Castello di Matsumoto al crepuscolo con ponte rosso e cielo blu.

Cittadinanza in Giappone

Ottenere la cittadinanza giapponese è possibile, ma non è una scelta “di facciata”: è una procedura vera, con requisiti chiari e una conseguenza enorme che molti scoprono troppo tardi.

Io ci vivo da anni con passaporto italiano e un visto per restare qui. Proprio per questo mi arrivano spesso le stesse domande: “si può diventare cittadini giapponesi?”, “quanto è difficile?”, “e la doppia cittadinanza?”. In questo articolo vi metto ordine in testa, senza trasformarlo in un manuale burocratico.

Possibile o no?

Sì, si può diventare cittadini giapponesi tramite naturalizzazione. Non è una scorciatoia e non è una formalità: fate domanda, dimostrate di avere i requisiti, e se viene approvata diventate giapponesi a tutti gli effetti, con passaporto giapponese.

Il punto non è solo “se si può”. Il punto è capire che cosa comporta davvero, perché il Giappone ragiona in modo diverso da tanti altri Paesi sul tema della cittadinanza.

Taxi rosso sotto una bandiera giapponese in una strada trafficata in Giappone.
Sotto la bandiera, la città corre normale e tu ti ricordi che la cittadinanza qui non è un sentimento, è un percorso. Tra documenti, tempi e regole, si parte dal quotidiano.
Marco Togni con cappello rosso davanti al fuoco al santuario Kitaguchi Hongu Fuji Sengen.
Al santuario, davanti al fuoco, la parola appartenenza sembra più semplice. Poi torni alla realtà: pratiche, certificati, e quella sensazione di essere sempre ospite.

Il nodo centrale

La cosa che cambia tutto è questa: in Giappone la doppia cittadinanza, in generale, non è prevista come situazione stabile. Per chi si naturalizza, la regola di base è che dovete rinunciare alla cittadinanza precedente.

Quindi l’idea “tengo il passaporto italiano e mi prendo anche quello giapponese” nella maggior parte dei casi non sta in piedi. È qui che molte persone capiscono che la domanda “mi conviene?” non è affatto banale.

Passaporto e visto

Se vivete in Giappone con un visto, voi non siete “a metà” o “quasi giapponesi”: siete cittadini del vostro Paese con un permesso per stare qui. Questo vale anche se vivete qui da tantissimo, lavorate, pagate tasse e avete una vita completamente normale.

La cittadinanza è un’altra cosa. È un cambio di status definitivo: non dipendete più da rinnovi, categorie di visto, requisiti di permanenza. È stabilità totale dal punto di vista legale. Ma arriva con quel prezzo enorme di cui sopra.

Requisiti generali

Senza farla diventare una lista da ufficio, i requisiti ruotano attorno a pochi pilastri: residenza continuativa per anni, condotta corretta, capacità economica di mantenersi, e idoneità legale.

Tradotto in modo molto pratico: dovete dimostrare che la vostra vita è qui sul serio e che siete una persona “affidabile” per il sistema. Non solo perché lavorate, ma perché siete in regola, stabili e coerenti nel tempo.

Come funziona l’iter

Non è un “compilo online e aspetto”. È un percorso fatto di documenti, controlli e colloqui, con tempi che possono essere lunghi e che richiedono costanza.

Io vi direi di approcciarlo così: se state valutando la naturalizzazione, dovete essere pronti a raccogliere prove e certificati, spiegare in modo chiaro la vostra situazione, e seguire il processo con pazienza. È una di quelle procedure in cui l’atteggiamento “vabbè, proviamo” di solito non regge, perché richiede energia e continuità.

Cosa cambia davvero

Diventare cittadini giapponesi vi dà una cosa enorme: non dipendere più dall’immigrazione come “residente con permesso”. Diventate parte del Paese a livello legale, senza condizioni.

In concreto significa:

  • non avere più rinnovi di visto o vincoli legati alla categoria di soggiorno
  • poter vivere qui senza l’idea che un giorno “potrebbero non rinnovarmi”
  • avere diritti da cittadino, compresi quelli politici, e doveri corrispondenti

Molte altre cose che la gente associa alla cittadinanza, invece, spesso si ottengono già con una residenza forte e ben gestita. E qui entra in gioco l’alternativa che tante persone sottovalutano.

Residenza permanente

Se il vostro obiettivo è vivere in Giappone a lungo senza stress, la residenza permanente è spesso la soluzione più sensata. Non è “diventare giapponesi”, ma vi toglie una parte enorme di precarietà.

Io la vedo così: la cittadinanza ha senso quando volete proprio cambiare appartenenza legale. La residenza permanente ha senso quando volete stabilità pratica. Sono due desideri diversi, e confonderli porta a scelte che poi pesano.

Il paradosso in Italia

Qui arriva la parte che spiazza, ma è la più concreta di tutte.

Se voi diventate cittadini giapponesi rinunciando alla cittadinanza italiana, quando entrate in Italia entrate come cittadini giapponesi. Quindi passate dai canali e dalle regole previste per chi è extra-UE: permanenza limitata da turista, e se volete restare di più dovete fare pratiche da stranieri, con permessi e burocrazia.

Diciamocelo: l’idea di dover chiedere un permesso di soggiorno per vivere nel Paese in cui siete nati è una cosa che molti non prendono minimamente in considerazione, finché non gliela mettete davanti così. Ed è uno dei motivi per cui, per chi parte da una cittadinanza “forte”, la naturalizzazione in Giappone non è automaticamente una scelta furba.

Quando può convenire

Ci sono casi in cui la scelta può avere molto senso. In genere:

  • se la cittadinanza di partenza vi limita tantissimo per viaggi e opportunità
  • se volete chiudere davvero, per motivi personali o legali, il legame con il Paese d’origine
  • se la vostra vita è qui in modo definitivo e non avete interesse a mantenere un “ritorno facile”

In queste situazioni rinunciare alla cittadinanza precedente può sembrare un compromesso accettabile. Se invece per voi è importante poter tornare, restare a lungo o trasferirvi in Europa senza ostacoli, io vi direi di pensarci molto bene.

Coppie miste e figli

Per i figli di coppie miste la questione è ancora diversa, perché spesso la doppia cittadinanza nasce “alla partenza”. Però anche qui il Giappone tende a non vedere la doppia cittadinanza come una condizione permanente: in certe situazioni è prevista una scelta entro determinati limiti di età.

La cosa importante, se siete in questa situazione, è non trattarla come un dettaglio che “si risolve dopo”. Va capita per tempo, perché impatta documenti, iscrizioni, e scelte di vita che poi sono fastidiose da sistemare all’ultimo.

Lingua e integrazione

Una paura comune è: “devo parlare giapponese perfetto?”. Qui bisogna essere realistici. Non serve essere un poeta, ma serve poter gestire una vita normale in modo credibile, e soprattutto seguire una procedura che si basa su documenti e comunicazione precisa.

Io vi consiglio di ragionarla così: anche se vi aiuta qualcuno, la responsabilità è vostra. Se non riuscite nemmeno a capire cosa state firmando o quali pezzi vi mancano, tutto diventa più lento e più stressante. La lingua non è un trofeo, è uno strumento per non farvi travolgere dalla procedura.

Errori classici

Ci sono tre errori che vedo tornare spesso quando la gente ragiona “di pancia” sulla cittadinanza:

  • confondere cittadinanza e residenza permanente, come se fossero due versioni della stessa cosa
  • dare per scontata la doppia cittadinanza, perché in altri Paesi è normale
  • pensare che sia una scelta che si fa solo per comodità, senza guardare cosa succede quando tornate nel Paese d’origine

Se vi chiarite questi tre punti, metà della confusione sparisce.

La mia posizione

Io onestamente non la vorrei. Non perché “non amo il Giappone” o perché non mi senta a casa qui. Ma perché non ha senso, per me, rinunciare alla cittadinanza italiana quando posso vivere qui in modo stabile con un permesso ben gestito.

E soprattutto perché il paradosso del “divento giapponese e poi in Italia devo comportarmi da straniero” per me pesa troppo. Magari per qualcun altro non pesa per niente. Però va guardato in faccia prima, non dopo.

Cosa fare se ci state pensando

Se state davvero valutando la cittadinanza giapponese, io vi direi di partire da tre domande secche:

  • state cercando stabilità di vita in Giappone o state cercando un cambio definitivo di appartenenza?
  • siete disposti a rinunciare alla cittadinanza attuale senza rimpianti pratici?
  • avete un piano chiaro su cosa succede se un domani volete vivere a lungo nel vostro Paese d’origine?

Se su una di queste domande siete incerti, spesso la risposta non è “buttarsi”, ma costruire prima una base solida con la residenza e con una vita stabile qui. Poi, eventualmente, si decide.

Il pensiero finale

La cittadinanza giapponese si può ottenere, sì. Ma non è un premio fedeltà e non è un upgrade automatico della vostra vita: è una scelta che cambia la vostra posizione nel mondo, soprattutto rispetto al Paese in cui siete nati.

Io vi direi di trattarla con rispetto, come trattereste una decisione irreversibile. Se la fate con lucidità può avere senso. Se la fate solo perché “suona bene”, rischia di diventare un problema che non vi aspettavate.

E voi, se doveste scegliere tra stabilità pratica e cambio totale di passaporto, cosa mettereste al primo posto?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).