Caccia alle balene

Di tanto in tanto si sente parlare della caccia alle balene in Giappone; c’è chi condanna questa pratica e chi invece è indifferente. In quest articolo vi do alcune indicazioni sia storiche sia sulla caccia attualmente in atto in Giappone.

L’eterno dibattito

Le balene vengono cacciate da secoli per la loro carne e per l’olio. Baleniere moderne simili a quelle attualmente in uso venivano già utilizzate nel corso del 17° secolo, mentre lo sviluppo delle moderne tecniche di caccia alle balene è avvenuto nel 19 ° secolo, di pari passo con l’aumento della domanda di olio di balena. Attualmente, questo olio viene utilizzato solo in misura ridotta, mentre l’obiettivo primario resta la carne del cetaceo. Le specie più cacciate sono la balenottera minore comune e la balenottera minore antartica.

L’attività sempre più intensiva portò lentamente ad un esaurimento delle risorse ittiche, tanto che nel 1986, l’IWC (International Whaling Commission) vietò la caccia commerciale per poter permettere un ripopolamento dei mari.
Nonostante un’apposita moratoria sia riuscita a scongiurare l’estinzione di questi animali, il dibattito continua, e gli scontri tra animalisti e baleniere in azione sono piuttosto frequenti e non privi di incidenti.
La cooperazione internazionale in materia di regolamentazione caccia alle balene iniziò ufficialmente nel 1931 e risultò nella sottoscrizione di una convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alle balene, nel 1946, allo scopo di regolamentare un’attività di caccia nel rispetto delle risorse ittiche dei mari, mediante l’imposizione ad osservare specifiche quote di caccia per ogni paese.
Gli elementi chiave del dibattito sulla caccia alle balene puntano su concetti di sostenibilità, inutili sofferenze inflitte agli animali durante la caccia, equilibrio dell’ecosistema marino e naturalmente il rischio di estinzione per alcune specie di cetacei.
Nel corso della riunione dell’IWC tenutasi nel 2010 in Marocco, i rappresentanti degli 88 stati membri hanno discusso sulla possibilità o meno di revocare lo stop di 24 anni alla caccia commerciale alle balene. In particolare, Giappone, Norvegia e Islanda hanno sollecitato l’organizzazione in tal senso, mentre una coalizione di nazioni anti caccia alle balene ha proposto un compromesso che avrebbe permesso a questi paesi di continuare la caccia alle balene, ma in misura ridotta e sotto stretta sorveglianza. Oltre 200 scienziati ed esperti si sono opposti a tale proposta di compromesso per l’abolizione del divieto, e hanno addirittura appoggiato l’ipotesi di caccia alle balene nell’Oceano del Sud, precedentemente dichiarato santuario dei cetacei.

La situazione in Giappone

Il Giappone è uno dei paesi dove la caccia alle balene viene praticata in misura più massiccia, tanto che subito dopo l’introduzione della moratoria dell’IWC nel 1982, il governo presentò un reclamo ufficiale, senza tuttavia ottenere risultati. In molti casi, per ovviare al problema, vennero utilizzati fini di copertura, come ad esempio la ricerca scientifica, per coprire la vera natura delle spedizioni, un fatto che ha spesso suscitato l’ira di gruppi ambientalisti come Greenpeace, in prima linea per contrastare questa attività giudicata immorale. Tra le organizzazioni impegnate nella lotta alla caccia alla balena, va citata anche la Sea Shepherd Conservation Society, che ogni anno tenta di boicottare le operazioni di caccia, allo scopo di limitare quanto più possibile il numero di esemplari uccisi.
Lo scopo dichiarato del programma di ricerca è quello di stabilire la dimensione e la dinamica delle popolazioni di balene, nell’ottica di poter riprendere al più presto la caccia vera e propria, in maniera sostenibile e nel rispetto delle convenzioni. Le organizzazioni animaliste sostengono invece che il programma di ricerca sia una mera copertura per la caccia commerciale e che le informazioni ricercate possano essere ottenute con altri mezzi, ad esempio studiando campioni di tessuto delle balene. Molti paesi contrari alla caccia alle balene hanno più volte chiesto al Giappone di porre fine a questa attività, mentre il governo nipponico è fermo nel sostenere che le popolazioni di alcune specie di balene siano sufficientemente numerose per permettere di proseguire con una caccia commerciale.
Nel 2009 il Giappone ha accettato di importare carne di balena dalla Norvegia e dall’Islanda, per la prima volta in oltre un decennio. La spedizione norvegese era già arrivata a metà del 2008, ma era stata tenuta in stand by fino all’approvazione ufficiale dell’importazione. Sebbene il commercio internazionale di carne di balena sia vietato dalla CITES (convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), il Giappone, la Norvegia e l’Islanda hanno fatto in modo di non aderire a tale trattato, continuando il commercio di carni di balena, anche per quelle specie considerate a rischio estinzione. Le organizzazioni ambientaliste hanno fortemente criticato tale atteggiamento, esprimendo inoltre dubbi sul fatto che i mercati giapponesi possano assorbire l’aumento dell’offerta di migliaia di tonnellate di carne di balena, spesso destinate a rimanere giacenti in celle frigorifere.

Cenni storici

La caccia alle balene in Giappone prese il via già a partire dal 12° secolo, quando iniziarono ad essere utilizzati i primi arpioni a mano. Testimonianze archeologiche suggeriscono come la carne delle balene fosse abitualmente consumata in epoche remote.
Le moderne tecniche di caccia andarono perfezionandosi soprattutto nel 17° secolo, con l’utilizzo di apposite imbarcazioni, lance, reti e arpioni, spesso optando per attirare i poveri cetacei verso le secche, per poi circondarli con piccoli gruppi di imbarcazioni. Una volta a terra, la balena veniva tagliata e successivamente trattata a seconda della destinazione d’uso: olio, sapone, fertilizzante ecc. Questo metodo di caccia richiedeva tuttavia cospicue risorse finanziarie e notevoli sforzi umani.
La moderna baleniera a motore venne introdotta nel periodo Meiji, soprattutto grazie agli sforzi di Juro Oka, considerato il padre della moderna baleniera giapponese. Oka aveva viaggiato nel mondo per raccogliere informazioni sulle pratiche di caccia alla balena, soprattutto quelle adottate in Norvegia. Nel 1899 egli fondò la prima compagnia per la caccia alle balene, la Nihon Enyo Gyogyo KK. Nei primi anni del 20° secolo, Juro Oka dominava letteralmente il mercato delle carni di balena in Giappone, portando il paese ad ampliare i suoi territori di caccia, verso le acque coreane. Oka divenne in seguito il primo presidente della Japan Whaling and Fishing Association, fondata nel 1908.
Tuttavia, all’inizio del 20° secolo, iniziarono alcune incomprensioni con i piccoli pescatori locali, che lamentavano un’intrusione nelle loro zone di pesca e intrapresero azioni di disturbo nei confronti delle baleniere.
Malcontenti vari uniti alle preoccupazioni di molti paesi per l’ eccessivo sfruttamento delle popolazioni di cetacei portarono così alla stipulazione della convenzione del 1932 per la regolamentazione della caccia, di fatto ignorata da Giappone e Germania.
Sfruttando sia la carne che l’olio delle balene, l’industria giapponese si affermò come leader in campo internazionale, e l’olio, in particolare, trovò ampio utilizzo nella produzione di motori.
Nel 1937, la conferenza internazionale sulla caccia alle balene tenutasi a Londra apportò ulteriori limiti a questo tipo di caccia, al fine di evitare uno sfruttamento eccessivo e di scongiurare l’estinzione della balena blu, convenzione anche in questo caso ignorata dal Giappone; stessa sorte toccò all’accordo internazionale siglato nel 1938.
Durante la seconda guerra mondiale, la caccia alle balene venne significativamente limitata a territori più vicini, come ad esempio le isole Bonin, nell’ottica di fornire carne e olio per uso domestico e militare: la caccia non si arrestò nemmeno nel 1945, quando le isole vennero prese dalle forze statunitensi.
Dopo la fine del conflitto, l’attività di caccia riprese in maniera massiccia, per far fronte alle condizioni di stremo cui la popolazione era stata sottoposta.
Al fine di preservare l’industria, sei società baleniere giapponesi si fusero per creare una nuova società, la Nihon Kyodo Hogei Co., poi ribattezzata Kyodo Senpaku Co. Ltd.
A seguito della moratoria sulla caccia alla balena, il Giappone puntò alla creazione di programmi di ricerca scientifica nel Nord Pacifico e in Antartide, ricevendo da parte dell’IWC una specifica richiesta di dimostrare che la caccia a scopo scientifico potesse effettivamente fornire dati utili alla comunità scientifica.
Dopo oltre 50 anni di potere, il partito conservatore di centro-destra del Giappone ha perso le elezioni del 2009, a favore della sinistra democratica: le organizzazioni ambientaliste che speravano in un cambio di rotta nella caccia alla balena sono rimaste deluse, in quanto il governo ha manifestato la propria volontà di continuare con l’attività.

Video

Nel video vi mostro la carne di balena in vendita in un supermercato in Giappone.

Foto












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