella zona bagno con il solo asciugamano piccolo. Prima di immergervi vi sedete su uno sgabello davanti ai rubinetti e vi lavate con cura: nella vasca si entra già puliti, perché quell’acqua è condivisa da tutti e non viene cambiata dopo ogni cliente.
L’asciugamano non va mai immerso: si appoggia sul bordo della vasca o, come fanno i giapponesi, ripiegato sulla testa. Dentro si parla a bassa voce, non si nuota e non si fanno tuffi, e prima di rientrare nello spogliatoio ci si asciuga sommariamente per non allagare il pavimento. Nulla di complicato: bastano cinque minuti di attenzione e nessuno vi guarderà storto.

Come nascono i sento

Se gli stabilimenti onsen sono nati per i loro benefici curativi, i sento in Giappone nascono da un’esigenza vera e propria, in un passato in cui non tutte le case disponevano di una vasca da bagno in cui lavarsi. Questo avvenne in particolare nel periodo del dopoguerra quando un boom demografico portò le città ad essere sovrappopolate e le case divennero sempre più piccole, tanto da non trovare spazio per una vasca. Per questo i sento nascono a scopo igienico, come dei comuni stabilimenti pubblici per i cittadini che alla sera potevano così lavarsi e concedersi un bagno. Il termine sento, che è composto dai kanji “moneta” e “acqua calda” indica proprio l’usanza di “comprare” acqua calda. Negli anni ’60 si contavano oltre 18mila sento in tutto il paese, un numero oggi crollato: ne restano meno di 3mila, con poco più di 400 di essi solo nell’area di Tokyo. Sono tuttavia un elemento tradizionale che ancora si scorge nelle aree residenziali dove offrono l’opportunità di conoscere un aspetto culturale del Giappone. Sento e onsen sono considerati un vero e proprio rito giornaliero che oltre a donare benessere e relax al corpo, purificano lo spirito e offrono un’occasione per ritrovarsi in un ambiente comune e socializzare.

Tatuaggi: quando sono un problema

Se avete un tatuaggio mettete in conto qualche rifiuto: in molti onsen e sento l’ingresso è ancora vietato a chi ha la pelle disegnata, per il legame storico tra tatuaggio e criminalità organizzata. Le regole però non sono uguali ovunque: nelle zone più turistiche e nei ryokan abituati agli stranieri capita spesso che nessuno faccia storie, mentre nei bagni di quartiere frequentati solo da giapponesi il divieto è preso alla lettera.
Se il disegno è piccolo potete coprirlo con un cerotto apposito, che si trova senza problemi in Giappone, e di solito il problema finisce lì. Se invece è grande, la strada migliore è puntare su un ryokan con vasca privata o su uno stabilimento che affitta il bagno a uso esclusivo, il cosiddetto kashikiri: così vi godete l’acqua senza pensieri.

I vari tipi di onsen

Il termine onsen significa “sorgente calda” e in origine questa parola indicava semplicemente una sorgente di acqua calda termale naturale, che tutt’oggi in alcuni casi e zone è accessibile al pubblico. Tuttavia il significato del termine onsen si è in un certo senso allargato e si usa anche per indicare altre cose: onsen sono generalmente dei piccoli stabilimenti termali pubblici in legno che offrono vasche separate per generi e, in alcuni casi, vasche all’aperto chiamate rotenburo che consentono di godersi una bella vista sul paesaggio durante il bagno.

Ci sono naturalmente anche onsen più moderni dove le vasche sono più simili a delle piscine e si trovano vari servizi simili ad un centro benessere, come massaggi, idromassaggi e saune. Quello che cambia davvero da un onsen all’altro è però l’acqua. C’è quella sulfurea, lattiginosa e con l’odore di uovo marcio che vi annuncia il bagno molto prima di vederlo, quella ferruginosa che tinge di rosso ruggine le pietre della vasca, quella alcalina e quasi scivolosa che lascia la pelle liscia e per questo viene chiamata bijin no yu, il bagno delle belle donne.
In ogni stabilimento trovate un cartello con l’analisi dell’acqua e i disturbi per cui è consigliata: leggerlo è parte del gioco e spiega perché tanti giapponesi fanno chilometri per una sorgente e non per un’altra.

Onsen è un termine che troverete spesso aggiunto al nome di alcuni villaggi termali che hanno come principale attrattiva proprio le sorgenti termali, indicando così la presenza di numerosi stabilimenti e ryokan. In questi paesi l’onsen non è una tappa ma tutta l’esperienza: c’è chi ha l’acqua bollente incanalata in enormi vasche di legno per raffreddarla, chi vive tra colonne di vapore che escono dalle strade e chi allinea locande di legno lungo un fiume. La sera si gira in yukata e geta, con il rumore degli zoccoli sull’asfalto, passando da un bagno pubblico all’altro: in diversi villaggi i clienti dei ryokan possono entrare liberamente negli stabilimenti del paese e il giro dei bagni diventa il programma della serata.

I ryokan

Oltre che negli stabilimenti pubblici, gli onsen si possono provare presso i ryokan, un tipo di hotel tradizionale, in genere di livello medio alto, che offre sistemazioni perlopiù in stile giapponese, una cucina locale solitamente servita in camera e, nella maggior parte dei casi, mette a disposizione dei suoi ospiti delle vasche termali private o pubbliche che di frequente sono accessibili ai visitatori esterni come un normale stabilimento, pagando una quota di ingresso.

Anche se vi invito a visitare uno dei tanti stabilimenti pubblici, i ryokan rappresentano spesso il modo migliore per provare l’esperienza dell’onsen mentre ci si immerge totalmente nella cultura giapponese. Ad esempio nei ryokan riceverete un tradizionale yukata da indossare, potrete dormire sul futon e spesso passeggiare in bellissimi giardini privati giapponesi. Tutto ciò permette sicuramente di apprezzare meglio l’onsen.

Video: Onsen di GiappoTour – guardate che meraviglia!

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Video: Dentro un onsen a Hakodate

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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