DoutorA 339 metri
Caffè filtro e panini buoni.

Un condominio a Waseda, accanto all’università, con la facciata piena di facce, figure di donna, piastrelle a squame che cambiano colore con la luce e ringhiere in ferro battuto a forma di foglia. Si chiama Waseda El Dorado: dentro ci abita gente normale e nei giri turistici di Tokyo non ci passa nessuno.
Non vale un viaggio apposta, ma se siete in zona vi consiglio caldamente di fermarvi. Si guarda la facciata dal marciapiede e poi si entra fino all’atrio, che è la parte più bella. È per chi ha un debole per l’architettura strana e per chi, dopo i soliti templi, ha voglia di vedere qualcosa di diverso.
Da fuori sembra una torta decorata messa in mezzo ai palazzi grigi di Waseda. In tutto l’edificio non c’è una piastrella uguale all’altra, e non trovate niente di preso da un catalogo: persino gli oblò dei balconi sono fatti su misura. L’ha disegnato l’architetto che in Giappone chiamano il Gaudí giapponese, e insieme a lui ci ha lavorato un gruppo di artisti e artigiani che decoravano un po’ come gli veniva.
Il bello è che non è un museo. Ai piani superiori ci sono appartamenti in affitto e al piano terra ci sono un negozio di antiquariato, una galleria e un parrucchiere, tutti con le vetrine dentro questi muri pieni di curve.
Fino all’atrio si entra senza problemi, poi ci si ferma. Subito a destra della mano c’è la porta con la serratura automatica che porta ai piani, e da lì in poi comincia la casa di chi ci vive. È il limite giusto: la parte che si può vedere è anche la più ricca, perché il corridoio e l’atrio sono dove gli artisti hanno esagerato di più.
L’atrio non è grande. In tre persone è già pieno, e quando arriva qualcuno che rientra con la spesa bisogna spostarsi per farlo passare.
La luce nel corridoio d’ingresso è bassa, arriva dalle lampade e dal colore della vetrata in fondo. Io la trovo la parte migliore, però chi è sensibile ai posti chiusi e un po’ bui può sentirsi a disagio, perché con il soffitto che si muove e le pareti gonfie sembra di camminare dentro un corpo.
Se cercate una cosa da fare per riempire la mattinata, qui restate delusi: è un palazzo da guardare con calma e da scoprire nei dettagli, non ci sono sale né percorsi. Anche chi odia il kitsch potrebbe storcere il naso, perché qui l’eccesso è voluto.
Rispetto a quello che promettono le foto dà molto di più. In foto sembra un palazzo stravagante e basta, mentre davanti ai muri vi rendete conto che ogni centimetro è stato lavorato a mano, e più guardate più cose trovate.
Ci passo ogni volta che sono dalle parti di Waseda, anche solo per rientrare nell’atrio e guardare la mano sotto la vetrata. Trovo sempre qualcosa che la volta prima mi era sfuggito, una faccia infilata tra le piastrelle o un animale sulle cassette che non avevo notato.
Andateci di giorno e possibilmente con il sole. Le piastrelle della facciata sono fatte apposta per brillare e con la luce diretta cambiano colore mentre vi spostate sul marciapiede. Anche la vetrata dell’atrio si accende solo con luce.
Con il cielo coperto la facciata perde molto e diventa quasi bianca, però il corridoio resta uguale. Nelle giornate di pioggia, quindi, potete concentrarvi sull’interno.
Folla vera non ce n’è. Al massimo trovate un paio di appassionati di architettura con la macchina fotografica al collo o qualche studente dell’università che si ferma a guardare.
Io eviterei le prime ore del mattino e la sera, quando chi abita nel palazzo esce per andare al lavoro o rientra a casa. A metà mattina o nel primo pomeriggio siete più liberi di stare nell’atrio senza sentirvi di troppo.
Le stagioni non cambiano niente. Qui non ci sono alberi da vedere fioriti o con le foglie rosse, e il palazzo è lo stesso a gennaio e ad agosto.
Per avere tutto l’edificio nell’inquadratura dovete attraversare e mettervi sul marciapiede di fronte. Da lì prendete l’angolo tondo con la torretta in cima e i balconi a foglia uno sopra l’altro, mentre da sotto il palazzo vedete solo pezzi di muro.
Per i dettagli vale il contrario: avvicinatevi alle piastrelle e alle facce vicino all’ingresso, dove i rilievi sono ad altezza d’occhio e si vedono bene le squame colorate.
Dentro, la foto che fanno tutti è quella dal corridoio verso la mano, con la vetrata colorata dietro. Non c’è una fila, ma se c’è già qualcuno aspettate che finisca, perché l’atrio non basta per due gruppi.
All’ingresso un cartello chiede di fare le foto in fretta e di lasciare spazio agli altri, e le regole sono quelle di qualsiasi condominio. Parlate a bassa voce, perché nel corridoio ogni rumore rimbomba fino ai piani. Non mettetevi davanti alla porta automatica e non inquadrate chi entra o esce. Se passa un residente, fatevi da parte e salutate con un cenno: ricordatevi che siete a casa sua.
Qui non ci si viene per un monumento, ma per un palazzo in cui la gente vive davvero e che è stato decorato come un’opera d’arte, dal pavimento alle cassette della posta. Se siete a Waseda o nei dintorni la deviazione la dovete fare, perché a Tokyo non trovate nient’altro di così fatto a mano. Se invece siete a Tokyo per pochi giorni e questo quartiere non è nel vostro giro, non stravolgete i programmi per venire fin qui: vi resterebbe il dubbio di aver speso male il tempo, anche se il palazzo è bellissimo.
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Waseda El Dorado
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).