Vagoni per sole donne in Giappone
Viaggiare in treno in Giappone è comodissimo, e per molte donne lo è ancora di più grazie ai vagoni riservati. Sono carrozze dedicate solo alle passeggere in certi treni e in certe fasce orarie, e chi arriva qui per la prima volta li nota subito per i grandi adesivi rosa sulle porte.
Sull’argomento circolano parecchi luoghi comuni: c’è chi immagina il Giappone come un paese pieno di molestatori e chi pensa che un turista uomo finisca nei guai se sale nella carrozza sbagliata. Vi spiego come stanno le cose, dove trovate questi vagoni, chi può salirci e cosa fare se succede qualcosa.
Indice
Cosa sono
Un vagone per sole donne, in giapponese josei senyo sha, è una normale carrozza del treno che per una parte della giornata viene riservata alle passeggere. Non ha sedili diversi, non costa di più e non serve nessun biglietto speciale: è identica alle altre, cambia solo chi ci sale.
Di solito ce n’è uno per treno, e la posizione dipende dalla linea. A Tokyo lo trovate spesso in testa o in coda, mentre a Osaka o a Nagoya è più facile che sia una carrozza centrale, tipo la terza, la quarta o la quinta.
Oltre alle donne, possono salirci anche altre persone:
- I bambini maschi fino alla fine delle elementari, così una mamma non deve separarsi dal figlio.
- Le persone con disabilità, uomini compresi, che magari hanno bisogno di un vagone meno affollato.
- Chi accompagna una persona con disabilità, anche se è un uomo.
Salire da uomo in un vagone per sole donne non è un reato, e questo sorprende molti. Il ministero dei trasporti lo definisce una richiesta di collaborazione volontaria, quindi le compagnie ferroviarie non possono multare nessuno né farlo scendere con la forza.
Questo però non significa che sia una buona idea. Chi ci sale di proposito si prende gli sguardi di tutta la carrozza e, se c’è personale sul binario, un invito gentile a spostarsi. Ci sono stati anche uomini che ci sono saliti in gruppo per protesta, con discussioni e ritardi sulla linea, e diciamocelo, nessuno ha voglia di finire in una scena del genere alle otto di mattina.
Tokyo e altre città
A Tokyo i vagoni per sole donne esistono solo in certi orari, e quasi sempre si tratta della punta del mattino nei giorni feriali. Sulle linee della Tokyo Metro e sulle grandi linee JR dei pendolari, come la Chuo rapida, la Saikyo o la Keihin-Tohoku, la carrozza è riservata dalle prime corse fino a metà mattina, poi torna normale. Nel weekend non c’è.
Ci sono alcune eccezioni. La Keio, la linea privata che parte da Shinjuku e va verso la parte ovest di Tokyo, lo prevede anche sui treni rapidi della sera, cioè nell’orario in cui la gente torna a casa dal lavoro. Sulla Yamanote invece, la linea circolare che usano quasi tutti i turisti, non ce n’è nessuno, e mancano anche su alcune linee della metro come la Ginza e la Marunouchi.
Fuori Tokyo il discorso cambia parecchio, perché in molte zone il vagone è riservato per tutta la giornata. A Osaka e dintorni le linee JR per pendolari, tra cui la linea circolare di Osaka e le linee verso Kyoto e Kobe, lo hanno tutti i giorni, weekend compresi.
La linea Midosuji della metro di Osaka, quella che collega Umeda, Shinsaibashi e Namba, lo tiene dall’inizio alla fine del servizio nei giorni feriali. La scelta è arrivata dopo che si era visto che la maggior parte delle molestie denunciate avveniva fuori dagli orari di punta. Anche a Nagoya la linea Higashiyama, la più usata della città, ha il vagone riservato per tutto il giorno dal lunedì al venerdì.
Se viaggiate tra Tokyo e il Kansai tenetelo a mente: a metà giornata a Tokyo quella carrozza è una carrozza qualsiasi, a Osaka invece è ancora riservata.
Come riconoscerli
Il segnale principale è il colore rosa. Sulle porte e sui finestrini della carrozza ci sono adesivi con la scritta in giapponese e in inglese, e spesso sono indicati anche i giorni e la fascia oraria in cui vale la regola.
Sui binari trovate cartelli, oppure segni per terra, che vi dicono esattamente dove aspettare il vagone riservato. Guardateli prima che arrivi il treno: nelle ore di punta le porte sono circondate di gente e gli adesivi sul treno non si vedono quasi mai.
Visto che la posizione cambia da linea a linea, e a volte perfino a seconda della direzione, non date per scontato che sia sempre la prima o l’ultima carrozza. Su certe linee JR del Kansai, per esempio, il vagone riservato è in una posizione andando in un senso e in un’altra tornando indietro.
Vi consiglio di fare così: arrivati al binario cercate il cartello rosa più vicino, e se non lo trovate chiedete al personale. Anche con poche parole di inglese vi indicano subito il punto giusto.
Perché esistono
Il motivo più noto sono le molestie sui treni, in giapponese chikan, ma non è l’unico. Nelle ore di punta alcune carrozze sono talmente piene che si viaggia schiacciati uno contro l’altro, senza riuscire nemmeno ad alzare un braccio per prendere il telefono.
Il vagone riservato dà alle donne la possibilità di viaggiare in una carrozza dove quel contatto fisico continuo con sconosciuti non c’è. Anche quando è pieno, e a volte lo è parecchio, ritrovarsi pressate contro altre donne per molte è tutta un’altra cosa rispetto a stare incastrate tra uomini in giacca e cravatta.
Ci salgono volentieri anche donne incinte, mamme con bambini piccoli e ragazze che vanno a scuola da sole per la prima volta. Nessuna però è obbligata a usarlo: tantissime donne prendono le carrozze normali senza pensarci, soprattutto quando il vagone rosa è lontano dalle scale della stazione d’arrivo.
Di solito vedo che chi si trova a Tokyo per lavoro lo usa sulle tratte lunghe e affollate del mattino, mentre per due o tre fermate sale dove capita.
Le molestie sui treni
Le molestie sui treni in Giappone esistono, e sarebbe sbagliato negarlo. A Tokyo la polizia arresta ogni anno centinaia di persone per episodi di questo tipo, e più della metà dei casi denunciati succede proprio in treno, soprattutto nelle ore di punta del mattino e del tardo pomeriggio.
Detto chiaramente, però, non sono così frequenti come si potrebbe credere leggendo certi articoli. Parliamo di milioni di persone che ogni giorno prendono il treno, e la stragrande maggioranza delle donne che vivono qui viaggia per anni senza problemi. Chi viene in vacanza per due settimane non deve partire con l’ansia.
Un aspetto che ho visto raccontare in vari documentari, e che secondo me aiuta a capire come si muovono questi individui, è quasi ridicolo. Spesso non si tratta di palpate evidenti, ma di tocchi quasi invisibili, al limite dello sfioramento, fatti approfittando della calca.
Il risultato è che molte donne non capiscono nemmeno se sono state toccate davvero o se è stato solo il treno che frenava. Proprio questa incertezza fa sì che tanti episodi non vengano mai denunciati.
Lo dico per spiegarvi come funziona, non certo per minimizzare: sono gesti da condannare e basta. In Giappone vengono puniti dai regolamenti delle prefetture contro i comportamenti molesti e, nei casi più gravi, dal codice penale, e quando la persona viene fermata si arriva all’arresto.
Se succede qualcosa
La cosa più importante è non restare in silenzio pensando di disturbare. Sui treni giapponesi la gente attorno di solito non si gira dall’altra parte quando qualcuno chiede aiuto a voce alta, e il personale delle stazioni sa esattamente cosa fare.
Ecco cosa vi consiglio se vi trovate in una situazione del genere:
- Allontanatevi subito, anche solo cambiando posizione, e se riuscite ditelo ad alta voce: in giapponese basta chikan desu, che significa è un molestatore.
- Scendete alla stazione successiva e andate dal personale di stazione, che è abituato a gestire questi casi e chiama la polizia.
- Se siete in pericolo o non trovate nessuno, chiamate il 110, il numero della polizia in Giappone.
- Scaricate Digi Police, l’app della polizia di Tokyo, che ha una funzione che fa partire una voce di richiesta d’aiuto e mostra a schermo un messaggio da far leggere a chi vi sta vicino.
- Nelle ore di punta, se il tragitto è lungo, salite direttamente nel vagone riservato, così il problema non si pone proprio.
Anche chi assiste può fare molto. Se vedete una ragazza in difficoltà o sentite l’allarme dell’app, avvicinatevi e chiedete se va tutto bene: spesso basta questo perché il molestatore si allontani.
Consigli per gli uomini
Per un turista uomo il vagone riservato non è un problema, basta un minimo di attenzione. Molti viaggiatori si agitano all’idea di sbagliare carrozza, ma ve lo dico sinceramente: se capita per distrazione nessuno vi dice niente di grave, al massimo qualche occhiata.
Queste sono le accortezze che vi consiglio:
- Prima di mettervi in fila guardate per terra e sui cartelli del binario, perché il segno rosa vi dice subito dove non aspettare.
- Se salite nel vagone sbagliato, scendete alla fermata successiva e passate a una carrozza normale, senza farne un dramma.
- Nei treni pieni tenete le mani ben visibili, per esempio aggrappate alla maniglia o occupate a tenere il telefono, così evitate qualsiasi equivoco.
- Portate lo zaino davanti a voi o appoggiatelo in alto, perché ridurre i contatti con chi vi sta intorno è una forma di educazione che qui tutti apprezzano.
- Se viaggiate in famiglia nelle ore di punta, salite tutti insieme in una carrozza normale invece di dividervi.
La paura di essere accusati ingiustamente è un tema molto sentito tra gli uomini giapponesi, ed è proprio per questo che tanti pendolari viaggiano con tutte e due le mani sulle maniglie. Da turisti non serve esagerare, ma sapere com’è la situazione aiuta a capire certi comportamenti che altrimenti sembrano strani.
Storia e polemiche
L’idea non è affatto nuova. Già nel 1912 sulla linea Chuo, a Tokyo, circolavano carrozze riservate alle donne, e subito dopo la guerra, nel 1947, sulla stessa linea comparvero vagoni per donne e bambini, in un periodo in cui i treni erano sovraffollati in modo estremo.
La versione moderna nasce con la Keio, che alla fine del 2000 provò il vagone riservato sui treni notturni e dal 2001 lo rese definitivo. Nel 2005 molte compagnie dell’area di Tokyo lo introdussero quasi tutte insieme, e da lì si è diffuso nelle altre grandi città.
Non tutti sono d’accordo con questa soluzione. C’è chi la considera una discriminazione verso gli uomini, esiste perfino un gruppo organizzato contrario, e alcuni hanno portato la questione in tribunale, senza ottenere ragione.
Altre critiche arrivano dal lato pratico: quando una carrozza è riservata, le altre si riempiono ancora di più. E c’è chi fa notare che separare le persone non risolve il problema alla radice, ma sposta solo il rischio sulle donne che scelgono le carrozze normali.
Il mio consiglio
Io onestamente trovo i vagoni per sole donne una soluzione semplice e sensata, non perfetta ma utile a chi ne ha bisogno. Se siete donne e vi capita di prendere la metro alle otto di mattina su una linea affollata, vi direi di usarli senza pensarci troppo. Il resto della giornata, a Tokyo, potete salire dove volete.
Se invece siete uomini basta abituarsi a guardare il pavimento del binario prima di mettervi in fila, e dopo un paio di giorni diventa automatico. E la paura di un Giappone pieno di molestatori? Lasciatela a casa: fate attenzione come fareste in qualsiasi metropolitana affollata del mondo, e godetevi uno dei sistemi di treni più comodi che esistano.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
