Certificazione di lingua giapponese
La certificazione di lingua giapponese sembra una cosa “da scuola”, ma nella pratica è uno dei modi più semplici per dare forma al vostro percorso. Non perché vi cambi la vita da un giorno all’altro, ma perché vi costringe a scegliere un obiettivo chiaro e a non studiare a caso. E quando vi dico obiettivo chiaro, intendo proprio questo: “voglio arrivare a leggere senza panico”, “voglio capire riunioni”, “voglio cavarmela al lavoro”.
Il protagonista, quasi sempre, è il JLPT. Se vi state chiedendo da dove iniziare e quale livello abbia davvero senso per voi, qui sotto vi metto una mappa pratica, con pro, contro e aspettative reali. Niente fuffa, solo quello che vi serve per decidere.
Indice
Perché certificarsi
Una certificazione non vi rende automaticamente “bravi”, però vi dà tre vantaggi concreti.
Il primo è che vi obbliga a smettere di studiare in modo casuale. Quando avete una data e un livello, cambiano anche le scelte: cosa ripassare, cosa ignorare, quanto tempo dare a lettura e ascolto, quando fare simulazioni.
Il secondo è che vi permette di comunicare il vostro livello senza spiegazioni infinite. Dire ho un N3 (o “sto preparando N2”) è una scorciatoia utile, perché il JLPT è conosciuto e capito in tantissimi contesti.
Il terzo è psicologico, ma conta: una volta superato un livello, vi rimane. Il certificato non scade, anche se alcune aziende o scuole possono preferire risultati “recenti”.
Cos’è il JLPT
Il JLPT è un esame a livelli, dal più facile N5 al più difficile N1. Non è un percorso “a scalini” obbligatorio: i livelli sono indipendenti, quindi potete puntare direttamente a N3 o N2 se il vostro livello reale lo permette.
La cosa importante da capire è questa: il JLPT misura soprattutto comprensione. Dentro ci sono grammatica e vocabolario, ma il cuore vero è capire testi e ascolti. La parte “parlata” non viene testata direttamente, e questa è una differenza grossa rispetto alla vita reale.
A livello di struttura, N1-N3 hanno sezioni separate per conoscenza della lingua, lettura e ascolto. N4-N5 accorpano lettura e conoscenza della lingua in un’unica sezione, più ascolto.
Livelli in breve
Qui vi dico i livelli come li vedo io, in modo pratico. Non come “etichette”, ma come cosa vi permette di fare davvero.
- N5: base super iniziale. Hiragana/katakana, kanji semplici, frasi brevi. È il livello “entro nel mondo giapponese senza farmi male”.
- N4: basi più solide e più utili nella vita quotidiana. Più grammatica, più lettura, ascolti un filo più veloci.
- N3: livello ponte. Iniziate a reggere testi e conversazioni più naturali, anche se non sempre con scioltezza.
- N2: spesso è lo spartiacque. Non significa “parlo benissimo”, ma spesso vuol dire posso lavorare in giapponese in molte realtà, almeno sulle cose standard.
- N1: livello molto alto. È più una prova personale o un vantaggio in nicchie specifiche. Nella pratica è raramente richiesto in modo esplicito.
Una nota che vi dico sinceramente: il salto che si sente di più non è “N5→N4”. Il salto vero è quando iniziate a reggere letture lunghe e ascolti a velocità normale senza tradurre tutto nella testa. Per molte persone succede tra N3 e N2.
Lavorare in Giappone
La cosa bella è che si può iniziare a lavorare anche senza giapponese. Questo secondo me va detto, perché tante persone partono già scoraggiate.
Poi però va messo a fuoco: questa realtà vale soprattutto per lavori part-time, per chi è in Giappone da poco, e per contesti dove la comunicazione è limitata o molto ripetitiva. Ci sono posti dove basta seguire istruzioni semplici, capire sicurezza e routine, e usare frasi standard.
Man mano che la vostra vita qui diventa più “normale” (documenti, casa, telefonate, lavoro più stabile, rapporti con colleghi), il giapponese smette di essere un optional. Io onestamente vedo che quasi tutti, prima o poi, arrivano allo stesso punto: senza lingua vi rimane una scelta più stretta, e vi stanca anche di più.
E qui si incastrano bene i livelli JLPT, in modo realistico:
- N5 è davvero basilare e spesso anche facile come primo traguardo: vi dà confidenza, ma non è una chiave per il lavoro.
- N4 può bastare per alcuni lavori, soprattutto se l’ambiente è abituato a persone straniere e le mansioni sono chiare.
- N2 è il livello che molte realtà si aspettano quando il lavoro richiede leggere mail, capire procedure, seguire riunioni, gestire clienti o lavorare in autonomia.
- N1 invece, nella pratica quotidiana, è quasi mai un requisito: è più un “plus enorme” che un cancello.
Non sto dicendo che “con N2 siete a posto”. Sto dicendo che N2 spesso è il punto in cui non siete più “ospiti” della lingua: iniziate a usarla con meno attrito.
Quanto tempo serve
Qui bisogna essere onesti: dipende tantissimo da quanto studiate, da che metodo usate, e da quanta lingua vi entra addosso ogni giorno (letture, ascolti, vita reale). Però una stima serve, altrimenti si naviga a caso.
Le stime più citate parlano di centinaia di ore per N5-N4 e di migliaia per N2-N1. Tradotto in vita reale: se partite da zero e studiate con continuità, un N2 in un paio d’anni è un obiettivo sensato. Non perché sia “facile”, ma perché torna con ritmi realistici (e con alti e bassi). Se invece fate solo mezz’ora ogni tanto, quel “paio d’anni” diventa molto di più.
Una cosa che vi consiglio di guardare bene è la differenza tra “studiare” e “fare esposizione”. Potete passare ore su esercizi di grammatica, ma se non vi abituate a leggere e ascoltare roba vera, poi al JLPT vi schiantate sulla velocità. Il JLPT è pieno di domande dove il problema non è la singola parola, è il fatto che dovete capire in tempo.
Strategia di studio
Se mi dite “voglio il JLPT”, io la prima cosa che vi direi è: capite subito qual è il vostro tallone d’Achille tra lettura e ascolto. Perché la struttura dell’esame vi obbliga a essere almeno decenti in tutto, e in più ci sono anche le soglie minime per sezione.
Una strategia pratica, senza complicarsi la vita:
- Per N5-N4: fate pace con le basi. Hiragana/katakana automatici, grammatica fondamentale, frasi semplici ma pulite. Qui vince la costanza.
- Per N3: trattate la lettura come allenamento sportivo. Testi medi ogni giorno, anche poco. E ascolto quotidiano, perché l’orecchio si costruisce con ripetizione.
- Per N2: il focus diventa velocità + comprensione. Tantissime persone “sanno” la grammatica, ma leggono lente. Qui vi servono simulazioni vere, cronometro, e il coraggio di non capire il 100% ma andare avanti.
- Per N1: serve finezza. Non solo capire “cosa succede”, ma capire sfumature e impliciti.
Ve lo dico subito: per passare spesso non serve capire tutto. Serve capire abbastanza, nel modo giusto, senza piantarsi su ogni dettaglio.
Libri e risorse
Qui ognuno ha le sue preferenze, però ci sono due errori classici.
Il primo è cambiare materiale ogni due settimane. Risultato: vi sentite “attivi”, ma non consolidate niente. Meglio un manuale principale e pochi strumenti di supporto.
Il secondo è fare solo esercizi “da libro” e zero lingua vera. Poi al JLPT vi trovate testi più lunghi, ascolti più rapidi, e vi sembra un altro sport.
Come impostazione semplice:
- un corso base ben strutturato (quello che vi piace, basta che lo finite davvero)
- un sistema per ripasso vocaboli (schede, app, quello che vi funziona)
- materiale specifico JLPT quando vi avvicinate all’esame, soprattutto per imparare il tipo di domanda
- ascolto quotidiano breve ma costante: anche 10 minuti al giorno, purché siano veri, non “quando mi va”
E se puntate a N2 o N1, vi direi anche questo: iniziate presto con letture che vi interessano. Articoli, racconti, cose pratiche. La motivazione lì nasce dal contenuto, non dal livello.
Giorno d’esame
Il JLPT in Giappone si tiene tipicamente due volte l’anno, una sessione estiva e una invernale.
La parte che sottovalutano in tanti non è “sapere le cose”, è la gestione del tempo. Se vi allenate solo senza timer, il giorno dell’esame vi sembra di correre dietro a un treno.
Io farei così, molto terra terra:
- nelle settimane prima, fate almeno un paio di prove con tempi reali
- imparate a mollare una domanda quando vi sta mangiando minuti
- curate l’ascolto: spesso è lì che si guadagnano punti puliti se vi siete abituati alla velocità
- ricordatevi che per passare conta anche non crollare in una singola sezione, perché servono punteggi minimi oltre al totale
E una cosa molto umana: dormite. Sembra banale, ma un JLPT fatto con la testa impastata è un regalo buttato.
Certificati alternativi
Se il vostro obiettivo è lavorare in ambito aziendale o dimostrare giapponese operativo, esistono anche altre prove oltre al JLPT.
Il BJT (Business Japanese Proficiency Test) è pensato per misurare la comunicazione in contesti business, quindi la logica è diversa: meno “livelli scolastici”, più capacità di gestire informazioni in ambiente professionale.
C’è anche il J.TEST, che nasce come test di giapponese “pratico” e viene organizzato più volte l’anno.
Non sto dicendo che siano “meglio”. Sto dicendo che, se vi serve una certificazione più allineata a certe situazioni lavorative, ha senso sapere che esistono.
Il mio consiglio
Se state iniziando, io vi direi di puntare a N5 o N4 senza farla troppo difficile. Vi serve una vittoria veloce, una base solida, e la sensazione che la lingua non sia un muro.
Se invece siete già oltre le basi, io punterei dritto a N3 come livello “di svolta”, e poi costruirei con calma un percorso verso N2. Perché N2, nella vita reale, è spesso quello che vi apre più porte e vi fa respirare meglio.
E poi c’è una cosa che vale sempre: la certificazione è una tappa, non la lingua. Il punto non è collezionare sigle. Il punto è arrivare a quel giorno in cui leggete qualcosa in giapponese e non vi sembra più una prova. Vi sembra solo normale. Diciamocelo: è lì che cambia tutto.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).