Isola di Inujima

Se volete fare un tour insolito e lontano dalla folla, vi consiglio di recarvi all’isola Inujima, a pochi chilometri dalla costa di Okayama. Con una popolazione sempre più in calo e che oggi non raggiunge nemmeno i 100 abitanti, l’isola di Inujima rischiava di scivolare nell’oblio, ma un progetto di restauro e di rinnovamento voluto dalla Benesse Corporation sta trasformando l’isola in un nuovo e importante centro culturale. Questo progetto è stato voluto per promuovere e incrementare il turismo su quest’isola la cui attrazione principale è un’antica raffineria diventata oggi un monumento ricco di storia.

L’isola di pietra

Prima del rame, Inujima è stata per secoli un’isola di cavatori. Da qui usciva il granito chiamato Inujima mikage, una pietra così pregiata da finire nelle mura dei castelli di Osaka, Okayama ed Edo, e poi nelle banchine del porto di Osaka.
Fu quello il periodo d’oro dell’isola: ci vivevano migliaia di persone tra scalpellini e marinai, e il porto era pieno di barche in attesa di caricare i blocchi.

Di quella stagione restano i muretti di pietra lungo i vicoli, i blocchi squadrati abbandonati qua e là e le vecchie cave che si aprono all’improvviso tra la vegetazione. Camminando per il villaggio ve ne accorgete subito: la pietra è ovunque, nei recinti come nelle fondamenta delle case, ed è il secondo racconto dell’isola accanto a quello della raffineria.

Un’antica raffineria

La raffineria di Inujima fu costruita agli inizi del ‘900 e completata nel 1909. All’epoca era molto comune costruire le raffinerie sulle isole per ridurre l’inquinamento e per una maggiore comodità nel trasporto delle materie prime. Il crollo dei prezzi del rame portò alla chiusura della raffineria solo 10 anni dopo, nel 1919, e tutto ciò che rimaneva della raffineria fino a pochi anni fa erano solo delle rovine abbandonate.

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Il progetto Inujima

Il progetto artistico Inujima è stato avviato nel 2007 ad opera della Benesse Corporation con l’obiettivo primario di dare un nuovo volto all’isola, proiettandola verso la modernità, ma sempre con uno scorcio sul passato. La raffineria ha rappresentato il cardine principale di questo progetto per il suo ruolo molto importante nello sviluppo industriale del Giappone, tanto che è stata inserita nella classifica delle “33 Costellazioni Patrimonio della Modernizzazione Industriale” dal Ministero dell’Economia Giapponese.

La prima fase del progetto fu proprio quella di dare una nuova vita a questo colosso industriale attraverso l’arte e l’architettura moderna, utilizzando quindi ciò che già c’era per inventare qualcosa di nuovo. L’opera di ristrutturazione della raffineria porta la firma di due illustri personaggi: il grande architetto Hiroshi Sambuichi e l’artista Yukinori Yanagi; il primo ha avuto il merito di fondere gli elementi esistenti con elementi nuovi, riutilizzando ad esempio i mattoni karami e la ciminiera dell’antica raffineria e aggiungendo ad essi elementi di modernità come le energie rinnovabili.

L’attenzione per l’ambiente è la linea guida di questo progetto, che verte sul tema del riciclo, sia nella cultura che nella tutela dell’ambiente: il patrimonio culturale viene “riciclato” per creare nuova arte e cultura e così anche tutti i materiali possono essere riciclati per tutelare l’ambiente e tutto ciò che è presente in natura si può utilizzare per produrre energia. Pensate che, ad esempio, l’edificio utilizza un sistema molto sofisticato di purificazione dell’acqua che utilizza il potere delle piante. L’edificio, del resto, funziona quasi senza impianti: la vecchia ciminiera fa da camino naturale e tira l’aria lungo i corridoi, mentre il calore del terreno e il sole scaldano o rinfrescano gli ambienti a seconda della stagione. Ve ne accorgete camminando, passando da tratti freschi e bui a stanze che sembrano respirare: qui la raffineria non è solo contenitore del museo, è parte dell’opera.

Ancora oggi il Museo d’Arte Seirensho di Inujima si impegna a tutelare e ad utilizzare al meglio le rovine della raffineria, che oggi è, a tutti gli effetti, un vero e proprio museo.

Un museo contro l’industrializzazione

All’interno del museo potete ammirare un’opera d’arte che si sviluppa su cinque spazi separati tra loro; il motivo dominante di questo capolavoro realizzato da Yukinori Yanagi porta il segno dello scrittore Yukio Mishima, colui che da sempre mette in guardia il suo paese dall’eccessivo processo di modernizzazione e industrializzazione del Giappone. In questo luogo che è stato la chiave della modernizzazione del paese la firma di questo celebre autore è un chiaro monito che fa riflettere sul futuro della nazione: di questo luogo un tempo fiorente e brulicante di attività oggi rimangono solo delle rovine.

Le case-galleria del villaggio

Il progetto non finisce con la raffineria: sparse tra i vicoli dell’abitato ci sono cinque piccole gallerie ricavate da vecchie case e da spazi rimasti vuoti, più un gazebo affacciato sulla campagna. Le ha disegnate l’architetto Kazuyo Sejima che, invece di ricostruire le case com’erano, ha lavorato con acrilico trasparente, alluminio e strutture leggere, lasciando entrare il paesaggio dentro l’opera.

Ogni casa ospita il lavoro di un artista diverso e la visita diventa una passeggiata lenta: si segue la mappa, si aprono porte, ci si ritrova in un giardino. C’è anche l’Inujima Life Garden, un giardino nato su un terreno abbandonato e oggi pieno di erbe e fiori. È la parte più intima della giornata, quella in cui incontrate l’isola abitata e non solo l’archeologia industriale.

Come arrivare

Si parte dal porto di Hoden, sulla costa a est di Okayama: il traghetto raggiunge Inujima in appena 10 minuti, ma le corse sono poche e conviene controllare gli orari prima di muoversi.
Per arrivare a Hoden dalla stazione di Okayama prendete la linea JR Ako fino alla stazione di Saidaiji, una ventina di minuti, e proseguite in bus verso il porto fino alla fermata di Nishi-Hoden, a cinque minuti a piedi dall'imbarco. Nei giorni di apertura dei siti d'arte c'è anche un bus diretto dalla stazione di Okayama, poco meno di un'ora senza cambi.

Se state facendo il giro delle isole dell'arte, Inujima è collegata via mare con Ieura, sull'isola di Teshima, e con Miyanoura, a Naoshima: pochissime corse al giorno, quindi costruite la giornata attorno all'orario di ritorno.

Informazioni utili

Nome: Inujima
Costo a persona: Pass per i siti d'arte: 2.100 yen online, 2.300 yen alla biglietteria dell'isola - Under 15: gratuito
Durata visita: Vi consiglio 3 ore per i progetti d'arte principali; calcolatene 5-6 se desiderate esplorare tutto l'abitato e il suggestivo Museo della Raffineria.
Giorni di chiusura: I siti d'arte restano chiusi da dicembre a fine febbraio. Da marzo a novembre si visitano solo da venerdì a lunedì: martedì, mercoledì e giovedì sono giorni di chiusura, salvo festivi.
Prenotazione: Il museo della raffineria si visita con tour a orario fisso, con ritrovo al centro biglietti dell'isola. Comprate il biglietto online sul sito ufficiale di Benesse Art Site Naoshima: costa meno che allo sportello e vi assicura la fascia oraria, che con così poche corse di traghetto fa la differenza.
Consigli utili: Lo stesso biglietto comprende anche le case-galleria del villaggio e il giardino, ma in tanti si fermano alla raffineria e le saltano per non perdere il traghetto: mettetele in conto fin da subito. Dentro il museo, nel lungo corridoio buio, rallentate qualche minuto: è uno specchio a portarvi la luce del sole.
Trasporti:
  • Porto di Hoden: traghetto per Inujima in circa 10 minuti
  • Stazione JR Saidaiji (linea JR Ako): poi bus fino alla fermata Nishi-Hoden
  • Porti di Ieura e Miyanoura (Teshima e Naoshima): collegamenti in nave, poche corse al giorno
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).