Persone in attesa davanti ai banchi dell'immigrazione all'aeroporto di Haneda.©allnewalbert - Shutterstock

Come funziona Visit Japan Web

Entrare in Giappone è una delle parti più semplici di tutto il viaggio. Esiste un sito del governo, Visit Japan Web, che permette di compilare in anticipo i moduli d’ingresso e di presentarsi ai controlli con un codice sul telefono invece che con due foglietti di carta scritti a penna. È gratuito, si fa in mezz’ora da casa e molti viaggiatori lo preparano settimane prima della partenza.
Io onestamente quasi non lo faccio mai, e non ho mai avuto un problema. Qui vi racconto come funziona, cosa cambia davvero quando atterrate e in quali situazioni vi fa guadagnare tempo sul serio.

Cos’è Visit Japan Web

Visit Japan Web è il sito con cui il governo giapponese raccoglie in anticipo i dati che vi chiederebbero comunque all’arrivo. Le pratiche coperte sono due: la scheda di sbarco che ogni straniero deve consegnare all’immigrazione e la dichiarazione doganale che tutti i passeggeri sono tenuti a fare all’uscita.
Vi registrate, inserite i dati del passaporto, del volo e dell’alloggio, rispondete a qualche domanda e alla fine ottenete un codice a barre quadrato da mostrare all’aeroporto. Nessuna stampa obbligatoria, nessun documento da spedire, nessuna approvazione da aspettare: non è un visto e non è un permesso, è solo un modulo compilato prima.

C’è anche una parte dedicata agli acquisti esentasse nei negozi, ma è un pezzo separato che nella maggior parte dei casi non userete: nei negozi il commesso scansiona direttamente il passaporto e la pratica si chiude lì.
Una cosa da tenere a mente è che si tratta di un sito, non di un’applicazione da scaricare. Si apre dal browser del telefono o dal computer di casa, e l’accesso funziona con email e password come un qualsiasi account online.

Non è obbligatorio

Questa è la parte che genera più confusione, quindi ve lo dico subito: compilare Visit Japan Web non è obbligatorio. Quello che è obbligatorio sono i moduli, cioè la scheda di sbarco e la dichiarazione doganale, e potete consegnarli tranquillamente su carta come si è sempre fatto.
Nessuno vi rimanda indietro, nessuno vi guarda male, nessuno vi mette in una coda punitiva. Gli addetti agli aeroporti giapponesi sono abituati a gestire entrambe le cose contemporaneamente e i banchi con i moduli cartacei sono lì apposta.

Io la maggior parte delle volte arrivo senza aver compilato niente online, e la faccenda si risolve in pochi minuti. Se vi capita di leggere in giro che senza il codice non vi fanno entrare, è semplicemente falso.
Detto ciò, il fatto che sia facoltativo non vuol dire che sia inutile. Il governo sta spingendo parecchio sulla versione digitale, gli aeroporti principali hanno macchinari costruiti attorno a quel codice e in certe situazioni la differenza di tempo si vede. Ne parlo più avanti, con numeri realistici e non con promesse.

Cosa serve per registrarsi

Prima di aprire il sito, mettetevi davanti le informazioni che vi chiederà, altrimenti vi bloccate a metà e dovete ricominciare a cercare cose nella posta elettronica.

  • Il passaporto: servono numero, data di scadenza, nazionalità e il nome esattamente come è scritto lì.
  • I dati del volo con cui atterrate, quindi compagnia e numero del volo, che trovate sulla prenotazione.
  • L’indirizzo del primo alloggio in Giappone, scritto in caratteri latini, con codice postale e numero di telefono della struttura.
  • Un indirizzo email che potete davvero aprire, perché la registrazione dell’account passa da un codice di verifica.

Se dormite in più hotel durante il viaggio, non serve elencarli tutti: basta il primo, quello dove andate appena atterrati. E se l’alloggio è una casa in affitto senza un numero di telefono fisso, va bene quello di contatto che vi ha dato l’host.

Queste sono le due schermate dove finiscono i dati elencati sopra, quella del passaporto a sinistra e quella dell’alloggio a destra.

  • Nome e cognome esattamente come sono stampati sul passaporto: niente accenti, niente abbreviazioni. Se il codice non corrisponde al documento, all’aeroporto vi rimandano al modulo di carta.
  • Numero del passaporto e nazionalità: ricontrollateli, è l’errore più comune.
  • Codice postale dell’hotel per primo: il sito prova a compilare da solo prefettura e città.
  • Poi via, nome della struttura e telefono, tutto in caratteri latini. L’email di conferma della prenotazione ha già tutto.
Visit Japan Web: inserimento dei dati del passaporto
Visit Japan Web: indirizzo in Giappone con nome dell'hotel e telefono

Come si compila

Si parte creando l’account con email e password, poi arriva un codice di verifica da inserire per confermare che l’indirizzo sia vostro. La password richiesta è piuttosto lunga e vuole maiuscole, numeri e simboli, quindi segnatevela da qualche parte perché vi servirà di nuovo al momento di aprire il codice in aeroporto.
Il passo successivo è il passaporto. Potete inquadrarlo con la fotocamera e lasciare che il sito legga i dati da solo, oppure scrivere tutto a mano. La lettura automatica fa i capricci più spesso di quanto dovrebbe: riflessi sulla plastica, luce sbagliata, pagina che non sta dentro il riquadro. Se dopo tre tentativi non ne esce niente, passate all’inserimento manuale e finite in due minuti.

Poi si registra il viaggio vero e proprio, cioè data di arrivo, volo e indirizzo in Giappone, e si risponde alle domande delle due pratiche. Quelle dell’immigrazione riguardano condanne penali ed espulsioni precedenti, quelle della dogana riguardano contante oltre una certa soglia, alcol, tabacco, prodotti vietati e bagagli spediti a parte.
Chi viaggia in famiglia può registrare più persone sullo stesso account, fino a un massimo di dieci, ma solo parenti stretti come coniuge, figli, genitori e nonni. Ognuno però deve avere il proprio passaporto e riceve un codice tutto suo: non esiste un codice unico di gruppo che vale per tutti.

Appena aprite il sito vi trovate davanti la schermata di sinistra, e la prima cosa da fare è sistemare la lingua. Una volta dentro, l’home è quella di destra.

  • La lingua si cambia dal menu a tendina in alto. L’italiano non c’è: scegliete English, il resto della guida segue quello.
  • L’home è una lista di blocchi da compilare in ordine: prima «Your details» con i vostri dati, poi «Register planned entry/return» con il viaggio. Finché il primo non è completo, il secondo resta grigio.
  • I riquadri in fondo (assicurazione, allerte per disastri naturali, guida ufficiale) sono informazioni facoltative, non servono per entrare.
Visit Japan Web: schermata di login con la scelta della lingua
Visit Japan Web: home con i passaggi da completare in ordine

Il primo passo è l’account, a sinistra, e il viaggio si riassume nella schermata di destra.

  • La password deve avere almeno dieci caratteri e contenere insieme maiuscole, minuscole, numeri e un simbolo: se ne manca uno il sito la rifiuta.
  • Scegliete qualcosa che ricordate o salvatela nel telefono: all’arrivo dovrete rientrare per aprire il codice.
  • Nel viaggio: un nome a piacere, la data di arrivo, la compagnia e il numero del volo con cui atterrate in Giappone. Se fate scalo, conta l’ultimo tratto.
  • L’aeroporto di partenza è quello di quell’ultimo volo, e l’hotel è quello già inserito prima.
Visit Japan Web: creazione dell'account con email e password
Visit Japan Web: riepilogo del viaggio con volo, data di arrivo e alloggio

Poi arrivano le domande, e vanno lette con calma: si risponde una volta sola e la risposta finisce nella dichiarazione che firmate mostrando il codice.

  • Immigrazione, tre domande: se siete mai stati espulsi dal Giappone o respinti all’ingresso; se avete condanne penali in qualsiasi Paese; se avete con voi droghe, armi, spade o esplosivi.
  • Per un turista normale la risposta è No a tutte e tre. Un Sì messo per sbaglio vi porta a un colloquio con un funzionario, un No falso è un problema molto più serio.
  • Dogana: quantità di alcolici, sigarette, sigari e profumi. Se non ne avete scrivete 0, non lasciate le caselle vuote.
  • Entro la franchigia, tre bottiglie da 760 ml e 200 sigarette, non si paga nulla, ma i numeri vanno messi lo stesso.
Visit Japan Web: le tre domande dell'immigrazione
Visit Japan Web: dichiarazione doganale con quantità di alcolici e tabacco

Il codice all’arrivo

Alla fine della compilazione ottenete un solo codice per persona, valido sia per l’immigrazione che per la dogana. Se trovate guide che parlano di due codici di colore diverso, uno azzurro e uno rosso, sono vecchie: adesso è uno e basta.
All’immigrazione lo fate leggere al banco insieme al passaporto, alla dogana lo passate su un terminale prima dei varchi di uscita. Negli aeroporti internazionali più grandi, quelli dove atterra la maggior parte dei voli dall’Europa, ci sono anche macchinari che leggono il codice e il passaporto insieme e vi mandano direttamente ai varchi automatici.

Consiglio pratico che vale più di tutto il resto: salvatevi l’immagine del codice nella galleria del telefono, oppure stampatelo se avete registrato tutto dal computer.
Appena atterrati la rete non sempre c’è, il wifi dell’aeroporto va preso al volo e mettersi a fare il login mentre trecento persone vi sorpassano non è il modo migliore di iniziare la vacanza. Con lo schermo già pronto sono dieci secondi, con l’account da recuperare possono diventare dieci minuti.

Prima di mostrare il codice il sito fa comparire l’avviso di sinistra, e vale la pena leggerlo. Il codice vero è quello di destra.

  • Mostrando il codice confermate che tutto quello che avete dichiarato è vero.
  • Sta scritto chiaro che va bene anche uno screenshot: salvatelo in galleria.
  • Se dopo averlo generato cambiate un dato, per esempio l’hotel, il codice va rigenerato.
  • È uno per persona, con il nome sotto, e lo stesso serve sia all’immigrazione che alla dogana.
Visit Japan Web: avviso prima di mostrare il QR
Visit Japan Web: il QR unico per immigrazione e dogana

I moduli di carta

Circa un’ora prima dell’atterraggio gli assistenti di volo passano con i moduli. Sono due foglietti piccoli, scritti in giapponese e inglese, e li compilate con le stesse informazioni che vi chiederebbe il sito: dati del passaporto, indirizzo in Giappone, motivo del viaggio, durata del soggiorno, più le domande della dogana.
Compilarli in aereo non è obbligatorio. Se non avete una penna, e capita spessissimo perché nessuno se la porta dietro in cabina, non fatene un dramma.

Negli aeroporti giapponesi, sia prima dell’immigrazione che prima della dogana, trovate banchi appoggiati al muro con i moduli in varie lingue e le penne attaccate. Ci si ferma lì, si scrivono quattro righe e si riparte. Sono davvero un paio di minuti, non dovete studiare niente.
L’unico accorgimento è scrivere in stampatello e in caratteri latini, e avere sottomano il nome dell’hotel con il telefono. Se scrivete solo il nome della città, l’addetto ve lo fa completare e lì sì che perdete tempo.

Quanto tempo si risparmia

Qui bisogna essere sinceri, perché in giro si legge che il codice digitale dimezzi le code e non è così. Al controllo passaporti ogni straniero deve comunque mettere gli indici sul lettore delle impronte e farsi fotografare, poi l’ufficiale controlla il documento e fa le sue domande. Quella parte non si salta in nessun modo, con o senza codice.
Visit Japan Web toglie solo il passaggio del foglietto, che sono pochi secondi. Il tempo vero lo mangia la fila davanti a voi, che dipende da quanti aerei sono atterrati nella stessa mezz’ora e da quanti banchi sono aperti.

Alla dogana invece la differenza si sente di più, perché con il codice si usano i varchi automatici e si esce senza parlare con nessuno.
E c’è un vantaggio meno ovvio, che è poi il motivo principale per cui tante persone lo preparano: chi ha già tutto pronto scende dall’aereo e si mette in fila subito, mentre voi siete ancora al banchetto a cercare il codice postale dell’hotel. Con un volo pieno, quei tre minuti di ritardo possono voler dire trovarsi duecento persone davanti. Non è il modulo in sé a costarvi tempo, è il momento in cui vi fermate a scriverlo.

Quando conviene farlo

Nella maggior parte dei casi gli aeroporti giapponesi scorrono bene e la questione è irrilevante. Nei periodi di grande affluenza, però, la coda all’immigrazione può diventare lunga davvero, e allora ogni minuto guadagnato prima di mettersi in fila vale qualcosa.
Le situazioni in cui io vi direi di prepararlo sono queste:

  • Arrivate in alta stagione, con la fioritura dei ciliegi o i colori d’autunno, quando i voli internazionali atterrano tutti concentrati nella stessa fascia oraria.
  • Viaggiate con bambini piccoli, perché compilare quattro moduli in piedi con un bimbo stanco addosso è la parte peggiore del viaggio.
  • Siete persone che si innervosiscono con la burocrazia improvvisata e preferiscono avere tutto chiuso prima di partire.
  • Atterrate in un grande aeroporto internazionale dove i varchi doganali automatici sono ovunque e si passa senza fermarsi.

Se invece arrivate in un aeroporto piccolo, o atterrate in un orario tranquillo, cambia pochissimo. Diciamocelo, in quei casi il foglietto compilato al banco è più veloce di trenta minuti passati a litigare con la fotocamera che non legge il passaporto.

Problemi più comuni

Le cose che vedo andare storte sono sempre le stesse, e nessuna è grave se la conoscete prima.
La lettura automatica del passaporto è la prima: se non funziona, l’inserimento manuale è del tutto equivalente e nessuno vi chiederà mai perché avete scritto i dati a mano.
Il secondo intoppo classico è l’account lasciato a metà. Registrarsi non basta: bisogna anche inserire il viaggio, con data, volo e indirizzo, altrimenti il codice non compare proprio e ve ne accorgete in aereo quando ormai la rete non c’è.

Terza cosa, l’indirizzo dell’alloggio. Va scritto in caratteri latini con codice postale e telefono, e se state ancora decidendo dove dormire non potete completare la registrazione. In quel caso lasciate perdere e compilate la carta all’arrivo.
Infine, ricordatevi che ogni viaggiatore ha il suo codice. Mi capita spesso di sentire persone convinte di poter mostrare un’unica schermata per tutta la famiglia, e poi all’immigrazione devono tirare fuori i codici uno per uno mentre la fila aspetta.

Occhio ai siti falsi

Visit Japan Web è gratuito e non esiste in versione applicazione: il servizio ufficiale del governo vive solo dentro un browser, sul dominio digital.go.jp.
Girano però applicazioni e pagine che imitano il nome, chiedono una carta di credito e parlano di costi di pratica o di costi per generare il codice. Sono tutte truffe, senza eccezioni. Vi giuro che non c’è nessun caso legittimo in cui vi venga chiesto un pagamento per entrare in Giappone da turisti.

Se vi ritrovate davanti a un modulo di pagamento, chiudete tutto e ripartite dal sito ufficiale. Stessa regola per i servizi che si offrono di compilarlo al posto vostro: non serve nessun intermediario, la procedura è alla portata di chiunque abbia un telefono e un passaporto in mano.

Il mio consiglio

Se siete già organizzati e state prenotando hotel e voli con calma da casa, mezz’ora per sistemare Visit Japan Web è tempo speso bene, soprattutto se atterrate in un aeroporto grande in piena stagione turistica.
Se invece siete a due giorni dalla partenza, avete mille cose da chiudere e l’idea di creare un altro account con l’ennesima password vi mette addosso solo stanchezza, lasciate perdere serenamente. Prendete il foglietto in aereo, o compilatelo al banco appena scesi, e il risultato sarà lo stesso.

Quello che davvero fa la differenza all’arrivo non è il codice: è sapere già a memoria nome e indirizzo del primo hotel e avere la penna in tasca. Io alla fine faccio così, e dall’atterraggio al treno per la città il tempo se ne va tutto nel camminare lungo i corridoi, non nei controlli.

Le schermate sono tratte dal manuale ufficiale di Visit Japan Web della Digital Agency giapponese (Public Data License 1.0).

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).