Café GiangA 90 metri
Caffè all'uovo e banh mi.

Un ristorante cinese nella Chinatown di Yokohama, conosciuto in tutto il quartiere per i suoi xiaolongbao cotti in padella: fondo croccante, impasto spesso e dentro brodo bollente.
Da Wangfujing si mangia in piedi con la vaschetta in mano oppure seduti ai tavoli, e accanto ai ravioli ci sono gyoza, riso saltato, gamberi e piatti cinesi veri e propri.
È il posto giusto se state girando fra i negozi della Chinatown e volete qualcosa di caldo in mano, ma anche se preferite riempire due scatole d’asporto e mangiare dopo, con calma. Le foto dei piatti vengono proprio da una spesa d’asporto, mangiata nel mio hotel lì vicino.
La specialità è una sola e si vede da fuori: file di padelle di ferro grandi come coperchi di bidone, piene di ravioli che sfrigolano nell’olio con il coperchio sopra. Il ripieno è lo stesso degli xiaolongbao al vapore, con la gelatina che si scioglie in cottura e diventa brodo, ma la pasta è più spessa e il fondo viene scottato fino a fare una crosta dorata.
Vi avviso subito: la pasta di questi ravioli è spessa e gommosa, non è la sfoglia sottile degli xiaolongbao al vapore di Shanghai. Se li ordinate aspettandovi quella delicatezza rimarrete spiazzati, perché qui è un’altra cosa e il confronto non regge.
Il brodo dentro è caldissimo davvero, non caldo per modo di dire: al primo morso schizza e scotta la lingua. Il ripieno è condito forte, con un colpo di zenzero e di pepe che resta in bocca.
Il riso saltato e i gamberi sono buoni ma non sono il motivo per fermarsi qui: il riso è asciutto e non unto, i gamberi hanno una pastella che non si inzuppa nemmeno con la maionese sopra, però restano piatti di contorno rispetto ai ravioli.
Sui prezzi ci si orienta facilmente. Al banco d’asporto si sta sui 600–1.200 yen a testa, a seconda di quante scatole prendete, e per quello che ricevete è economico rispetto alla media della Chinatown. Seduti a tavola, ordinando qualche piatto più strutturato, si sale sui 2.000–3.000 yen a persona: una spesa media per un pranzo cinese seduti.
Quattro ravioli con dentro quel brodo a questa cifra sono uno dei migliori rapporti qualità-prezzo di tutta la zona, e non è un posto da provare una volta e via.
Quando mi capita di passare dalla Chinatown di Yokohama ci torno sempre, anche solo per una scatola in piedi prima di rimettermi a camminare, perché con pochi soldi mangio qualcosa che nella maggior parte dei ristoranti cinesi in Giappone non trovo affatto.
Il banco dà direttamente sulla strada principale, con le padelle in bella vista e due o tre persone che girano i ravioli e li servono senza fermarsi mai. Si ordina indicando quello che si vuole, si paga, e nel giro di poco arriva la vaschetta di carta con le bacchette infilate dentro.
La fila si forma quasi sempre, e nel fine settimana arriva a girare l’angolo. Va detto che scorre veloce, perché il turno delle padelle è continuo e nessuno si mette a scegliere per dieci minuti.
Chi vuole sedersi trova i tavoli ai piani sopra, una sala ordinata e senza fronzoli dove si mangia con calma, comoda soprattutto con i bambini piccoli che con la vaschetta in mano combinano disastri. Sotto, invece, la scena è quella tipica della Chinatown: gente appoggiata al muro che soffia dentro il raviolo, turisti che fotografano il vapore, il rumore dei coperchi che sbattono sulle padelle.
Al tavolo si ordina anche dai piatti più seri, dal maiale alla piastra alle zuppe, e lì il ritmo cambia completamente: il personale porta i piatti, si beve tè e si resta un’ora.
Lo stesso gruppo ha anche un locale con i tavoli dove si mangia a volontà, ordinando dal menu, sui 3.000–4.000 yen a persona. È un’altra cosa rispetto al banco in strada e non serve per lo stesso tipo di sosta, ma se siete in gruppo e volete provare tante cose diverse è un’opzione concreta.
C’è un modo giusto e uno sbagliato, e la differenza è tra mangiare bene e macchiarsi la camicia. Prima bucate la cupola con la punta delle bacchette e aspettate qualche secondo che esca un po’ di vapore, poi succhiate il brodo dal foro. Solo dopo date il morso vero.
Se invece addentate subito il raviolo intero, il brodo esce di colpo e finisce addosso a voi o a chi vi sta davanti, e non è un dettaglio da poco.
L’ordine in cui li mangiate cambia parecchio le cose. Le versioni più ricche, quella con la pinna di squalo in particolare, hanno dentro più liquido e sono le più difficili da gestire, per cui partite dai classici al maiale per farvi la mano.
Un altro consiglio pratico: la crosta sotto perde il croccante in fretta. Se li portate via e li aprite venti minuti dopo, il fondo diventa morbido e la pasta si compatta, restano buoni ma non sono la stessa cosa. Chi vuole capire perché questo posto ha fatto scuola deve mangiarli lì, appena tolti dalla padella.
Da portare a casa, per qualcosa che regga il viaggio, ci sono le confezioni surgelate da scaldare in padella o nel microonde, ravioli e gyoza compresi. Si comportano meglio di quanto pensiate: il brodo dentro torna, il fondo si ricrea, e come souvenir da valigia sono più sensati dei soliti dolcetti.
Sul banco trovate anche il ghiaccio tritato taiwanese, a lamelle sottili e morbide invece dei cristalli duri, e i tè con le perle di tapioca: utili per spegnere il pepe del ripieno.
Pro:
Contro:
Ideale per: una sosta calda mentre si gira la Chinatown di Yokohama, da soli o in coppia, senza mettersi a tavola
Atmosfera: banco sulla strada, padelle che sfrigolano, fila di gente che mangia in piedi appoggiata al muro
Da ordinare: la scatola mista, per capire in una volta la differenza fra i tre ripieni
Quello che mi resta in testa uscendo non è nemmeno il brodo, è il rumore: i coperchi di ferro che sbattono sulle padelle e il vapore che esce tutto insieme quando li scoprono, con la gente intorno che allunga il collo per vedere se il suo giro è pronto. Prendete la scatola mista e mangiatela lì, finché il fondo scrocchia ancora sotto i denti.
La Chinatown di Yokohama è piena di insegne che promettono la stessa roba, ma è davanti a queste padelle che la strada si blocca e tutti si fermano a guardare. Fermatevi anche voi, pure solo dieci minuti: è la cosa migliore che si mangia in tutto il quartiere.
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Wangfujing
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).