A 23220 metriGiardino SuizenjiA 23220 metri
Affascinante, con una storia di 400 anni.

Le isole Senkaku costituiscono un piccolo arcipelago disabitato situato nel mar Cinese Orientale. Politicamente appartengono alla Prefettura di Okinawa e sono amministrate dalla municipalità di Ishigaki. L’arcipelago comprende in particolare cinque isole disabitate e tre scogli, tutte situate circa 120 miglia nautiche a nordest di Taiwan, 200 miglia nautiche ad est della Cina continentale e 200 miglia nautiche a sudovest dell’isola di Okinawa.
Nonostante se ne parli come di una grande questione internazionale, l’arcipelago è poco più di un puntino: tutte le terre emerse messe insieme arrivano a circa 7 chilometri quadrati.
L’isola principale è Uotsurishima, che da sola vale più della metà della superficie totale ed è anche la più imponente, con versanti ripidi e pietrosi che salgono fino a 383 metri. Le altre quattro sono Kubashima, Taishoto e i due isolotti gemelli di Kita Kojima e Minami Kojima, mentre i tre scogli affioranti (Okino Kitaiwa, Okino Minamiiwa e Tobise) non compaiono quasi mai nelle cronache.
C’è poi un dettaglio che sfugge a quasi tutti: Kubashima e Taishoto sono formalmente poligoni di tiro americani, messi a disposizione delle forze statunitensi dal 1972, anche se le esercitazioni sono ferme da decenni.
Fonti cinesi riportano che le isole siano state esplorate per la prima volta proprio dai cinesi, all’inizio del XV secolo, tanto che le acque limitrofe furono di loro esclusiva competenza addirittura fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1683 il territorio venne assegnato alla Provincia di Fujian, mentre nel 1885 entrò a far parte della nuova Provincia di Taiwan.
Nel gennaio del 1895, in piena prima guerra sino-giapponese, il governo di Tokyo decise però di incorporare le isole nella Prefettura di Okinawa, sostenendo che non appartenessero a nessuno. La decisione arrivò tre mesi prima del Trattato di Shimonoseki, che a guerra finita assegnò al Giappone Taiwan e le Pescadores senza però nominare mai le Senkaku.
Nei primi anni del XX secolo, l’imprenditore giapponese Koga Tatsushiro vi realizzò uno stabilimento per la lavorazione del tonnetto striato, ma l’impresa fallì qualche decennio dopo e a partire da quel momento nessuno abitò più sulle isole.
Al termine del secondo conflitto mondiale, le Senkaku entrarono nell’orbita amministrativa degli Stati Uniti d’America, che le utilizzarono per le esercitazioni della United States Navy.
Dagli anni Settanta Cina e Giappone iniziarono a contendersi la sovranità delle isole, ma in mancanza di precise disposizioni, ancora oggi le Senkaku fanno ufficialmente parte della Prefettura di Okinawa.
La storia più recente vede le Nazioni Unite interessate a questo territorio: la Commissione Economica e Sociale per l’Asia ed il Pacifico vi ha identificato infatti potenziali riserve di petrolio e gas naturale.
A partire dagli anni ’70 il governo giapponese ha proibito lo sfruttamento, lo sviluppo e l’accesso alle isole, per non creare dissapori con la Cina. Nel 1979, una missione governativa giapponese si è accampata nelle isole per un mese, al fine di valutare la possibilità di crearvi degli insediamenti umani e di potervi condurre esperimenti scientifici.
Dal 2002 il Ministero degli Interni e delle Comunicazioni Giapponese ha “affittato” le isole Uotsuri, Minami Kojima e Kita Kojima dalla famiglia Kurihara, che le aveva comprate dai discendenti di Koga Tatsushiro negli anni ‘70.
Le rivalità per la sovranità delle isole affondano le radici nella prima guerra sino-giapponese di fine XIX secolo, ma esplosero negli anni Settanta, quando la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cina (Taiwan) contestarono duramente i diritti del Giappone sulle isole. In sintesi, la posizione giapponese si basava sul fatto che al momento dell’annessione le isole non appartenessero a nessuno. La posizione della Cina poggiava invece sul fatto che isole fossero state scoperte, misurate e considerate parte di Taiwan molto prima dell’annessione giapponese, avvenuta quando Taiwan era ancora una provincia cinese. Le motivazioni cinesi riguardavano però non solo gli aspetti storici, ma anche geografici, sostenendo che le isole Senkaku non facessero parte delle Ryukyu, in quanto da queste ultime separate dal canale di Okinawa. Anche il nome, del resto, è parte del contenzioso: quelle che per il Giappone sono le Senkaku in Cina si chiamano Diaoyu e a Taiwan Diaoyutai, mentre in inglese si trovano ancora citate come Pinnacle Islands, il nome dato dai naviganti britannici dell’Ottocento. Mappe, comunicati e giornali usano soltanto il toponimo del proprio schieramento, e scegliere come chiamarle è già una presa di posizione.
Il governo di Taiwan manifestò apertamente il proprio dissenso accusando gli Stati Uniti di aver commesso un errore nell’aver assegnato le isole al Giappone, tanto che gli studenti cinesi già presenti negli Stati Uniti diedero vita a grandi cortei di protesta per chiederne la restituzione. Dal canto suo, il governo americano si difese sostenendo che aveva restituito solo il diritto di amministrazione delle isole, senza essersi espresso in materia di diritto di sovranità. Il governo giapponese sembrò in un certo senso accentuare le pretese della Cina, quando sostenne che nel precedente trattato di Shimonoseki del 1895 non erano state specificate le Senkaku, incorporate dunque indipendentemente dal trattato.
Le tensioni tra i due paesi per il controllo e la proprietà delle isole non si sono di fatto mai spente nel corso degli anni: nel 2010, a seguito di alcuni incidenti, la rivalità tornò ad accendersi e due anni dopo fu il governo metropolitano di Tokyo ad annunciare di voler acquistare le isole dai Kurihara, con tanto di raccolta fondi pubblica. A comprarle davvero fu però lo Stato giapponese, che preferì gestire in prima persona una faccenda tanto delicata: l’acquisto è stato ufficializzato l’11 settembre del 2012 e ha scatenato violente proteste in varie città cinesi.
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Isole Senkaku
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Il fatto che non ci viva nessuno ha lasciato su queste isole una natura che altrove non esiste più. Su Uotsurishima vive la talpa di Senkaku, un mammifero endemico di cui si conoscono pochissimi esemplari, mentre su Minami Kojima nidifica l’albatros dalla coda corta, un uccello dato per estinto a metà Novecento e che qui ha uno dei suoi due soli siti di riproduzione al mondo. Ci sono perfino tre piante a rischio critico che crescono solo su questi scogli.
A rovinare l’equilibrio, come spesso accade, ci ha pensato l’uomo: nel 1978 una coppia di capre venne lasciata su Uotsurishima e, senza predatori, il branco è arrivato a diverse centinaia di capi. Le capre hanno spogliato interi versanti, tanto che oggi una fetta consistente dell’isola è terra nuda e le frane sono all’ordine del giorno. Il paradosso è che nessuno può intervenire: sbarcare per censire gli animali o per rimboschire significherebbe riaccendere la disputa.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).