Festa dei bambini in Giappone
Il 5 maggio il Giappone si riempie di carpe colorate che nuotano nel cielo. È il Kodomo no hi, la festa dei bambini: una di quelle giornate in cui una tradizione antica diventa improvvisamente visibile ovunque, tra balconi, fiumi, parchi e dolci stagionali che spuntano nei negozi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Io la adoro perché è semplice da “vivere” anche da viaggiatori: non serve un biglietto, non serve capire tutto, basta saper guardare e scegliere i posti giusti.
Indice
Cos’è davvero
Kodomo no hi significa letteralmente “giorno dei bambini”, ed è una festa nazionale. Quello che mi piace è che non è una ricorrenza chiusa dentro una cerimonia obbligatoria: è più un clima, un insieme di segnali sparsi in città e nei quartieri residenziali. Si celebra la crescita dei bambini e, più in generale, si augura loro salute e forza. Il tono è affettuoso ma anche molto concreto: non è “solo” una festa carina, è un modo per dire “ti voglio bene”, “voglio che tu stia bene”, “voglio che tu cresca forte”.
Se venite in Giappone nei primi giorni di maggio, ve ne accorgete senza cercarlo. Le carpe appese al vento sono il simbolo più evidente, ma non l’unico. In casa compaiono elmi e bambole tradizionali, nei supermercati cambiano i dolci in vetrina, nei parchi spesso trovate famiglie che fanno picnic, e l’atmosfera è quella delle giornate già quasi estive, con il sole che inizia a fare sul serio.
Perché il 5 maggio
La data non è casuale: cade durante la Golden Week, il periodo di feste e vacanze che rende l’inizio di maggio uno dei momenti più movimentati dell’anno. Questo ha due effetti pratici immediati, e io ve li dico subito perché cambiano il modo in cui la vivete:
- se siete qui come viaggiatori, trovate un sacco di gente in giro e tante famiglie fuori casa
- se volete spostarvi tra città, conviene organizzarsi con un minimo di anticipo, perché alcuni treni e hotel si riempiono in fretta
Dal punto di vista culturale, la ricorrenza ha radici più antiche legate alle feste stagionali tradizionali. Nel tempo l’idea si è allargata e oggi è una festa dedicata ai bambini in generale. È uno di quei casi in cui la tradizione non è un museo: si è trasformata, ma ha mantenuto simboli fortissimi e riconoscibili.
Golden Week
Se vi capita di essere in Giappone in quei giorni, la Golden Week è la cornice che dovete tenere in testa. Non per farvi venire ansia, ma per fare scelte intelligenti. Io di solito ragiono così: se voglio vedere luoghi molto famosi, li piazzo nei giorni “ai lati” del 5 maggio; se invece sono già dentro Tokyo, Kyoto o Osaka, mi godo il quartiere e cerco i segnali della festa vicino a casa, senza l’idea di dover “fare collezione” di eventi.
Un dettaglio pratico: nei giorni centrali la città non è vuota, cambia solo il tipo di folla. Alcune zone business possono sembrare più tranquille, mentre parchi, aree di passeggio lungo i fiumi e attrazioni per famiglie diventano molto più vive. Se avete bambini con voi, è un vantaggio. Se non li avete, basta scegliere gli orari: mattina presto o tardo pomeriggio e vi godete tutto con più respiro.
Koinobori
Le carpe al vento si chiamano koinobori, e sono la cosa che rende il Kodomo no hi immediatamente fotografabile. Il senso simbolico è bello e diretto: la carpa è un pesce che “resiste”, che risale la corrente, che non si arrende. In pratica è un augurio di forza e crescita. Non è un caso che si vedano spesso appese in fila, come una piccola famiglia che nuota nel cielo.
Dove le vedete?
- sui balconi e nei cortili delle case, soprattutto nei quartieri residenziali
- lungo i fiumi e i canali, dove vengono appese in grande quantità e diventano quasi un’installazione
- nei parchi, vicino a ponti e passerelle, dove il vento fa il suo lavoro e lo spettacolo funziona davvero
Se vi interessa la foto, io vi direi di cercare un punto leggermente rialzato: un ponte, una scalinata, un argine. E poi aspettare il vento. Quando l’aria è ferma, le carpe “muoiono” e diventano solo stoffa. Quando si alza una brezza vera, invece, sembrano vive. È lì che capite perché questo simbolo è sopravvissuto per così tanto tempo.
Colori e ruoli
Non serve studiare un manuale, ma capire due cose aiuta a leggere la scena. Spesso la carpa più grande è nera, e sotto ce ne sono altre di colori diversi. In molte famiglie i colori richiamano i membri della famiglia e la crescita dei figli. Non tutte le case seguono lo stesso schema, e non è un test di cultura generale: è più una tradizione “elastica”, che mantiene l’idea ma si adatta alle famiglie di oggi.
Io onestamente trovo interessante proprio questo: lo stesso simbolo può essere usato in modo solenne (installazioni enormi lungo un fiume) oppure in modo tenero e domestico (una carpa singola appesa a un balcone piccolo). E in entrambi i casi funziona.
Elmi e bambole
Oltre alle carpe, l’altro mondo del Kodomo no hi è quello degli oggetti in casa: piccoli elmi da samurai (kabuto) e bambole decorative tradizionali (gogatsu ningyo). Il messaggio, anche qui, è abbastanza chiaro: protezione, forza, crescita. A volte li vedete esposti anche in negozi, grandi magazzini o centri commerciali, non perché la gente debba comprarli per forza, ma perché in quel periodo “si fa così” e l’esposizione diventa parte della stagione.
Se vi piace osservare i dettagli culturali, questo è un bel momento per entrare anche solo cinque minuti in un grande magazzino: spesso allestimenti e vetrine rendono visibile qualcosa che normalmente resta dentro le case. Non serve comprare nulla. Guardare basta, e vi aiuta a capire che il Giappone ha ancora un rapporto molto concreto con le ricorrenze: non sono solo date sul calendario, sono oggetti, cibo, gesti.
Dolci di maggio
Il Kodomo no hi si mangia anche, e questa è la parte più facile da vivere da viaggiatori. I due grandi protagonisti sono dolci tradizionali che trovate soprattutto in questo periodo: kashiwa mochi e chimaki.
Kashiwa mochi è un mochi ripieno (spesso con pasta di fagioli dolci) avvolto in una foglia di quercia. La foglia non si mangia, serve come profumo e come simbolo. La quercia è associata all’idea di continuità, di “passaggio” tra generazioni. È uno di quei simboli che sembrano poetici, ma in realtà sono molto pratici: ti resta in mano un dolce semplice, riconoscibile, e insieme un augurio.
Chimaki invece è un dolce di riso avvolto in foglie (spesso di bambù), con una forma più “compatta” e un gusto che può variare. In certi posti è più diffuso uno, in altri l’altro. Io vi consiglio una cosa semplice: se li vedete entrambi, prendeteli entrambi e fate il confronto. È il modo più veloce per capire la differenza senza leggere mille spiegazioni.
Cosa assaggiare
Se siete in giro il 5 maggio, o nei giorni subito prima, questa è una piccola lista pratica che secondo me ha senso:
- kashiwa mochi da un negozio tradizionale di dolci, se ne avete uno vicino
- chimaki, anche da un supermercato buono o da un reparto dolci di un grande magazzino
- una versione “moderna” dei dolci stagionali, se vi piace vedere come la tradizione viene reinterpretata
Il punto non è trovare “il migliore del Giappone”. Il punto è assaggiare qualcosa che esiste proprio perché siete lì in quel momento. A me piace proprio perché è una specie di cartolina commestibile: non la puoi mangiare uguale a novembre, e questo la rende più vera.
Bagno all’iris
C’è anche una tradizione legata al bagno con le foglie di iris (shōbu-yu). È una di quelle cose che molti viaggiatori non vedono perché succede in casa, non per strada. L’idea è quella di un gesto protettivo e di buon auspicio. Iris e suono della parola richiamano concetti di forza e spirito combattivo, e nel tempo questa associazione è diventata parte della ricorrenza.
Se alloggiate in un ryokan, o in strutture che curano le stagioni, può capitare che propongano qualcosa di simile in quel periodo. Non contateci come “programma garantito”, ma tenetelo in mente: se lo vedete annunciato, provatelo. Io lo trovo interessante perché è l’esempio perfetto di una festa che non è solo spettacolo, ma anche routine domestica trasformata in rito.
Dove cercarlo
Il modo migliore per “trovare” il Kodomo no hi è smettere di cercare l’evento unico e iniziare a cercare i luoghi giusti. Secondo me funzionano soprattutto questi:
- fiumi e canali con passeggiate lungo l’acqua, perché il vento fa muovere le carpe e la scena diventa viva
- parchi grandi, perché le famiglie ci vanno davvero e capite subito l’atmosfera
- quartieri residenziali, perché vedete le carpe sui balconi e capite la dimensione quotidiana della festa
Se siete a Tokyo, per esempio, io vi direi di scegliere una zona con un fiume o un canale e farci una passeggiata senza fretta. Non serve neanche sapere il nome “giusto”. Vi basta vedere un primo gruppo di koinobori e poi seguire il flusso: spesso ci sono altri punti poco più avanti, e vi ritrovate in una specie di percorso naturale.
Con bambini
Se viaggiate con bambini, il Kodomo no hi è uno di quei giorni in cui il Giappone sembra ancora più “a misura di famiglia”. Però c’è un equivoco che vedo spesso: pensare che serva un programma pieno di attività. Io vi consiglierei l’opposto, soprattutto se siete già stanchi di spostamenti.
Tre cose che funzionano quasi sempre:
- una passeggiata lungo un fiume con koinobori, con tempo per fermarsi e guardare davvero
- un parco con spazio per correre, anche solo per fare una pausa lunga e respirare
- un dolce stagionale come “premio” semplice, senza trasformarlo in caccia al tesoro stressante
E una cosa pratica: se siete in mezzo alla Golden Week, tenete sempre un piano B al coperto. Non perché debba piovere per forza, ma perché con tanta gente in giro può essere comodo rifugiarsi in un grande magazzino o in un centro commerciale per un’ora, magari proprio per vedere allestimenti e vetrine legate alla festa.
Senza bambini
Se non avete bambini, la festa resta interessantissima. Anzi, a volte è più piacevole perché la vivete come un dettaglio culturale “leggero”, non come logistica.
Io di solito la sfrutto così: mi faccio una passeggiata in un posto dove so che il vento farà muovere le carpe, scatto qualche foto senza esagerare, poi mi prendo un dolce stagionale e mi siedo da qualche parte a guardare il via vai. È una di quelle giornate in cui capite il Giappone senza dover entrare in un tempio o fare un tour organizzato.
Se vi piace la fotografia, è perfetta anche per un esercizio semplice: cercare la carpa “solitaria” su un balcone, quella piccola, quella storta, quella che racconta la parte domestica della tradizione. Le installazioni grandi sono bellissime, ma a volte la foto che vi resta davvero è quella che parla di vita normale.
Foto e rispetto
Qui vale una regola che io seguo sempre: le tradizioni pubbliche si fotografano, ma le persone non sono “comparse”. È una differenza sottile, ma cambia tutto.
- fotografate le carpe, le bandiere, il cielo, i dettagli
- evitate di puntare la macchina fotografica in faccia ai bambini o alle famiglie come se fossero parte dell’allestimento
- se volete una scena con persone, scegliete inquadrature ampie dove nessuno è riconoscibile
Ve lo dico sinceramente: in Giappone spesso si è molto tolleranti, ma questo non significa che sia tutto lecito. La festa è un momento affettuoso e personale. Se la trattate con un minimo di delicatezza, vi godete di più anche voi l’atmosfera.
Souvenir sensati
Capita che chi viaggia in quei giorni voglia portarsi a casa “un pezzo” del Kodomo no hi. Ci sta, ma io vi direi di scegliere cose piccole e coerenti, non oggetti enormi che poi finiscono in un cassetto.
Le idee più sensate, secondo me:
- un piccolo koinobori decorativo, facile da appendere anche a casa
- una cartolina o una stampa stagionale, se vi piace ricordare il viaggio con immagini semplici
- dolci o snack legati alla stagione, se riuscite a consumarli in tempi brevi
E una cosa pratica: se comprate dolci tradizionali freschi, considerate che non sono pensati per viaggiare giorni nello zaino. Meglio prenderli per mangiarli, non come trofeo.
Errori comuni
Ci sono due errori che vedo spesso quando qualcuno “insegue” il Kodomo no hi.
Il primo è volerlo trasformare in una lista di cose da fare. È una festa diffusa, non un evento unico. Se correte da un punto all’altro solo per “spuntare” koinobori, kabuto, dolce, vetrina, parco, alla fine non vi rimane niente.
Il secondo è sottovalutare l’effetto Golden Week sulla stanchezza. Spostarsi troppo in quei giorni può essere più faticoso del previsto. Io vi direi: meno trasferimenti, più quartiere. E se avete già un itinerario pieno, almeno quel giorno ritagliatevi una finestra lenta, anche di due ore, solo per camminare e guardare.
Il mio consiglio
Se dovessi scegliere una versione ideale del Kodomo no hi da viaggiatore, io farei così: una passeggiata lungo un fiume nel tardo pomeriggio, quando l’aria si muove e la luce è più morbida, poi un dolce stagionale preso senza troppe analisi, e infine una pausa lunga in un parco o su una panchina a guardare le carpe che si gonfiano e si sgonfiano come se respirassero.
Diciamocelo: non serve “capire tutto” per sentirlo. È una di quelle tradizioni che funzionano perché sono immediate. Se vi lasciate guidare dai segnali, vi resta addosso quella sensazione bella di un paese che, per un giorno, mette i bambini al centro senza retorica.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
