Perché in Giappone c’è un forte debito pubblico?

Con un debito pubblico di quasi il 250% rispetto al Pil, e destinato ancora a crescere, il Giappone potrebbe essere tranquillamente paragonato ad economie in crisi come la Grecia o altre nazioni europee, e il tutto porterebbe a pensare a interventi di austerity volti a limitare le spese, ma la realtà è molto diversa: il governo continua ad investire fondi nelle opere pubbliche e nei finanziamenti esteri e il paese ha un tasso di disoccupazione attorno al 4%, con una carenza di forza lavoro.

Il motivo dell’elevato debito pubblico sono proprio gli investimenti fatti dal governo all’interno della riforma chiamata “Abenomics”, che prevede manovre di miliardi di euro per promuovere la crescita dell’economia attraverso la riduzione delle tasse, l’aumento dell’export e una maggiore liberalizzazione del mercato interno. Ma come è possibile, vi chiederete, che un paese continui ad investire così tanto, non curandosi del debito pubblico? La spiegazione è molto semplice.   

La Banca Centrale e la gestione del debito pubblico

Uno dei motivi che permette al Giappone di investire così tanto senza preoccuparsi del debito è proprio grazie al rapporto con la Banca Centrale: quest’ultima ha infatti la possibilità di stampare moneta all’occorrenza, con l’obbligo di essere garante del debito pubblico. Quindi quando lo Stato emette i titoli (Bot), la Banca centrale può acquistarli in quantità illimitata, finanziando così la spesa pubblica e stimolando l’economia interna, un obiettivo primario che viene perseguito nonostante il possibile rischio di inflazione. In sostanza dovete pensare che è come se il Giappone si indebitasse con se stesso.

C’è poi un secondo elemento molto importante, ovvero che gran parte dei bot giapponesi sono detenuti da cittadini e da investitori interni e questo permette al paese di avere interesse fissi molto bassi, evitando possibili speculazioni, e garantisce una certa sicurezza e fiducia, in quanto sono gli stessi giapponesi a finanziare la spesa pubblica.

In altri paesi invece, dove non è possibile stampare moneta e il debito è in parte in mano a finanziatori stranieri, tutto questo non sarebbe possibile.

La crescita demografica

Ma ci sono due fattori che potranno in un futuro incidere enormemente sul debito pubblico e costringere il Giappone ad aprirsi a finanziatori stranieri: la crescita economica e quella demografica. Nonostante il Giappone sia la terza economia al mondo, la sua crescita economica si è attestata a livelli molto bassi negli ultimi 20 anni. Ma il problema vero e proprio sarà la crescita demografica: la popolazione del Giappone è infatti in diminuzione, con un numero sempre crescente di anziani che in qualche anno andranno a superare i giovani. Ciò significa che in qualche anno ci saranno meno persone in età lavorativa e quindi meno persone disponibili a finanziare il debito pubblico, verso il quale confluiscono parte dei fondi pensionistici e assicurazioni sulla vita, e al tempo stesso una crescita più difficoltosa del Pil.

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