Vortice di NarutoA 17582 metri
Vortici marini generati dalle maree.

Un caffè dentro una casa di legno sull’isola di Nushima, al largo di Awaji, dove ci si siede a tirare il fiato mentre si gira a piedi tra i vicoli del paese di pescatori. Si chiama Yoshijin Battari Cafe ed è l’unico posto dell’isola dove fermarsi a bere qualcosa seduti: caffè, dolci, bevande costruite sul mito della creazione del Giappone e qualche cosa salata.
Non è un indirizzo per cui si fa un viaggio apposta, è la sosta che rimette in piedi chi passa mezza giornata a camminare tra le rocce, il porto e le case attaccate una all’altra.
Il menu è corto e si legge in un minuto, con due o tre cose che esistono solo qui perché nascono dalla storia dell’isola: secondo la tradizione giapponese Nushima è la prima terra emersa quando gli dei Izanagi e Izanami mescolarono il mare con una lancia, e la cosa finisce dritta dentro i bicchieri.
I float sono dolci sul serio, e lo sciroppo sul fondo non si scioglie da solo: se non lo girate per bene vi bevete prima acqua zuccherata e poi solo gelato sciolto. La cucina è ridotta all’osso, di piatti caldi veri non ce ne sono, per cui chi arriva con la fame di un pranzo deve mettere in conto i ristoranti di pesce giù al porto.
Le porzioni dei dolci sono piccole e il caffè è un caffè da casa, non da torrefazione: se cercate quel tipo di cose restate a bocca asciutta. Si paga solo in contanti, tenetevi qualche moneta in tasca.
Si sta sui 600–1.000 yen a testa, economico per quello che si porta a casa. In un’isola di poco più di quattrocento abitanti, dove il resto è pesce e case, trovare qualcuno che tiene aperto un posto dove sedersi vale da solo la cifra che spendete.
Quando giro Nushima è la prima porta che spingo dopo il sentiero verso la roccia, perché con meno di mille yen mi siedo all’ombra, bevo qualcosa di freddo e riparto senza il fiatone.
L’edificio è una casa di legno di un secolo, con le travi scure e il pavimento che scricchiola quando ci si cammina sopra. Dentro ci sono panche di legno e stanze con il tatami, di quelle che nelle case giapponesi vecchie si usavano per ricevere: ci si siede e si capisce subito che prima qui viveva una famiglia. Anche il nome viene dalla strada: le battari shogi sono le panche pieghevoli di legno attaccate alle facciate delle case di Nushima. Di giorno si abbassano per sedersi a chiacchierare e la sera si ribaltano contro il muro, così nei vicoli stretti si passa. Una volta che lo sapete, durante il giro le notate dappertutto.
Dalla soglia si vede il santuario Hachiman dall’altra parte della strada, e chi gira per l’isola spesso entra per primo qui e poi va a farsi il giro.
Non ci sono tanti posti a sedere e in sala c’è una persona sola che prepara tutto, prende gli ordini e nel frattempo racconta com’è fatta l’isola. È una signora che si è trasferita qui da fuori e che a questo punto conosce Nushima meglio di chi ci è nato, per cui se le chiedete dove si vede meglio la roccia alta trenta metri sulla costa vi risponde con un dettaglio che sulle mappe non c’è.
Su un lato ci sono mensole con oggetti fatti a mano sull’isola e qualche souvenir che fuori di qui non si trova.
Il rumore è quello di un paese: un motorino che passa, le voci in strada, ogni tanto qualcuno del posto che si affaccia a salutare e resta cinque minuti a chiacchierare in piedi. Nessuno vi mette fretta, nessuno vi porta il conto prima che abbiate finito.
Chi cerca un caffè con la luce giusta per le foto e il bancone di marmo è nel posto sbagliato, e secondo me è esattamente questo il motivo per entrare.
Mettiamola giù dritta: non è una caffetteria di città e non prova a esserlo. Il menu è breve, le cose salate sono poche, la cucina non fa piatti complicati.
Se arrivate qui aspettandovi il dolce da pasticceria o la miscela particolare, uscite con una mezza delusione, e sarebbe colpa delle aspettative sbagliate.
Quello che ci trovate è un posto dove sedersi su un’isola che di posti così ne ha uno solo, con l’acqua fresca portata al tavolo, il ventilatore acceso d’estate e qualcuno che risponde alle domande sul mito degli dei e sulle barche. È una pausa lunga venti minuti che spezza in due la giornata sull’isola.
Chi cammina con i bambini ci si ferma volentieri, perché il gelato sopra il float li tiene buoni mentre gli adulti riprendono fiato.
Nei giorni in cui sull’isola arrivano più visitatori i tavoli si riempiono e si aspetta un po’, dato che serve una persona sola: non è un’attesa da fila fuori, è che il float dopo il vostro esce con calma. Prendetela come parte del posto.
Andateci quando avete finito il giro tra i vicoli, non prima: seduti con qualcosa di dolce davanti, quello che avete appena visto si sistema meglio in testa.
Pro:
Contro:
Ideale per: una pausa a metà del giro a piedi di Nushima, o per chi viaggia da solo e ha voglia di scambiare due parole
Atmosfera: legno scuro, tatami, souvenir fatti a mano sulle mensole e la strada del paese che entra dalla porta aperta
Da ordinare: un float se avete caldo, il caffè con il dolcetto al cioccolato se avete solo bisogno di sedervi
Quello che mi resta di Nushima, tornando indietro verso il porto, è il momento in cui spingo la porta di legno e passo dal sole pieno della strada al fresco della stanza col tatami, con la signora che alza la testa e comincia a raccontare prima ancora di prendere l’ordine. Prendetevi il caffè col dolcetto al cioccolato, che è denso e sparisce in due bocconi, e restate seduti più del necessario: su un’isola così piccola, avere un posto dove stare fermi è una cosa che si sente.
Chiedetele della roccia e delle barche, perché è lì che questa sosta diventa un’altra cosa rispetto a un caffè bevuto in piedi. Sedetevi vicino alla porta aperta e guardate il santuario dall’altra parte della strada mentre bevete.
È il pezzo di Nushima che vi ricorderete meglio, e non ve lo aspettate. Entrate.
Nushima si raggiunge solo via mare: dal porto di Habu, sulla costa sud di Awaji, il traghetto di linea impiega circa 10 minuti. Ad Habu si arriva in auto o con i bus locali di Minamiawaji.
Scesi al terminal di Nushima, entrate nel paese e camminate per circa 7 minuti tra i vicoli. Il caffè sta nel centro del paese, proprio davanti al santuario Hachiman.
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Yoshijin Battari Cafe
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).