Tomba di Gesù in Giappone

Mi preme sottolineare che molti non credenti sostengono che Gesù non sia mai esistito. In realtà la figura di “Gesù” è esistita quasi certamente. Non sto dicendo che era il figlio di Dio, mandato in terra per salvare l’umanità ecc., ma sto solo dicendo che è praticamente sicuro che circa 2000 anni fa nacque un uomo chiamato Gesù, attorno al quale sono state costruite varie storie, più o meno vere.

La storia che trovate in questa pagina non si sa quanto possa essere vera, personalmente non credo lo sia, però è comunque molto interessante, anche perché in Italia nessuno ne ha mai parlato più di tanto e tutti dicono con sicurezza che Gesù sia morto a Gerusalemme, ma è veramente così?

So che può sembrare che mi sia inventato tutto, ma fate una ricerca su Google e troverete molti riferimenti a quello che vi sto per raccontare.

Gesu è sepolto in Giappone

Secondo i documenti rinvenuti nel 1935 da Kiyomaro Takeuchi, vi sarebbero elementi di prova che Gesù sia stato sepolto nel villaggio di Herai, nel distretto giapponese di Aomori nel Nord del Giappone. Trattandosi di una scoperta assai sconvolgente, il governo giapponese in un primo momento ne vietò la consultazione, tenendolo nascosto e chiuso all’interno di un museo a Tokyo. Per evitare che il documento potesse essere distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la famiglia Takeuchi ne fece fare una copia, che per fortuna è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Sull’autenticità del documento, gli storici e gli esperti del settore discutono ancora oggi, anche perché la fonte originale era stata scritta in un giapponese antico, che poco aveva in comune con la lingua moderna e che per tanto solo pochi sanno leggere e decifrare. Secondo quanto afferma il documento, il luogo preciso di sepoltura di Cristo era da ricercare nella parte alta della montagna sopra Herai, dove furono trovate delle semplici tombe a cupola che si dice contenessero resti organici di Gesù e della sua famiglia.

Purtroppo le informazioni diffuse ai turisti e ai visitatori in viaggio ad Herai si sono col tempo distorte e restano assai discordanti con i fatti della vita del Salvatore narrati nella Bibbia, in quanto la pista giapponese fa riferimento ad un viaggio compiuto dal Messia all’età di 50 anni, al seguito del quale decise di stabilirvisi con la sua famiglia, guadagnando il rispetto e l’amore di tutti. Traduzioni non sempre impeccabili unite al folklore e alle credenze locali diffuse ad Herai hanno portato ad una versione piuttosto fantasiosa della vicenda, che alimenta ancora oggi una suggestiva versione dei fatti biblici: secondo la tradizione locale Gesù non sarebbe morto crocifisso sul Golgota, al contrario suo fratello ne avrebbe preso il posto sulla croce, mentre Gesù sarebbe fuggito attraverso Siberia, Alaska, giungendo infine ad Herai, in Giappone, dove sarebbe diventato un coltivatore di riso, sposato e con figli. Anche se non esiste alcuna prova a sostegno di ciò, alcuni imprenditori hanno creato cimeli e souvenir vari da proporre ai numerosi turisti in visita, in un’ottica di business turistico tipico di quasi tutti i luoghi di pellegrinaggio del mondo.


Una misteriosa canzone

Da secoli, ad Herai è diffusa una canzone il cui testo, stando a recenti studi, sembra derivare dall’ebraico e dall’egiziano e, a seguito di una attenta e scrupolosa analisi, pare rivelare, tra le altre cose, l’identità precisa, l’origine etnica, le circostanze esatte di nascita, l’istruzione e la grandezza dell’intelletto di Gesù, facendo inoltre riferimento alla sua sepoltura ad Herai.

L’analisi dettagliata di alcune parole in particolare ha rilevato interessanti riferimenti ad antichi testi ebraici: nel settembre 1997 il dottor Tom J. Chalko, dopo aver visitato il villaggio di Herai, portò il testo della canzone a Melbourne, in Australia, dove un team di esperti vi riconobbe un enigma assai intelligente in lingua ebraico-egiziana, ancora non del tutto decifrato. Il significato semplificato del primo verso della canzone è il seguente: “Sono io, Gesù, il figlio di Yehova“. La canzone sembra porre una domanda in giapponese, la cui risposta dettagliata è codificata appunto come una specie di enigma. Uno degli aspetti più interessanti e misteriosi del brano risiede proprio nell’incipit: il primo carattere del brano è un geroglifico egizio simile ad una croce, che significherebbe “salvatore“, interpretata come la firma di Gesù stesso, senza tuttavia alcun riferimento alla crocifissione, ma più semplicemente un segno dal quale si dice possa essere derivato addirittura il moderno alfabeto fonetico giapponese.

Gli abitanti del luogo sostengono che la canzone sia stata tramandata da Gesù stesso 2000 anni fa, insegnata con un alfabeto semplice che richiamasse i suoni cantati e che fosse facile da ricordare e da insegnare alle future generazioni. Scetticismi a parte, ancora oggi la canzone è conosciuta e diffusa in molte parti del mondo.

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