Yakatabune
Una crociera in yakatabune è uno dei modi più belli per passare una serata a Tokyo. Le yakatabune sono le barche tradizionali giapponesi con le lanterne di carta appese fuori e i tatami dentro. Si sale al tramonto, si cena, si beve e intanto la città illuminata scorre fuori dai finestrini.
Durante GiappoTour, i viaggi di gruppo che organizzo in Giappone, ogni tanto la mettiamo in programma e ve lo dico sinceramente: è sempre una serata molto bella, di quelle che mettono d’accordo tutti. Qui trovate com’è fatto il giro, cosa si mangia, come vanno nomihodai e karaoke e cosa sapere prima di prenotare.
Indice
Cos’è una yakatabune
Una yakatabune è una barca lunga e bassa con sopra una specie di casetta coperta, e il nome significa proprio barca con la casa. Fuori ha le lanterne rosse e il nome della compagnia scritto in grande sulle fiancate, mentre dentro sembra la sala di un ristorante giapponese che galleggia.
Si entra senza scarpe, che all’ingresso vi fanno mettere in un sacchetto, e ci si siede a tavoli bassi messi in fila per tutta la lunghezza della barca. Su molte barche i posti sono di tipo horigotatsu: sotto il tavolo c’è un incavo dove infilare le gambe, così nessuno deve stare in ginocchio per due ore. A bordo ci sono l’aria condizionata e bagni moderni, e sul tetto c’è una terrazza dove si sale durante le soste.
Le barche più grandi portano più di cento persone, quelle più piccole qualche decina. A Tokyo le compagnie sono una trentina, riunite in un’associazione, e partono da moli diversi lungo il fiume Sumida e sulla baia: dalla zona di Asakusa, da Ryogoku, da Monzen-Nakacho, da Harumi, da Hamamatsucho e da Shinagawa.
Quando prenotate guardate bene il punto di partenza, perché cambiano sia il percorso sia la stazione dove dovete scendere per raggiungere il molo.
Un po’ di storia
In Giappone le barche con il tetto esistono da più di mille anni. Già nel periodo Heian i nobili organizzavano feste sull’acqua, e nel periodo Edo le yakatabune diventarono il divertimento dei signori feudali e dei mercanti ricchi, che se le facevano costruire sempre più grandi e decorate.
Lo shogunato a un certo punto mise dei limiti al lusso e alle dimensioni, e da allora le barche finirono soprattutto in mano ai barcaioli e ai ristoranti. Per tutti sono diventate un’uscita normale solo con l’epoca moderna.
Nel Novecento hanno rischiato di sparire. I lavori contro le alluvioni e l’inquinamento avevano allontanato le persone dai fiumi di Tokyo, e la ripresa è arrivata solo verso la fine degli anni Settanta, quando il Sumida è tornato pulito.
Le barche di oggi hanno motori, finestre grandi e spesso uno scafo moderno. L’idea però è rimasta la stessa di secoli fa: mangiare e bere in compagnia guardando la città dall’acqua.
Il giro in barca
Il giro dura in genere tra le due ore e le due ore e mezza, e il percorso cambia un po’ in base al molo. Partendo dalla zona di Asakusa si scende lungo il Sumida sotto una serie di ponti, alcuni illuminati di notte con colori diversi, mentre lo Skytree resta alle spalle per un bel pezzo. Poi il fiume si allarga, si passa accanto ai grattacieli della zona di Tsukishima e si esce nella baia di Tokyo.
Il momento più atteso è quando la barca passa sotto il Rainbow Bridge e si ferma davanti a Odaiba. Il motore rallenta, la barca resta quasi ferma sull’acqua e si può salire sulla terrazza sul tetto: da una parte c’è il ponte illuminato, dall’altra lo skyline con la Tokyo Tower, e intorno le altre barche con le lanterne accese.
Da lì si vedono anche i piccoli isolotti artificiali costruiti alla fine del periodo Edo come postazioni per i cannoni, contro le navi straniere: sono quelli che hanno dato il nome a Odaiba. Con i gruppi di solito vedo che in quel momento la sala si svuota e ci si ritrova quasi tutti di sopra a fare foto.
In barca il mal di mare preoccupa molte persone, ma nella baia l’acqua è quasi sempre calma. Un po’ di movimento si sente alla partenza e quando si incrocia la scia di un’altra imbarcazione, per il resto mentre si mangia quasi non ci si accorge di essere in acqua.
Chi lo soffre davvero può prendere qualcosa prima di salire, ma per la maggior parte dei viaggiatori non serve.
Cosa si mangia
Sulle yakatabune si mangia bene, cosa che su una barca non si dà per scontata. Il piatto simbolo è la tempura, fritta direttamente nella cucina di bordo e portata ai tavoli un po’ alla volta, ancora calda: gamberi, pesce e verdure di stagione.
Oltre alla tempura ci sono quasi sempre il sashimi, qualche antipasto, il riso, la zuppa di miso, i sottaceti e un piccolo dolce alla fine. Alcune compagnie hanno menu più ricchi con sukiyaki o shabu shabu, oppure versioni con ingredienti più cari come granchio o abalone, che costano di più.
Le portate arrivano mentre la barca si muove, quindi non vi ritrovate tutto sul tavolo in un colpo solo e si mangia con calma per quasi tutto il giro. È un menu giapponese classico, niente di sperimentale, e secondo me è la scelta giusta anche per chi in Giappone è alla prima cena seria.
Se avete allergie o non mangiate pesce crudo ditelo quando prenotate: il menu è fisso e una volta partiti in cucina non si può cambiare molto.
Nomihodai e karaoke
Nel prezzo della crociera è quasi sempre compreso il nomihodai, cioè si beve quanto si vuole per tutta la durata del giro. Di solito ci sono birra, sake, shochu, whisky, sour alla frutta, vino e analcolici, e il personale passa spesso a riempire i bicchieri o a prendere le ordinazioni. I bagni a bordo tolgono anche l’ultima preoccupazione per chi beve parecchio.
Con due ore e mezza di nomihodai l’atmosfera cambia parecchio tra l’inizio e la fine: si parte con i brindisi educati, e verso il ritorno sul Sumida la sala è molto più rumorosa.
L’altra cosa che rende la serata diversa da una cena al ristorante è il karaoke. Sulle barche prenotate da un solo gruppo di solito è incluso, con schermo e microfono in fondo alla sala, e si canta davanti a tutti gli altri, che però sono i vostri compagni di viaggio.
A me piace proprio perché con il gruppo di GiappoTour rompe il ghiaccio meglio di qualsiasi altra cosa: dopo qualche birra il microfono comincia a girare anche tra chi all’inizio diceva di non cantare mai. Nei sistemi di karaoke giapponesi ci sono anche tantissime canzoni in inglese, per cui non serve conoscere il repertorio locale. Sulle barche condivise con altri clienti invece il karaoke normalmente non c’è.
Condivisa o privata
Le formule sono due, e cambiano parecchio sia la serata sia il modo di prenotare:
- La barca condivisa, chiamata noriai, si prenota anche in due persone: vi assegnano un tavolo e dividete la barca con altri gruppi, spesso impiegati giapponesi o turisti. Partono a orari fissi, di solito a inizio serata, e solo una parte delle compagnie la offre.
- La barca privata, chiamata kashikiri, è tutta per voi e comprende il karaoke, ma serve un numero minimo di persone che in genere va da dieci a venti, e d’estate sale.
- Il prezzo per la formula classica con cena e nomihodai si aggira in genere sui 12.000–15.000 yen a testa, con menu più ricchi che costano di più. Per gli standard di Tokyo è una serata di fascia medio-alta, ma dentro c’è tutto e conviene controllare i prezzi aggiornati prima di partire.
- Alcune compagnie aggiungono un supplemento se la barca vi viene a prendere a un molo pubblico diverso dal loro, cosa da chiedere subito se siete un gruppo.
Per una coppia o una famiglia vi consiglio la condivisa senza pensarci troppo. La privata dà il meglio quando si è in tanti e ci si conosce, come nei viaggi di gruppo o con un gruppo di amici.
Quando andare
Le yakatabune escono tutto l’anno e anche con la pioggia, perché la sala è chiusa e coperta. Le cancellazioni arrivano solo con tifoni o mare brutto, e in quel caso è la compagnia ad avvisare.
In primavera ci sono giri anche di giorno per vedere i ciliegi in fiore lungo il Sumida, mentre d’estate la partenza coincide con il tramonto e si arriva a Odaiba quando la città è appena illuminata. Nelle sere dei grandi fuochi d’artificio le barche sono prenotate con molto anticipo e costano di più.
L’inverno è sottovalutato. L’aria è più limpida, la vista dalla terrazza è molto più nitida e dentro la sala riscaldata si sta benissimo, anche se sul tetto il vento dalla baia si fa sentire.
Io onestamente la vedo bene in qualsiasi stagione: la differenza la fa più l’orario che il mese, e il giro serale resta quello da scegliere.
Consigli pratici
Qualche accortezza rende la serata più semplice, soprattutto se è la prima volta:
- Arrivate al molo almeno un quarto d’ora prima, perché la barca parte all’orario stabilito e non aspetta i ritardatari.
- Vestitevi comodi e controllate i calzini, visto che le scarpe restano nel sacchetto per tutta la sera e si sta seduti in basso.
- In inverno portate una giacca pesante per salire sulla terrazza, anche se dentro fa caldo.
- Se fumate, chiedete appena salite dov’è l’area fumatori: di solito è sul tetto o sul retro, ma cambia da barca a barca.
- Per le date di ciliegi e fuochi d’artificio prenotate il prima possibile, perché le barche si riempiono presto.
Per raggiungere il molo guardate bene la mappa che vi manda la compagnia. Molti imbarchi sono piccoli pontili lungo il fiume, un po’ nascosti tra i palazzi, e a qualche minuto a piedi dalla stazione più vicina.
Vale la pena?
Sì, soprattutto se volete mettere insieme cena, bevute e panorama sulla città in una sola sera senza cambiare posto. Non la vedo adatta a chi cerca una cena romantica e silenziosa, perché sulle barche condivise c’è sempre un tavolo di colleghi che brinda a voce alta, e verso la fine il karaoke copre tutto.
Se fossi al vostro posto sceglierei il giro serale che passa per Odaiba, e prenoterei dalla zona di Asakusa per vedere anche lo Skytree all’andata. E poi sì, almeno una canzone la cantate anche voi.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
